CITTA’ – VASTO

 

280px-Chiesa_stella_maris.jpgVasto (Uast in dialetto vastese) è un comune italiano di 39.070 abitanti in provincia di Chieti. È la 204° città per numero di abitanti in Italia,e la 7° città in Abruzzo.

Storia

Vasto è l’Histonium della Roma antica, di cui rimangono antichi resti, molti in fase di scavo, nel centro storico.

La leggenda narra che Diomede, Re d’Etolia, guida degli Illari, dopo l’assedio di Troia, si esiliò volontariamente dalla sua Patria e sbarcò con le sue genti nell’Italia Meridionale dove fondarono diverse città tra cui Histon (scelse questo nome perché gli ricordava il monte Histone di Corfù).

Secondo le tesi storiche i primi insediamenti risalgono a diversi secoli prima della venuta di Cristo.- 1184 a.C. (10 anni dopo la fine della guerra di Troia).[senza fonte]

Verso il V secolo a.c. vi si insediarono i Frentani, antica popolazione italica di origine sannitica dedita al commercio della lana. Histon in seguito alla guerra sociale del I secolo a.c. (91-88 a C.) divenne Histonium (deriva dal dal greco iston che vuol dire tela di lana) e fu elevato a municipio romano (potendo oggi vantare sul proprio stemma la dicitura VASTUM OLIM HISTONIUM ROMANUM MUNICIPIUM) e durante l’età imperiale acquisì importanza e prestigio.

Oggi giorno la città presenta ancora l’antica struttura romana, a trama viaria ortogonale nella parte nord, apparendo infatti evidente il Decumano massimo e il cardine principale inglobate dalla cinta muraria medioevale di cui resta la porta (santa Maria) ed un torrione cilindrico (di Bassano). La città romana vantava il campidoglio, le terme e numerosi templi e ville augustee oltre ad un anfiteatro (celato sotto piazza Rossetti). La frana del 1956 ha cancellato le numerose tracce di antichità esistenti nella parte orientale.

Nel tardo impero cominciò il declino durante il quale venne continuamente esposta a dominazioni e saccheggi, dapprima dai longobardi con Teodorico il quale lo fece aggregare al ducato di Benevento come gastaldato, e poi nell’802 venne distrutta dai franchi di Pipino il Breve, guidati da Guasto d’Aimone duca di Dordona. Una parte del terreno venne poi assegnata in premio allo stesso Guasto d’Aimone, il quale rapito dall’incantevole luogo decise di fondare sulle rovine di Histonium una città che prese il suo nome. Un’altra parte venne data a un Gisone (da cui Guasto Gisone).

Fu coinvolto in un fiume turbinoso di vicende di guerre e passò sotto vari feudatari, dal secolo IX al secolo XIV: splendore e decadenza si avvicendarono con un ritmo sconcertante. Tra il X e il XII secolo venne devastato dai Saraceni e dagli Ungari fino a quando la città divenne possedimento dell’Abbazia di San Giovanni in Venere dal 1041 al 1271. La città venne saccheggiata anche dai Crociati nel 1194 e dai Veneziani nel 1240.

Nel 1177 Papa Alessandro III rimase a Vasto, costretto da una tempesta, per un mese (dal 7 febbraio al 9 marzo) fino al giorno delle Ceneri. In riconoscenza all’ospitalità offerta il 12 dicembre dello stesso anno Papa Pio VI concesse alla città l’indulgenza plenaria in forma di Giubileo che si celebra tutt’oggi la terza domenica di gennaio di ogni anno presso la chiesa di Sant’Antonio da Padova dal 1956 (anno in cui ci fu la frana che interessò la chiesa di San Pietro ove fino ad allora veniva celebrato il “Beneficium”).

Nel 1385 vennero fuse Guasto d’Aimone e Guasto Gisone per disposizione di Carlo III di Durazzo. Si impadronirono del Vasto dapprima i Caldora (a cui si devono: il castello caldoresco, la torre di Bassano, la torre Diomede de Moro e la Torre di Santo Spirito), poi i Guevara e poi i D’Avalos. Il feudo poi passò nuovamente nelle mani dei Caldora, dei Guevara per poi essere infeudato nel 1496 a Roderigo D’Avalos la cui famiglia la tenne poi fino al 1798.

I Davalos nobile famiglia spagnola vi trasferirono il fasto della corte iberica e costruirono uno splendido palazzo: il palazzo D’Avalos (distrutto dai turchi nel 1566 e poi ricostruito in stile rinascimentale). La città per la sua bellezza venne chiamata l’Atene degli Abruzzi. Il 29 marzo 1710 Carlo III d’Austria, con suo diploma concede a Vasto il privilegio del titolo di “Città”.

