LAZIO CALCIO

STORIA 

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 in Piazza della Libertà, tra il rione Prati e l’odierno quartiere della Vittoria. A fondarla sono nove giovani romani ispirati dall’ideale sportivo e dall’entusiasmo della I Olimpiade svoltasi ad Atene nel 1896. I colori sociali scelti sono infatti quelli della bandiera greca, mentre il simbolo è l’aquila dell’antica Roma

La targa affissa a Piazza della Libertà (Roma, Prati)

Fondatori della società sono stati: Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Giacomo Bigiarelli, Luigi Bigiarelli (sottoufficiale dei bersaglieri), Alceste Grifoni, Giulio Lefévre, Galileo Massa, Alberto Mesones ed Enrico Venier. A loro ricordo nel 2000, in occasione del centenario, è stata affissa in Piazza della Libertà una targa per ricordare i loro nomi, voluta dall’allora presidente laziale Sergio Cragnotti.

I primi anni: Lega Sud, la Lazio regina del meridione

La prima partita di calcio (seppure non ufficiale) viene disputata il 16 maggio 1902 in Piazza d’Armi, vicino a Piazza Mazzini, e vede la Lazio battere la Virtus (squadra nata da una polemica scissione dalla stessa Lazio) per 3-0 con tripletta del centrattacco Sante Ancherani. La Lazio, pertanto, rivendica l’introduzione del calcio – nella forma oggi conosciuta – nella Capitale. Le prime partite giocate a Roma secondo le regole dell’Association football stabilite dall’IFAB si tengono nel 1901 tra squadre composte da associati della Lazio, laddove altre formazioni estemporanee, di cui rimangono frammentarie tracce nelle cronache di fine secolo, giocano un calcio non aderente alle regole del gioco, in quanto praticato come forma ibrida tra calcio e rugby .

Negli anni successivi la Lazio inizia a confrontarsi con altre realtà calcistiche italiane, in particolare del centro-Italia, anche se tali confronti non si svolgono mai a livello ufficiale.

La Lazio del 1907

Nel 1907 la Federazione Italiana Football (futura FIGC) sponsorizza il Campionato Romano di I Categoria, che si conclude con la vittoria della Lazio in finale sulla Virtus. Tale successo, tuttavia, non costituisce titolo per un’eventuale ammissione ufficiale alle fasi successive del campionato nazionale.

Con l’estensione del campionato nazionale da parte della FIGC al centro-sud, il Campionato Romano viene declassato a III Categoria, impedendo così nuovamente la partecipazione della Lazio al torneo nazionale. Nel 1913 la FIGC riforma il campionato e ammette alla Prima Divisione le squadre del centro-sud, che giocano in un girone autonomo. La finale scudetto viene giocata tra le vincitrici dei gironi nord e quelle del centro-sud.

È la Lazio la prima squadra campione del centro-sud. La finale scudetto viene disputata contro la Pro Vercelli, ed è vinta dai piemontesi per 6-0. In seguito la Lazio, prima dell’introduzione del Girone Unico, giungerà alla finale nazionale per lo scudetto in altre due occasioni, nel 1914 sconfitta dal Casale, e nel 1923 sconfitta dal Genoa.

Nel 1927, il Partito Nazionale Fascista è nel pieno dello sforzo propagandistico per tentare di ridisegnare una nuova mappa dell’identità culturale italiana. Nei piccoli borghi vengono ricreate sagre e feste paesane, i grandi centri urbani vedono, tra l’altro, il sorgere delle squadre cittadine. Così, in modo analogo a quanto accadeva a Firenze, Napoli, e nel resto d’Italia, si decise di unificare le squadre di calcio romane in un unico club; cinghia di trasmissione della propaganda mussoliniana nel cuore dei ceti popolari romani.

Giorgio Vaccaro

A contrastare il tentativo di unificazione c’è il generale della Milizia Giorgio Vaccaro, che riesce a convincere i gerarchi a non includere la Lazio nella nuova associazione[9][10]. Dopo la guerra, Vaccaro diventerà anche presidente della Lazio nel 1965.

Gli anni trenta: campionato a girone unico

A partire dalla stagione 1929/30 viene istituito il campionato a girone unico.

