GENOA CALCIO

 LA STORIA

L’estate del 1893 stava volgendo al termine, era il 7 settembre quando, nelle sale del consolato britannico in via Palestro n.10 interno 4, nel pieno centro cittadino ricco di scagni di compagnie assicurative e armatoriali, si era dato convegno un folto gruppo di inglesi, Charles De Grave Sells, S. Green, G. Blake, W. Rilley, D.G. Fawcus, H.M. Sandys, E. De Thierry, Johnathan Summerhill sr. e Johnathan Summerhill jr., e soprattutto Charles Alfred Payton, baronetto dell’Impero Britannico e Console Generale di S.M. la Regina Vittoria d’Inghilterra a Genova.

Scopo della riunione era l’ufficializzazione di un circolo che da oltre un anno svolgeva attività sportive.

Nacque, così, il Genoa Cricket and Athletic Club: la società non si prefiggeva tanto di praticare il gioco del football ma, come era consuetudine, di essere un gruppo sportivo per la pratica di diversi sport di squadra e individuali, soprattutto di tradizione anglosassone, come appunto il cricket (sport ritenuto di origini nobili), la waterpolo (la moderna pallanuoto) e il football (ritenuto più “popolano”).

Genova, infatti, con l’apertura del Canale di Suez, era diventata un importante porto commerciale attirando compagnie straniere. Gli inglesi erano molto numerosi e amavano praticare qui le loro tradizioni sportive gareggiando spesso con gli equipaggi connazionali di navi che facevano scalo.

Visto il notevole interesse locale, capirono però ben presto che anche in Italia lo sport del calcio poteva avere la stessa notorietà e diffusione che già registrava da tempo in Inghilterra.

Le prime cariche elettive videro come presidente Charles De Grave Sells, quale vice Summerhill senior e come patrono Sir Charles Alfred Payton. Il terreno di gioco era quello già usato fino ad allora, messo a disposizione già dal 1890 da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure – Wilson e McLaren – a Sampierdarena. Le partite venivano giocate al sabato.

Il documento ufficiale di costituzione nel tempo era passato di mano in mano ed in ultimo a Gianni Brera (giornalista e tifoso Genoano); l’originale del documento è stato riconsegnato alla morte del giornalista dalla sua famiglia alla società del Genoa che ora lo espone nel museo del Calcio nella sede della Fondazione del Genoa di salita Dinegro, a Corvetto (apertura 10.00-18.00 da martedì a domenica), assieme ad altri documenti ufficiali, cimeli, magliette ed il pallone originale della finale del primo campionato.

L’ingresso di Spensley

Nel 1896, tre anni dopo la fondazione della primitiva società genoana, si unì al gruppo James Richardson Spensley che fu il vero artefice della nascita del Genoa come club prettamente calcistico. Il 2 gennaio 1899[2] Spensley, per dare risalto allo sport più praticato dagli iscritti e che aveva già portato in bacheca due allori nazionali, propose il cambiamento di denominazione in Genoa Cricket and Football Club. A Spensley si deve anche il fatto che il 10 aprile 1897 il gruppo di britannici inserì nello statuto del club la regola che ammetteva l’ingresso di soci italiani.

Cambiava anche il campo di gioco. Veniva lasciato l’insufficiente campo della Piazza d’Armi di Sampierdarena (curiosamente, la delegazione da cui sarebbe nata 50 anni dopo l’altra squadra calcistica cittadina, la U.C. Sampdoria), per uno nuovo a Ponte Carrega, sobborgo situato lungo le rive del torrente Bisagno, in uno spazio utilizzato come pista velocipedistica dalla Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo (la seconda più antica squadra genovese di Football.

Le squadre allora esistenti, oltre al Genoa CFC, erano: la Società Ginnastica Torino (del Cavalier Bertoni), la Juventus (squadra del liceo M. D’Azeglio), l’International Football Club di Torino (o più semplicemente Internazionale) (capitanato da Savage) e il Football Club Torinese (del Marchese Ferrero di Ventimiglia), l’Unione Pro Sport Alessandria, il Football Club Liguria, più alcune altre squadre non meglio documentate.

