NOCETO CITTA’

NOCETO CITTà.jpgLa città di Noceto, sede di una prestigiosa civiltà delle corti prima Pallavicino e poi Sanvitale in cui hanno avuto dimora e sviluppo le arti, la letteratura e le scienze, aperta agli influssi della cultura europea, è accreditata come uno dei centri più vivi per la diffusione delle idee e per un qualificato collezionismo di pittura, scultura, grafica, oggetti d’arte e naturalistici.

Cenni storici

Il territorio di Noceto nella preistoria
I primi insediamenti umani in territorio nocetano risalgono ad epoca antichissima, quando, ritiratesi le acque del mare, queste terre furono abitate dai primi gruppi preistorici.
Il ritrovamento di alcuni oggetti in pietra testimonia la presenza umana già nell’età paleolitica, anche se la principale civiltà che ha abitato queste zone, formando veri e propri villaggi organizzati, è quella delle terramare. L’espressione terramare deriva da “terra marna”, cioè grassa, fertile. In realtà, questi cumuli di terra, usati dai contadini per concimare i terreni, erano i resti di villaggi risalenti all’età del Bronzo. Già nel periodo preistorico, la valle del fiume Taro rappresentò per le popolazioni una sorta di importante corridoio di collegamento fra l’Emilia ed il Tirreno, e fu proprio attraverso questo naturale passaggio che i Liguri, nell’età del Ferro, penetrarono nelle nostre zone, stanziandosi soprattutto nelle selvagge foreste dell’Appennino.

Dall’età romana al medioevo
La conquista romana di queste zone risale presumibilmente al 183 a.C., anno in cui fu fondata Parma. Nel territorio di Noceto sono stati individuati alcuni insediamenti che risalgono alla prima età imperiale, in località “Gemini” e “Paradiso”, sulla costa chiamata Benna. Altri insediamenti, probabilmente di tipo infrastrutturale a supporto della rete viaria, si trovavano nelle vicinanze di Pontetaro.
La prima testimonianza che riporta l’esistenza di una comunità a Noceto risale all’anno 835, quando la regina Cunegonda, vedova di re Bernardo d’Italia, donò i beni di Noceto alle suore Benedettine del Monastero di Sant’Alessandro di Parma. Da allora si susseguirono varie donazioni finché, nel 1077, Noceto passò alla famiglia d’Este. Ad essi toccò l’arduo compito di difendere il territorio dalle mire espansionistiche dei Pallavicino che, dopo alcuni anni, riuscirono comunque ad avere la meglio.
La storia di Noceto è strettamente legata alle vicende che interessarono il castello, ed in particolare i fertili terreni circostanti, ambiti, nel corso dei secoli, dai signori del tempo, che li resero teatro di aspre lotte, in un susseguirsi di diversi feudatari al potere.
Intorno al decimo secolo si assiste al fenomeno dell’“incastellamento”: la situazione di grande instabilità politica e di insicurezza, generata dall’assenza di forti poteri centrali, costrinse le popolazioni a cercare rifugio presso rocche e castelli di grandi signori feudatari. Come accadeva nel resto d’Europa, dunque, anche a Noceto comparve una struttura fortificata. Dopo il periodo dei Vescovi-Conti, Noceto passò prima alla casata d’Este e subito dopo ai Pallavicino.
Nel 1266 la fortezza fu attaccata dai Guelfi di Parma, che le arrecarono gravissimi danni.

La Rocca di Noceto nella storia
Nel 1345 la proprietà di Noceto passò ai Sanvitale che la mantennero fino al 1416. Seguì poi un periodo di grande instabilità, durante il quale il territorio passò di signoria in signoria finché, nel 1447, Noceto fu conquistato dai Rossi, mentre il castello rimase di proprietà dei Sanvitale. In seguito a varie dispute tra le due famiglie, il Comune di Parma ordinò a Pier Maria Rossi di consegnare il castello a Bartolomeo Frizzoli, nominato castellano dalla comunità.
Nel 1481 Pier Maria Rossi, di nuovo proprietario della borgata, fece rinforzare la rocca per resistere agli attacchi dell’esercito sforzesco chiamato in aiuto dai Sanvitale.
Il 26 aprile 1482 le truppe dello Sforza assediarono la rocca, che riuscì a resistere egregiamente al poderoso attacco nemico. Nonostante ciò, nel maggio dello stesso anno, Pier Maria Rossi, persa ogni speranza di soccorso, accettò la resa. Il castello fu così occupato dai soldati dello Sforza, ed il feudo restituito ai Sanvitale.
Con il passaggio del Ducato di Parma ai Farnese, nel 1612, a seguito della congiura contro Ranuccio II, il castello venne ceduto ai Dalla Rosa che lo permutarono con i Sanvitale in cambio del feudo di Belforte.
La famiglia Sanvitale rimase proprietaria della rocca fino al 1805, anno in cui subentrarono i Santelli. Il castello è diventato di proprietà del demanio dello Stato agli inizi del XX secolo e, attualmente, appartiene al Comune di Noceto che lo ha adibito a centro per le attività culturali.

