PISA CALCIO

L’Associazione Calcio Pisa 1909, è la principale società calcistica di Pisa. Ha preso il posto del Pisa Calcio, dopo che nel luglio 2009 è stato escluso dalla Covisoc dal campionato di Lega Pro Prima Divisione, e si è iscritta al campionato di Serie D.

Fu fondata nel 1909. Conta 7 partecipazioni in Serie A, 31 in Serie B e una alla finale-scudetto, mentre ha vinto due Coppe Mitropa e unaCoppa Italia Lega Pro. I colori sociali sono il nero e il blu.

Il club ha fatto registrare oltre 7.000 abbonamenti nella stagione 2007-2008, 7.505 tessere nella stagione 2008-2009 ed oltre 3.100 tessere nella stagione 2009-2010 in Serie D.[1] Il 18 aprile 2010 conquista con largo anticipo la promozione in Lega Pro Seconda Divisione, che segna il ritorno di Pisa nel calcio professionistico ad un anno dall’estromissione della società di Pomponi.

Nella stagione 2010-2011 militerà in Lega Pro Prima Divisione grazie al ripescaggi.

La nascita del Pisa Sporting Club: le origini e la finalissima scudetto 

Il calcio a Pisa comparve per la prima volta nell’inverno del 1908, sul prato della piazza di San Paolo a Ripa d’Arno, dove alcuni ragazzi cominciarono a dar calci ad una palla di stracci, tra due porte create con giacche e cappotti.[2] Quegli stessi ragazzi fondarono poco dopo laSocietà Sportiva Etruria, avente per divise alcune camicie biancorosse in onore dei colori del gonfalone cittadino, e iniziarono a usare come campo di gioco il prato del Duomo e la Piazza d’Arme. La prima partita “ufficiale” avvenne proprio in quell’anno contro una compagine livornese, la Libertas: nel campo labronico di Piazza Orlando i padroni di casa si imposero per 5-0.

Giocatori della neonata società nel 1909

Nell’aprile dell’anno successivo, il 1909, quel gruppo di giovani pisani cambiarono il nome alla società, creando il Pisa Sporting Club. Il nome della nuova società venne proposto da Marino Scotti, uno dei fondatori, mentre i colori sociali, inizialmente biancorossi, divennero definitivamente nerazzurri l’anno successivo in onore dell’Inter vincitrice dello scudetto 1909-10 e su suggerimento del segretario Ferruccio Giovannini.

In città esisteva a quel tempo un’altra società calcistica , il Pisa FootBall Club, costituita da alcuni studenti universitari: indossava casacche granata e giocava nel prato del Velodromo Stampace. Per evitare confusione con l’altra neonata squadra, il Pisa F.B.C. mutò il proprio nome in Alfea F.B.C.. Nacque subito una forte rivalità tra le due compagini, finché non fu deciso di organizzare uno scontro per scegliere l’unica squadra che avrebbe avuto l’onore di rappresentare la città pisana: vinse la squadra più giovane, l’Alfea venne sciolta e alcuni dei suoi giocatori andarono a completare l’organico del Pisa S.C..

La squadra nerazzurra durante il torneo del 1911

I primi giocatori del Pisa Sporting Club furono, quindi, innanzitutto studenti: ai fondatori si aggiunsero col tempo anche alcuni stranieri, come il francese Romieux e gli inglesi Emery e Schmidt, tutti fantini. La squadra iniziò a partecipare a competizioni con rappresentative dei capoluoghi vicini, ottenendo il primo successo nel 1911 in un torneo quadrangolare, sconfiggendo la Spes e la Virtus di Livorno e il Lucca F.B.C.. Il campo di allenamento e di gioco, dopo le soluzioni iniziali tra cui il Velodromo Stampace, venne realizzato dagli stessi giocatori nei pressi della Cittadella: il campo dell’ Abetone, tuttora esistente e utilizzato dalla compagine femminile.

Nel novembre del 1914, sotto la guida del nuovo Presidente Giacomo Picchiotti, cominciò l’attività ufficiale del Pisa S.C. con l’iscrizione alla Coppa Federale Toscana. In quegli anni il Pisa S.C. dominò sulle altre squadre toscane (Firenze FC, Livorno, Lucchese, AC Viareggio, Prato, S.S. Gerbi Pisa, Libertas Firenze), conquistando cinque titoli di Toscana consecutivi dal 1914 al 1921 (dal 1917 al 1919 le attività furono sospese a causa della prima guerra mondiale), ma non riuscì ad andare oltre la poule per il titolo Centro-Meridionale.

Il 26 ottobre 1919 fu inaugurato il nuovo stadio, l’Arena Garibaldi, e nella stagione successiva il Pisa S.C. si presentò con una squadra forte, una società competente, un impianto sportivo moderno e capiente , ma soprattutto l’ingaggio del grande allenatore Joseph Ging, ex-capitano della nazionale ungherese. Nonostante la squadra favorita per la vittoria del titolo regionale fosse l’U.S. Livorno, che rimase in prima posizione per gran parte del campionato, nella partita decisiva disputata all’Arena Garibaldi, il Pisa superò il Livorno per 3-0 aggiudicandosi così la Coppa Toscana per la quinta volta consecutiva.

