SANSEPOLCRO

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STORIA SQUADRA

images[2].jpgVenne fondata nel 1921 prima la Biturgense poi la Unione Sportiva Sansepolcro e dopo vari campionati regionali nel 1979 è promossa in Serie C disputando due buoni campionati ma poi sparirà ritornando nel dilettanti nel 1994 dove milita ancora tutt’ ora.

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LO STADIO E I TIFOSI

Denominazione: Comunale “Buttoni”

Anno di Inaugurazione: 1933

Indirizzo: Via Campo Sportivo

Dimensioni del campo di gioco: mt. 110.00×60.50

Condizioni del Terreno di gioco: manto erboso – soffice – ben livellato

Impianto di illuminazione: si

Capienza: 2000

Zone riservate al pubblico:

Tribuna coperta + Tribuna scoperta per pubblico casa: capienza 1.200

Gradinata ospiti: capienza 800

Vie d’accesso al pubblico: Via del Campo Sportivo e Viale Osimo

Quartiere o zona: ai margini del centro abitato lato ovest

Mezzi pubblici: bus urbani

Stazione Ferroviaria: scalo di Sansepolcro
Parcheggi: fronte stadio e su vie limitrofe.
l 15 ottobre 1933, in occasione dell’inaugurazione del Campo Sportivo Buitoni, venne organizzata una manifestazione ginnico-sportiva alla presenza del vescovo, del prefetto di Arezzo e del segretario federale provinciale. In seguito vennero eseguiti altri lavori di restauro nel 1940. Il Buitoni, ha assunto la sua attuale conformazione alla luce dei numerosi restauri e modifiche (ultimi quelli del 2000/2001, col rifacimento di spogliatoi, bagni e bar). La prima partita ufficiale del Sansepolcro al “Campo Sportivo Dopolavoro Buitoni” venne giocata contro gli eterni rivali del Città di Castello (fra le due città i rapporti non furono e non sono neanche attualmente troppo idilliaci!). In quell’incontro, finito 3 a 2 per i biancorossi di Castello,le due tifoserie vennero separate per evitare incidenti Da Città di Castello venne fatto arrivare nei pressi dello stadio un treno speciale per i tifosi Tifernati. Gli scontri fra le tifoserie avvennero comunque: i tifosi del Sansepolcro presero a sassate il treno dei rivali umbri, per un malinteso senso sportivo che in nome del campanilismo può degenerare in manifestazioni che di sportivo hanno ben poco. Tuttavia, nonostante episodi di esasperato agonismo, lo stadio Buitoni si è sempre rivelato luogo dove fare sport in maniera sana e col giusto agonismo.

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IL VIDEO DELLA CITTA’ DI SANSEPOLCRO
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LA PARTITA DEL 19 OTTOBRE 2008
LUCCHESE-SANSEPOLCRO 3-0

LA CITTA’

Sansepolcro (anticamente Borgo Sansepolcro, da cui la forma vernacola “el Borgo”) è un comune dell’Appennino centrale, tra Toscana, Umbria e Marche; con oltre 16.200 abitanti, è il centro più popoloso della parte toscana dell’Alta Valle del Tevere.

SAN.jpgIl territorio comunale ha un’estensione di 91.48 km²; inserito nel sistema geografico dell’Appennino centrale, pur appartenendo geograficamente all’area umbra dal 1441 fa amministrativamente parte della Toscana, rispetto alla quale si trova al confine orientale, tra la riva sinistra del Tevere e l’Alpe della Luna sullo spartiacque appenninico. La città (latitudine 43°34’32″16 N; longitudine 12°8’38″40 E)di strova a 330 m.s.m. L’altitudine minima del territorio comunale è di 295 m.s.m., quella massima di 1.384 m.s.m., per un’escursione altimetrica di 1.089 metri. Il territorio comunale, classificato di sismicità media, si estende prevalentemente su una zona collinare interna compresa tra la bassa catena preappenninica a ovest e l’Appennino a est; la zona pianeggiante occupa la parte sud-ovest del territorio ed è attraversata dal fiume Tevere. Pur essendo posta sul versante tirrenico, nel corso dei secoli ha sviluppato profondi legami culturali, economici e sociali con l’area adriatica (la costa adriatica dista meno di 100 km), particolarmente con la Romagna – con la quale comunica attraverso il Passo di Viamaggio, in direzione di Rimini – e il Montefeltro. Il territorio del Comune di Sansepolcro è zona ad alta intensità sismica. Dopo quelli del 1781 e del 1789, l’ultimo terremoto di una certa rilevanza si è verificato nel 1948 (noto come terremoto di Sansepolcro). Successivamente si sono avuto fenomeni sismici nel 1984, nel 1997 (parzialmente indipendente dal terremoto di Umbria e Marche), e nel 2001.