La rivoluzione francese, i moti e l’instaurazione della monarchia napoleonica ebbero notevole influsso sulla vita della città e Vasto fu la prima città d’Abruzzo che, il 4 settembre 1860, dichiarò decaduto il Regno Borbonico innalzando il Tricolore di Garibaldi e di Vittorio Emanuele.

Nel 1938, in epoca fascista, Vasto venne ribattezzata ufficialmente Istonio, con un chiaro riferimento al suo antico nome latino, Histonium, e mantenne tale denominazione fino all’autunno del 1944.

Monumento a Gabriele Rossetti

Monumento in onore di Gabriele Rossetti.

 

Castello Caldoresco (o di Caldora)

Castello Caldoresco.

 

Edificato nella prima meta’ del secolo XV su una preesistente struttura dal signore di Vasto Giacomo Caldora, il castello sostenne nel 1464 un assedio durato tre mesi contro le truppe di re Ferdinando I d’Aragona. Adibito a tribunale e a carcere tra 1605 e 1697, restaurato e rafforzato nel 1713, è stato utilizzato verso la meta’ dell’Ottocento come abitazione per privati. Il complesso presenta una pianta quadrilatera determinata da quattro Castello Caldorescofabbricati a base scoscesa disposti intorno ad un cortile rettangolare. Ai potenti bastioni cilindrici originali sono state aggiunte nel 1439 tre punte sporgenti quadrangolari. Risultano ancora visibili nelle mura le cannoniere e le feritoie per le colubrine. Il Castello Caldoresco, edificato sulla collina su cui si adagia la città alta, in un punto da cui si domina la marina, è un monumento dalla lunga e articolata storia costruttiva. All’impianto originario, risalente alla fine del XIV secolo e inizi del seguente, sarebbe da ascrivere la prima struttura a pianta quadrata con torri angolari cilindriche ( ne rimangono solo due), articolata intorno ad un cortile centrale, secondo un modello risalente all’architettura militare svevo-angioina. In seguito a distruzioni subite dalla popolazione vastese nel corso dei tumulti del XV secolo, il castello venne fortemente rimaneggiato sul finire dello stesso secolo da Castello CaldorescoInnico D’Avalos , al quale si devono molti degli interventi che hanno conferito alla costruzione l’aspetto attuale. In questo periodo infatti, il forte viene trasformato e rinforzato da grandi bastioni angolari a mandorla (oggi ne rimangono solo tre dei quattro originari) e irrobustito da più spesse cortine murarie, coronate da apparato a sporgere continuo su beccatelli. L’adozione dei bastioni a mandorla, indica la volontà del committente di “aggiornare” la costruzione secondo le più recenti ed efficaci tecniche difensive: questo tipo di rinforzo angolare è infatti particolarmente resistente agli assalti, attenuando fortemente la vulnerabilità di questi punti. Oggi il forte si presenta dunque come un monumento “palinsesto”, con le bastionature aragonesi che avvolgono il precedente nucleo angioino e con superfetazioni e sopraelevazioni esterne, iniziate a partire dal XVIII secolo, che hanno via via privato la struttura del suo uso e dunque del suo aspetto militare, per adeguarlo alle funzioni residenziali. Oggi il Castello Caldoresco è in parte adibito a scopi residenziali, in parte ad uso commerciale.

 

Cattedrale di San Giuseppe

La Cattedrale di San Giuseppe.

La chiesa di San Giuseppe è la “Cattedrale” di Vasto. La sua storia risale a molti secoli fa, quando era annessa al convento degli Agostiniani. Ci sono delle date certe: dal 1266 al 1271 qui studiò il Beato Angelo da Furci che poi si trasferì a Parigi per perfezionare gli studi. Un’altra data certa è quella del 1293, riportata sulla lunetta della facciata,che indica il nome di chi ha ricostruito il portale che ancora oggi possiamo ammirare.Mentre il grazioso campanile barocco risale al 1730. Nel 1808 a causa dei continui litigi tra le parrocchie di S.Maria Maggiore e di San Pietro, la chiesa, che cambiò il nome in S. Giuseppe, fu innalzata a “Collegiata insigne” e accolse tutti i preti della città. Il 23 luglio 1853 fu elevata a “Cattedrale” della ripristinata diocesi Vastese. Nel 1890 la chiesa venne completamente ricostruita in stile gotico.Dalla chiesa medievale rimane solo il portale duecentesco su cui venne inserito nel 1928 il caratteristico rosone. Nei secoli scorsi quasi nessuno aveva un orologio in casa,era il Comune che provvedeva ad installare un orologio pubblico a servizio di tutti i cittadini. Si trattava di orologi meccanici,posti nei palazzi municipali, che suonavano rintocchi di campana per scandire l’ora o le frazioni di ora. Nel 1814 il Comune di Vasto decise di trasferire l’orologio dal Palazzo di Città al campanile di San Giuseppe.Da allora gli orari della vita cittadina, l’inizio del lavoro o della scuola, sono scanditi da questi rintocchi che puntualmente suonano ogni quarto d’ora. Il suono è abbastanza forte e giunge anche nelle campagne circostanti.

