CITTA’ – SANGIOVANNI V.ARNO

 

La città (in)visibile è stato un laboratorio video della durata di tre giorni, promosso dal Comune di San Giovanni Valdarno (Arezzo), per leggere, documentare e raccontare la città diffusa del Valdarno.

300px-Valdarno_superiore.jpgSan Giovanni Valdarno è un comune di 17.067 abitanti della provincia di Arezzo. Come indica il suo nome, si trova nella valle del fiume Arno. All’origine (1296) si chiamava Castel San Giovanni. Venne edificato per conto di Firenze sui progetti che Arnolfo di Cambio elaborava per realizzare gli avamposti del governo centrale, le “terre nuove fiorentine” (non vi è la certezza della diretta partecipazione dell’urbanista ai lavori). La struttura urbanistica del centro storico richiama l’organizzazione della città romana, con grande piazza centrale dalla quale partono i due assi principali perpendicolari tra loro, dai quali nascono le strade secondarie.

La fondazione e il controllo fiorentino

Tra la fine del XIII ed il XIV l’area del comune ancora oggi denominata Valdarno Superiore non era ancora inserita in modo stabile nell’ambito del contado di Firenze; a questo scopo il capoluogo fiorentino decise di consolidare il controllo dell’intera area dell’Arno attraverso un complesso sistema di presidi militari.

I centri abitati già esistenti vengono difesi con la creazione di cinte murarie come nella località di Montevarchi, mentre al tempo stesso vengono fondate tre nuove città, prontamente munite di difese murarie. La fondazione dei comuni di San Giovanni e Castelfranco risale infatti, secondo lo storico Giovanni Villani, al 1296, mentre una provvisione del 26 gennaio 1299 prevedeva la costruzione della terza città, Terranuova, che viene popolata soprattutto grazie alla vicina città di Castello San Giovanni. I coloni venivano incentivati attraverso notevoli sgravi fiscali, ma sebbene Firenze stessa si fosse accollata la parte economica di queste nuove costruzioni, a loro spettava sempre la manodopera manuale e l’edificazione delle nuove abitazioni.

I tre paesi dovevano essere prevalentemente agricoli, e come tale venne stabilito che nessun nobile potesse risiedervi stabilmente, ma potesse mantenervi dei possedimenti terrieri o edilizi.

Mappa aerea del centro storico di San Giovanni Valdarno che ben evidenzia la struttura quadrangolare e ordinata della città

La costruzione delle nuove mura

Firenze lamentò in quest’epoca una certa lentezza nell’esecuzione di questi lavori di edificazione e fortificazione che esponeva l’intera area ad attacchi sempre più frequenti, soprattutto ad opera dei pisani e della vicina Arezzo. Già nel 1352, un rapporto locale indica che le mura risultano in pessime condizioni e come tale, tra il 1356 ed il 1363 la cinta muraria viene ristrutturata e rafforzata, portando a ventiquattro il numero delle torri difensive. Dopo la conquista di Arezzo, lo stato fiorentino deve ora scontrarsi con la politica espansionistica dei Visconti di Milano che mirano ad impadronirsi delle terre dell’Emilia e della Toscana. Questo fa si che il paese di San Giovanni mantenga la propria funzione di presidio militare di rilievo.

Il Vicariato del Valdarno

Dopo secoli di lotte interne, la Valle dell’Arno vive tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV secolo un periodo di relativa pace che consente al paese di San Giovanni Valdarno di svilupparsi internamente. A ques’epoca risale il Palazzo Pretorio che fino al 1401 fu sede del Podestà di San Giovanni e che invece, dagli inizi del XV secolo, accolse anche i Vicari del Valdarno Superiore. Questi vicari avevano una giurisdizione sui territori dei comuni di Greve, Pontassieve, Incisa, Figline, Cascia di Reggello, Castelfranco di Sopra, Terranuova, Montevarchi, Bucine, Laterina.

Dai Visconti alla peste

Nel 1431 diversi centri della Valle dell’Arno vengono colti impreparati per l’ennesima volta dai temuti attacchi dei Visconti, a cui ben presto, nel 1478, si sostituiscono quelli dell’esercito papale di Sisto IV che invadono la Valle dell’Arno e conquistano i paesi di San Giovanni e Montevarchi. Come se non bastasse, l’anno successivo a San Giovanni si sviluppò una grande epidemia di peste che sterminò i due terzi della popolazione cittadina. La cittadinanza, ripresasi dagli sconvolgimenti, eresse l’Oratorio della Madonna delle Grazie.