La fondazione del centro abitato viene fatta risalire al X secolo; secondo la tradizione locale fu opera di Arcano ed Egidio, due pellegrini di ritorno dalla terra santa che vi fondarono una comunità monastica. L’abbazia, dedicata al Santo Sepolcro e ai Santi Quattro Evangelisti, è documentata a partire dall’anno 1012, ed è detta sorgere in località Noceati. Le prime fonti storiche parlano di una abbazia benedettina, poi passata – tra 1137 e 1187 – alla congregazione camaldolese, nel territorio della Diocesi di Città di Castello. Attorno al monastero si sviluppò, successivamente, il nucleo del centro cittadino che raggiunse la SANSE.JPGfisionomia attuale agli inizi del XIV secolo. Un elemento propulsore dello sviluppo del centro abitato fu il privilegio di organizzare il mercato settimanale nel giorno di sabato e una fiera annuale all’inizio di settembre, concesso all’abate dall’imperatore Corrado II nel 1038. Sulla fondazione esistono comunque ipotesi alternative, fra cui quella del dott. Vincenzo Benini ove si sostiene che il centro si sviluppi sulle ceneri di un solitario accampamento romano abbandonato a se stesso dopo la crisi dell’impero. A sostegno mancano prove documentali, ma lo studioso mette in relazione a questa tesi un monumento funebre romano (oggi al Museo Civico), la pianta della parte antica della città, che pare ricalcare quella di un castrum romanum. Dopo la pubblicazione di questa ipotesi (1978), l’arch. Giovanni Cecconi, in due studi apparsi nel 1992 e nel 1994, ha proposto la tesi dell’origine del Borgo, poi Sansepolcro, dal vicus romano di Voconianus (località Boccognano).

Comune e signoria

Le magistrature comunali comune sono documentate dal 1163, quando si parla dei consoli in un privilegio inviato all’abate dall’imperatore Federico I Barbarossa per confermarne uno analogo emesso nello stesso anno dal suo legato Rainaldo di Colonia. Successivamente si sviluppano anche le magistrature del podestà (documentato dal 1203) e del capitano del popolo (documentato dal 1251). Vi sono pure alcuni consigli, il principale dei quali è il Consiglio dei Ventiquattro. Nel corso del XIII secolo si insediano a Sansepolcro vari Ordini mendicanti: i Frati Minori (che fondano un primo convento a Pozzuolo negli anni ’30 circa e si trasferiscono entro le mura nel 1258), i frati Eremiti di sant’Agostino (che costruiscono il loro convento urbano nel 1281, ma che dal 1249 circa erano fuori delle mura) e i frati Servi di santa Maria (che costruiscono un primo convento nel 1255 e quello definitivo nel 1294). Precoci anche le forme di vita religiosa femminile, con un monastero di damianite già presente nel 1228 e uno della congregazione benedettina della beata Santuccia fondato nel SSSSS.jpg1271. Nel 1301 Borgo Sansepolcro passa sotto la signoria di Uguccione della Faggiuola e, un ventennio dopo, di Guido Tarlati. Dal 1335 al 1351 si ha un periodo di sottomissione a Perugia, città con la quale il Borgo era stato più volte alleato nel secolo precedente; dal 1351 al 1358 si impadroniscono di Sansepolcro i Visconti di Milano. Nel decennio successivo Sansepolcro si sottomette a Città di Castello. Successivamente ritorna a far parte dei domini pontifici, per essere poi ceduta nel 1370 ai Malatesta di Rimini. Quello della signoria malatestiana è considerato il periodo di maggior splendore della storia cittadina. Nel corso della terza decade del XV secolo divenne un feudo di diversi condottieri: Niccolò Fortebraccio detto il Piccinino e, successivamente, Bartolomeo d’Alviano e di nuovo per poco tempo Niccolò Fortebraccio. Nel corso della battaglia di Anghiari, combattuta il 29 giugno 1440, 2.000 uomini di Sansepolcro si uniscono all’esercito di Piccinino per combattere contro la lega pontificio-fiorentina. Nel 1441, sconfitto il Piccinino, Sansepolcro venne ceduta in pegno a Firenze per 25.000 ducati da papa Eugenio IV[1] Venticinque anni dopo, nel 1466, il comune, accogliendo le sollecitazioni di fra Fortunato Coppoli da Perugia, francescano dell’Osservanza, fonda il Monte di Pietà, il primo sorto nel territorio dell’attuale Toscana. Nei secoli XIV-XV l’economia cittadina è particolarmente florida grazie alla coltivazione del guado, pianta usata nella tintura delle stoffe e commercializzata nei vicini porti adriatici.