L’esordio in Serie A dei biancocelesti avviene il 6 ottobre 1929 contro il Bologna campione in carica, allo stadio della Rondinella sulla via Flaminia. Gli inizi sono dei più beneauguranti, il risultato è infatti di 3 a 0 per la Lazio; ma il resto della stagione sarà tutt’altro che esaltante, con un quindicesimo posto raggiunto all’ultima giornata.

I primi del decennio sono gli anni della Brasilazio, una formazione imbottita di brasiliani che però non ottiene il successo sperato. Le sue, infatti, sono prestazioni altalenanti, i risultati a fine stagione sono un ottavo posto nel 1930/31 e un tredicesimo nel 1931/32. Nell’estate del ’32 Sturmer sostituisce come allenatore il brasiliano Barbuy e nello stesso anno la Lazio batte la Roma per 2 a 1 nel derby casalingo, ottenendo il primo successo contro i “cugini”. A dimostrazione di come la stracittadina fosse già molto sentita, il Littoriale descriveva così l’ingresso in campo:

Anfilogino Guarisi

« Sventolio di bandiere biancocelesti e giallorosse, un gigantesco telone con scritto «Forza Lazio» a caratteri cubitali. Si calcola che siano presenti venticinquemila spettatori per un incasso record di 218 mila lire, alle quali bisogna aggiungere le ventimila lire dei soci e degli abbonati. »

Nel campionato 1932/33 la squadra si piazza al decimo posto, e lo stesso avviene nel 1933/34. Con la presidenza Gualdi aumentano anche le ambizioni, vengono acquistati infatti Silvio Piola e Attilio Ferraris, e nella stagione 1936/37 la Lazio raggiunge il secondo posto alle spalle del Bologna (all’epoca una delle squadre più forti d’Europa), dopo aver terminato il girone d’andata in testa e aver visto sfumare lo scudetto a causa degli infortuni e di riserve non all’altezza dei titolari. In quel periodo la squadra è trascinata da Silvio Piola, uno dei migliori attaccanti della storia del calcio italiano. Piola a Roma gioca per nove stagioni e vanta tuttora il record di marcature in Serie A con la Lazio; (143 su 274 sue reti in totale in Serie A tra Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara, a cui dovrebbero aggiungersi i 27 gol segnati da Piola con la maglia del Torino nel Campionato di Guerra 1943/44 e i 16 con la Juventus del Campionato 1945/46, campionati entrambi non conteggiati a fini statistici.

In quello stesso anno la squadra fa anche le prime esperienze europee ad alto livello, partecipando alla Coppa Europa dove viene sconfitta solo in finale dal Ferencvaros.

Gli anni seguenti sono privi di grandi soddisfazioni, fatta eccezione per il derby del 1939 in cui i biancocelesti espugnano il campo Testaccio dei cugini romanisti con un secco 2 a 0. L’anno seguente cioè il campionato 1939/40 viene raggiunto un ottimo quarto posto dietro le grandi dell’epoca: Ambrosiana, Bologna e Juventus.

Gli anni quaranta: l’addio di Silvio Piola,eroe nazionale

Una formazione degli anni ’40

Gli anni quaranta sono l’epoca del Grande Torino e la Lazio si attesta su posizioni di mezza classifica. Nel 1943 il campionato viene sospeso per cause belliche. A livello locale viene organizzato il Campionato Romano, con il quale sembra tornare l’epoca pionieristica del calcio. Finita la guerra, nel campionato del 1945/46, diviso in due gironi, la Lazio senza il suo bomber,silvio piola,non riesce a raggiungere la fase finale. Nel primo campionato a girone unico nel dopo-guerra 1946/47 la Lazio arriva al decimo posto. Anche quella del 1948/49 è una stagione difficile, con stipendi ridotti al minimo e giocatori che scioperano; a metà stagione, la Lazio si ritrova ultima nonostante l’illusione degli otto gol rifilati al Bologna. Tocca al presidente Zenobi ricostruire la società e i risultati non tardano ad arrivare. La Lazio conclude il campionato al tredecesimo posto, e in una partita casalinga memorabile costringe al pareggio il grande Torino che vinse lo scudetto nonostante la tragedia di Superga. L’anno seguente 1949/50 la Lazio disputa un bel campionato e si classifica quarta mostrando una difesa di ferro e grandi prestazioni del portiere Sentimenti IV, che era stato scartato dalla Juventus perché giudicato ormai vecchio. Il quarto posto in campionato viene confermato l’anno seguente (1950/51) alle spalle di Milan, Inter e Juventus.

