CITTA’ ALGHERO

Storia

Vista dei bastioni e del molo sopraflutto del porto

Il territorio di Alghero inizia la sua storia circa 6000 anni fa durante il Neolitico e prosegue lungo le fasi della storia che ha interessato tutta la Sardegna (per approndire vedi la voce La Sardegna nella preistoria); la civiltà nuragica ha eretto qui numerosi monumenti, quali le necropoli ipogeiche di Santu Pedru e di Anghelu Ruju, e i villaggi nuragici di Palmavera e di Sant’Imbenia. I Fenici, durante il IX secolo a.C., avevano instaurato proprio qui uno dei più proficui porti commerciali, favoriti dalla conformazione della costa e dalla presenza di risorse, soprattutto acqua dolce. Del periodo romano Alghero conserva poche testimonianze, come la villa romana di Santa Imbenia, il santuario lustrale della Purissima e il ponte romano sullo stagno del Calich. Nel 2007, alle pendici di “Monte Carru”, collina adiacente la località “La Purissima”, è venuta alla luce una necropoli con oltre 400 tombe databili tra il periodo repubblicano ed imperiale.

In passato Alghero ha subìto diverse dominazioni che hanno influito profondamente sugli usi e costumi dei suoi abitanti, soprattutto per quanto riguarda la lingua, che mantiene la versione antica del catalano. Le origini della città vengono fatte risalire alla prima metà dell’XI secolo, anche se non ancora del tutto certe, con la fondazione del borgo vecchio da parte dei Doria, nobile famiglia genovese. In seguito, per la posizione strategica del borgo e per la presenza di una ricca falda acquifera sotterranea (di cui abbiamo ancora una testimonianza nei pozzi a cui si accede da alcune vecchie case del centro) furono numerosi i tentativi di impadronirsi della città: nel 1283 ci provarono i Pisani senza però riuscirvici, mentre nel 1353 venne conquistata dai catalani, guidati dal sovrano di Aragona Pietro IV il Cerimonioso, che popolò la città di catalani (alcuni sostengono fossero per la maggior parte graziati delle carceri spagnole e prostitute, ma questa tesi non ha per ora credito se non dalla stessa popolazione algherese); in quel periodo Alghero fu colpita da peste e carestia, e questo li costrinse alla resa. Nella seconda metà del XIV secolo, durante la crisi del Regno d’Aragona, Alghero rimase senza protezione , e questo diede modo alla Giudicessa Eleonora d’Arborea e a suo marito Brancaleone Doria di conquistare finalmente la città dopo anni di inutili tentativi. Nel 1492, a seguito dell’espulsione da Alghero della numerosa e ricchissima comunità ebraica, l’economia ricevette un duro colpo, a cui nel 1503 pose fine la bolla pontificia di Papa Giulio II. Nel 1541, l’imperatore Carlo V venne in visita accompagnato dall’ammiraglio Andrea Doria, constatando le qualità che la resero così appetibile nel passato, e coniando la famosa espressione “Estad todos caballeros“. Nel 1652 fu colpita nuovamente dalla peste, portata nella città da una nave catalana, a cui alcuni algheresi speravano di salvarsi emigrando verso altre zone della regione, dando il via invece alla diffusione della pestilenza in tutto il territorio, peste che colpì duramente la regione per ben quattro anni. Nel 1720 si instaurò infine il dominio di Casa Savoia, ma Alghero, oramai di cultura catalana, rimase restìa ai cambiamenti per renderla più consona al lignaggio della casa sabauda.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Alghero e il territorio vennero bombardati, e il territorio fu occupato dalle truppe tedesche; la città riuscì comunque a risollevarsi, anche perché i danni, soprattutto per quanto riguarda la città vecchia, non furono fortunamente ingenti. Una piccola nota riguarda il complesso di San Michele: poiché molti algheresi persero durante i bombardamenti la propria abitazione, vennero alloggiati nel collegio dei Gesuiti allora abbandonato e retrostante la chiesa: solo adesso, dopo anni di resistenza, il borgo sta per essere recuperato per essere trasformato in una corte artistica, ma le ingenti opere di conversione del collegio in abitazioni hanno per sempre deturpato l’aspetto originale del palazzo, che ad un attento esame rivela ancora comunque tracce del suo aspetto passato.