Sansepolcro, “fortezza di confine”

Nell’ambito di un più ampio piano strategico, i Medici dotarono Sansepolcro di nuove mura. Le ultime modifiche alla cinta muraria furono effettuate nel XVI secolo da Giuliano da Sangallo che vi sperimentò le prime soluzioni di fortificazione alla moderna.

Sempre nel XV secolo, il Borgo venne identificato con il centro romano di Biturgia, citato da Claudio Tolomeo nella sua Geografia. L’ipotesi cinquecentesca (di cui rimane testimonianza in una delle forme usate per indicare gli abitanti: biturgensi) è stata scartata dalla storiografia moderna.

Significativo l’intervento sulle mura condotto negli anni ’50 del XVI secolo su iniziativa di Cosimo I de’ Medici, che intendeva fortificare il confine dello Stato fiorentino in vista della guerra contro Siena; per evitare la spesa di ampliare le mura, nel 1555 furono abbattuti i borghetti esterni, causando un notevole danno urbanistico alla città. Nel corso del XVI Sansepolcro, elevata a sede vescovile da papa Leone X nel 1520 e insignita del titolo di “città”, conosce un momento di fioritura artistica notevole, grazie anche alle aperture verso Roma (la famiglia degli Alberti) e alle vicine zone dell’Umbria (con i pittori Cristoforo Gherardi e Raffaellino dal Colle) e delle Marche (ancora con l’attivissimo Raffaellino dal Colle). Inoltre, il fatto che il territorio della nuova diocesi comprenda anche la Val di Bagno, in Romagna, contribuisce a creare profodni rapporti sociali e culturali con questa zona. In questo periodo la città viene visitata da varie personalità: papa Clemente VII nel 1525 e nel 1532 e i granduchi di Toscana Ferdinando I e Cosimo II, rispettivamente nel 1593 e nel 1612.

I secoli della crisi (XVII-XVIII)

L’inserimento di Sansepolcro in uno Stato fortemente accentrato sulla capitale, come quello fiorentino, provoca ricadute negative sull’economia locale, anche a motivo delle difficoltà causate ai commerci dalle dogane nel frattempo erette con il vicino Stato della Chiesa. Sul piano economico, nei secoli XVII e XVIII la città affronta un lungo periodo di crisi, che segna anche un notevole decremente demografico, dal quale si risolleverà nel corso del XIX secolo. Tra 1630 e 1632 una grave epidemia di peste, diffusa in tutta Italia, coinvolge anche l’Alta Valle del Tevere, ma Sansepolcro ne rimane pressoché esente grazie ai provvedimenti adottati dal vescovo, Filippo Salviati (1619-1634). Nonostante la crisi economica, nel XVIII secolo sono promossi radicali lavori di ristrutturazione di quasi tutte le chiese cittadine, che contribuiscono a eliminare molte delle testimonianze architettoniche medievali. L’intervento qualitativamente migliore è quello realizzato all’interno della chiesa di Santa Maria dei Servi. Notevoli i danni causati alla città dai terremoti del 1781 e del 1789; dopo quest’ultimo sono abbassate tutte le numerose torri medievali, ad eccezione della Torre di Berta. In questo SS.jpgperiodo vi sono anche momenti di crescita. Sul piano culturale è da segnalare l’apertura di un collegio di Gesuiti nel 1638 e la fondazione dell’Accademia dei Risorti nel 1727 e di una scuola di Maestre Pie Venerini nel 1752.

Tra Risorgimento e fascismo

A partire dagli anni ’20 del XIX secolo Sansepolcro conosce una lenta fase di progresso sociale ed economico grazie all’incanalamento dei fiumi, alle miglierie apportate a colture e allevamenti e alla nascita del pastificio Buitoni (1828), della Società Filarmonica dei Perseveranti (1828), dell’Accademia della Valle Tiberina Toscana (1830) e della Scuola di Disegno (1837). Nel 1861 la città entra a far parte del Regno d’Italia. L’isolamento che da secoli caratterizzava la città continua a rallentarne lo sviluppo industruale, che procede più lentamente che altrove. Solamente nel 1886 la costruzione della ferrovia Arezzo-Sansepolcro-Città di Castello-Gubbio-Fossato di Vico segna il primo passo verso il superamento dello storico isolamento, che era cominciato nel XVI secolo con l’accentuazione delle dogane tra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa e l’accentramento del governo del granducato a Firenze. Nel 1927 un tentativo di riorganizzazione amministrativa dell’Alta Valle del Tevere andò fallito perché anziché unire il territorio in una sola provincia si tentò di trasferire tre comuni dalla Toscana alla Provincia di Perugia, facendo perdere a Sansepolcro il rango di capoluogo mandamentale e riducendo fortemente il peso politico ed economico della parte di territorio che rimaneva in Toscana. Per questi motivi, il comune di Sansepolcro rimase in Toscana e quello di Monterchi vi fu ricompreso nel 1938; solamente il comune di Monte Santa Maria Tiberina è rimasto in Provincia di Perugia. Durante la seconda guerra mondiale, nell’estate del 1944, il territorio comunale, attraversato dalla Linea Gotica, è coinvolto nel passaggio del fronte bellico. Nel corso degli eventi di guerra è distrutta la Torre di Berta, isolata al centro dell’omonima piazza, simbolo della città.