Gli anni cinquanta: la conquista della prima Coppa Italia

La Lazio vincitrice della Coppa Italia 1958

Nel frattempo, complice una defezione internazionale della Juventus, la Lazio si riaffaccia sul panorama internazionale giocando la Coppa Latina del 1950 (antesignana della Coppa dei Campioni). I risultati non sono quelli sperati, ma il misurarsi con altre realtà calcistiche contribuisce alla crescita sportiva del club.[11] Nel 1952 nuovo quarto posto in campionato a pari punti con la Fiorentina. Nel 1953 termina l’era Zenobi, sotto la quale la Lazio era riuscita a ridurre la differenza con le squadre del nord e vincere sette derby su otto. Gli succede Tessarolo, e vengono acquistati giocatori importanti ma a fine carriera, politica che non porterà grandi risultati, ma solamente problemi di bilancio. Nella stagione 1955/56 viene effettuata un’onerosa campagna acquisti: spiccano i nomi di Selmosson e Muccinelli. Il campionato si svolge tra alti e bassi e si conclude con un più che dignitoso terzo posto. L’estate successiva, con altri acquisti si cerca di consegnare all’allenatore Carver una squadra che possa vincere finalmente il titolo, ma, complice una partenza a rilento, sarà ancora terzo posto nonostante le vittorie per 3 a 0 su Milan e Fiorentina, le prime due classificate al termine del campionato. Tessarolo lascia così la società con un ingente deficit di bilancio. La gestione successiva si occupa soprattutto di ripianare i debiti, ma arriva comunque la conquista del primo trofeo ufficiale: la Coppa Italia del 1958,[12] con “Fuffo” Bernardini in panchina. La gioia dura poco, visto che in estate viene ceduto Selmosson alla Roma generando una vera e propria rivolta dei tifosi. Con lui partono anche altri giocatori di esperienza, e la Lazio si affida a calciatori promettenti e di prospettiva: il risultato sarà un undicesimo posto. Nel 1959/60 la Lazio, a causa delle perduranti difficoltà economiche, cede anche Humberto Tozzi, l’unico giocatore di livello rimasto.

Gli anni sessanta: i primi anni di Serie B

La Lazio della stagione 1967-68. Da sinistra in piedi: Governato, Zanetti, Cei, Sassaroli, Ronzon e Gioia; accosciati: Pagni, Cucchi, Fortunato, Marchesi e Morrone.

È sicuramente un decennio tra i più negativi della storia della Lazio: nel 1961 arriva la prima retrocessione in Serie B, che condanna così la squadra al primo anno nella serie cadetta. Il ritorno nella massima serie sarebbe immediato se l’arbitro Rigato, nella partita decisiva contro il Napoli, vedesse il tiro di Seghedoni entrare nella porta prima di uscirne[13][14]. La squadra è quindi affidata all’allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, che nel 1963 termina il purgatorio della Serie B, e la Lazio conquista la promozione nella partita casalinga contro la Pro Patria davanti ad oltre 60.000 spettatori. Nel 1963/64 Lorenzo ottiene un buon ottavo posto con una squadra giovane, anche se l’anno seguente l’argentino passa sull’altra sponda del Tevere. Con Mannocci in panchina i biancocelesti raggiungono la salvezza, ma a fine stagione si riaffaccia la crisi finanziaria, così la presidenza viene rilevata da Umberto Lenzini, un personaggio che da lì a poco cambierà la storia della Lazio. La sua presidenza inizia però nel peggiore dei modi, dopo una stagione anonima arriva una nuova retrocessione in Serie B (1966/67), forse per la deludente campagna acquisti fatta in estate. Partita per vincere il campionato, la Lazio si ritrova a lottare nelle parti basse della classifica. Subentra come allenatore Lorenzo, di ritorno dalla Roma dove aveva decisamente fallito, che ottiene la salvezza. Nella stagione seguente (1968/69), anche grazie ad acquisti finalmente all’altezza, la Lazio torna in Serie A con due giornate d’anticipo.

Gli anni settanta: La “banda” Maestrelli e il primo scudetto

Nel campionato 1969/70 la Lazio può contare sui gol di Giorgio Chinaglia e sul libero Pino Wilson, arrivati in estate un po’ in sordina dall’Internapoli. La squadra raggiunge così una salvezza tranquilla. Nel 1970/71, dopo un girone di ritorno disastroso, la Lazio retrocede nuovamente in Serie B. L’ambiente ha bisogno di una svolta, è così che il presidente Umberto Lenzini pensa a Tommaso Maestrelli, allenatore del Foggia, uno tra gli allenatori in ascesa in quel periodo.