Noceto ed il suo territorio nel Ducato dei Farnese e dei Borbone
Fu nel 1545 che Papa Paolo III Farnese donò al figlio Pier Luigi le terre del parmense, creando il ducato di Parma e Piacenza. Dopo pochi anni, tuttavia, Ferrante Gonzaga si impadronì delle terre della zona, ed il periodo che ne seguì fu davvero uno dei peggiori: le continue lotte che portavano a saccheggi, distruzioni, stragi, segnarono il nascere di una terribile carestia. Intervenne nuovamente il Pontefice che, grazie ad un accordo con il re di Francia, pose fine alle ostilità nel territorio parmense. Nel 1574, il duca di Parma nominò Luigi Sanvitale conte di Fontanellato e Noceto.
In seguito alla scoperta di una congiura contro Ranuccio Farnese, nel 1612 Barbara Sanseverino con il marito Orazio Simonetta, il figlio Girolamo Sanvitale, Pio Torelli e Giambattista Mari furono condannati a morte ed i loro beni confiscati. Così, parte del feudo fu acquisito dalla Camera Ducale e ceduto ai marchesi Dalla Rosa, mentre l’altra parte rimase ai Sanvitale, che conservarono ancora per lunghi anni la proprietà di una vasta estensione di terre nella zona.
Nel 1733 Giacomo Antonio Sanvitale tornò in possesso delle terre dei suoi avi, permutando il feudo di Belforte con le terre di Noceto ancora di proprietà dei Dalla Rosa.
Il quadro dell’epoca offriva l’immagine di un contado nel quale iniziavano ad apparire notevoli opere per lo sviluppo dell’attività agricola, quali ad esempio la costruzione di una rete di canali, e di un paese in cui il castello perdeva lentamente la funzione strategica militare di un tempo per affacciarsi sul panorama più quieto dell’età moderna.

Estinta la famiglia Farnese, il Ducato passò ai Borbone, e questo periodo, in particolare con il governo del ministro Du Tillot, segnò un momento di grande prosperità. Molti antichi soprusi vennero aboliti, furono fondati istituti di pubblica istruzione e furono promosse opere per il miglioramento della viabilità sul territorio. Furono disboscate vaste aree destinate all’agricoltura, e si diffuse la coltivazione del gelso bianco per lo sviluppo dell’industria sericola.
Risale a questo periodo l’usanza, per le famiglie nobili, di costruire ville o casini di caccia nelle campagne. La sfarzosa nobiltà del tempo amava riunirsi per far sfoggio delle proprie ricchezze, mentre per il popolo la situazione rimaneva piuttosto precaria. Sul territorio vivevano pochissimi nuclei familiari, assai numerosi al loro interno, in catapecchie fatiscenti e costretti a trarre di che sopravvivere da un’alimentazione scarsamente sufficiente. Nel frattempo, l’anno 1795 segnò la nascita del Comune di Noceto come entità giuridica.

Con il governo francese di Napoleone Bonaparte, nel 1802, l’amministrazione del Ducato di Parma fu assegnata a Moreau de Saint Mery, il quale riorganizzò il territorio secondo il modello francese, trasformandolo nel dipartimento detto “del Taro”, il nome del fiume più importante. Responsabile del governo locale era un “Maire” (sindaco).
Nel 1816, con l’avvento di Maria Luigia d’Austria, Parma tornò a far parte di un Ducato e le funzioni amministrative e giudiziarie passarono nelle mani di un pretore. Con la costituzione degli Stati parmensi ed il ritorno dei Borbone venne ripristinato il Consiglio degli Anziani che, il 14 agosto 1859, a seguito di un plebiscito, deliberò l’annessione al Regno del Piemonte. Con l’unità d’Italia fu ripristinato il Consiglio Comunale e la nomina del Sindaco.
Agli inizi del 1900, l’abitato di Noceto era composto da una popolazione dedita soprattutto all’agricoltura ed all’artigianato: nonostante questo, la tenacia e la laboriosità di alcuni abitanti permise di raggiungere un buon sviluppo economico, favorendo la nascita di attività commerciali e di piccole industrie.
Il tenore di vita era modesto: per la maggior parte della popolazione il lavoro restava particolarmente faticoso ed il guadagno scarso, anche se non venivano mai a mancare le risorse per poter sopravvivere in modo dignitoso.