Il 6 gennaio 1898, a Ponte Carrega, davanti a 208 spettatori veniva disputata la prima partita in Italia tra formazioni di Football di diversa Città. In verità la squadra avversaria era una rappresentante delle due formazioni torinesi l’International e il Football Club. Il punteggio finale fu di 1-0 per la società torinese. La rivincita ci fu il 9 marzo 1898 a Torino e il Genoa pareggiò il conto vincendo anch’esso per 1-0.

La rivalità tra le due squadre continuò per parecchio tempo in quanto si giocarono la finale dei primi tre campionati italiani (nel 1900, intanto, il Football Club Torinese assorbì l’Internazionale Torino) che comunque videro prevalere sempre la squadra genovese. Motivo di unione delle diverse compagini calcistiche italiane invece ci fu nel maggio del 1899 al Velodromo Umberto I di Torino quando la rappresentativa italiana scese in campo contro quella svizzera. A formare la squadra che indossa la divisa a righe biancoblu del Genoa sono i genoani Spensley, De Galleani, Edoardo Pasteur, Agar e Leaver che si uniscono a Savage della Torinese, Herbert Kilpin del neonato Milan e altri 3 giocatori. Tra gli svizzeri Gamper fondatore del Barcellona. La Svizzera s’impone 2 a 1 nella partita che si può considerare come l’esordio della Federazione Italiana in campo internazionale.

Il primo campionato

Il Genoa nel 1899. Da sinistra a destra: Ghigliotti, De Galleani, Spensley, Edoardo Pasteur, Leaver, Enrico Pasteur, Passadoro, Arkelss, Dapples, Deteindre e Agar

Tutto era pronto per il primo campionato ufficiale istituito dalla Federazione Italiana del Football, che nel frattempo in due sedute (15 e 26 marzo dello stesso anno) si era costituita tra i dirigenti del Genoa (Spensley) e quelli di alcune altre compagini torinesi.

La fase finale del campionato venne disputata in una sola giornata l’8 maggio – sempre nel 1898 – nell’ambito dei festeggiamenti in occasione dell’Esposizione Internazionale per i cinquant’anni dello Statuto Albertino, ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino, nei pressi dell’ospedale Mauriziano. Venne deciso di far giocare solo le squadre che durante l’anno si erano dimostrate imbattibili. Con un girone a 4 squadre si arrivò alla finale Genoa-Internazionale Torino, vinta ai tempi supplementari con il “golden goal” dell’ala sinistra genoana Leaver.
Da registrare inoltre che alcuni giornali, nelle poche righe dedicate all’evento, riportarono come il Genoa finì la partita in 10 per l’infortunio del portiere, quindi primo titolo e primo infortunio di un giocatore in campo.

La società vinse la coppa offerta dal duca degli Abruzzi, mentre a ciascun giocatore andò una medaglia d’oro stile rococò. Furono proprio queste medaglie – chiamate targhette – il simbolo tangibile della vittoria nel campionato. La coppa sarebbe stata vinta definitivamente da chi avesse vinto il torneo FIGC per tre anni (e fu proprio il Genoa nel 1900).

Di scudetto si parlò soltanto nel 1924 e fu proprio il Genoa a lanciarne l’idea appuntandoselo per la prima volta sulle maglie.

Il Genoa nel 1922-23. Moruzzi, De Prà, Pres. Sanguineti, De Vecchi, Mister Garbutt. Barbieri, Burlando, Leale. Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Mariani.

Il Genoa schierò nella finale del 1898 questa formazione: Baird, Ghigliotti, De Galleani, E. Pasteur, Spensley, Bocciardo, Bertollo, Le Pelley, Dapples, Ghiglione e Leaver.

La squadra genovese andò a Torino con una sola riserva, che sembra non abbia giocato, quindi è probabile che questa fosse la formazione anche della prima partita del campionato. Nelle file dell’Internazionale Torino tra gli altri Herbert Kilpin (che fonderà il Milan), Weber e Savage. Nella prima amichevole contro la squadra mista delle torinesi viene riportata questa formazione: Spensley, De Galleani, Marshall, Reed, Venturini, E.Pasteur, Leaver, Mackintosh, Chalners, Tweddy, Wilkie.

Il primo grande Genoa

Iniziò così il primo ciclo del Genoa.

Nelle stagioni seguenti la formula restò invariata, durante tutto l’anno le squadre che nel frattempo erano cresciute in numero, si incontravano su basi di sfide dirette, disputando poi la fase finale in una sola giornata in casa della squadra detentrice del trofeo.