La decadenza del ruolo strategico

Un marzocco fiorentino sul modello di quello del Palazzo di Arnolfo di San Giovanni Valdarno

Nel XVI secolo ormai l’area compresa nel contado Fiorentino è ormai consolidata nei suoi possedimenti e gran parte dell’area di Arezzo è al sicuro. Questo fatto fa perdere ovviamente d’importanza tutti quei comuni che avevano svolto funzioni strategiche rilevanti nell’area e lungo tutto il corso del fiume Arno. Il paese di San Giovanni si ridimensiona anche sotto l’aspetto economico, in quanto la politica immobiliare portata avanti dalla borghesia fiorentina, fece passare in secondo piano il ruolo commerciale del centro. Da segnalare, per il periodo, è la ristrutturazione delle mura cittadine, seriamente danneggiate nei primi anni del XVI secolo da una delle frequenti e devastanti piene dell’Arno.

Il governo degli Asburgo-Lorena

La rinascita (anche demografica) del paese si registrò invece a partire dal periodo di amministrazione austriaca. Le riforme del Granduca Pietro Leopoldo che tendevano a consentire una certa autonomia alle identità locali segnano, tra il 1772 e il 1774, la fine dei vicariati e delle podesterie dei paesi del corso dell’Arno. La politica del Granduca, fortemente favorevole all’agricoltura, promosse grandi opere di canalizzazione e bonifica delle terre della valle, il che permise un maggiore sfruttamento dell’area. A San Giovanni la ripresa é documentata dall’intensa opera di ristrutturazione e di ammodernamento di importanti palazzi del centro cittadino.

Dai primi dell’Ottocento all’unita d’Italia

Sotto il governo napoleonico, San Giovanni Valdarno é compresa nel Dipartimento dell’Arno. Nel 1848, per decreto del granduca, vengono definitivamente soppressi i vicariati e le podesterie e il paese perde anche il controllo della frazione di Cavriglia, divenuta così comune autonomo, entrando nello stesso anno a far parte della provincia di Arezzo. Questo passaggio viene poi confermato nel 1862 dopo l’unità d’Italia e dopo l’annessione della Toscana ai domini piemontesi con il plebiscito del 1859. Il comune di San Giovanni Valdarno, però, da sempre fedele a Firenze e legato al capoluogo da profonda devozione storica, chiese inutilmente di essere reintegrato in quella provincia con una raccolta di 484 firme dei personaggi più in vista del paese.

Il Novecento

San Giovanni Valdarno, già dalla fine dell’Ottocento, conosce un periodo di forte crescita e riqualificazione. Notevole è l’impegno sindacale e operaio dell’area, che si distingue anche in ambito fiorentino ed aretino per impegno sociale. La Seconda Guerra Mondiale, però, spezza l’illusione di benessere della cittadinanza danneggiando seriamente le principali strutture produttive agricole e industriali della città. Il dopoguerra, di conseguenza, è incentrato sulla ripresa economica del centro e da un consequenziale aumento demografico. Sul finire degli anni ’70 iniziò anche il recupero del centro storico, fortemente degradato dagli eventi bellici e dalla scarsa manutenzione operata già dai primi del Novecento. Il fatto comportò uno studio completo per la riqualifica delle case più antiche.

Personaggi illustri

San Giovanni Valdarno vanta numerosi personaggi di fama nazionale ed internazionale che qui sono nati, morti o hanno vissuto per gran parte della propria vita:

  • Tommaso di Cristoforo Fini, noto come Masolino da Panicale (n. 1383), pittore, maestro di Masaccio.
  • Mariotto di Cristofano (n. 1395), iscritto nel 1419 all’Arte dei Legnaioli come “chofanaio” (decoratore di coperchi dei cassoni nuziali, detti cofani).
  • Tommaso di ser Giovanni, in arte Masaccio (n. 1401), pittore, allievo di Masolino da Panicale.
  • Giovanni di ser Giovanni, in arte lo Scheggia (n. 1406), pittore, fratello di Masaccio.
  • Originaria di San Giovanni Valdarno fu la ricca famiglia dei Benci, valenti mercanti fiorentini della fine del XV secolo.
  • Giovanni Mannozzi, in arte Giovanni da San Giovanni (n. 1592), pittore.
  • Francesco Feroci (n. 1673), musicista, primo organista del Duomo di Firenze.
  • Niccolò Nasoni (n. 1691), pittore, progettista di apparati effimeri e architetto, attivo principalmente a Malta ed Oporto.
  • Wilfredo Pareto, economista, sociologo. A San Giovanni Valdarno ha diretto le Ferriere del Valdarno.
  • Martino Martini, (n.1897 m.1958), Senatore della Repubblica nella II e III Legislatura.