Una formazione della squadra vice-campionessa d’Italia nel 1921

Entrambe le squadre passarono alla fase interregionale con il Naples e la Bagnolese e si dimostrarono nettamente più forti delle squadre campane, ritrovandosi in finale per il titolo centro-meridionale il 3 luglio 1921 a Bologna. Moltissimi tifosi partirono per Bologna e spinsero la squadra allo storico successo sugli amaranto: Pisa S.C. – U.S. Livorno 1-0.

Il Pisa S.C., neocampione Centro-Meridionale disputò la finalissima per il titolo italiano contro la fortissima e pluriscudettata Pro Vercelli, ma il 24 luglio 1921 aTorino non bastò una strepitosa prestazione del portiere neroazzurro Gianni a contrastare i piemontesi: la Pro Vercelli batté il Pisa per 2-1. Inoltre la partita non fu preparata al meglio dagli uomini di Ging ancora storditi dai festeggiamenti avuti all’Arena il giorno precedente, che influirono sulla prestazione globale della squadra. Ad esempio Poggetti, un terzino, si sentì male durante il viaggio in treno. Anche a fronte di un bruttissimo fallo di Rampini, mastino della Pro Vercelli, su Gnerucci, costretto ad uscire dal campo con una tibia fratturata, il Pisa sporse reclamo a fine gara, che tuttavia fu respinto. Questa la mitica formazione pisana: Gianni, Bartoletti, Giuntoli, Gnerucci, Tornabuoni, Viale, Merciai, Colombari, Corsetti, Sbrana, Pera.

Dagli anni venti agli anni cinquanta 

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I presidenti del Pisa S.C.

  • 1909  Enrico Canti
  • 1914  Giacomo Picchiotti
  • 1934  Giuseppe Biscioni
  •  ? – Francesco Pardi
  •  ? – Enrico Corona
  •  ? – Dario Petrini
  •  ? – Piero Cupiello
  •  ? – Ranieri Garzella
  •  ? – Giuseppe Biscioni
  •  ? – Giovanni Gentili
  • 1947  Raffaele Micheletti
  • 1954  Enrico Ciaranfi
  • 1958  Raffaello Panichi
  • 1964  Giuseppe Donati
  • 1975  Luigi Rota
  • 1978  Romeo Anconetani
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I presidenti del Pisa Calcio

  • 1995  Roberto Posarelli, Enrico Gerbi
  • 2002  Maurizio Mian, Maria Gabriella Gentili
  • 2005  Leonardo Covarelli
  • 2008  Luca Pomponi
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I presidenti del A.C. Pisa 1909

  • 2009  Carlo Battini

A partire dalla stagione 1921-22, a seguito della riforma dei campionati, vi fu l’istituzione della Prima Divisione a due gironi, ed il Pisa fu inserito nel girone B. Per quattro anni la squadra guidata da Ging ottenne ottimi risultati, piazzandosi rispettivamente al terzo, quarto, sesto e quinto posto; questo grazie anche agli innesti di giocatori come Giovanni Moscardini o il portiere Dovichi. Sebbene il Pisa di quegli anni fosse una delle squadre più forti d’Italia, non ci fu mai il giusto spunto per vincere il girone. Ciò nonostante, il vivaio nerazzuro fu capace di “sfornare” molti giocatori promettenti, tra cui ricordiamo i futuri nazionali Enrico Colombari, Mario Gianni e Sergio Bertoni, nonché il capocannoniere Danilo Sbrana.

Nel campionato 1925-26, in seguito all’abbandono dell’allenatore Ging e alla cessione avventata di alcuni giocatori, la squadra non si dimostrò all’altezza e retrocesse per la prima volta in Prima Divisione (l’attuale Serie B). Nei primi due anni di Prima Divisione il Pisa si piazzò al 13º posto, riuscendo a salvarsi nelle ultime giornate. Nella stagione 1928-29, in seguito ad un’ulteriore riforma dei campionati, la conquista del 5º posto finale non bastò ad evitare la retrocessione nella neonata Serie C, in cui la squadra militò per quattro stagioni disputando campionati di centro-classifica.

Nel frattempo l’Arena Garibaldi era stata trasformata in un moderno e razionale campo sportivo in grado di accogliere fino a 7.000 spettatori. Anche a Pisa, come altrove, era infatti la locale federazione fascista a finanziare e sostenere il fenomeno sportivo, quello calcistico in particolare, grazie soprattutto all’attivo impegno dell’allora presidente neroazzurro, il vicefederale Biscioni. Il nuovo stadio venne ribattezzato Campo del Littorioe fu inaugurato dal vescovo Ercoleni Attuori l’8 ottobre 1931 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III (assiduo frequentatore della tenuta di San Rossore); fu realizzato su progetto di due ingegneri pisani, Federigo Severini e Giulio Buoncristiani, che intesero conferire alla nuova struttura una linea architettonica tipicamente toscana, sobria e misurata per evitare inopportuni contrasti con le meraviglie della vicina Piazza dei Miracoli. Oltre alla tribuna coperta e alla gradinata gemella, l’impianto comprendeva la pista di atletica e i campi per il tennis e la pallacanestro.