I rossoblu conquistarono 3 titoli (tra il 1898 ed il 1900) e si aggiudicarono l’ambita Coppa Fawcus messa in palio e destinata alla prima squadra che si fosse aggiudicata, appunto, 3 campionati. Il 25 gennaio del 1901 su proposta del socio Rossi, con 5 voti favorevoli e 4 contrari, le casacche genoane si trasformano in rosso granata e blu notte come la bandiera britannica Union Jack.

Due settimane dopo la vittoria del secondo scudetto (conquistato battendo in finale l’Internazionale Torino per 2-0), cinque giocatori genoani fecero parte della prima selezione nazionale in una sfida contro la rappresentativa svizzera al Velodromo Umberto I di Torino: finì 2 a 1 per gli elvetici quello che può essere considerato a buon diritto l’esordio della Nazionale della Federazione Italiana del Football in campo internazionale.

Gli allenatori del Genoa CFC

Questi gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Genoa CFC:

  • James Spensley
  • William Garbutt, primo “Mister”
  • Renzo De Vecchi detto “il figlio di Dio”
  • Luigi Burlando
  • Guillermo Stabile detto “el Filtrador”
  • Ottavio Barbieri
  • Manlio Bacigalupo
  • Annibale Frossi
  • Renato Gei
  • Beniamino Santos
  • Paulo Amaral
  • Arturo Silvestri detto “Sandokan”
  • Luigi Simoni
  • Gianni Di Marzio
  • Tarcisio Burgnich
  • Franco Scoglio detto “il Professore”
  • Osvaldo Bagnoli
  • Bruno Giorgi
  • Luigi Maifredi
  • Luigi Radice
  • Giuseppe Pillon
  • Luigi Cagni
  • Delio Rossi
  • Bruno Bolchi
  • Claudio Onofri
  • Vincenzo Torrente e Rino Lavezzini
  • Roberto Donadoni
  • Luigi De Canio
  • Serse Cosmi
  • Giovanni Vavassori
  • Attilio Perotti
  • Giovanni Vavassori
  • Gian Piero Gasperini

(nell’immagine: Il Genoa negli anni venti. Da sinistra a destra: la riserva Costella, Mister Garbutt, Bellini, De Prà, De Vecchi e l’arbitro. Barbieri, Burlando e Leale. Seduti sono Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino)

Dopo aver perso in finale contro il Milan, nel campionato 1901, il Genoa conquistò altri tre scudetti consecutivi, confermandosi la squadra più forte d’Italia.

Nel nuovo secolo, specialmente dal 1902, vennero istituiti gironi regionali eliminatori, il torneo cominciò a farsi corposo e le squadre molto agguerrite e numerose. Nell’ottobre del 1902 per la prima volta in Italia venne fondato dai rossoblu il vivaio per ragazzi di età inferiore a sedici anni.

Questa iniziativa darà i suoi frutti e due anni dopo porterà al Grifone un altro primato: vittoria nel primo campionato riserve. Veniva così definito in realtà il torneo disputato dalle squadre giovanili delle varie società. Quella del Genoa, allenata dall’infaticabile Spensley, era composta da validi elementi molti dei quali avrebbero sostituito i fondatori al termine della loro carriera.

Nel 1903 il Genoa va ad incontrare – primo club italiano – una società straniera all’estero. Si tratta del Football VeloClub Nizza che il 27 aprile viene battuto per 3 a 0 nel suo stadio (anche la partita d’andata a Ponte Carrega aveva visto soccombere la squadra francese per 0 reti a 6). Nello stesso anno e in quello successivo vinse altri due scudetti battendo in entrambe le finali la Juventus per 3-0.

In questi anni il Genoa vinse anche la Palla Dapples, messa in palio dal giocatore dello stesso Genoa Dapples; il premio consisteva in una sfera d’argento delle stesse dimensioni e delle stesse caratteristiche (con cuciture in rilievo) di un pallone da football. Questo trofeo prevedeva degli scontri diretti, al termine dei quali, ogni volta, il vincitore si portava a casa il trofeo per poi cederlo alla squadra sfidante che lo avesse battuto. Il trofeo andò avanti per ben sei anni e attraverso quarantasette incontri. Il 20 dicembre 1909 se lo aggiudicò definitivamente il Genoa, dopo che la Palla Dapples aveva decorato le sedi di Milan, Juventus, Torino, Pro Vercelli, Andrea Doria, Unione Sportiva Milanese. È difficile comprendere appieno al giorno d’oggi l’importanza che rivestivano questi piccoli ma agonisticamente combattuti tornei quando il campionato rappresentava solamente il clou della stagione. Ma molte di queste sfide (spesso con ricche coppe in palio) erano all’epoca considerate altrettanto importanti.