Una scelta azzeccatissima visto che la Lazio torna subito in Serie A. In estate, tra non poche polemiche viene ceduto Giuseppe Massa all’Inter, mentre nella Lazio arrivano Mario Frustalupi, Renzo Garlaschelli, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Luigi Martini.

Giorgio Chinaglia, bomber della Lazio scudettata

Si viene a formare un gruppo di giocatori tra di loro eterogenei ma dotati di estro e personalità, guidati e tenuti insieme da Tommaso Maestrelli (allenatore, psicologo e tuttofare), che dà alla squadra un gioco brillante, molto simile al calcio totale reso famoso dagli olandesi di quella generazione ai mondiali di Germania del 1974.

Nel 1972/73, appena rientrata in Serie A, si ritrova a lottare praticamente fino all’ultima giornata per lo scudetto. Prima dell’ultima partita del torneo è al comando il Milan con 44 punti, seguito da Lazio e Juventus appaiate ad un solo punto. La Juventus gioca contro la Roma all’Olimpico, mentre il Milan contro il Verona, la Lazio è di scena a Napoli. Alla fine del primo tempo Juventus e Milan sono in svantaggio, Napoli e Lazio pareggiano. Nel secondo tempo Cuccureddu rovescia le sorti per la Juventus che vince 2 a 1 e si aggiudica lo scudetto, la Lazio viene infilata da una rete del Napoli. I biancocelesti al termine di questa rocambolesca ultima giornata risultano terzi con non poca amarezza.

Il campionato 1973/74 riparte tra lo scetticismo dell’opinione pubblica, che non crede che la Lazio possa ripetersi. La tifoseria è ancora amareggiata per il finale dell’anno prima, ma è consapevole della forza della squadra che esprime un gioco spettacolare. L’unica aggiunta ad un meccanismo già collaudato è la giovane ala Vincenzo D’Amico proveniente dalle giovanili. La stagione è una vera e propria cavalcata, interrotta solo da qualche incertezza in alcune partite. La vittoria per 3 a 1 nello scontro diretto contro la Juventus e la prova di forza nel derby di ritorno vinto 2 a 1, portano saldamente la squadra in testa alla classifica.

La Lazio con lo Scudetto sul petto. Da sinistra in piedi: Chinaglia, Petrelli, Pulici, Martini, Oddi, Wilson; accosciati: Garlaschelli, D’Amico, Nanni, Frustalupi, Re Cecconi

La Lazio perde un’ultima partita con il Torino ma riesce comunque a laurearsi Campione d’Italia,[15] con una giornata d’anticipo, nell’incontro casalingo contro il Foggia in un Olimpico stracolmo.[16] Nonostante lo Scudetto e i relativi incassi, la società non gode di grande floridezza economica, e in estate è pressoché immobile sul mercato. Il campionato 1974/75 non è trionfale come quello precedente, e inoltre si viene a sapere che Maestrelli è afflitto da una grave malattia e ciò non può che influire negativamente sull’andamento. La stagione si conclude al quarto posto con Lovati in panchina, ma la mente di tutti i laziali è rivolta sicuramente altrove. Viene ceduto Frustalupi, punto di riferimento del centrocampo, la panchina affidata a Giulio Corsini, e Giorgio Chinaglia emigra in America al Cosmos. La Lazio rimane invischiata nella lotta per non retrocedere, ed è necessario il ritorno di Maestrelli perché venga evitata la Serie B.

Nel campionato 1976/77 Lenzini chiama Luis Vinicio sulla panchina e strappa Franco Cordova alla Roma. È una Lazio che fa forza sul proprio vivaio, oltre a Giordano e D’Amico, si mettono in luce anche Manfredonia e Agostinelli. A fine stagione la squadra arriva quinta, ma due lutti sconvolgono l’ambiente: quelli di Maestrelli e Re Cecconi, il secondo ucciso da un colpo di pistola mentre faceva uno scherzo simulando una rapina.