Nel campionato 1933-34 la dirigenza costituì una rosa solida ed il nuovo allenatore, l’ungherese György Orth, ripagò la fiducia portando il Pisa al 2º posto e conquistando la possibilità di giocarsi la promozione in un quadrangolare di spareggio con Parma, Piacenza e Udinese. Nella finale disputata a Roma i neroazzurri batterono i friulani per 3 a 1 e tornarono in Serie B. Seguirono stagioni con esiti alterni fino alla sospensione, dal1943 al 1946, dovuta alla seconda guerra mondiale.

Nella stagione 1947-48 la squadra concluse al 2º posto, ad un punto dal Palermo, il girone C di Serie B ma il torneo non fu omologato perché due giocatori della Nocerina affermarono di essere stati pagati dal Palermo per perdere la partita contro i rosanero. L’inchiesta fu comunque archiviata ed il Palermo fu promosso in Serie A, proprio ai danni del Pisa. La stagione 1951-52 segnò il ritorno in Serie C dopo 15 anni e, nel giro di due anni, i neroazzurri si ritrovarono nel campionato di IV Serie.

La situazione finanziaria si fece drammatica, tuttavia nella stagione 1954-55 la squadra si comportò dignitosamente classificandosi al quinto posto. Il campionato seguente riportò invece un evento sfortunato: a metà stagione, di ritorno dalla trasferta di Fabriano, il pullman che trasportava il Pisa ebbe un pauroso incidente nel quale molti giocatori rimasero feriti, quindi impossibilitati a scendere in campo per diverso tempo.

La società si vide allora costretta a disputare partite schierando giocatori del settore giovanile, il campionato fu compromesso e si concluse con un’altra inesorabile retrocessione. I neroazzurri si ritrovarono a giocare in Promozione.

La società si rinnovò ampiamente, il Presidente Enrico Ciaranfi ed il Segretario Antonio Bellani crearono uno staff competente, affidando al tecnico Umberto Mannocci una squadra “fatta in casa” ma molto solida che, inanellando una vittoria dopo l’altra, risvegliò l’entusiasmo della tifoseria. Il 2 giugno 1957, nell’ultima giornata di campionato, il Pisa secondo in classifica affrontò il Grosseto capolista.

Il match fu intenso e nervoso ma una rete di Ricoveri permise ai neroazzurri di imporsi per 1 a 0 e di conquistare quindi il meritato ritorno in IV Serie. Il Pisa S.C. vinse con largo margine anche il successivo campionato di IV Serie, riconquistando la Serie C.

La scalata fino alla Serie A negli anni ’60

Nella stagione 1963-64 fu eletto presidente Giuseppe Donati che rifondò completamente la struttura della squadra pisana, reduce da qualche buon anno in C, affidandola a Umberto Pinardi. Così, nella stagione successiva (1964-65) il Pisa vinse il campionato con Cervetto e Cosma capocannonieri del raggruppamento. Ironia della sorte, esattamente come tra quarantatré anni, dopo 13 anni la squadra tornò in Serie B.

Furono disputati due campionati di Serie B, dei quali il secondo (1966-67) fu il più travagliato con una salvezza all’ultima giornata in quel di Reggio Calabria, colta grazie a una doppietta di Mascetti che consentì al Pisa di ottenere un pareggio indispensabile.

Una formazione del Pisa 1968-69

Nella stagione successiva, Donati si propose insieme al confermato allenatore Lucchi di portare a termine un campionato senza grosse sofferenze come quello appena trascorso. Con la vendita di pezzi pregiati come Mascetti e De Min, vennero acquistati Joan, Annibale, Manservisi, Mascalaito, Piaceri. Contrariamente a tutte le previsioni, quello del Pisa fu un campionato esaltante che confluì con la trasferta prima di Venezia, e con una dolorosa sconfitta non aiutata dai risultati degli altri campi, e poi dalla attesa spasmodica dei risultati finali all’ultima giornata. Il campionato, infatti, essendo composto da 21 squadre, prevedeva un turno di sosta per ogni compagine, e al Pisa tale turno era toccato proprio all’ultima giornata. Migliaia di persone si raccolsero in città per ascoltare il finale di un tiratissimo Perugia-Bari, il cui pareggio sancì l’automatica promozione dei neroazzurri in Serie A fra grida immense di giubilo.

Purtroppo la Serie A, tanto sudata e faticosamente acquisita, rimase nella città della torre soltanto un anno. La squadra, non particolarmente rinnovata, non ottenne i risultati sperati e a fine della stagione 1968-69 il Pisa tornò nella serie cadetta. La formazione che nel ’67-68 conquistò la Serie A era composta daAnnibale, Ripari, Gasparroni, Barontini, Federici, Gonfiantini, Manservisi, Guglielmoni, Mascalaito, Joan, Piaceri.