Il ventesimo secolo
“Le vicende dello Stato post-unitario vedono questo paese partecipare direttamente ai grandi fenomeni sociali di promozione e progresso del proletariato delle campagne. Ciò accade soprattutto con il famoso sciopero del 1908, che nelle campagne di Noceto ebbe, appunto, origine a seguito delle accese arringhe di Alceste de Ambris”.
Forte dovette essere l’adesione popolare alle società di mutuo soccorso, quali cooperative di artigiani o cooperative di consumo, che qui sorsero con vigore come in ogni parte d’Italia. Notevole dovette essere il contributo di giovani inviati al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.
Nel frattempo si era meglio organizzata la realtà civica e amministrativa del Comune. A seguito dell’estendersi del suffragio, anche i ceti popolari con la legge del 1913, potevano accedere al voto. L’anno seguente si giungeva alla formazione del Primo Consiglio Comunale democraticamente eletto, che vedeva la prevalenza di consiglieri socialisti.
Nelle campagne si assiste ad un radicale cambiamento tecnologico nel periodo fra il 1945 ed il 1958, in seguito alla meccanizzazione dell’agricoltura: vennero rinnovate le stalle ed il tipo di coltivazione che diventò sempre più razionale e scientifica; l’allevamento del bestiame da lavoro lasciò il posto a quello per la produzione di latte e di carne

ALLA RISCOPERTA DI ANTICHE ARTI E MESTIERI

A Noceto, e nel territorio comunale, è possibile riscoprire il fascino del lavoro artigiano, divenuto ormai rara testimonianza di un passato in cui l’arte dei “mestieri” era l’unica forma di espressione di una civiltà che trovava la sua forza nella semplicità del vivere quotidiano. Sicuramente questi artigiani, artisti allo stesso tempo, erano in passato ben più numerosi; spazzati dal progresso e dall’industrializzazione, oggi sono davvero pochi coloro che hanno la possibilità di svolgere un così ricercato mestiere.

Bottega artigiana C.P.
Nell’intimità della piccola “Bottega Artigiana C.P.” in Piazza Repubblica a Noceto, le abili mani di Patrizia e Plinio creano meraviglie sulla ceramica. L’innata sensibilità artistica, l’esperienza e l’amore per il proprio lavoro, danno vita a pezzi unici sapientemente decorati.

Vetreria artistica Gatti & Pontel
La vetreria artistica Gatti & Pontel di Via Pezzani 5/B, ci porta a scoprire un’arte nata nel tardo medioevo, quando, alla sensazione di raccoglimento creato dalle austere e disadorne chiese romaniche, si cominciò a preferire l’aspetto luminoso dello stile gotico, simbolo dell’immensità, della complessità e della molteplicità infinita del cosmo. Da allora le Chiese e le grandi Cattedrali cominciarono ad essere arricchite con molteplici decori e vetrate multicolore.
Oggi, la produzione non è limitata all’arte sacra ma vengono creati anche preziosi pezzi d’arredo per le abitazioni private. Nella vetreria artistica di Noceto, l’arte viene tramandata di padre in figlio da 70 anni di tradizione e amore per il vetro. L’abilità nel disegnare, la scelta dei colori, le preziose rifiniture, hanno fatto sì che le loro opere potessero essere apprezzate in diverse parti del mondo.
E’ possibile assistere alle fasi di creazione delle vetrate prenotando una visita al numero di telefono 0521/620014 o al fax 0521/620014..

Il museo tipografico
E’ stato recentemente inaugurato il nuovo museo che accoglie l’antica tipografia “La Grafica Nocetana” che il Comune ha acquistato dai familiari del maestro tipografo Fernando Libassi.
La storica tipografia iniziò l’attività a Noceto il 1° aprile 1889 ed aveva sede in Piazza Umberto I, (ora Piazza Repubblica). Il museo è stato allestito in un ampio locale dell’edificio del Cup; lì sono state sistemate le antiche macchine da stampa, insieme agli oggetti che possiamo considerare, oggi, preziosi reperti dell’antica arte tipografica. Caratteristica che rende unico nel suo genere questo museo, è dovuta alla presenza di macchine da stampa solo italiane, aspetto assai inusuale per quel periodo. E’ presente il torchio Dall’Orto della seconda metà dell’ottocento, ancora funzionante; la pedalina delle Officine meccaniche monzesi; la macchina piana ottocentesca dei Fratelli Mordini; la piana a macinazione cilindrica della Nebiolo, insieme a milioni e milioni di caratteri, marginature, filettature e contornature riordinate e sistemate con zelo e perizia da Giancarlo Vecchi e Amos Papotti. Questo prezioso lavoro ha consentito di tenere in vita un pezzo di storia artigiana e umana di Noceto.
Il museo è aperto alle visite il martedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 9 alle 12. Su richiesta è possibile visitare il museo anche in orari diversi da quelli stabiliti.
(Per informazioni e prenotazioni rivolgersi all’Ufficio Cultura del Comune di Noceto, p.le Adami n. 1, Tel. 0521-622137).