Nel 1906 stava volgendo al crepuscolo la stagione dei cosiddetti fondatori: Spensley aveva quasi 40 anni, Pasteur all’incirca 30, per loro e molti altri si avvicinava il momento del ritiro. Anche per questo quell’anno il Genoa non riuscì ad arrivare in finale (la disputarono il Milan e la Juventus).

Il 18 marzo la partita con la Juventus (a Torino) venne sospesa a causa della prima invasione di campo della storia del calcio italiano. La partita verrà ripetuta il 1° aprile – a Milano in campo neutro – e da Torino e da Genova vennero organizzati i primi due treni speciali di tifosi.

Nel 1908 la Federazione decise di riservare il massimo torneo italiano alle squadre senza stranieri. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare. Al fronte dei contestatori si unì la Juventus dopo la propria eliminazione da parte della Pro Vercelli. Viste le forti ed influenti opposizioni, la Federazione rinunciò alla linea autarchica dopo la conclusione del campionato e il Genoa poté così partecipare al campionato successivo in cui venne eliminata in semifinale dalla Pro Vercelli.

Nell’estate 1913 lo scozzese Geo Davidson diventò il Presidente del club e comprò alcuni giocatori dell’Andrea Doria tra cui Renzo De Vecchi pagandoli a un caro prezzo. Ma le regole della FIF non permettevano di pagare per assumere i calciatori e quindi fu intentato un processo contro il Genoa. Durante il processo gli avvocati della FIF chiesero la radiazione del Genoa e la squalifica a vita dei suoi giocatori. Eduard Pasteur, ex calciatore del Genoa, difese il Genoa che grazie a lui fu assolto.

L’arrivo di Mister Garbutt e la nascita del “Genoa d’Oro”

Lo scudetto ormai mancava da anni e la nuova dirigenza rossoblu era decisa a riportare a Genova il tricolore. Decisivo fu l’ingaggio nel 1912 di un allenatore professionistico, William Garbutt, inglese ex calciatore, che dovette interrompere anticipatamente la carriera da calciatore a causa di un grave infortunio. Garbutt fu il primo allenatore professionistico della storia del calcio italiano ed è grazie a lui che oggi usiamo comunemente il termine Mister per indicare l’allenatore.

Mister Garbutt portò in Italia tecniche di allenamenti all’avanguardia e, con l’arrivo di due grandi centravanti inglesi, Grant, Walshingam e il giovane terzino De Vecchi, il Genoa tornò subito a grandi livelli, ma alla fine della stagione arrivò solamente 2° con due punti in meno del sorprendente Casale.

L’arrivo di Garbutt e le grandi operazioni della società permisero al Genoa, di li a poco, di diventare una della squadre più blasonate e forti del mondo, che nelle sue file poteva vantare grandi campioni del calibro di Renzo De Vecchi, soprannominato il figlio di Dio, la prima vera stella del calcio internazionale.

Fu soltanto nel 1915 che il Genoa conquistò il suo settimo scudetto, nonostante il campionato fosse stato sospeso per via dello scoppio della I Guerra Mondiale. La FIGC infatti decise di assegnare lo scudetto alla prima classificata del girone finale dell’Italia settentrionale, cioè il Genoa.

Nel 1923 e 1924 il Genoa allenato da William Garbutt conquista i suoi ultimi due scudetti battendo in finale rispettivamente Lazio (4-1 all’andata e 2-0 al ritorno) e Savoia (3-1 all’andata e 1-1 al ritorno).

L’invincibile Genoa degli anni 20

Renzo De Vecchi il più grande difensore del Genoa di tutti i tempi

Dopo la vittoria del campionato 1914/15, finita la guerra, il Genoa dovette rimboccarsi le maniche e, per sopperire alle perdite di suoi grandi giocatori, la società dovette tornare al riparo; vennero ingaggiati giovani promesse del calcio ligure, come il grande portiere Giovanni De Prà detto il Ragno, futuro protagonista del grande Genoa che stava nascendo e della nazionale italiana di calcio. Quella che stava nascendo divenne una formazione mitica per la storia del Genoa e del calcio italiano, quella degli anni 20 fu senza dubbio la squadra più forte che il Grifone abbia mai avuto e una delle migliori nella storia del calcio italiano.

