CITTA’ – PONTEDERA

IL MUSEO DELLA PIAGGIO

 

200px-Pontedera_-_Ponte_napoleonico_visto_da_sud.jpgPontedera sorge nel Valdarno Inferiore alla confluenza del fiume Era, che divide il comune fra est e ovest, nell’Arno che fa da confine a nord.

È attraversata anche dal canale Scolmatore a ovest e dal Roglio, affluente dell’Era, che segna il confine a sud-est. Ha un piccolo lago nella frazione Pietroconti chiamato Lago Braccini. Pochi metri prima di entrare a Pontedera l’Arno riceve le acque del canale Usciana.

La città ha per confini la Piana di Pisa a ovest, la Piana di Lucca a nord-ovest, le Cerbaie a nord-est e la Valdera a sud. Seppure geograficamente non si trovi in Valdera, è tradizionalmente considerata il maggiore centro di essa.

Il territorio comunale, di 43 km quadrati, è completamente pianeggiante ad esclusione delle zona est, corrispondente alle frazioni di Montecastello (massimo 132 m. s.l.m.), Treggiaia (massimo 120 m. s.l.m.) e La Rotta (massimo 45 m. s.l.m.), che presentano qualche rilievo. Tali località fanno parte delle cosiddette Colline pisane. Questa zona collinare si estende per circa un migliaio di ettari e rappresenta la zona a minor densità abitativa del comune.

Il territorio del comune è compreso quindi tra i 10 e i 167 metri sul livello del mare, con un’escursione altimetrica complessiva pari a 157 metri.

L’area del comune di Pontedera risulta abitata fin dal Paleolitico, come conferma il recente ritrovamento di un insediamento in località “Cava Erta”. La posizione era strategica per la vicinanza alla foce dei fiumi Era e Cascina, che si immettevano nel vasto sinus lagunare che a quel tempo lambiva le colline pisane. È attestato un insediamento stabile nel Neolitico, mantenutosi per almeno tre secoli (tra 5.350 e 5.000 anni fa) in una zona asciutta in prossimità di una foresta planiziale e lungo un paleoalveo fluviale, forse l’antico corso dell’Era o del Rotina.

Sebbene la pianta del centro storico sia tipica degli insediamenti romani, non esistono tracce documentate di quel periodo storico nella zona, né sono stati rinvenuti segni di una precedente civiltà etrusca. Nella frazione di Gello sono peraltro documentati siti di età imperiale abbandonati nel III secolo d.C., verosimilmente a seguito della formazione del padule di Lavaiano.

IMMAGINI DAL PASSATO… DI PONTEDERA

 

Il nome della città deriva dal ponte che fu fatto costruire dagli Upezzinghi alla foce dell’Era, quando ancora il borgo di Pontedera non esisteva. Le prime tracce della presenza del ponte risalgono al 1099. Esisteva invece all’epoca un villaggio, ora scomparso, di nome Travalda, mentre le prime tracce di Pontedera si hanno nel 1163, quando venne inclusa nell’elenco dei castelli pisani. Si presuppone però che a quei tempi non fosse ancora dotata di fortificazioni, la cui presenza è attestata solamente nella prima metà del XIII secolo. Nello stesso anno 1183 si ha notizia della chiesa di San Martino, posta sotto la pieve di Calcinaia. Nel 1172 i Pisani respinsero la coalizione di Cristiano (Lucca, Siena, Pistoia e i Guidi): fu il primo scontro avvenuto a Pontedera.

Nei secoli si succedettero molte altre battaglie tra Pisa e Firenze con esito alterno, portando Pontedera sotto il controllo ora dell’una ora dell’altra. Il castello fu più volte distrutto: la prima nel 1256 per volere di Firenze e Lucca, vincitrice contro Pisa; l’ultima nel 1554. La battaglia più importante si tenne nel 1369: fu combattuta tra l’esercito fiorentino e quello mercenario di Bernabò Visconti signore di Milano, comandato dal celebre condottiero Giovanni Hawkwood, già al servizio della Repubblica Fiorentina, la quale fu sconfitta in questa occasione.