Gli anni bui del pre-Anconetani 

Il Pisa si presentò ai nastri di partenza del campionato di Serie B del 1969-70 con la dichiarata volontà di tornare subito in Serie A. La squadra, affidata a Lauro Toneatto, esordì vincendo a Taranto per 2-0. Ma in seguito i neroazzurri alternarono belle vittorie a clamorose sconfitte. Toneatto fu costretto a dimettersi ed il successore Giuseppe Corradi portò la squadra al 7º posto in classifica. La delusione per la città fu cocente, la società si trovò nuovamente in difficoltà economiche e fu costretta ad una serie di cessioni. Così, nel successivo campionato di Serie B la squadra apparve nettamente indebolita e tornò in Serie C. La società era debole e senza grosse disponibilità economiche e i primi due anni di Serie C (1971-72 e 1972-73) furono molto difficili. Una parziale riscossa ci fu nel campionato 1973-74, con la squadra che conquistò un buon 6º posto. Da segnalare, in quel campionato, l’esplosione di Marco Tardelli, poi venduto al Como per un centinaio di milioni. Altri giocatori ebbero la stessa sorte, così la squadra risultò nettamente indebolita e nelle stagioni seguenti lottò per non retrocedere. La città era però ormai stanca, dopo sette campionati di Serie C, così il Presidente Rota mise la società sul mercato.

L’era Anconetani 

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Gli allenatori del Pisa S.C.

  • 1920: Ging
  • 1956: Mannocci
  • 1960: Romoli, Andreoli
  • 1961: Andreoli
  • 1962: Korostelev, Niccolini, Trevisan
  • 1963: Meucci, Niccolini, Andreoli
  • 1964: Pinardi
  • 1966: Pinardi
  • 1966: Pinardi, Lucchi
  • 1967: Lucchi
  • 1968: Lucchi
  • 1969: Toneatto, Corradi
  • 1970: Mannocci
  • 1971: Tognon, Balestri
  • 1972: Balestri
  • 1973: Pozzan, Filippelli, Robotti
  • 1974: Robotti, Filippelli
  • 1975: Landoni, Piaceri
  • 1976: Landoni
  • 1977: Corradi, Mariani
  • 1978: Vitali, Seghedoni, Meciani
  • 1979: Meciani, Carpanesi, Chiappella
  • 1980: Toneatto
  • 1981: Aldo Agroppi
  • 1982: Vinicio
  • 1983: Pace, Vinicio, Pace
  • 1984: Simoni
  • 1985: Guerini
  • 1986: Simoni
  • 1987: Materazzi
  • 1988: Bolchi, Giannini, Giorgis
  • 1989: Giannini, Viviani
  • 1990: Giannini – Lucescu, Giannini – Viviani
  • 1991: Giannini, Castagner  Viviani
  • 1992: Montefusco, Viviani
  • 1993: Nicoletti, Bersellini
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Gli allenatori del Pisa Calcio

  • 1994: Secondini, Salvadori, Filippi
  • 1995: Filippi
  • 1996: Filippi
  • 1997: Clagluna, Baldoni  Signorini, Baldoni
  • 1998: D’Arrigo
  • 1999: D’Arrigo
  • 2000: D’Arrigo
  • 2001: Carboni, Benedetti
  • 2002: Benedetti, Simonelli
  • 2003: Simonelli, Cabrini, Masi
  • 2004: Masi, Iaconi
  • 2005: Domenicali, Mariani  Toma, Mariani, Mileti – Toma
  • 2006: Braglia
  • 2007: Ventura
  • 2008: Ventura
  • 2009: Ventura, Giordano
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Gli allenatori del A.C. Pisa 1909

  • 2009: Indiani, Cuoghi

Nel 1978 si aprì una nuova era per il calcio pisano: la società fu acquistata da Romeo Anconetani, o più semplicemente Romeo (detto anche lo Sciamanno) per tutti i pisani, che divenne subito famoso come “ammazza-allenatori” ma anche come grande talent scout. Nel campionato 1978-79, nella neonata Serie C1, Romeo alternò alla guida del Pisa ben tre tecnici: Giampietro Vitali, Gianni Seghedoni e infine Pier Luigi Meciani che portò i neroazzurri, trascinati da Claudio Di Prete e Giorgio Barbana, a conquistare la Serie B dopo sette anni. Da ricordare la trasferta di Pagani, nell’ultima giornata, dove il Pisa fu seguìto da oltre 2.000 tifosi e si impose per 1 a 0. Anche nella stagione successiva, 1979-80 in Serie B, i tecnici furono tre: iniziò il confermato Meciani, sostituito poi da Sergio Carpanesi e da Beppe Chiappella che portò la squadra al 14º posto, con salvezza raggiunta solamente all’ultima giornata grazie all’ 1-0 sulla Sambenedettese con goal di Aldo Cantarutti.

Dopo il settimo posto della stagione 1980-81, in quella successiva fu ingaggiato il giovane allenatore Aldo Agroppi: nonostante lo scetticismo degli addetti ai lavori l’obiettivo dichiarato era la promozione nella massima serie. Le vittorie nelle trasferte di Perugia, Reggio Emilia e Pescaradimostrarono che Anconetani ancora una volta aveva visto giusto e la squadra riconquistò la Serie A il 13 giugno 1982 dopo 13 anni di attesa.