Negli anni ’60 la città visse, come del resto tutta Italia, un momento di forte ripresa, accompagnato però da una forte speculazione edilizia che ha sui bastioni nei pressi di Porta a mare uno degli esempi più eclatanti, insieme ad alcuni Hotel posti sul litorale algherese.

Numerosi i siti archeologici extra urbani: la Necropoli di Anghelu Ruju (dove è possibile visitare le Domus de Janas) e Santu Pedru, la villa di epoca romana (Santa Imbenia), il sito della Purissima (dove si crede sorgesse la città scomparsa di Carbia) e i complessi nuragici del Nuraghe Palmavera e di Santa Imbenia, oltre a vari nuraghi più o meno conservati sparsi su tutto il territorio, più una tomba nobile, la Tomba Aragonese.

Fortificazioni

Piazza Sulis e l’omonima torre.

« Una fortezza in forma di città »
(Ilario Principe, su Alghero)

Il primo sistema di fortificazioni della città risale al XIII secolo ed è quello dell’impianto urbano genovese. Dal 1354 la città viene occupata dai catalani, i quali restaurarono e ampliarono il sistema difensivo, trovato, sempre nel 1354 in pessime condizioni. Della cortina muraria genovese-catalana, rimane solo qualche tratto: la maggior parte delle fortificazioni oggi visibili, infatti, risalgono al XVI secolo e furono realizzate per espressa volontà di Ferdinando il Cattolico il quale, reputando le strutture difensive in condizioni di degrado tali da non garantire più la protezione della città, ne ordinò la ricostruzione.
Lungo le mura si contano 7 torri e 3 forti.

Palazzi

Numerosi i palazzi storici:

  • di epoca gotica:
    • Palazzo de Ferrera
    • Palazzo del Pou Salit (del pozzo salato)
    • Palazzo Peretti
    • Palazzo Guillot
    • Palazzo Carcassona
    • Palazzo Arborisich
    • Palazzo Machin
  • di gusto barocco sabaudo
    • Palazzo Serra
  • del periodo neoclassico
    • Palazzo Lavagna
    • Palazzo Civico
    • Palazzo Balata
    • Palazzo Simon
    • Teatro Civico

Si segnalano anche Palazzo Bolasco, Palazzo Serra, Palazzo del Duca d’Albis, l’ex seminario, la Scuola Elementare del Sacro Cuore, il Palazzo Chiappe, il Mercato Civico, le ville in Stile Liberty che sorgono sul lungomare Dante e Villa Las Tronas, ora Hotel, che sorge su un piccolo istmo davanti al lungomare. Le rovine dell’abitazione di Giuseppe Manno (nome del primo storico algherese) sono state invece da pochi anni demolite. Un cenno va fatto all’Ospedale vecchio, sito nel centro storico cittadino, area per anni tenuta in stato di abbandono e rovina che ospiterà, dopo un restauro iniziato nella seconda metà del 2006, la sede della Facoltà di Architettura di Alghero dell’Università degli studi di Sassari.

Chiese

La cupola della chiesa di San Michele, uno dei simboli della città.

Nel centro storico trovano inoltre collocazione importanti chiese dal punto di vista architettonico:

  • Cattedrale di Santa Maria, XVI secolo;
  • Chiesa di Nostra Signora del Carmelo, XVII secolo;
  • Chiesa di Santa Barbara, XVI secolo (più vecchia chiesa della città, oggi parrocchia ortodossa);
  • Chiesa di San Francesco con il suo chiostro, XIV secolo;
  • Chiesa di San Michele e cupola policroma in maiolica, XVI secolo;
  • Ex-Chiesa di Nostra Signora del Rosario (oggi sede di un museo);
  • Chiesa di Nostra Signora della Misericordia;
  • Ex-Chiesa di Sant’Antonio Abate (oggi abitazione privata);
  • Chiesa di Sant’Anna intra mœnia (non visitabile);