Cessato il periodo di ostilità, a partire dal Rinascimento Pontedera assunse sempre di più le caratteristiche di un comune a forte vocazione commerciale, ottenendo l’autorizzazione ad una fiera annuale prima e ad un mercato settimanale poi. Con il 1565 il borgo, dopo esser stato per lungo tempo sotto la giurisdizione di Cascina, acquistò una sua propria competenza giurisdizionale estesa al territorio di Ponsacco e Camugliano, Calcinaia, Gello, Montecastello, Pozzale. Nel 1637 Ferdinando II dei Medici, istituendo il marchesato di Ponsacco e Camugliano con sede di residenza del Commissario feudale, eliminò la podesteria di Pontedera su questo comune.

Nel 1924 l’ingegner Rinaldo Piaggio rilevò le Costruzione Meccaniche Nazionali di Pontedera trasferendovi parte dell’industria genovese Piaggio di costruzioni aeronautiche. Riconvertita a produzione civile nel primo dopoguerra, la Piaggio ingrandì gli stabilimenti cittadini, divenendo sempre più parte integrante della città e costruendo addirittura un intero quartiere per i propri dipendenti.

Il 30 maggio 1930, per regio decreto, Pontedera fu proclamata “città“. Durante la Seconda Guerra Mondiale Pontedera fu duramente bombardata a causa della presenza degli stabilimenti aeronautici della Piaggio. Con la fine della guerra e la conversione in fabbrica di motocicli, la Piaggio, e con essa Pontedera, parteciparono attivamente al boom economico degli anni Sessanta. Il 4 novembre 1966 il fiume Era ruppe gli argini e inondò la città.

Installazioni artistiche

Installazione dell’Officina Canuti in Piazza Martiri della Libertà

Da alcuni anni l’amministrazione comunale colloca monumenti di importanti artisti contemporanei in varie zone cittadine:

  • Oleandra” di Arturo Carmassi, nella rotonda tra viale Europa e Via De Gasperi;
  • Ragazza in piedi” di Giuliano Vangi, in piazza Cavour;
  • Collezione sedili di autore” di Joe Tilson, Cordelia Von Den Steinen, Girolamo Ciulla, Pietro Cascella, Nado Canuti, Giò Pomodoro, Jean Paul Philippe, Rinaldo Bigi, Marcello Aitiani, Mirella Forlivesi, Yasuda Kan, Viliano Tarabella, Daniel Couvreur, Venturino Venturi, Mauro Berrettini, Daniel Milhaud e Manuele Giannetti, in piazza Garibaldi;
  • Colomba per la pace” di Nado Canuti, in piazza Garibaldi;
  • Toro” di Pietro Cascella, in piazza Curtatone. Si tratta di una statua in marmo bianco con basamento in cotto e travertino. Ai lati del basamento si trovano due panchine in stile sempre dello stesso autore. L’opera si presenta appena abbozzata quasi a dare l’idea del “non finito” e rappresenta un toro con sul dorso un enorme macigno a parallelepipedo, simbolo del lavoro, anche se visto solo nel suo aspetto di faticoso giogo.

Cartolina raffigurante l’inaugurazione del monumento ad Andrea da Pontedera nel 1908

  • Origine Vespa” di Mino Trafeli, in piazza Unità d’Italia;
  • EcoPiramidi” di Ugo Nespolo, al centro della rotonda tra viale Europa e viale Asia;
  • Muro di Pontedera” di Enrico Baj, lungo il viale Risorgimento. Si tratta di uno tra i più grandi mosaici d’Italia con i suoi 100 metri di lunghezza per 3 d’altezza. Progettato nel 2003, è stato realizzato postumo nel 2006;
  • Porta del sole” di Yasuda Kan, al centro della rotonda tra la Tosco Romagnola, via della Costituzione e via Pacinotti;
  • Murales di Nado Canuti, in allestimento.

