CITTA’ – PRATO

Prato è un comune italiano di 185.295 abitanti , capoluogo della provincia omonima dal 1992, in Toscana. La città è famosa in Italia e nel mondo per la produzione tessile. Negli ultimi decenni è stata protagonista di un notevole boom demografico e, attualmente, è la seconda città della Toscana, la terza dell’Italia centrale (dopo Roma e Firenze) e la diciottesima in Italia per numero di abitanti.

Geografia fisica

Prato è una città della Toscana settentrionale e si estende per circa 100 km² e la sua altitudine è di 61 metri. È posta ai piedi del monte della Retaia (768 metri), ultima cima della Calvana. L’altitudine minima è di 32 metri, in corrispondenza delle Cascine di Tavola, quella massima è la cima del monte Cantagrilli (818 metri). È attraversata dal fiume Bisenzio, affluente dell’Arno.

L’area urbana e gran parte del territorio comunale si estendono nell’area pianeggiante compresa tra il corso del Bisenzio a nord e dell’Ombrone Pistoiese a sud, parte centrale integrante della conca intraappenninica che, da Firenze, si estende in direzione nord-ovest fin oltre la città di Pistoia. La piana è solcata da corsi d’acqua minori e canali che affluiscono verso i due fiumi principali; mentre quelli periferici hanno generalmente un’origine propria, quelli semicentrali, dette gore, costituiscono un sistema di canalizzazione artificiale che, distintamente, riforniva in passato di acqua le varie zone della città e ne raccoglieva le acque reflue per il filtraggio.

Clima

Il clima della città è caratterizzato da inverni freddi e moderatamente secchi (minima assoluta di -17,8 °C l’ 11 gennaio 1985 secondo i dati del Lamma) ed estati calde e afose (massima assoluta di +40,0 °C il 14 agosto 1985 secondo i dati del Lamma). Le precipitazioni (circa 950 mm annui secondo i dati del Lamma) si concentrano prevalentemente in autunno ed hanno un massimo secondario in primavera.

Rispetto alla vicina Firenze e all’area urbana della città di Prato, la stazione meteorologica di Galceti presenta maggiori caratteristiche di ruralità, essendo situata a 110 metri s.l.m. sulle prime propaggini collinari alla periferia nord-occidentale della città. I dati rilevati, a differenza di quelli del capoluogo toscano, non risentono pertanto dell’effetto isola di calore nella stagione estiva, mentre risulta meno incidente l’effetto albedo susseguente ad eventuali nevicate nella stagione invernale, sia per l’ubicazione della stazione stessa che per la ventilazione tendenzialmente maggiore.

  • Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003
  • Classificazione climatica: zona D, 1668 GG
  • Diffusività atmosferica: bassa, Ibimet CNR 2002

Preistoria e storia antica

Alcuni ritrovamenti testimoniano che il territorio collinare circostante Prato risultava già abitato sin dal Paleolitico. In località Galceti, a ridosso delle prime colline a nord è stata rinvenuta una “stazione” musteriana risalente al 35.000 anni fa dove, per la tipologia dei reperti rinvenuti, si può supporre con sicurezza come l’area fosse già destinata ad un’ampia produzione ed esportazione di utensili in diaspro, facilmente reperibile sulla collina. Anche nell’attuale centro storico sono documentati rinvenimenti sporadici di utensili del neolitico e dell’età del bronzo, mentre sull’altro versante collinare (monti della Calvana) sono evidenti alcune strutture architettoniche civili e funerarie (tra cui anche un sepolcreto andato distrutto negli anni ’50) attribuite erroneamente [senza fonte]ai liguri o a popolazioni autoctone dell’età del bronzo.

La piana venne successivamente abitata dagli Etruschi

Grande scalpore ha suscitato la notizia, nel 1997, del ritrovamento dei resti di una città etrusca (fino ad allora sconosciuta) nell’area di Gonfienti, a ridosso del comune di Campi Bisenzio: fino a quel momento si pensava che prima del Medioevo non esistesse nessun insediamento stabile nella zona. Gli scavi hanno dimostrato che la città, i cui reperti risalgono al VI secolo a.C., non era affatto piccola, e vi era praticata già a quell’epoca la tessitura e la filatura.[3]