Uno dei punti più solidi di quella squadra era la difesa. Durante un incontro olimpico tra Italia-Francia, De Prà si ruppe un braccio con doppia frattura, ma decise di continuare lo stesso a giocare per 70 minuti. Il giovane portiere Giovanni De Prà in poco tempo sarebbe diventato il portiere più importante del Genoa e dell’Italia e, nel 1929, venne premiato come miglior portiere internazionale assieme allo spagnolo Zamora. Non si può parlare della storia del Genoa e del calcio italiano senza nominare il Figlio di Dio, Renzo De Vecchi, capitano del Genoa e della Nazionale, il più grande terzino della storia del calcio italiano, giocatore di grandi qualità tecniche e atletiche, fece la storia del Genoa e della Nazionale. A fianco del Figlio di Dio giocava l’altro terzino, Delfo Bellini, giocatore dell’Italia olimpica che vinse il Bronzo nel 1928.

Una foto storica di Ottavio Barbieri

La affermata difesa di quei tempi non sarebbe stata tale senza l’apporto di un altro ottimo reparto di quella squadra, la mediana. La mediana del centrocampo di allora era preposta sia al gioco difensivo che a quello di costruzione,infatti prima del cambiamento della regola del fuorigioco e dell’avvento del “Sistema” si giocava col “Metodo”,i due mediani andavano avanti e in dietro sulle fascie e avevano un ruolo determinante per la difesa e per l’attacco,ma col sistema sarebbero diventati i due laterali della difesa,mentre il centromediano sarebbe arretrato occupandosi solo della manovra difensiva. I protagonisti di questo reparto erano Ottavio Barbieri,instancabile faticatore sulla fascia destra,Ettore Leale il suo compagno di sinistra e il centromediano Luigi Burlando. Il loro gioco era determinante per tutta la squadra,e avevano messo a disposizione le loro qualità anche nella Nazionale italiana,di cui Burlando e Barbieri furono bandiere di quei periodi.

L’episodio che aprì le porte alla carriera di Ottavio viene così tramandato: “…nello spogliatoio mister Garbutt, guardando Barbieri, gli rivolse questa domanda: Mi manca il laterale destro, si sente di giocare un’altra partita con la prima squadra? Un tempo lo farei ancora volentieri! gli rispose il giovane Ottavio. In effetti non si limitò a giocare solo un tempo, ma tutti i novanta minuti e fu uno dei migliori in campo, conquistandosi cosi’, di fatto, la maglia da titolare nella più forte squadra italiana di allora…”

Il Genoa oltre ad essere la squadra più forte, era la più famosa e blasonata, aveva numerosi tifosi in tutta Italia e in Argentina dove abitavano molti genovesi, trasferiti in sud america per fare fortuna. E proprio il grande Genoa degli anni 20 fu la prima squadra italiana a fare una tournée in sud america, in Argentina e Uruguay, dove giocò contro le rispettive selezioni nazionali.

L’ala Aristodemo Ettore Santamaria tornò al Genoa dopo aver condotto allo scudetto la Novese

Lo scudetto dei record 1922/23

Dopo alcuni anni ad alti livelli, il Genoa si era rinforzato con gli acquisti del terzino Delfo Bellini, dalla Sampierdarenese, e di Ettore Neri, dall’Andrea Doria, da aggiungere al ritorno di Emilio Santamaria, che aveva appena condotto al successo la Novese. Finalmente arriva l’ottavo scudetto, quello del 1922/23 ricordato per essere stato conquistato senza nemmeno perdere un incontro, un record eguagliato solo 70 anni dopo dal Milan.

La stagione terminò con 22 vittorie e 6 pareggi in 28 incontri, con 75 reti fatte e 21 subite.