Gli anni ottanta: un decennio fatto di luci ed ombre ma tanto cuore

La stagione 1979/1980 è forse la più drammatica di tutta la storia laziale: durante il derby viene ucciso il tifoso laziale Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo proveniente dalla curva romanista. Sul finire dell’anno scoppia lo “Scandalo calcioscommesse“, e la Lazio viene retrocessa in Serie B insieme al Milan e alcuni suoi giocatori squalificati per delibera della CAF.[18]

La Lazio 1984-85, nonostante giocatori come Laudrup, Giordano e Batista finisce in serie b.

Il girone di andata della stagione 1980/81 nel campionato cadetto sembra promettere un rapido ritorno in Serie A: la squadra, guidata da Ilario Castagner, ed attrezzata in sede di mercato per competere nella massima serie, prende largamente il comando della classifica. Al girone di ritorno il meccanismo però si rompe (come anche il tendine di achille del portiere Moscatelli) e comincia un lento ed inesorabile declino fino al fatale rigore, fallito la penultima giornata da Stefano Chiodi contro il Vicenza, che condanna la Lazio alla permanenza in serie B. La squadra faticherà a riaversi: alla fine gli anni di B saranno tre.

Il 1981 è un anno travagliato anche per la società che dopo un periodo di grave incertezza manageriale, tra i fratelli Lenzini e Rutolo, passa nell’estate a Gian Chiaron Casoni.

Con la gestione Casoni la Lazio risale faticosamente la china. Il purgatorio finisce anche grazie al ritorno di Manfredonia e Giordano, graziati dalla vittoria mondiale dell’82 dell’ultimo anno di squalifica. La Lazio torna in Serie A nel 1983 e Giorgio Chinaglia, tra gli artefici in campo dello scudetto del 1974, ne assume la presidenza.

La presidenza Chinaglia non sarà all’altezza delle aspettative suscitate nei tifosi. La Lazio di Giordano, Manfredonia, D’Amico, di un giovanissimo Michael Laudrup, in prestito dalla Juventus, ottiene una stentata salvezza nel 1984. Segue un’estate di polemiche con Giordano e Manfredonia in bilico tra Juventus e Roma e con i conti del bilancio in rosso fisso: prodromi di un campionato rovinoso. Nel 1985 la Lazio retrocede di nuovo in serie B; Giordano va al Napoli tra la polemiche e lasciano la squadra anche Manfredonia e Laudrup.

la Lazio 1986-87 soprannominata “la Lazio dei -9”

Anche questa volta gli anni di B saranno tre. Al temine del primo, nell’1986, la Lazio viene coinvolta nel cosiddetto “secondo scandalo calcioscommesse”: la squadra viene penalizzata di 9 punti per la stagione 1986/87 e rischia seriamente di finire in Serie C per la prima volta nella sua storia. Di nuovo il crocevia della stagione è la partita con il Vicenza all’Olimpico,dove piu’ di 80000 tifosi laziali sosterranno la squadra. È Giuliano Fiorini il protagonista della giornata che, a pochi minuti dal termine, butta la palla in rete consentendo alla squadra di raggiungere il terzultimo posto insieme al Taranto e al Campobasso contro i quali è costretta a spareggiare a Napoli nel giugno 1987 per non retrocedere,seguita da 40000 tifosi nelle due partite al san paolo. Alla fine, battendo il Campobasso (con un gol di Fabio Poli), la Lazio riesce a mantenere la Serie B.

Dopo la sofferta salvezza la società viene rilevata da Gianmarco Calleri, che, dopo la promozione in Serie A e il risanamento economico, la vende al finanziere Sergio Cragnotti .

Gli anni novanta:la rinascita,l’avvento di Cragnotti,lo scudetto e la conquista dell’Europa

Gli anni novanta si aprono con l’arrivo di Sergio Cragnotti che costruirà una delle realtà calcistiche più forti a livello mondiale.[20] Nella prima stagione del nuovo corso (1992/93) arrivano alla Lazio giocatori molto importanti grazie ai quali riesce a raggiungere la qualificazione in Coppa UEFA. Il progressivo rafforzamento della rosa continua anche nell’anno successivo, approda in prima squadra, proveniente dalle giovanili, anche il futuro ed indimenticato capitano:Alessandro Nesta.

Coppa delle Coppe 1998/1999 – Finale
Coppa delle Coppe 1998/1999 – Finale

Birmingham, Villa Park, 19 maggio 1999

Lazio Maiorca 2-1

Marcatori: 7′ Vieri 11′ Dani 80′ Nedved

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, D.Stankovic (56′ Sergio Conceicao), Almeyda, Mancini (90′ Couto), Nedved (83′ Lombardo), Salas, Vieri. Allenatore: Eriksson.