Recentemente è stata avanzata l’affascinante ipotesi (basandosi su alcuni toponimi della zona) che questa possa essere la mitica Camars[4] (divenuta poi Clusium in epoca romana), patria del re Porsenna. In effetti la città aveva assi viari ben pianificati (indicanti quindi una presenza costante nel territorio di genti etrusche), con una strada di oltre dieci metri di larghezza e un’estensione notevole (sono circa 30 gli ettari sottoposti a vincolo dalla soprintendenza). All’interno di essa è stata rinvenuta una “domus” di circa 1440 m² (la più grande dell’Italia antica, prima della Roma Imperiale), sviluppata sul modello delle ville pompeiane (ma di alcuni secoli precedente) con una rete di canali idrici ancora in parte funzionanti e un’eccezionale quantità di ceramiche greche a figure rosse e nere, su cui spicca una kilix attribuita a uno dei più importanti artisti greci del V secolo, Douris. Indizi sull’esistenza in loco di una città etrusca erano già stati ipotizzati nel corso del XVIII secolo, quando vennero raccolti svariati reperti di quell’epoca (tra cui il cosiddetto “offerente” esposto al “British Museum”), suggerendo per essa il nome di “Bisenzia”, una mitica città etrusca scomparsa secoli fa e citata da locali letterati rinascimentali.

La città, anche se intuibile solo parzialmente per la rapida urbanizzazione nella sua area, era quasi certamente collegata commercialmente a Misa-Marzabotto al fine di favorire gli scambi attraverso l’Appennino, lungo la direttrice che collegava le città di Spina e Pisa nel corso del VI-V secolo a.C. fino a decadere quasi improvvisamente al termine del V secolo a.C., per circostanze ancora non chiare.[5] A seguito della sua scomparsa non si hanno tracce documentarie ma possiamo ipotizzare con buona probabilità che gli stessi abitanti abbiano provveduto a spostarsi in aree più protette, dove la difesa da attacchi esterni (i celti dal nord) sarebbe stata maggiormente garantita. In effetti la città, che non disponeva di mura, si sviluppò partendo da un progetto di pianificazione che sembrerebbe anticipare le “città ideali” del Rinascimento[senza fonte], fattore reso possibile per la stabilità che si era venuta a creare nell’Etruria Settentrionale nell’arco temporale che separa la battaglia contro i greci focesi (540 a.C.) e la conquista di Veio (396 a.C.) da parte di Roma, ed il conseguente spostamento verso nord del tradizionale baricentro etrusco dell’area meridionale della Toscana. Le aree in questione potevano essere state Artimino, Fiesole e, anche se parzialmente perché più lontana, ma sulla stessa direttrice geografica, Volterra, che nel secolo successivo ampliarono o costruirono la loro cerchia muraria a seguito di un’imponente sviluppo demografico.

Infine la piana fu abitata dai Romani (vi passava la via Cassia, nel tratto che collegava Firenze con Pistoia, sulla via per Luni). Il territorio dove sorge oggi Prato però era destinato alla centuriazione (che ricalca la precedente, di epoca etrusca, estesa tra Agliana e Badia a Settimo[senza fonte]) e probabilmente non ad insediamenti urbani, anche se occasionalmente sono state rinvenute nell’area di Prato, tracce di quell’epoca: episodi rinvenimenti di strutture murarie, frammenti ceramici e frammenti lapidei in particolare nell’area della Cattedrale, per la quale si è ipotizzato l’esistenza di un edificio d’uso sacro.

Storia medievale

Statua di Datini davanti al Palazzo Pretorio

Nell’Alto Medioevo la piana vede il degrado delle strutture di regimentazione delle acque realizzate con la centuriazione romana, ed alcune parti di essa, presumibilmente nell’area a sud si impaludarono. La zona di Prato fu interessata dalla presenza dei Bizantini e successivamente occupata dai Longobardi la cui presenza è documentata soprattutto nelle aree collinari e pedemontane.

La storia della città vera e propria è testimoniata a partire dal X secolo, quando si hanno notizie dei due villaggi distinti di Borgo al Cornio (corrispondente a quattro strade incrociate a scacchiera appena a sud dell’attuale Piazza del Duomo) e di Castrum Prati (corrispondente all’area antistante l’attuale Castello dell’Imperatore e dove si trova il nome di una chiesa intitolata a S.Maria in castello). Questi due nuclei urbani si fusero nel corso dell’XI secolo ed i signori del Castrum Prati, gli Alberti, ottennero l’investitura imperiale di “conti di Prato”. Nello stesso periodo venne iniziata l’opera di bonifica della Piana e la costruzione del sistema idrico, che regolava il corso del fiume Bisenzio (grazie alla pescaia detta Cavalciotto, presso Santa Lucia, tuttora esistente), e ne incanalava le acque in una fitta rete di gore, che servivano per far funzionare le gualchiere, cioè gli opifici tessili.