Nella campagna circostante esistono altri luoghi di culto, come il famoso Santuario di Nostra Signora di Valverde (XVII secolo), a circa 7 km dal centro e meta di pellegrinaggi, la chiesa di Sant’Agostino vecchia (XIV secolo), Sant’Anna (XV secolo) e Sant’Agostino nuova (XVI secolo). Una curiosa leggenda avvolge la madonna di Valverde: pare che fosse stata ritrovata una madonna da alcuni pescatori, che la portarono nel Duomo, ma che il giorno dopo scomparve; ritrovata nello stesso posto si decise di costruire un santuario dedicato a lei, e da allora la Madonna di Valverde rimane nel santuario, dove ancora oggi vengono deposti numerosi ex-voto.

« Tutela della lingua e della cultura di Alghero
  1. In conformità ai principi accolti dalla Comunità nazionale ed internazionale (UNESCO e Comunità Europea) e in base allo spirito e alla lettera della Costituzione della Repubblica Italiana, il Comune si propone di tutelare, promuovere e diffondere la conoscenza della storia, della lingua catalana nella variante algherese e della cultura e delle tradizioni locali, attivando contemporaneamente il confronto con le altre realtà presenti in città, al fine di garantire spirito di collaborazione e tolleranza.
  2. In particolare si propone di dare supporto a tutte le iniziative dirette alla conoscenza e l’uso della lingua catalana, nella sua variante algherese.
  3. Nel territorio del Comune la toponomastica in algherese è equiparata alla toponomastica in lingua italiana e il Comune ne garantisce l’uso contestuale.
  4. Il Comune è l’organismo istituzionale referente per la politica linguistica e sostiene, nei limiti delle possibilità di bilancio, con contributi finanziari le Associazioni che operano a favore dell’algherese e di altre espressioni linguistiche e culturali secondo apposito regolamento. »
(Statuto comunale di Alghero, articolo 9, comma 1, 2, 3 e 4[9])

Monumento alla Unitat de la llengua in via Vittorio Emanuele.

In accordo con le politiche dell’Unione Europea e della Repubblica Italiana, nonché della Regione Autonoma della Sardegna in fatto di salvaguardia e valorizzazione delle realtà linguistiche locali, il Comune di Alghero ha deciso di adottare quale lingua ufficiale, insieme all’italiano, la variante algherese del catalano. Tutti gli atti pubblici sono pertanto redatti in italiano e catalano. Anche il sito istituzionale del comune è consultabile in versione bilingue (italiano-catalano).

« Non sono più in Sardegna, ho l’impressione di essere in Catalogna: tutto concorre a rendere più completa questa sensazione, i volti, le case, il suono delle voci, la lingua stessa. Vedo alcune “manolas” con il provocante tirabaci, dai capelli corvini con i riflessi turchini, l’occhio scintillante e con un garofano appuntato sul corpetto, vedo donne vecchie sdentate, tipici “chaperons”. Alcuni uomini passano, con aria un po’ altezzosa, una mano sul fianco come se stessero tenendo il pomo di una spada. Mi rivolgo a queste persone nella loro lingua, il catalano; sono contenti di conversare con uno straniero che suppongono appartenere alla loro razza… »
(Gaston Charles Vuillier, “Les îles oubliées. Les Baléares, la Corse, la Sardaigne. Impressions de voyage”, Paris, 1891)

L’importanza del catalano è tale che nel 2004 e nel 2008 sono nate rispettivamente Catalan TV e La Televisió de L’Alguer, che trasmettono contenuti nelle 2 lingue.

Non va però dimenticato che oltre all’italiano e al catalano, in città, dopo il continuo e progressivo spostamento di molti abitanti dell’internodell’isola e soprattutto dei paesi circostanti, buona parte della popolazione parla la lingua Sarda nelle sue diverse varianti.