Questi si vanno ad aggiungere ad opere già esistenti:

  • Andrea da Pontedera” di Emilio Mancini, nella piazza omonima;
  • Pietà” di Loris Lanini, in piazza Garibaldi;
  • Monumento alle vittime della Prima Guerra Mondiale” di Pietro Küfferle (andato perso nel 1945).

Il castello

Il castello di Pontedera era considerato il più grande e più fortificato della zona, se non addirittura il migliore posto in pianura, secondo lo storico del XVI secolo Scipione Ammirato. Fu teatro di molte guerre e venne più volte distrutto e ricostruito.

Il castello aveva quattro porte: “Porta pisana” (a ovest), “Porta vecchia” (a nord), “Porta fiorentina” (a est) e un’altra porta di cui non si conosce il nome. Fino al 1945 esisteva una “via circondaria”, che disegnava un rettangolo esterno al perimetro murario. Fino al 1850 questo sistema di vie conservava ancora tracce dell’antico fossato sotto forma di piccoli canali.

L’ultima porzione di mura medievali e la rocca del XI secolo esistenti vicino all’attuale piazza Cavour venne ritenuta un ostacolo allo sviluppo delle attività commerciali e quindi distrutta nel 1846 dal Granduca Leopoldo su richiesta dei commercianti locali.

Oggi non è rimasta alcuna traccia dell’antico castello di Pontedera. Gli unici segni ancora visibili sono dei cubetti di marmo bianco sulla pavimentazione stradale in piazza Cavour, dove nel 1992 vennero ritrovate tracce dell’antica Porta pisana. Segni delle antiche mura castellane sono riscontrabili nel “Vicolo del Moro”, il sottopasso che collega via Palestro a Via Roma.

Il ponte “napoleonico”

Il ponte napoleonico

Costruito interamente in marmo bianco del Monte Pisano, su progetto dell’architetto Garella, fu eretto sotto la dominazione francese e per questo motivo venne chiamato “napoleonico“. La costruzione era molto diversa rispetto alla precedente. L’asse viario era in origine leggermente spostato verso sud e partiva dall’attuale Piazza del Ponte. Dalla nuova collocazione era possibile invece avere una visuale di tutto il Corso Matteotti. Per la sua costruzione fu necessario abbattere alcuni edifici e rialzare la strada contigua per rendere il ponte più pianeggiante.

Fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito fedelmente subito dopo.

Palazzo Stefanelli

Costruito nel primo Ottocento, l’edificio si eleva su quattro piani, con finto bugnato a terreno e grandi finestre con timpano triangolare e triglifi a gocce al 1° piano. All’interno, ristrutturato negli anni Trenta, troviamo un ampio scalone in marmo a tre rampe che dà accesso alla sala consiliare. Sulla facciata, restaurata nel 2001, oltre all’omaggio a Vittorio Emanuele II, una lapide del 1860 ricorda il plebiscito con cui la Toscana votò l’autoannessione alla “monarchia costituzionale” del Regno di Sardegna, in vista dell’Unità d’Italia; un’altra lapide del 1885 ricorda che Pontedera è città natale dello scultore Andrea Pisano; un’altra ancora, apposta nel 1954, ricorda i bombardamenti del gennaio 1944.
Il palazzo è sede del Comune dalla metà del
XIX secolo. Fino agli anni Venti ospitava l’ufficio delle poste, nel luogo dove invece ora sorge un bar. All’interno troviamo alcuni dipinti del secondo Novecento. Nella saletta d’accesso alla sala della Giunta tre grandi olii di Otello Cirri (“Paesaggio“, “Natura morta“, “Uomo seduto“) e, nell’atrio antistante la sala consiliare, la recente opera di R. Masoni “Cadute” (2002), in piombo e foglia d’oro, a ricordo delle vittime dell’11 settembre 2001 negli attentati alle Twin Towers di New York).

Postato da Il Re

CITTA’ – PONTEDERAultima modifica: 2009-02-07T07:10:00+01:00da lucchese1905
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