MAIORCA: Roa, Olaizola, Marcelino, Siviero, M. Soler, Lauren, Engonga , J.Stankovic, Ibagaza, Dani, Biagini (72′ Paunovic). Allenatore: Cuper.

Arbitro: Benko (Austria)
Ammoniti: Mihajlovic, Siviero, Vieri e Marchegiani
Spettatori: 33.000

Nel 1994 la Lazio decide di puntare su un nuovo tecnico, Zdenek Zeman, con il quale la squadra capitolina inizia ad attuare un gioco brillante e molto offensivo, conclude il campionato in seconda posizione, arrivando anche ai quarti di finale in Coppa UEFA. Nella stagione successiva giunge al terzo posto. Quella ancora seguente segna l’addio del tecnico boemo sulla panchina biancoceleste, gli subentra in corsa Dino Zoff che concluderà con un positivo quarto posto.

Per la stagione 1997/1998 la Lazio ingaggia il tecnico Sven Goran Eriksson, il quale non passa una stagione senza vincere un trofeo. Il suo arrivo risulta decisivo, Cragnotti è sempre più convinto ad investire nel suo progetto: portare la Lazio a vincere il suo secondo scudetto. Arrivano quattro acquisti di notevole caratura, la squadra lotta per lo scudetto fino a sette giornate dal termine. Centra però la Coppa Italia e giunge ad un passo dalla vittoria della prestigiosa Coppa Uefa, persa nella finale di Parigi contro la connazionale Inter.

Alessandro Nesta, ex capitano della Lazio, vincitrice in Italia e in Europa

Nella stagione successiva sembra tutto pronto per la conquista dello scudetto, la Lazio riesce a distaccare di ben 7 punti la seconda in classifica, ma ha poi un finale di campionato un po’ infelice e il Milan ne approfitta, la squadra capitolina conclude a malincuore seconda e senza non poche polemiche nei confronti degli arbitraggi delle ultime partite. Si rifà, battendo il Maiorca nella finale di Coppa delle Coppe a Birmingham, il 19 maggio 1999. Quella fu l’ultima edizione della coppa europea, che tuttora è conservata nella bacheca della Lazio.

Tra i tanti anni di storia della Lazio non vi è dubbio che quello che i tifosi laziali ricorderanno come il più importante è proprio il 1999/2000, l’anno del centenario, del secondo scudetto e della terza Coppa Italia.

Durante il calciomercato estivo Cragnotti rinforza ulteriormente la rosa, il campionato favorisce la Juventus che mantiene un certo distacco sui biancocelesti, ma proprio all’ultima giornata, allo stadio Renato Curi, i torinesi perderanno contro il Perugia[21], consegnando lo scudetto alla Lazio. L’ultimo impegno della stagione vedrà una Lazio decisamente in festa conquistare la sua terza Coppa Italia.

Supercoppa Europea 1999
Supercoppa Europea 1999

Montecarlo, Stade Louis II, 27 agosto 1999

Manchester Utd Lazio 0-1

Marcatore: 35′ Salas

MANCHESTER UTD: Van der Gouw, G.Neville, Berg, Stam (57′ Curtis), P.Neville, Beckham (58′ Cruijff), Keane, Scholes, Cole (77′ Greening), Sheringham, Solskjaer. Allenatore: Ferguson.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, D.Stankovic (56′ Sergio Conceicao), Veron, Almeyda, Nedved (66′ Simeone), Mancini (84′ Lombardo), S.Inzaghi (21′ Salas). Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Wojcik (Polonia)
Ammoniti: Veron e Scholes
Spettatori: 20.000

In Europa però la storia è un’altra: la stagione inizia nel migliore dei modi, con la vittoria della prestigiosa Supercoppa Europea ai danni del mitico Manchester United. In Champions League però ai quarti di finale sarà il Valencia a sconfiggere i biancocelesti.

Il giorno che di tutta la stagione i laziali ricorderanno con maggior piacere sarà il 9 gennaio del 2000, quando la Lazio, dopo aver battuto i rossoblù del Bologna, festeggerà il suo centesimo compleanno.