Santa Maria Maggiore

S. Maria Maggiore è la chiesa più cara ai vastesi. Le sue origini sono antichissime,non è escluso che il sito era prima occupato da un tempio romano,poi da una fortezza (la zona veniva chiamata “Castellum”), infine dalla chiesa di S. Eleuterio.le prime notizie vengono dal nono secolo dopo Cristo. La chiesa aveva la sola navata centrale con il tetto con le travi di legno. Nel 1234 venne aggiunto a destra un grande porticato,quasi sicuramente per far sostare i poveri infermi prima del loro ricovero all’interno dell’ospedale annesso alla chiesa. Nel 1331 fu costruita la torre campanaria a base quadrata. Nel ‘500 con l’arrivo dei Marchesi d’Avalos la chiesa accrebbe il suo prestigio. Il 1° agosto 1566, però, fu distrutta dalla furia devastatrice dei turchi guidati da Pialì Pascià, e solo la grande generosità della famiglia d’Avalos permise di ricostruire di nuovo la chiesa. Nello stesso secolo, il Marchese Francesco Ferrante II d’Avalos donò alla chiesa di S. Maria Maggiore la Sacra Spina. Nel 1645 un nuovo incendio distrusse completamente l’edificio, ma per fortuna la Sacra Spina fu salvata da uno schiavo turco.Nel 1785 si decise di ingrandire la navata centrale e di costruire le due navate laterali.Nel 1826 si avviò la costruzione della grandiosa cupola. Nella navata di destra ci sono le tombe dei d’Avalos e delle altre famiglie nobili di Vasto. Nella cripta riposa il corpo di San Cesario. Nella chiesa vengono conservate molte opere d’arte – tra cui i pregevoli dipinti attribuiti a Paolo Veronese, alla Scuola di Tiziano, a Francesco Solimena; calici, reliquari antichi e un prezioso e raro organo del 1700.

Maria Santissima del Carmine

La prima notizia di questo tempio risale al 1362, quando si chiamava S. Nicola degli Schiavoni ed era officiata dalla confraternita omonima, sorta fra la numerosa colonia croata qui residente. Nel 1522 le famiglie slave erano 50, in seguito si ridussero di numero, fino ad essere completamente assorbite ed italianizzate. Nel 1638 si demolì la vecchia Chiesa e se ne costruì una nuova intitolata a Maria Santissima del Carmine, in cui, in un altare minore, si continuò a venerare S. Nicola; anche la Confraternita assunse la nuova denominazione. Chiamati ed aiutati da D. Diego d’Avalos, nel 1600 i Clerici Regolari della Madre di Dio, detti anche Padri Lucchesi, vennero da Napoli a fondare questo Convento, al quale annetterono un Collegio per l’istruzione della gioventù. Alla forte spesa necessaria per l’opera concorsero il Marchese, l’Università e la Confraternita che cedette la Chiesa, alcune stanze ed una rendita di 50 ducati annui. I Padri insegnavano grammatica, retorica, filosofia e dottrina cristiana e crearono un centro di studi ove accorsero numerosi allievi ed insegnanti. Molti vastesi entrarono nell’Ordine ed alcuni, come Giuseppe Ricci e Luigi Barbarotta, vi furono nominati Generali. Nel 1758 si rifabbricò la Chiesa su disegno del cavalier Mario Gioffredo di Napoli; nel 1761 si videro ultimati, sia la Chiesa che l’attiguo Collegio; nel 1762 Michele Saccione di Napoli vi eseguì gli stucchi per 2.000 ducati. L’interno del tempio, di chiara derivazione vanvitelliana, è un vero capolavoro di arte neoclassica, con qualche reminiscenza barocca, a croce greca, con cinque grandi cappelle. Il grande dipinto dell’altare maggiore è di Crescenzo La Gamba, ricco di delicati colori, mostra la “Presentazione di Maria Bambina all’Eterno Padre”. Sull’altare di destra della crociera, si ammira “S. Benedetto nella grotta” del vastese Nicola Tiberi, su quello di sinistra “La Madonna del Carmine con S. Nicola e S. Andrea” dell’altro vastese Giulio de Litiis. Entro le due cappelle minori, di destra e di sinistra, si notano rispettivamente: “Estasi di S. Teresa d’Avila” e “Crocifisso con Santi”, entrambi buoni dipinti del napoletano Fedele Fischetti. Di arte notevolmente inferiore a quello dell’interno è invece la facciata della Chiesa, per quanto imponente e recentemente restaurata. Il piccolo campanile barocco è di sezione trapezoidale. Per effetto del decreto di re Giuseppe Napoleone, i Padri abbandonarono Vasto ed il Collegio nell’agosto del 1807.