Dopo l’assedio del 1107 da parte delle truppe di Matilde di Canossa, i conti Alberti si ritirarono nei propri castelli della Val di Bisenzio e l’abitato cominciò a costituirsi come libero Comune. Si tratta di un esempio piuttosto raro di comune indipendente sorto in un centro urbano che non costituiva una diocesi; per questo Prato per secoli non fu mai definita “civitas” ma solo “terra”. Per due secoli Prato conobbe una forte espansione urbana (vennero quasi raggiunti i 15000 abitanti), dovuta alla fiorente industria della lana e alla forte devozione verso una reliquia appena giunta: la Sacra Cintola. L’urbanizzazione è testimoniata dalla necessità di costruire due nuove cerchie di mura, una intorno alla metà del XII secolo e l’altra a partire dal 1300. Un episodio del 1312 vede acutizzarsi la rivalità con la vicina Pistoia infatti il canonico pistoiese Giovanni di Ser Landetto, soprannominato ‘Musciattino’, compie un tentativo di furto della Sacra Cintola. Nel 1326, per sottrarsi alle mire espansionistiche di Firenze, e alle proprie lotte interne tra le famiglie più possidenti per il controllo amministrativo, la città si sottomise alla Signoria di Roberto d’Angiò, re di Napoli. Il 23 febbraio 1351 Giovanna d’Angiò vendette la città a Firenze per 17500 fiorini d’oro, e a quest’ultima città rimase successivamente legata fino ai giorni nostri.

Storia moderna

La Fontana del Bacchino

Nonostante la perdita della libertà, Prato continuò a svilupparsi nei secoli seguenti, seguendo le sorti di Firenze, prima sotto la dinastia dei Medici, quindi con la Repubblica Fiorentina dal 1494. A causa di questo, l’esercito della Lega Santa (creata fra il Papa Giulio II e gli Spagnoli) cinse d’assedio sotto il comando di Raimondo de Cardona, conquistò e devastò Prato il 29 agosto 1512. Tale saccheggio (noto come Sacco di Prato e ricordato anche dal Machiavelli nel celebre Il Principe) provocò un altissimo tributo di vite, segnando profondamente non solo la vita della città, ma anche l’inizio del declino, che durò per circa due secoli.

Nel 1653 Prato ottenne finalmente il tanto ambito status di Città e di Diocesi (quest’ultima era limitata soltanto all’interno delle mura cittadine e con il Vescovo in comunione con Pistoia). Tale titolo diede un nuovo sviluppo all’economia e all’urbanizzazione locale: per l’occasione venne fatta realizzare la Fontana del Bacchino‎ da Ferdinando Tacca.

Nel XVIII secolo, con la salita dei Lorena alla guida del Granducato di Toscana, la città venne abbellita e conobbe anche un notevole sviluppo culturale, che veniva promosso dagli stessi granduchi.

Storia contemporanea

Veduta aerea del centro cittadino negli anni sessanta

Una ciminiera, elemento tipico dello skyline cittadino

Dopo l’Unità d’Italia si ebbe una fortissima industrializzazione (soprattutto nel settore tessile) e cominciò un’incredibile crescita demografica, che fece uscire la città dalla cerchia di mura trecentesche e la portò ad inglobare pian piano i borghi circostanti, con la popolazione cittadina passata dai 50.000 abitanti del 1901 agli oltre 180.000 del 2001.

Per descrivere l’industra tessile della città, lo storico Emanuele Repetti nell’Ottocento definì Prato “la Manchester della Toscana”. Inoltre, la concentrazione di opifici tessili era così elevata che Prato divenne famosa come la città dalle cento ciminiere. Nel secondo dopoguerra, quando il progresso tecnologico rese obsoleti i vecchi opifici, le grandi ciminiere in mattoni sparirono, tranne alcune che sono tutt’ora in piedi in quanto reperti di archeologia industriale, come quella della Cimatoria Campolmi.

Ma l’incremento demografico, ed economico più imponente fu nel secondo dopoguerra quando, negli anni sessanta e settanta, una consistente immigrazione proveniente da tutte le regioni meriodionali farà raddopiare la popolazione residente, fornendo manodopera alla sempre più vitale industria tessile.