La focosa personalità di Romeo Anconetani divenne in questi anni famosa in tutta Italia, e con essa anche la favola del Pisa, che dal 1982 al 1991disputò 6 campionati di Serie A alternati a 3 promozioni dalla Serie B. Il miglior piazzamento in Serie A rimane l’11º posto della stagione 1982-83con Luis Vinicio sulla panchina dei neroazzurri. Purtroppo il Pisa non si ripeté la stagione successiva. Nella storica e decisiva trasferta contro ilMilan, nella quale raggiunsero lo stadio di San Siro ben 10.000 tifosi pisani con 5 treni speciali e 30 pullman, i rossoneri si imposero per 2-1 con reti di Antonio Criscimanni, Oscar Damiani e Luther Blissett (quest’ultimo autore giusto al Pisa dei suoi unici due gol stagionali e per questo ribattezzato il quinto moro) e per il Pisa fu di nuovo Serie B.

Anconetani non si perse d’animo e creò immediatamente un buon gruppo che, sotto la regia di Gigi Simoni, vinse il campionato cadetto del 1984-85 insieme al Lecce. Seguì un solo anno di Serie A (1985-86): il Pisa, allenato da Vincenzo Guerini, sembrava essere ormai salvo ma nel finale di stagione i neroazzurri ebbero un inspiegabile calo che portò la squadra al 14º posto (decisive le ultime 3 sconfitte consecutive con Roma, Veronae Fiorentina), quindi nuovamente in Serie B. Ma nella stessa stagione il Pisa conquistò la sua prima Coppa Mitropa: nel novembre del 1985, all’Arena Garibaldi i neroazzurri sconfissero gli ungheresi del Debreceni VSC per 2-0 con reti di Wim Kieft e Stefano Colantuono dopo aver superato nella partita di qualificazione i cechi dell’Olomouc per 1-0 (rete di Klaus Berggreen). Questo inaspettato successo da parte della formazione pisana generò polemiche presso le alte sfere della UEFA, che portarono (dopo il secondo trionfo nel 1988) all’abolizione della manifestazione pochi anni dopo.

Nella stagione 1986-87 la squadra fu di nuovo affidata a Simoni, un idolo della tifoseria, che dopo un campionato avvincente compì il miracolo in una giornata che entrò nella storia della società: la trasferta di Cremona. Ai neroazzurri serviva la vittoria, necessaria per scavalcare i grigiorossi in classifica e conquistare così la promozione. La squadra fu seguita da 6.000 tifosi, che la spinsero ad un clamoroso successo per 2 a 1 grazie anche ad una grande prova di Lamberto Piovanelli che siglò il raddoppio dopo il goal iniziale di Claudio Sclosa su rigore.

Il successivo campionato di Serie A (1987-88) si concluse con una bella salvezza conquistata dal gruppo che era stato affidato al tecnicoGiuseppe Materazzi. La squadra si classificò al 13º posto grazie anche alla vittoria per 2-0 sul Torino nell’ultima giornata, con una doppietta del difensore Mario Faccenda. Quella stagione sarà anche ricordata per il goal che Carlos Dunga (capitano del Brasile ai Mondiali di Francia ’98 ed attuale CT dei verdeoro) segnò da centrocampo nella porta di Walter Zenga nella partita Pisa-Inter vinta per 2 a 1. Fu inoltre conquistata di nuovo la Coppa Mitropa: il 30 maggio 1988 all’Arena Garibaldi, ancora una volta una squadra ungherese, il Vàci Izzó uscì sconfitta nella finale finita 3 a 0, regalando così il secondo trofeo internazionale alla bacheca nerazzurra.

Nella stagione 1988-89 la squadra non riuscì a ripetersi, raggiundo la semifinale di Coppa Italia ma disputando una stagione deludente. Il Pisa però riconquistò subito la Serie A, anche se il campionato successivo (1990-91) fu l’ultimo torneo disputato nella massima serie dalla formazione pisana. Alla guida della squadra fu chiamato il tecnico rumeno Mircea Lucescu, poi esonerato, ed il Pisa salutò la Serie A. I neroazzurri disputarono due campionati in Serie B dai risultati deludenti, nonostante la presenza di giocatori come Christian Vieri, Marco Ferrante e Roberto Muzzi e il terzo campionato, stagione 1993-94, retrocesse perdendo lo spareggio contro l’Acireale (ai calci di rigore) e ciò determinò l’amara fine del Pisa Sporting Club.

La squadra retrocesse e si trovò di colpo in grosse difficoltà economiche a causa dell’inaspettata retrocessione. Fu costruita una nuova squadra ma Romeo Anconetani non riuscì a far fronte al deficit finanziario, così nell’agosto del 1994 il Pisa Sporting Club non fu ammesso al campionato e la città sprofondò nel più profondo sconforto.