San Michele Arcangelo

Quando nel 1656 ripetuti terremoti devastarono la Puglia e la peste faceva strage a Napoli,all’arcivescovo di Monte S.Angelo apparve la visione ad annunziargli che tutte le città ,che possedevano una pietra della Basilica di S.Michele del Gargano,sarebbero state preservate da quei flagelli.E fu allora che i Vastesi murarono solennemente una pietra di quella basilica sulla porta di S.Maria ed a circa 300 metri a sud della città,sopra un ameno poggio in vista del promontorio del Gargano,su terreno donato da Francesco Crsci,incominciarono a fabbricare una chiesa a S.Michele Arcangelo il 19 marzo 1657.Compiuta verso il 1675,come si legge sopra la porta in una bella iscrizione latina dettata da Giovanni Palma,sorse il voto di acclamarlo patrono della città,di che si ottenne la pontificale sanzione nel 1827.Degno di nota nell’interno è il ricco altare maggiore in legno con doratura ad oro zecchino,pregevole lavoro di artista veneziano.

Stella Maris

Stella Maris.

Palazzo D’Avalos

Situato in Piazza Pudente, è costruito sui resti di un edificio del XIV secolo. Si tratta di una struttura originaria del ‘300 di cui conserva diversi dettagli decorativi: n’è una testimonianza una splendida bifora. Dopo il periodo angioino che lasciò tracce profonde nella sua struttura, il palazzo, nel 1427, viene ingrandito dal Caldora. Alla fine del ‘400 Vasto conosce la signoria di Innico II d’Avalos, che assume il titolo di signore del Vasto. I D’Avalos, famiglia di origine spagnola, vi trasferiscono il fasto della corte iberica e innalzano uno splendido palazzo; la città, per la sua bellezza, viene chiamata “Atene degli Abruzzi”. Nel 1566 L’edificio fu incendiato dai turchi, guidati dal famoso Pialy Pascià; del palazzo rimasero in piedi solo i muri perimetrali, ma nello stesso anno i D’Avalos diedero inizio al suo restauro. A dirigere i lavori fu chiamato Fra’ Valerio De Santis, conventuale di San Domenico. La riedificazione comportò alcune modifiche: il cortile divenne più razionale con l’aggiunta di un portico (oggi tre delle quattro arcate sono chiuse), mentre a levante fu realizzata una spaziosa terrazza per gli appartamenti marchesali; in quello principale, rivolto verso il mare, era possibile ammirare, fino a poco tempo fa, il meraviglioso baldacchino dei signori vastesi. Il sontuoso giaciglio fu testimone, secondo una leggenda popolare, dell’esercizio del “Jus primae noctis”, da parte di un marchese, Innico III, a danno delle avvenenti spose locali: ma approfondite indagini storiche hanno sfatato questa supposizione. D’altronde non si riuscirebbe a comprendere come mai i vastesi che già per due anni, dal 1497 al 1499, si erano opposti all’entrata dei D’Avalos come feudatari (accettati in seguito solo grazie alla mediazione del Re Federico d’Aragona) fossero capaci di subire un tale sopruso. Il palazzo fu anche dimora di Vittoria Colonna, confidente ed amica del noto Michelangelo. La fortuna del palazzo era legata alla presenza dei D’Avalos. Con la morte del magnifico Cesare Michelangelo, avvenuta nel 1729, i discendenti preferirono dimorare stabilmente a Napoli presso la corte, per questo la decadenza del complesso divenne inevitabile. Attualmente è sede del Museo Archeologico e della pinacoteca. La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle. La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del’800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti e Giulio Aristide Santoro, tutti artisti abruzzesi.

CITTA’ – VASTOultima modifica: 2010-02-28T20:30:00+01:00da lucchese1905
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