Parallelamente allo sviluppo econimico e demografico, la città ebbe una nuova grande crescita urbanistica lungo varie direttrici. Una crescita particolarmente disordinata che darà vita e innumerevoli commistioni tra piccole attività produttive ed edifici residenziali secondo un modello tipico della città in cui anche dal punto di vista economico prevalsero aziende produttive piccole e piccolissime con rapporti di lavoro basati sull’affidamento a terzi delle singole lavorazioni del ciclo produttivo. In tale disordine urbanistico innumerevoli edifici furono costruiti abusivamente, anche dopo l’entrata in vigore del piano regolatore. Tale abusivismo, rappresentò un fenomeno rilevante per una città del centro-nord e non si limitò a piccole costruzioni ma riguardò anche grandi condomini ed addirittura due interi quartieri: “il Cantiere” ed “il Guado”.

La città è stata meta a partire dagli anni anni novanta, di una nuova e molto consistente. ondata migratoria, questa volta da paesi extracomunitari ed in particolare dalla Cina.

Fino al 1992 Prato, come tutti gli altri comuni della sua provincia, faceva parte della provincia di Firenze. Quell’anno furono istituite 8 nuove province in Italia, tra cui quella di Prato, al fine di meglio amministrare un territorio in crescita continua di abitanti.

Oltre ad affrancarsi dal controllo politico di Firenze, Prato era ormai già affrancata anche da quello religioso di Pistoia con la conquista di una diocesi autonoma alcuni decenni prima (1954). Tali rivalità con queste due città sopravvivono ancora oggi nel folklore.

A partire dagli anni ’90 la città presenta i primi segnali di una decrescita industriale che al momento sembra inarrestabile.

Onorificenze

Prato è una delle città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione: nel 1994 è stata insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale (fu la prima città al di sotto della linea gotica ad essere stata liberata interamente dai partigiani).[6]

Monumenti e luoghi di interesse

Prato vanta molteplici monumenti di grande interesse storico ed artistico. Molti edifici, soprattutto quelli medievali, sono caratterizzati dall’uso di materiali reperiti localmente. In particolare sono stati usati spesso due tipi di marmi, di diverso colore, che hanno dato luogo ad una bicromia negli edifici ecclesiastici, caratteristica tra le più rilevanti del Romanico non solo locale, ma anche di quello definito “pisano-lucchese” sia in Toscana che in Sardegna, ad Amalfi e in Puglia.

Le pietre usate sono:

  • La Pietra alberese della Retaia (bianco)
  • Il Serpentino del Monteferrato (verde)

Nel centro storico

Le Esequie di Santo Stefano, Filippo Lippi, Cappella Maggiore del Duomo di Prato

  • Duomo, dedicato a santo Stefano: la chiesa, a tre navate, è costruita in marmo bianco e verde. Risale molto probabilmente al VI secolo. E’ uno degli esempi più importanti dell’architettura religiosa tra il XII secolo e il XV secolo nella regione, con un elegante passaggio al suo interno tra le ampie arcate romanico-lombarde e lo slancio del gotico nel transetto, progettato molto probabilmente dal celebre Giovanni Pisano, che al suo interno realizzerà un crocifisso ligneo e il suo ultimo capolavoro, la Madonna della Cintola, nel 1317. Vi è conservata la reliquia della sacra Cintola. Le opere più importanti sono il pulpito esterno (costruito da Michelozzo e decorato da Donatello), il pulpito interno di Mino da Fiesole e Antonio Rossellino del 1472, la Madonna dell’Ulivo, unica opera realizzata insieme dai celebri fratelli Da Maiano, Giovanni, Benedetto e Giuliano. Nel transetto invece vi sono gli affreschi di Filippo Lippi (nella Cappella Maggiore), una delle massime espessioni del Rinascimento italiano, gli affreschi di Paolo Uccello (nella Cappella dell’Assunta), e di Agnolo Gaddi (nella Cappella della sacra Cintola), all’interno di una cancellata bronzea realizzata da alcuni dei più importanti orafi del XV secolo.
  • Chiesa di Sant’Agostino
  • Monastero di San Vincenzo
  • Chiesa di San Domenico
  • Chiesa di San Fabiano
  • Chiesa di San Francesco
  • Monastero e chiesa di San Niccolò
  • Chiesa dello Spirito Santo

Fuori le mura

  • Chiesa di Sant’Andrea a Iolo
  • Chiesa di Santa Cristina a Pimonte
  • Chiesa di san Giorgio a Colonica
  • Chiesa di san Lorenzo a Pizzidimonte
  • Chiesa della Madonna dell’Ulivo
  • Chiesa di San Pietro a Grignano
  • Pieve di Santa Maria a Filettole

Santuari mariani

Santa Maria delle Carceri

Nella città esistono quattro chiese sorte in seguito a degli eventi miracolosi, legati a quattro immagini raffiguranti la Madonna. Due chiese si trovano nel centro storico (S.Maria delle Carceri e S. Maria del Giglio), le altre due sorsero all’esterno della città.