La caduta e la nascita del Pisa Calcio

Logo Pisa Calcio 1994-2009

Quella del 1994 fu un’estate drammatica. Il calcio a Pisa sarebbe sparito se non si fosse costituita subito una nuova società. Dopo interminabili giorni di attesa, alcuni volenterosi personaggi locali iscrissero una nuova società, l’A.C. Pisa, al campionato regionale di Eccellenza. La nuova squadra fu approntata in breve tempo e non fu in grado di lottare per la promozione, concludendo all’8º posto, fra mille difficoltà di carattere burocratico e finanziario. Una nuova pagina dello sport cittadino si aprì quando il gruppo composto da Roberto Posarelli, Enrico Gerbi e Bruno Meliani fondò il Pisa Calcio 1995 che, per le garanzie offerte dalla società, fu ripescato nell’agosto 1995 nelCampionato Nazionale Dilettanti. All’allenatore Luciano Filippi fu affidato un gruppo che annoverava anche due giocatori molto esperti quali Gianluca Signorini e Davide Lucarelli. Il Pisa approdò alla Serie C2 con la memorabile vittoria finale contro il Viareggio per 2 a 0.

Tre play off, un play out e il ritorno in Serie B 

Dopo tre stagioni i nerazzurri tornarono in Serie C1: sotto la guida di Francesco D’Arrigo, la squadra concluse infatti il campionato di Serie C2 1998-1999 in testa con 9 punti di vantaggio sulla seconda classificata (anche se durante la stagione il vantaggio era arrivato ad un massimo-record di ben 18 punti). La stagione successiva (1999-00) poteva essere quella del “grande slam”, ma la gioia per la conquista della Coppa Italia Serie C passò in secondo piano dopo la sconfitta ai Play-off in semifinale per opera del Brescello. Gli emiliani si dimostrarono più cinici e il goal-vittoria di Massimiliano Vieri all’ultimo minuto della gara di ritorno eliminò i nerazzurri (1-1 all’andata in Emilia) che abbandonarono il sogno della Serie B. Il nuovo millennio segna la fine dell’era Posarelli-Gerbi. Dopo due campionati abbastanza anonimi conclusi entrambi all’11º posto, il 14 maggio del 2002, il Pisa Calcio passa di mano e viene acquistato da Maurizio Mian, il quale si è alternato alla presidenza con la madre Maria Gabriella Gentili fino al 2005. Nonostante un grande dispendio economico, i nerazzurri non sono riusciti a salire di categoria, neanche nella stagione 2002-03: la squadra, allenata da Giovanni Simonelli, ha perso la Serie B ai supplementari nella trasferta di Bergamo per la finale di ritorno dei play-off contro l’AlbinoLeffe.

Lo stadio Arena Garibaldi – Romeo Anconetani

Le due stagioni successive (2003-04 e 2004-05) non hanno regalato ai pisani le emozioni sperate e anche la famiglia Gentili-Mian ha deciso di cedere la mano. Il1º luglio 2005 è ufficialmente avvenuto il passaggio al nuovo proprietario Leonardo Covarelli, imprenditore immobiliare perugino, il quale, affidandosi a uomini di calcio come Giuseppe Accardi e Roberto Onorati, ricostruisce sostanzialmente da zero la squadra, puntando su giovani emergenti di categoria inferiore e suManuele Domenicali, allenatore che aveva vinto il precedente campionato di Serie C2 con il Gela. I risultati sono disastrosi subito: Accardi e Onorati vengono allontanati dopo poche giornate, così come verranno allontanati ben tre allenatori e alcuni medici sportivi della squadra. Il Pisa concluderà il campionato al 15º posto e riuscirà a mantenere la categoria solo dopo i Play-out e grazie ad un gol di Eddy Baggio al 98′ della finale di ritorno, in casa contro la Massese.

All’inizio della successiva stagione, 2006-07, la società si affida ad un allenatore esperto come Piero Braglia e a giocatori esperti di categoria. Il portiere Christian Puggioni (venduto alla Reggina a gennaio) rimane imbattuto per 594 minuti in campionato, e durante l’intero girone d’andata subisce soltanto 5 gol, stabilendo un record stagionale a livello europeo. Dopo un campionato combattuto, il Pisa conclude la stagione regolare al terzo posto, dietro a Grosseto e Sassuolo. In semifinale Play-off i pisani affrontano il Venezia, pareggiando 1-1 nella gara di andata in casa dei lagunari. Nella gara di ritorno, il Pisa supera la squadra veneta per 3-1 e guadagna la finale contro il Monza, vittorioso sul Sassuolo. La domenica successiva il Pisa è impegnato nella difficile trasferta di Monza, che si conclude con una sconfitta per 1-0. La partita di ritorno finisce 1-0 ai tempi regolamentari, costringendo le squadre ai supplementari, che terminano con il punteggio di 2-0. Domenica 17 giugno 2007 (giorno di San Ranieri, patrono della città), e torna così in B dopo 13 anni di assenza.