L’antica cereria Serventi
Si trova in posizione panoramica sulle colline di Cella in via Bombodolo n. 14.
Oltre allo splendido scenario che offre il paesaggio circostante, il visitatore può assistere all’interessante processo che dà forma ad una considerevole varietà di ceri.
La produzione è rivolta soprattutto alla creazione di candele per luoghi sacri, ma non mancano le fantasiose cere artistiche per arredare abitazioni private e giardini, facendo rivivere la seducente atmosfera della fiammella. L’antica cereria Serventi porta con sé una lunga tradizione, che vede la sua origine nel 1775 a Parma. E’ possibile visitare il laboratorio di produzione delle candele telefonando per appuntamento al numero di telefono: 0521/629587.

Il “New Forrest Pottery Club”
Dall’Inghilterra a Noceto (località Costa Morini n. 28) il maestro Robert Cross ha portato l’arte di plasmare la terra. Elementi naturali che, mescolati tra loro, danno origine ad opere uniche, create con l’attenzione e l’entusiasmo che solo l’amore per la natura può trasmettere. Unendo la terra all’acqua con l’aiuto del sale, del calore del fuoco e della potenza dell’aria, prende vita il Gres, una particolare ceramica ricoperta da uno strato vetroso. Robert Cross ha fondato il “New Forest Pottery Club”, un circolo ricreativo per scoprire l’antica arte della ceramica (antica ceramica Raku e tradizionale, porcellana, gres); organizza corsi rivolti ad un pubblico di ogni età, ed è sempre disponibile ad accogliere visitatori che desiderino osservare ed entrare in contatto con il suo mondo. Robert si è dedicato anche alla coltivazione di frutti e ortaggi biologici ed è disponibile ad ospitare turisti e pellegrini con la formula del Bed and Breakfast (pernottamento e prima colazione)..

Il Parmigiano Reggiano
Dalla coltivazione dei foraggi, alla stalla dove si produce latte della “zona tipica”, inizia il cammino che si conclude con la produzione e la vendita del Parmigiano-Reggiano che solo queste terre, insieme all’arte del casaro, riescono a generare. Fonti bibliografiche di epoca romana ci confermano che già allora questo formaggio era conosciuto ed apprezzato, ma la testimonianza più precisa si trova nel Decamerone del Boccaccio (scritto intorno alla metà del 1300) dal quale si può dedurre che nel 1200-1300 il Parmigiano-Reggiano aveva raggiunto il livello di notorietà e tipizzazione che conserva tuttora. Ingredienti indispensabili sono: il latte, che deve necessariamente provenire da allevamenti della “zona tipica”, il fuoco e il caglio, la maestria del casaro e la lunga stagionatura naturale che conferisce aroma, fragranza e gusto ad un alimento unico per genuinità (non contiene conservanti, né coloranti né altri additivi), per valore nutritivo ed alta qualità. “Queste inimitabili caratteristiche sono garantite dal Consorzio, Ente ufficiale di tutela del prodotto e sono certificate dall’inconfondibile marchiatura “Parmigiano-Reggiano” incisa a puntini sulla crosta delle forme.”
“Per produrre un chilogrammo di Parmigiano-Reggiano occorrono ben 16 litri di latte di alto pregio e con grande attitudine casearia. E’ un formaggio con un aroma coinvolgente e con gusto esclusivo; è insostituibile per esaltare il sapore, il gusto e la fragranza delle minestre e per arricchire tanti secondi piatti; è squisito con gli aperitivi, con la frutta, nelle insalate.”
Nel territorio di Noceto sono ubicati diversi caseifici presso i quali è possibile acquistare Parmigiano-Reggiano ed assistere ai processi di produzione dello stesso.

 

NOCETO CITTA’ultima modifica: 2009-05-25T10:09:32+02:00da lucchese1905
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