1923/24 Un altro scudetto alla grande, il 9°

Vinto il campionato senza subire sconfitte, il Genoa volle ripetere l’impresa anche nel torneo successivo, infatti per buona parte del campionato il Genoa rimase imbattuto, ma alla fine del torneo vincente furono 3 le sconfitte per il Grifone. L’attacco formidabile era formato da Sardi, Santamaria e Catto, il Genoa su 26 incontri segnò 57 reti, subendone solamente 15, grazie alla grande difesa formata da De Prà, De Vecchi, Bellini e la mitica mediana Barbieri Burlando Leale.

1925 la “Stella rubata” – Il decimo scudetto mai vinto

La formazione del Genoa 1924/25 campione in carica, i primi a fregiarsi dello scudetto sulle divise

Il Genoa avrebbe potuto vincere il suo decimo scudetto nel 1925, ma “perse” la finale Lega Nord contro il Bologna; la gara d’andata a Bologna la vinse il Genoa che però incredibilmente perse in casa la gara di ritorno. Fu necessario lo spareggio che vedeva il Genoa vincitore per 2-0 fino a quando, in seguito a una deviazione in corner del portiere del Genoa, ci fu un’invasione di campo dei tifosi bolognesi capeggiata da alcuni gerarchi armati di rivoltelle che sostenevano che la palla fosse entrata in rete e che costrinsero l’arbitro a convalidare il gol. Poco dopo il Bologna pareggiò e la partita finì 2-2.

L’arbitro aveva promesso al Genoa che lo avrebbe fatto vincere a tavolino per l’invasione di campo, ma davanti a Leandro Arpinati, vicepresidente della FIGC e tifoso del Bologna, si mangiò la parola. Fu necessaria una seconda gara di spareggio finita 1-1. La FIGC decise che la terza gara di spareggio si sarebbe disputata a settembre e invitò le squadre a mandare i giocatori in vacanza ma all’improvviso cambiò idea e decise che la partita si sarebbe giocata ai primi di agosto alle 7 del mattino.

Il Genoa era fuori forma mentre il Bologna, probabilmente avvisato in anticipo da Arpinati, si era continuato a allenare e la partita fu vinta dal Bologna. E così alla finale scudetto ci andò il Bologna che conquistò il suo primo scudetto battendo l’Alba (4-0 all’andata e 2-0 al ritorno).

In una curiosa classifica redatta dal giornalista inglese Scott Murray sul quotidiano britannico “Guardian”, l’episodio del “Furto della Stella” risulta al primo posto come il peggiore dei torti arbitrali della storia del calcio.

Primi campionati della Serie A

Il Genoa negli anni trenta

Lo sfondatore di reti Levratto con la maglia della Nazionale.

Dopo aver sfiorato il titolo nel 1927-28 (secondo dietro al Torino Football Club) il Genoa disputava nel 1929-30 il primo campionato a girone unico a livello nazionale cioè la neonata Serie A.

All’epoca disponeva di un formidabile attacco guidato da Banchero e Levratto (il famoso sfondatore di reti) e si classificò al secondo posto a due soli punti dall’Ambrosiana-Inter di Meazza. Gli scontri diretti furono decisivi per l’assegnazione del titolo. Nella gara di andata il portiere De Prà dovette lasciare il campo dopo solo 15 minuti per infortunio e, non essendo possibili le sostituzioni, il Genoa continuò la partita con in porta il jolly Moruzzi. Al ritorno, nella terz’ultima giornata, la gara iniziò dopo che una tribuna aveva ceduto al peso del folto pubblico causando molti feriti. Dopo essersi portati in vantaggio fino al 3 a 1, i rossoblu vennero raggiunti sul 3 a 3 dall’ennesima prodezza di Meazza.

A cinque minuti dalla fine Banchero sbagliò un rigore, che Levratto non volle tirare, forse distratto dalla folla minacciosa che si era raggruppata ai lati e dietro la porta milanese. L’anno successivo il Genoa non riuscì a ripetersi classificandosi comunque al 4° posto. L’annata però risultò storica poiché ad arrivare dall’Argentina, ed a formare un terzetto mai più ripetibile con Banchero e Levratto, fu “El Filtrador” Guillermo Stabile.

Gli anni trenta

L’arrivo del “Filtrador” Guillermo Stabile

El Filtrador Guillermo Stabile Capocannoniere dei primi mondiali di calcio.

Il giocatore giunse a Genova tra il tripudio della folla che si era assiepata al porto per vedere da vicino l’arrivo del capocannoniere dei primi Mondiali, disputati in Uruguay. Neanche il tempo di riposarsi che Stabile la domenica giocò mettendo la firma sulle 3 reti che permisero ai liguri di superare il Bologna.