Gli ultimi anni: il rischio del fallimento e l’era Lotito [modifica]

La Lazio inizia nel migliore dei modi la nuova stagione, mettendo in bacheca un altro trofeo: la Supercoppa Italiana, sconfiggendo all’Olimpico per 4 a 3 l’Inter. L’inizio scoppiettante fa pensare ad un’altra grande stagione di vittorie in riva al Tevere, la situazione ben presto peggiora, la dirigenza decide di sostituire Eriksson, che nel frattempo aveva raggiunto un accordo contrattuale con la Nazionale inglese, con Dino Zoff. La Lazio chiude con un decoroso terzo posto in campionato, frutto di uno strepitoso girone di ritorno, a 6 punti di distanza dai cugini della Roma vincitori dello scudetto.

La stagione successiva segna l’ultimo anno del presidente Sergio Cragnotti, il calciomercato presenta un gran numero di cessioni importanti ma anche buoni acquisti[22]. Dopo le prime deludenti partite in campionato, Zoff viene sostituito da Zaccheroni, la Lazio non riesce mai ad inserirsi nella lotta per lo scudetto e conclude solo sesta, in Champions League esce praticamente subito.

Nella stagione seguente arriva Roberto Mancini, idolo dei tifosi biancocelesti, reduce dalla sua prima stagione da tecnico in una Fiorentina allo sbando. Nonostante i gravi problemi finanziari, la Lazio vola in campionato e infine centra un inatteso quarto posto. La stagione europea si rivelerà invece beffarda: la Lazio verrà fermata 4 a 1 dal Porto in semifinale e dirà addio al sogno di portare a Roma quella coppa persa nel 1998 a Parigi.

Dino Zoff sara’ il nuovo presidente dopo l’era Cragnotti

Tra i più importanti eventi della stagione c’è da segnalare l’addio del presidente Sergio Cragnotti nel gennaio del 2003. Chiuderà la sua storia in biancoceleste come il più vincente presidente di tutti i tempi nella capitale, superando Dino Viola e Lenzini,cedendo il ruolo all’eroe nazionale Dino Zoff.

La squadra capitolina conclude la stagione successiva al sesto posto, perdendo la possibilità di arrivare ad una migliore posizione con la sconfitta nella penultima partita contro il Brescia[23]. In Champions League esce nella fase a gironi, mentre è decisamente più fortunata l’avventura in Coppa Italia, che viene vinta dopo una bella e schiacciante vittoria sui campioni d’Europa del Milan in semifinale e dopo una finale spettacolare con la Juventus.

L’anno successivo salutano Roma alcuni calciatori importanti insieme all’allenatore Roberto Mancini e tutto il suo staff; mancano i soldi per i rinnovi contrattuali di alcuni giocatori: ciò che rimane alla Lazio è un pugno di mosche o poco più. L’amministratore Masoni, che aveva sostituito Baraldi, dichiara che se la Lazio non incasserà almeno 80 milioni di euro dall’aumento di capitale la società è destinata a fallire.

Il 19 luglio il presidente Ugo Longo annuncia però che la Lazio ha trovato il suo nuovo presidente: si tratta di Claudio Lotito che dopo una faticosa trattativa porta alle casse laziali 21 milioni di euro, scatenando l’entusiasmo dei tifosi laziali.[24]

La società, nonostante l’arrivo del nuovo presidente e di nuova liquidità, rischia comunque di fallire a causa di un debito accumulato con l’erario di circa 110 milioni di euro. Per scongiurare questo rischio la dirigenza intraprende una trattativa con l’Agenzia delle Entrate che si conclude con l’ammissione della Lazio ai benefici del decreto legge 138 dell’agosto del 2002, convertito in legge 178/02. In tal modo viene concessa una dilazione del debito in 23 anni.

Goran Pandev

Come allenatore viene scelto Domenico Caso, e la campagna estiva sarà solamente di puro rattoppamento. In questo clima di incertezza alcuni giocatori iniziano a chiedere di lasciare il club, e così inizia la difficile stagione della Lazio. Dopo una serie di partite abbastanza negative, il presidente Lotito opta per l’esonero del tecnico Domenico Caso, e incarica l’esperto Giuseppe Papadopulo di guidare la Lazio. L’esordio di Papadopulo è nella stracittadina contro la Roma: nonostante le numerose assenze nella formazione, il risultato è di 3-1 per la Lazio con il gol di Paolo Di Canio, idolo della tifoseria tornato dopo 16 anni tra Scozia ed Inghilterra. Papadopulo confermerà la piacevole impressione non solo centrando la salvezza ma addirittura la qualificazione all’Intertoto, manifestazione dalla quale usciranno per opera dell’Olympique Marsiglia in semifinale.

