CITTA’ ANDRIA

Le origini del nome e della città

Esistono diverse versioni delle origini della città e del suo nome:

  • fondazione del mitico Diomede, che le avrebbe dato il nome di Andros;
  • sorta in seguito all’evangelizzazione della zona ad opera degli apostoli san Pietro e sant’Andrea, prendendo il nome da quest’ultimo costretto a rimanervi a lungo per una malattia;
  • insediamento in epoca alto-medioevale di nuovi abitanti negli “antri”, che diedero il nome al nuovo centro. Questi sarebbero stati costituiti dalle rovine dell’abitato romano di Netium (dove si erano rifugiati gli abitanti della città di Canne, distrutta nel corso della seconda guerra punica), che avrebbe cambiato nome in “Andri“, in “Andra” e infine in “Andria“;
  • insediamento di monaci basiliani, fuggiti dall’impero bizantino tra il VII e il IX secolo: anche in questo caso il nome deriverebbe dal vocabolo latino antrum, o “grotta”, in riferimento ai ripari (le “Laure”) che i religiosi avevano scavato nella roccia tufacea.

La città comprendeva 12 casali, forse in origine ville rustiche, e ancora abitati in epoca alto-medioevale, quando ebbero in gran parte nomi di santi (Sant’Andrea, San Martino, Santa Caterina, Casalino e San Ciriaco, che si trovavano all’interno delle successive mura cittadine, e San Candido, San Vittore, San Pietro, San Valentino, San Lizio, San Lorenzo, Borghello, Trimoggia e Cicaglia, che restarono all’esterno di esse).

In un documento del 915 viene ancora citato come villaggio (locus) e risulta dipendente da Trani.

Il dominio normanno (XI e XII secolo) e svevo (XIII secolo) Nel 1046 fu sottratta al dominio bizantino da Pietro il Normanno, insieme a Trani e al resto del suo territorio e come altri centri (Barletta, Bisceglie e Corato) divenne una città fortificata, con dodici torri, tre porte e una rocca nel punto più alto. Al figlio Pietro II venne riconosciuto il titolo di conte nel 1073. Ancora nell’XI secolo fu fondata sulle vicine alture delle Murge l’abbazia benedettina di Santa Maria del Monte.

Sotto papa Adriano IV (11541159) Andria divenne sede vescovile e venne edificata la cattedrale, al di sopra di una più antica chiesa del Santissimo Salvatore o di San Pietro, che ne divenne la cripta. L’ultimo dei conti normanni discendenti di Pietro fu il conte Ruggero, che combatté nel 1176 a Legnano con Federico Barbarossa.

Nel XIII secolo fu fedele al dominio svevo e fu residenza del re Federico II, che nei pressi fece costruire il celebre Castel del Monte, sul sito della precedente abbazia benedettina normanna.

La famiglia Del Balzo sotto il dominio angioino e aragonese (XIV secolo-XV secolo) Sotto il dominio angioino fu data in dote a Beatrice, figlia di Carlo II d’Angiò e sposa di Betrando del Balzo, che risiedette nella città dal 1308 alla sua morte nel 1330. La città passò in eredità alla figlia Maria, che nel 1345 la vendette al padre. Questi a sua volta la cedette al figlio, Francesco I del Balzo, che ottenne il titolo ducale, mentre la moglie Sveva Orsini fondò il convento di San Domenico. Nel 1350 la città fu assediata e saccheggiata dalle forze di Luigi I d’Ungheria, in lotta con la regina Giovanna I.

Nel 1431 il ducato passò al nipote di Francesco I, Francesco II. Nel 1438 venne rinvenuto il corpo del santo protettore della città, San Riccardo d’Inghilterra, che era andato disperso durante il precedente assedio: in memoria dell’episodio fu istituita una festa (“Fiera d’Aprile”) che si teneva dal 23 al 30 di aprile. Francesco II, cognato del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, ottenne il titolo di Gran Connestabile del Regno. Alla morte di Francesco II nel 1482 divenne duca il figlio Pirro, che partecipò nel 1485 alla congiura dei baroni e venne messo a morte. La figlia Isabella, moglie di Federico d’Aragona portò il ducato alla casa reale e il marito lo governò fino al 1496, quando divenne re di Napoli.