Di contro nella realtà l’uso comune della lingua algherese viene mantenuta ancora in vita dalle persone che realmente hanno vissuto nel contesto sociale tipico della città fino agli anni 60/70, quindi generalmente gli anziani e le generazione cresciute in quegli anni. Per tentare di tener vivo l’uso di questo dialetto, vi sono alcune azioni attuate a livello cittadino sia dalla Pubblica Amministrazione, sia dalle attive associazioni culturali che si adoperano in questo senso: si segnala l’insegnamento dell’algherese nelle scuole primarie, nonché l’insegnamento gratuito dello stesso per i privati cittadini. Inoltre esistono alcune iniziative editoriali quali periodici (primo fra tutti il periodico L’Alguer) e quotidiani on-line (Alguer.cat), redatti e scritti in algherese.

Purtroppo però a tutti gli effetti al giorno d’oggi non sussistono più le condizioni di vita simili a quelle che hanno mantenuto viva la lingua in epoca recente, dove praticamente chiunque era costretto a parlare l’algherese se voleva adeguarsi alla vita della città. Tutti parlavano l’algherese, dai bambini nei giochi di strada, ai politici nelle riunioni consiliari, a tutte le istituzioni fino a tutte le categorie produttive ed artigiane e con tutte le tradizioni e culture che si tramandavano da secoli. L’italiano veniva usato solo per rivolgersi ai turisti o ai forestieri che ancora non si erano adeguati ed ovviamente a scuola, dove la lingua ufficiale era quella italiana. Una altro aspetto, in certi casi determinante, per l’accelerazione del processo di perdita dell’uso della lingua algherese e stato la ricerca di stili di vita ed un benessere maggiore poichè l’uso ella lingua richiamava nel popolino una vita piena di stenti e ricordava le terribili condizioni di miseria vissute soprattutto nel dopoguerra. “No vulgarà chi mun fil parlaria la llengua de lus probas” erano solito dire le molte mamme algheresi che definivano l’algherese la lingua dei poveri, e quindi imponendo ai figli solo l’uso dell’italiano.

Manifestazioni

Il centro storico, il porto, e villa Las Tronas visti dall’immediata periferia sud della città.

La Setmana Santa è la più importante manifestazione religiosa di Alghero: è la celebrazione della Pasqua di origini spagnole, e vede la partecipazione della quasi totalità della popolazione. Si porta in processione una statua del Cristo e si segue un calendario preciso per tutti i giorni: il martedì c’è la processione dei misteri dolorosi, il giovedì la celebrazione della Via Crucis, il venerdì il rito del discendimento del Cristo dalla croce e la sua deposizione nella culla, il sabato giorno di veglia e la domenica di Pasqua la resurrezione; la processione è molto suggestiva, in quanto si sfila tenendo in mano candele con la tipica lanterna di carta intorno. Altre manifestazioni importanti sono la Processione della Nostra Signora di Valverde, la messa a mare per il Santo Cristo della Costiera del Corallo, e le commemorazioni legate ai Santi Francesco, Anna, Cecilia e Barbara.

La prima settimana di agosto si svolgono poi i festeggiamenti in onore di Nostra Signora della Mercede (titolare dell’omonima chiesa), con una suggestiva processione a mare alla quale partecipano migliaia di fedeli.

La fiera di S.Giovanni, con i suoi stand gastronomici e commerciali, oltre che segnalare il solstizio d’estate, segna l’inizio di un evento artistico denominato Los Pintores de La Muralla. Sui Bastioni Magellano, angolo suggestivo della città sarda, i numerosi pittori dell’Associazione Culturale No Profit AlguerArte, armati di pennelli e colori, realizzano le loro opere davanti agli occhi ammirati e curiosi di numerosi turisti e cittadini locali, fino ad Ottobre.

A luglio si svolge il Gran gala dello sport e della televisione, serata spettacolo con la premiazione di sportivi, giornalisti, fiction con tema sportivo e film, organizzata in collaborazione con Rai e Sky.

Ogni anno si svolge inoltre il Premio Nazionale La degustatrice di olio di oliva nell’ambito della manifestazione L’Oro di Alghero, concorso al quale possono partecipare non solo degustatrici professioniste ma anche semplici estimatrici. Il comprensorio di Alghero è infatti rinomato per la coltivazione della qualità Bosana e la produzione di un eccellente olio extravergine di oliva.