La Pieve di Santa Maria

Chiese

  • Convento di San Francesco a Montecarlo
  • Basilica di Santa Maria delle Grazie
  • Chiesa della Santissima Annunziata
  • Chiesa di San Lorenzo
  • Chiesa di Santa Lucia
  • Pieve di San Giovanni Battista

Palazzo d’Arnolfo

Palazzo d’Arnolfo

Il Palazzo Pretorio, noto soprattutto con il nome di Palazzo d’Arnolfo (dal nome di Arnolfo di Cambio), è un palazzo duecentesco che costituì per secoli il centro di potere del paese di San Giovanni Valdarno. L’impianto medievale, rimaneggiato già nel quattrocento, ha goduto recentemente di sapienti lavori di restauro che lo hanno riportato all’antico splendore.

Il piano terreno è costituito da un ampio porticato con quattro arcate sulle facciate e sei sui fianchi, sostenute da pilastri ottagonali ornati con gli stemmi della città dominante, Firenze (il cui emblema è appunto il giglio fiorentino) e del partito dei guelfi (un’aquila). Nell’atrio della struttura viene conservato l’originale del Marzocco, una statua posta su un alto piedistallo di pietra che personifica il dominio fiorentino sulla città: un leone seduto che regge con la zampa lo scudo gigliato. Alle pareti, di notevole interesse sono gli stemmi affrescati che rappresentano le famiglie di rilievo del paese.

Il primo piano presenta sulle facciate due loggiati su colonne e capitelli di stile rinascimentale. Una torre emerge dal centro della parete posteriore, con un doppio ordine di finestre ed è completata da una merlatura.

La facciata, forse la parte più rilevante dell’intero edificio, è contraddistinta da oltre duecentocinquanta blasoni, che rappresentano gli stemmi rimasti di tutti i vicariati della città, dal più antico del 1410 al più recente del 1772. Queste decorazioni sono realizzate in pietra o in ceramica e altri sono scolpiti nei pilastri dell’edificio, o ancora sono dipinti ad affresco.

Il Palazzaccio

Detto anche Palazzo Salviati, è di origine trecentesca, ma presenta anche modifiche successive. La facciata si propone singolare, ricordando i modelli dell’architettura toscana del tardo rinascimento, col tipico utilizzo della sovrapposizione di logge ad archi ribassati nei primi due orgini e architravati a terrazza sul terzo.

Lo stemma

Lo stemma del comune di San Giovanni Valdarno ha origini molto antiche. Esso venne probabilmente realizzato alla fondazione della città e rappresenta la figura di San Giovanni Battista, patrono della città e patrono di Firenze (a cui la città è sempre stata indissolubilmente legata), stante e benedicente, al naturale, posto su un prato verde, il tutto su uno scudo d’azzurro.

Il miracolo di Monna Tancia

Nel 1478 la peste uccise la maggior parte della popolazione di Castel San Giovanni.Tra i superstiti c’era un bambino di tre mesi di nome Lorenzo che,morta la madre Santa e il padre Francesco,rimase con la nonna paterna Monna Tancia di 75 anni.A causa della paura del contagio e della povertà la donna non trovò una nutrice e allora si rivolse supplichevole alla Madonna raffigurata all’esterno della porta (porta di S.Lorenzo) del castello.La notte miracolsamente l’anziana donna sentì uscire dai suoi seni il latte con cui nutrì il nipote.La notizia del miracolo si diffuse in tutta la Toscana richiamando un grande numero di fedeli e anche Lorenzo de’Medici accorse per essere testimone oculare.Attorno all’immagine sacra, per il grande affluire di fedeli,fu eretta una cappella (nel 1484) che poi diventerà la Basilica dove a sinistra dell’altare si trova ancora una rappresentazione del miracolo.

CITTA’ – SANGIOVANNI V.ARNOultima modifica: 2010-02-21T19:50:00+01:00da lucchese1905
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