Nell’Italia repubblicana

Con le elezioni amministrative del 2 giugno 1946 l’alleanza tra Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano, allargata anche ad altri raggruppamenti minori, ottiene la maggioranza assoluta per il governo del comune. In questo modo si crea un quadro pressoché stabile, basato sulla convergenza tra PCI e PSI, che dura fino al 1975, salvo una parentesi di commissariamento tra 1961 e 1962. Alle elezioni amministrative di quell’anno il PCI ottenne la maggioranza assoluta, governando da solo fino al giugno 1990, quando l’alleaza quadripartitica di centro-sinistra tra Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano, Partito Repubblicano Italiano e Partito Socialista Democratico Italiano vinse le elezioni. L’anno seguente è stato approvato la statuto comunale. Alle amministrative del 1995, in un quadro politico nazionale e locale profondamente mutato, una coalizione di Centro-Sinistra ottenne la maggioranza assoluta, governando fino al 2004, ma aprendosi, nel corso delle due legislature, all’alleanza con altri soggetti di centro prima e anche di estrema sinistra poi. Nel 2004 la nuova alleanza di centro-sinistra vince le elezioni, ma viene sfiduciata all’inizio del 2006. Dopo un breve periodo di commissariamento, nel 2006 l’alleanza tra la lista civica locale, le forze di centro-destra e una lista ambientalista ottiene la maggioranza e, quindi, il governo della città. A livello ecclesiale un momento particolarmente significativo è stato quello del dopoguerra, quando il vescovo Domenico Bornigia (1954-1963) ha dato vita a una serie di iniziative e di opere capaci di rivitalizzare la vita della Chiesa dopo il periodo difficile della SSS.jpgseconda guerra mondiale. Tra le opere si ricordano il settimanale diocesano e il cinema cattolico (nel 1955) e la casa di esercizi spirituali di Montauto (1960), tuttora esistenti. Negli anni del Concilio Vaticano II la Diocesi di Sansepolcro, guidata dal vescovo Abele Conigli (1963-1967), è stata tra le prime in Italia a recepire le direttive conciliari, specialmente in ambito liturgico, missionario e di partecipazione dei laici.

Musei

  • Il Museo Civico di Sansepolcro possiede alcune straordinarie opere di Piero della Francesca: oltre alle opere giovanili (come il Polittico della Misericordia) è presente un capolavoro della maturità come La Resurrezione, che di per sé varrebbe la visita alla città. Nel suo saggio del 1925 Along the Road, Aldous Huxley definì La Resurrezione “il miglior dipinto del mondo”, durante la seconda guerra mondiale queste parole tornarono in mente ad Anthony Clarke, comandante alleato di una batteria di artiglieria, che fermò il bombardamento in corso su Sansepolcro proprio per salvare il capolavoro. Accanto alle opere di Piero della Francesca figurano quelle, tra gli altri, di Matteo di Giovanni, Sinibaldo Ibi, Gerino da Pistoia, Raffaellino dal Colle, Pontormo (San Quintino), Santi di Tito, Giovanni de Vecchi, Remigio Cantagallina, Andrea Pozzo e Agostino Ciampelli. Da segnalare, inoltre, due terracotte robbiane, l’esposizione del Tesoro della Cattedrale (oggetti e paramenti liturgici dei secoli XII-XVIII), la ricca raccolta di materiale scultorea, tra cui un notevole fregio del XIII secolo, e il gabinetto delle stampe, con rami e stampe di Cherubino Alberti, Raffello Schiaminossi e altri.
  • Il Museo della Resistenza di Sansepolcro è stato fondato nel 1975, come centro studi e documentazione sul movimento della Resistenza al nazi-fascismo. Attualmente è in fase di riorganizzazione. Possiede cimeli del periodo della Seconda guerra mondiale e una interessante raccolta di documentazione sui campi di concentramento in Italia.
  • Museo della Vetrata, con sede nell’ex chiesa di San Giovanni Battista.
  • Aboca Museum, con sede a Palazzo Bourbon del Monte.
SANSEPOLCROultima modifica: 2009-02-22T20:42:00+01:00da lucchese1905
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