  • Chiesa di Santa Maria delle Carceri: basilica rinascimentale con pianta a croce greca, opera di Giuliano da Sangallo. All’interno si trovano decorazioni in maiolica di Andrea della Robbia e vetrate su disegno di Domenico Ghirlandaio.
  • Chiesa di Santa Maria del Giglio: santuario ricostruito nel 1680, conserva un imponente altare in scagliola su disegno di Giovan Battista Balatri, completato nel 1705 da una tela di Pier Dandini con Dio Padre e santi.
  • Chiesa di Santa Maria della Pietà: chiesa edificata tra il 1617 e il 1619.
  • Santuario della Madonna del Soccorso: santuario costruito nel XVI secolo su progetto di Alfonso Parigi il vecchio.

Architetture civili

Il Palazzo Pretorio

  • Palazzo Pretorio: nel Medioevo era la sede del Podestà. Nacque nel XIII dalla fusione di tre edifici preesistenti. Nel Cinquecento venne aggiunto l’attuale coronamento merlato ed il campanile a vela. Vi ha sede il Museo Civico, alò momento non agibile (le opere sono parzialmente visibili nel museo di pittura murale).
  • Palazzo Comunale: palazzo porticato di aspetto neoclassico, prospiciente Palazzo Pretorio. È l’attuale sede del Comune.
  • Palazzo Datini
  • Collegio Cicognini
  • Palazzo Vai
  • Palazzo Banci Buonamici
  • Palazzo degli Alberti
  • Case Nuove in piazza Mercatale
  • Villa Il Palco
  • Orfanotrofio Magnolfi
  • Villa delle Sacca
  • Teatro Metastasio
  • Teatro Politeama
  • Teatro Fabbricone
  • Cantieri culturali ex Macelli-Officina Giovani
  • Teatro La Baracca (Casale)
  • Villa Martini (Mezzana)

Architetture civili del Novecento

  • Casa del Littorio
  • Cementificio Marchino
  • Istituto Bancario San Paolo
  • Lanificio Figli di Michelangelo Calamai
  • Museo di Arte Contemporanea Luigi Pecci
  • Pubblica Assistenza L’Avvenire
  • Sede INAIL
  • Stazione ferroviaria di Prato Centrale

Architetture militari

  • Castello dell’Imperatore e Cassero: castello svevo, voluto dall’imperatore Federico II, a pianta quadrata, con otto torri (sei a base quadrata e due pentagonali). Oggi consiste delle sole mura esterne, in alberese.
  • Mura di Prato

Sculture monumentali

  • Ferdinando Tacca, Fontana del Bacchino (1659 – 1665)
  • Antonio Garella, Monumento a Francesco Datini, piazza del Comune
  • Oreste Chilleri, Monumento a Gaetano Magnolfi, piazza della Pietà
  • Alessandro Lazzerini, Monumento a Giuseppe Mazzoni, piazza del Duomo
  • Antonio Maraini, Monumento ai Caduti di Prato, Piazza delle Carceri.
  • Henry Moore, Forma squadrata con taglio (1974)
  • Giò Pomodoro, Isla Nigra. A Pablo Neruda (1975 – 1976), Giardini Via Carlo Marx.
  • Luciano Minguzzi, Ippolito (1978), presso chiesa della Sacra Famiglia
  • Emilio Greco, Dormitio Virginis (1982 – 1984, Duomo, Cappella del Sacro Cingolo
  • Mauro Staccioli, Scultura Prato (1988), Giardino del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
  • Anne e Patrick Poirer, Exegi monumentum aere perennius (1988), Giardino del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
  • Ben Jakober e Jannick Vu, Mazzocchio (1994)
  • Sol Le Witt, Irregular Tower (1997), Giardino del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
CITTA’ – PRATOultima modifica: 2010-04-12T00:05:00+02:00da lucchese1905
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Un pensiero su “CITTA’ – PRATO

  1. Prato è una vivace cittadina mi piace molto, io sono stato a Prato una valanga di Volte e devo dire che quando sono dovuto andare a Prato per una gara di golf ho visto molte industrie Tessili, e purtroppo cartelli con le scritte in ideogramma cinese, questo non è giusto si perchè Prato è una città Toscana e Italiana, non ci devono essere i cartelli scritti con ideogrammi cinesi, passando ho visto il giardino del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci eretto 22 anni fà cioe nel 1988, è una città famosa per il tessuto.

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