Serie B, subito i play off 

Per la stagione 2007-08 in cadetteria la squadra ingaggia l’allenatore Giampiero Ventura. Il 2007 si chiude con il Pisa a 38 punti, anche grazie all’ottima stagione disputata da José Ignacio Castillo eAlessio Cerci, secondo nella classifica di Serie B insieme al Lecce, alla spalle del Bologna capolista con 39 punti, e con l’ingresso in società dell’imprenditore Andrea Bulgarella, che rilevava il 50,2% del pacchetto azionario del Pisa Calcio per ricederla pochi mesi dopo allo stesso Covarelli da cui l’aveva acquistata. Domenica 25 maggio 2008 (con una giornata d’anticipo) il Pisa raggiunge la certezza aritmetica di disputare i Play-off per la promozione in Serie A. I nerazzurri, piazzatisi al sesto posto, affrontano in semifinale il Lecce, terzo classificato. Nella gara di andata il Pisa, allo Stadio Anconetani, esce sconfitto per 1-0 perdendo anche nel ritorno (per 2-1). Il Pisa resta, dunque, in Serie B. Il 18 giugno 2008, esattamente un anno dopo la storica promozione in Serie B ed esattamente dopo tre anni dal suo insediamento alla presidenza della società toscana il presidente Leonardo Covarelli acquista il Perugia Calcio (squadra della sua città di origine), e nemmeno un mese dopo, esattamente il 10 luglio, cede il pacchetto azionario della società nerazzurra all’imprenditore romano Luca Pomponi. La stagione calcistica 2008-09 sarà il 32º campionato di Serie B nella storia del Pisa, nonché quella del centenario. Grazie al buon lavoro e all’entusiasmo del neo-presidente vengono sottoscritti 7.505 abbonamenti battendo il record dell’anno precedente.

La retrocessione e l’esclusione dai campionati nell’anno del centenario

La stagione 2008-2009 è l’anno del centenario. Viene confermato sulla panchina pisana Giampiero Ventura e la squadra parte con l’obiettivo play-off. L’inizio di campionato è, però, deludente, tanto che la squadra perde le prime due partite subendo cinque gol e segnandone soltanto due. La stagione non continua altrettanto bene, la squadra non riesce mai ad entrare in zona play-off tranne che nella giornata in cui sconfigge l’Empoli per 3-0 entrando al quarto posto. Anche se durante il campionato ottiene vittorie importante contro il Parma per 2-1, nel derby con il Livorno sempre per 2-1 o con l’Empoli per 2-0, Ventura è esonerato a seguito di cattivi risultati consecutivi e al suo posto è chiamato Bruno Giordano. La squadra non si riprende, anzi è in caduta libera e dopo la sconfitta interna per 1-3 contro il Piacenza, precipita al quart’ultimo posto a due giornate dalla fine. I tifosi rimpiangono Ventura e contestano fortemente i giocatori, rei di guidare la gloriosa società pisana verso il baratro. All’ultima giornata il Pisa (in superiorità numerica e incitato ininterrottamente dal numerosissimo pubblico pisano) perde in casa per 1-0 contro il Brescia e chiude al ventesimo posto anche in virtù dei risultati degli altri campi, tutti sfavorevoli al Pisa che retrocede direttamente in Lega Pro: si conclude così una stagione fallimentare in cui il Pisa non era mai stato in zona retrocessione ma vi è piombato, definitivamente, al 94º minuto dell’ultima giornata.

Azione di gioco durante la partita col Rimini: rigore di Gaël Genevier

Dopo pochi giorni da questo amaro epilogo il presidente Luca Pomponi annuncia di non ritenersi in grado di affrontare il prossimo campionato, mettendo a forte rischio addirittura l’iscrizione allo stesso e facendo tornare nei tifosi l’incubo del fallimento del 1994. La società Pisa Calcio SpA è posta ufficialmente in vendita, totalmente o anche per quote, con il sindaco della città disposto a fare da tramite. Entro il 30 giugno 2009 occorreranno per l’iscrizione al campionato 2009/2010 circa 2.750.000,00 euro mentre il presidente attuale può disporre di circa 1.100.000,00-. È corsa contro il tempo e viene aperta la campagna abbonamenti (con garanzia di rimborso in caso di fallimento) per cercare in 5 giorni di introitare circa 1.000.000,00 di euro che abbinati a sperati proventi di cessione giocatori potrebbero essere risolutivi. Intanto dalle pagine del quotidiano Il Tirreno si apprende di un consiglio comunale straordinario (su richiesta dell’opposizione) nel quale verrà discusso il coinvolgimento di realtà imprenditoriali locali (la Piaggio di Colaninno per esempio) nella seguitissima operazione di salvataggio della gloriosa società calcistica toscana. Il tempo passa senza novità di rilievo e le scadenze per evitare il peggio si avvicinano inesorabili.

Il 15 giugno 2009 Luca Pomponi in assenza di compratori apre ufficialmente una sottoscrizione popolare per donazioni a fondo perduto e/o abbonamenti nel tentativo di ricevere una forte spinta economica per poter garantire l’iscrizione della società al prossimo campionato. Il garante pisano dell’operazione Avv. Andrea Bottone ha assunto l’impegno pubblico alla restituzione di tutti i soldi ricevuti nel malaugurato caso che il tentativo di iscrizione fallisca.