Vi sono numerose manifestazioni sportive, come la gara automobilistica Alghero-Scala Piccada, le regate veliche, le maratone di nuoto e il Free Climbing sul promontorio di Capo Caccia; la sagra più nota è quella del riccio di mare o meglio, detto in catalano, (de lo Bogamarì), che si tiene tra gennaio e febbraio, il periodo in cui il riccio di mare è più saporito e carnoso.

Le prelibate uova del “riccio di mare” di Alghero

Altri importanti avvenimenti sono il Carnevale, in cui sfilano anche carri in cartapesta provenienti da Barcellona, e gli spettacoli pirotecnici in occasione del Capodanno (Cap d’Any) e del Ferragosto, in occasione del quale sul lido algherese si accendono fuochi per ammirare i fuochi d’artificio.

Alghero è sede della Diocesi di Alghero-Bosa. Nel territorio del comune sono presenti 16 parrocchie e 14 chiese non parrocchiali, distribuite tra il centro cittadino e l’hinterland. Gli edifici di culto nel centro storico sono il segno inequivocabile della storia della città, con la loro architettura in stile gotico-catalano. Nella parte nuova, invece, le chiese sono simbolo della continua evoluzione della città, visibile nei diversi stili e nelle nuove avanguardie architettoniche.

Chiesa cristiana ortodossa

  • Chiesa di Santa Barbara Megalomartire, facente parte della Chiesa Ortodossa Autocefala di Polonia.

Chiesa cristiana evangelica

Sono presenti due Chiese Evangeliche, una appartenente alle Chiese Cristiane Pentecostali A.D.I., Assemblee di Dio in Italia, e l’altra delle chiese dei Fratelli.

Artigianato

L’artigianato algherese è legato soprattutto alla creazione di gioielli in corallo rosso, per cui la riviera è famosa, ma anche per la cesteria (la tradizione è legata soprattutto alla pesca e alle nasse) e alla tipica produzione di artigianato sardo.

« …Vedo nel porto schierate con ordine militare molte barche peschereccie e dinanzi ad esse quei trabocchetti di rete che chiaman nasse. Nel lontano orizzonte vedo una vela: è una barca corallina che coi suoi uomini di ferro fra stenti inauditi, strappa ai profondi scogli del mare, quel polipo porporino che andrà poi a posarsi invidiato sul collo delle belle signore d’Italia e sulle spalle delle odalische d’Oriente […]
La pesca del corallo risale ad Alghero a prima del 1372, anno in cui re Don Pietro d’Aragona esentò tutti gli abitanti dal pagamento dell’imposta alla quale erano invece assoggettati i provenzali, i catalani e gli altri stranieri che pescavano il corallo nei mari di Alghero… »
(Paolo Mantegazza, Profili e paesaggi della Sardegna, Milano, 1869.)

Eno-gastronomia

La cucina algherese si basa soprattutto sul pesce e i crostacei, in particolare sulla famosa aragosta algherese conosciuta e apprezzata in tutto il mondo; alcuni piatti tipici sono l’aragosta all’algherese, la coppazza e gli spaghetti ai ricci di mare e gli spaghetti alla Bottarga, le monzette sotto sale cotte al forno e la paella algherese, che si accompagnano poi ai piatti e ai prodotti tipici della cucina sarda del nord; tra i dolci uno dei più tipici è la crema bruciata. Tra le verdure ricordiamo il pomodoro corallino, il pomodoro camona e i cardi.

Il vino di questa zona, l’Alghero DOC, viene per la maggior parte prodotto dalla tenuta Sella&Mosca, di cui è possibile visitare le cantine e che ha un ecomuseo del vino al suo interno; un pregiato vino sardo prodotto esclusivamente in questa zona è l’Anghelu Ruju, in quanto le vigne sono attorno al sito archeologico.

Importante anche la produzione di olio d’oliva, che proviene dagli oliveti del territorio algherese.

CITTA’ ALGHEROultima modifica: 2009-01-23T14:42:35+01:00da lucchese1905
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