La famiglia Carafa sotto il dominio spagnolo (XVI-XVII secolo) e quello dei Borbone (XVIII-XIX secolo)

Vicolo del centro storico

Dopo la conquista del regno di Napoli da parte del re di Spagna Ferdinando il Cattolico nel 1504, Andria venne assegnata al “Gran Capitano” Consalvo di Cordova e poi al nipote di questi Fernando Consalvo II, Questi vendette la città nel 1552 a Fabrizio Carafa, conte di Ruvo e parente del papa Paolo IV, che sistemò splendidamente il Palazzo ducale. A questi succedette nel 1554 il figlio Antonio Carafa; la madre e il fratello, Vincenzo Carafa, che nel 1571 aveva partecipato alla battaglia di Lepanto fecero edificare nel 1577 il convento dei Cappuccini. Al successore, Fabrizio II Carafa si deve la costruzione del convento dei Benedettini e della basilica di Santa Maria dei Miracoli, in seguito alla scoperta nel 1576 di una icona miracolosa.

Nel XVII secolo la città fu sempre sotto il dominio dei Carafa, in continuo conflitto con il vescovo e il capitolo della Cattedrale, con il quale la famiglia divideva il possesso della maggior parte delle terre. Nel 1656 un’epidemia di peste ne decimò la popolazione e nel 1741 un’invasione di cavallette. Nel 1797 la città ottenne di poter eleggere il proprio sindaco e nel 1799, al momento della Repubblica partenopea, fu assediata dall’esercito francese, appoggiato dallo stesso conte Ettore Carafa, che trovò la morte nei combattimenti. Nel 1806 gli eredi dei Carafa vendettero il Palazzo ducale alla famiglia Spagnoletti Zeuli.

Per la sua fedeltà a Ferdinando IV ottenne il titolo di città regia. Sotto il governo napoleonico e i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat fu abolito il sistema feudale e soppressi molti conventi, mentre vennero allargati i diritti elettorali.

Nel 1818 la diocesi si allargava alle città di Canosa, Minervino Murge e Montemilone, mentre la città viveva un periodo di sviluppo demografico e si espandeva al di fuori della cinta muraria.

Risorgimento e XX secolo

Foto panoramica della città

Durante il Risorgimento vi ebbe sede la carbonara “Società degli Spettri” e una sezione della Giovine Italia. Circa 100 uomini di Andria, guidati da Federico Priorelli e da Niccolò Montenegro, parteciparono spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi,. Dopo l’annessione al Regno di Italia il territorio fu teatro di azioni di brigantaggio: nel 1865 vi fu fucilato il capo-brigante Riccardo Colasuonno (“il Ciucciariello”).

L’abolizione del latifondo e la confisca dei beni ecclesiastici diede impulso alla formazione di una borghesia terriera, sviluppando le produzioni agricole specializzate e un fiorente artigianato. Anche la città si accrebbe, vi furono edificate dimore signorili per i ceti emergenti e vi sorsero due piccole banche locali e le sedi di diversi partiti politici. Grazie allo sviluppo economico, Andria non fu particolarmente toccata dal fenomeno dell’emigrazione.

Durante il regime fascista alcuni terreni (Montegrosso, Trojanelli) vennero suddivisi tra i reduci della prima guerra mondiale. Dopo l’armistizio del 1943 la città subì devastazioni da parte dei tedeschi, fino all’arrivo degli Alleati.

Dopo la seconda guerra mondiale , nel marzo del 1946, il rifiuto di una ditta locale di assumere quattro reduci, scoppiò una rivolta contadina, che vide il sequestro di alcuni proprietari terrieri e l’erezione di barricate. Ci furono scontri cruenti con le forze dell’ordine e sembrò che fosse stato trovato un accordo: ma al momento del discorso che doveva tenere il celebre sindacalista Di Vittorio fu sparato un colpo d’arma da fuoco, facendo rinascere i disordini: fu assaltato il palazzo di una famiglia di proprietari terrieri (i Porro) e vennero linciate due anziane sorelle (Carolina e Luisa Porro). In seguito a tali fatti fu inviato l’esercito che riuscì a sedare la rivolta con una dura repressione.

Si manifestò in quel periodo una crisi economica in seguito alla quale diversi abitanti furono costretti ad emigrare. A partire dagli anni Cinquanta si ebbe una progressiva ripresa economica, favorita dall’inaugurazione nel 1965 della linea ferroviaria che metteva in comunicazione Bari con i comuni del nord della provincia.

CITTA’ ANDRIAultima modifica: 2009-01-23T14:52:36+01:00da lucchese1905
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