Nonostante Papadopulo abbia centrato un obiettivo superiore a quello fissato dal presidente, non viene confermato: Lotito decide di chiamare un nuovo tecnico per la stagione seguente. Si tratta di Delio Rossi, arrivano anche dei buoni giocatori che porteranno la Lazio al sesto posto della classifica, appena dietro alla Roma, qualificandosi per la Coppa Uefa.

Nella settimana che accompagna l’ultima giornata del campionato 2005/2006 la Lazio viene coinvolta nell’affare “Calciopoli”, uno scandalo calcistico riguardante la stagione 2004/2005. Per la squadra capitolina la penalizzazione sarà di 11 punti in campionato, e il sogno di giocare la Coppa UEFA centrata la stagione passata è definitivamente cancellato, riceve infatti una seconda penalizzazione di 30 punti validi per la stagione precedente.

In Coppa Italia il cammino della Lazio termina al terzo turno contro un tenace Messina che vince 4-3 tra le mura amiche, ma in campionato nonostante un brutto inizio di stagione centra un clamoroso terzo posto che permette alla squadra di ottenere la qualificazione all’ultimo turno preliminare di Champions League. Vince inoltre il derby d’andata 3-0, un punteggio che in campionato contro i cugini non si era mai verificato prima.


Il calciomercato estivo 2007, nonostante la qualificazione alla Champions League 2008, continua nella filosofia del risanamento economico, alla fine i colpi messi a segno da parte di Lotito saranno pochissimi. Il portiere Carrizo, grande promessa argentina, per problemi con il passaporto rimane in prestito al River Plate e la Lazio giocherà l’intera stagione senza un vero portiere titolare. Proprio in questa competizione la società capitolina, dopo aver superato brillantemente i preliminari, crolla nella fase a gironi piazzandosi ultima nonostante i cinque punti conquistati. Sono decisive le sconfitte subite con Real Madrid e Olympiacos Pireo. La nota positiva è però Pandev che realizza 5 reti di cui 3 al Real Madrid.

In campionato, invece, non ripete le prestazioni dell’anno precedente e si piazza in dodicesima posizione senza qualificarsi in nessuna competizione europea. A novembre la società, così come tutta la città, è scossa dalla morte del suo giovane tifoso Gabriele Sandri, ucciso per mano di un poliziotto nel parcheggio di un autogrill, in circostanze non ancora chiarite, mentre dormiva nell’auto con cui insieme ad alcuni amici era in viaggio per assistere ad Inter-Lazio. Da allora, durante le partite della Lazio, sotto la Curva Nord (ribattezzata dai tifosi “Curva Nord – Sandri”) sarà presente un grande ritratto del giovane. In Coppa Italia, nonostante il buon inizio con l’eliminazione del Napoli e della Fiorentina, si ferma in semifinale dove viene battuta dall’Inter 2-0 in una sfida sfortunata per la Lazio che coglie 2 legni prima di subire i 2 gol. L’unica soddisfazione che la stagione porta ai biancocelesti è la vittoria al 92′ nel derby contro la Roma per 3-2.

Per il ritiro estivo della stagione 2008-2009 il presidente Lotito, in accordo con Delio Rossi, ha deciso di lasciare a Roma giocatori che avevano disunito la squadra nel corso della stagione ed altri che non rientravano nei piani tecnici del mister. Il nuovo capitano della Lazio scelto dal gruppo è Tommaso Rocchi, che ha già indossato la fascia in altre occasioni ed è fino a quel momento il sesto bomber della storia biancoceleste con oltre 70 centri. Una novità è l’inserimento dell’ex giocatore Tare nello staff dirigenziale. All’inizio della stagione agonistica 2008/2009 la Lazio, e tutto il calcio italiano, rimane incantata dalle gesta di un giovane talento argentino di 21 anni, acquistato in estate dal presidente Lotito, Mauro Zárate che nelle prime partite mette a segno goal di pregevole fattura, questo nonostante l’assenza di Rocchi infortunatosi con l’Italia nel corso delle Olimpiadi.

LAZIO CALCIOultima modifica: 2009-01-16T14:33:11+01:00da lucchese1905
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