Il 9 luglio 2009 la Covisoc esclude il Pisa dal campionato di Lega Pro Prima Divisione per una carenza patrimoniale di 5 milioni e 329mila euro e in più 12,4 milioni di debito del bilancio con 3 milioni di crediti. La società ha tempo fino all’11 luglio per presentare il ricorso altrimenti la Covisoc decreterà la seconda bocciatura il 14 luglio ma l’11 luglio si conclude con un nulla di fatto. Il Pisa Calcio, a soli 15 anni dalla sua nascita (avvenuta dalle ceneri del Pisa Sporting Club nel 1994), viene escluso dai campionati per gravi inadempienze finanziarie e gravissime carenze patrimoniali[7]. I suoi giocatori vengono successivamente svincolati d’ufficio.

Il 23 luglio 2009 il sindaco di Pisa Marco Filippeschi costituisce in comune una nuova società sportiva, chiamata AC Pisa 1909 con l’obiettivo di iscriverla al campionato di Serie D.[8] Il sindaco ha contestualmente avviato contatti con i soggetti imprenditoriali, appartententi al territorio della provincia e non, che hanno manifestato l’intenzione di acquisire la società.[9]

Il cammino della nuova società AC Pisa 1909 

Il 7 agosto 2009 la neonata società “AC Pisa 1909” viene ceduta dall’amministrazione comunale pisana al gruppo Battini-Aringhieri-Camilli. A Carlo Battini (che sarà presidente e amministratore unico) va il 35%, a sua figlia Carla Battini il 9%, ad Umberto Aringhieri (che ricopre anche il ruolo di direttore generale) il 35%, e al presidente del Grosseto, Piero Camilli, il 20%. L’1% lo ha comprato l’avvocato Andrea Bottone in qualità di garante della tifoseria e lo “venderà” a un comitato che sarà creato ad hoc.

L’11 agosto 2009 il Pisa viene iscritto nel girone D della Serie D 2009-2010, allestendo una squadra, sulla carta, molto competitiva. Gli abbonamenti sottoscritti dalla tifoseria locale supereranno le 3.000 unità. Vengono ingaggiati, tra gli altri, Lucas Maximilian Cantoro, Vitaliano Bonuccelli, Gianluca Porro, Alberto Francesconi e Marco Carparelli e Manuele Guzzo.

Il 17 settembre 2009 l’assetto societario si evolve: con l’ingresso dell’avv. Enrico Valentini al quale va il 39%, esce di scena Carla Battini e si riducono al 20% sia la quota del presidente Carlo Battini che la quota del dg Umberto Aringhieri. Invariate le quote di Piero Camilli (20%) e Andrea Bottone (1%). Nella prima assemblea dei soci del 30 settembre 2009, Carlo Battini è confermato presidente, Umberto Aringhieri viene nominato vice presidente, Enrico Valentini e Andrea Bottone vengono nominati consiglieri unitamente ai nuovi arrivati Roberto Cerboni e Fabrizio Berna. Viene inoltre nominato l’amministratore delegato nella figura del dr. Angelo Palmas il quale ricoprirà anche la carica di nuovo direttore generale.

Sul piano sportivo, nonostante abbia iniziato la preparazione in ritardo rispetto alle altre squadre, il Pisa parte bene e nelle prime 8 giornate ottiene ben 6 vittorie e 2 pareggi che lo conducono alla vetta solitaria del girone D della Serie D. Nelle tre partite successive però qualcosa si rompe ed arrivano la sconfitta interna con il Russi, un pareggio esterno 3-3 ed un nuovo ko sul campo del Carpi che fa scendere la squadra al quarto posto; quindi la sera del 1º novembre 2009, la dirigenza decide di esonerare mister Paolo Indiani e di sostituirlo con Stefano Cuoghi; già il 22 novembre seguente il Pisa torna da solo in vettà al girone e poi chiude in testa il girone d’andata. L’inizio del girone di ritorno è promettente e, anche grazie alla vittoria a tavolino per 0-3 contro il Riccione nella quale la squadra locale ha schierato un giocatore squalificato, la squadra inizia a tenere un discreto vantaggio sulle dirette inseguitrici.

Il 18 aprile 2010 la squadra conquista con largo anticipo la promozione in Lega Pro Seconda Divisione, segnando il rientro della città nel calcio professionistico dopo 9 mesi.

Il 4 agosto 2010 il Pisa viene ripescato, dopo aver presentato la domanda con versamento di A/C di 400 mila euro e fideiussioni di 800 mila euro, in Lega Pro Prima Divisione insieme a Gela, Nocerina, Bassano, Paganese, Pavia, Siracusa e Barletta. Le otto società ripescate prendono il posto di sette società fallite di Lega Pro Prima Divisione e della Triestina ripescata in Serie B a causa della mancata iscrizione dell’Ancona.

 

PISA CALCIOultima modifica: 2010-10-11T11:20:00+02:00da lucchese1905
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