Alla terza giornata del girone di ritorno, contro il Livorno, un grave infortunio blocca Levratto, che tornerà a giocare solo l’anno seguente, mentre Stabile totalizzerà solo 13 presenze e 6 reti poiché, tre settimane dopo l’infortunio a Levratto, proprio quando ormai si stava abituando al cambiamento di continente, in una partita amichevole il portiere avversario in uscita gli ruppe una gamba.

Stabile, tornato a giocare dopo un anno, patirà nuovamente la frattura di una gamba e, finita la carriera in Francia, si siederà sulla panchina della nazionale Argentina.

Col Presidente Culiolo si punta allo scudetto

Nel 1933-34 arriva la prima ed inaspettata caduta in Serie B che durerà solo un anno. Il Genoa tornato in A riprende i panni di protagonista trovando in Culiolo l’ultimo presidente ambizioso con dichiarate pretese di scudetto.

1936/37 6° posto e Coppa Italia [modifica]

Il Genoa a Firenze con la Coppa Italia. A scendere in campo furono Bacigalupo, Agosteo, Genta, Pastorino, Bigogno, Figliola, Arcari III, Perazzolo, Torti, Scarabello Marchionneschi

Classificatosi al 6° posto in campionato il 6 giugno del 1937 a Firenze i rossoblu si aggiudicano la Coppa Italia, battendo in finale per 1 – 0 la Roma.

1937/38 Genoa al 3° posto

L’anno seguente i Grifoni raggiungono la terza posizione, a soli 3 punti di distacco dall’Ambrosiana-Inter, e si aggiudicano 1 – 0 il primo derby di campionato disputato con il Liguria antenata della Sampdoria.

Vincendo la Coppa Italia l’anno prima, il Genoa aveva diritto a partecipare alla Coppa Europa, che in quell’anno fu l’edizione di maggior successo, vi partecipavano infatti i campioni in carica di ben sette nazioni, in più gli svizzeri godevano di un secondo posto, mentre le quattro nazioni storiche beneficiavano di una terza presenza, che austriaci e italiani identificavano nei vincitori della Coppa d’Austria e della Coppa Italia. Il Genoa supera il primo turno vincendo 3-1 e 3-0 contro lo Gradjanski Zagabria. Ai quarti di finale il Genoa incontra l’Admira, risultato 2-2, ma la gara d’andata a Vienna era stata tribolata da dimostrazioni politiche anti-italiane, il Ministro degli Interni italiano rifiutò di far disputare il ritorno a Genova adducendo motivi di ordine pubblico, il Comitato Organizzatore decise così di squalificare entrambe le squadre, concedendo però alla superstite compagine italiana, la Lazio, il passaggio automatico del turno.

Il CT Pozzo portò con sé in Francia, per i Mondiali, tre giocatori genoani: Genta, Perazzolo e Bertoni, che però non verranno schierati in campo.

Il Genoa del presidente Culiolo vuole fare sempre meglio, ritorna Mister Garbutt in panchina mantenendo Ottavio Barbieri in seconda, e acquista dal Pisa il terzino Marchi che giocherà anche in nazionale. Inoltre, sempre dal Pisa, viene prelevato il fuoriclasse Bertoni, chiamato anche il “nuovo Meazza”, ma in Coppa Europa subisce un grave infortunio, rottura di tibia e perone, e il Bertoni che tornerà in campo dopo aver saltato un intero campionato non sarà mai più quello di prima. Il Genoa conclude così il decennio con un 4′ posto finale (1938-39) e un 6 a 1 rifilato (1939-40) ad un Torino che da lì a poco sarebbe diventato una leggenda del calcio italiano.

I rossoblu da subito vengono messi di fronte ai temibili cecoslovacchi dello Sparta Praga vincendo per 4-2 a Marassi indossando per la prima volta lo stemma della società sul petto e pareggiando 1-1 al ritorno. Ai quarti si gioca contro il Rapid Bucarest, il Genoa passa e si ritrova in semifinale contro lo Slavia Praga. La partita d’andata viene vinta dai Grifoni per 4-2, tra i marcatori anche il mediano oriundo Figliola, che segna così il suo ultimo gol in rossoblu, poco prima di fuggire in Uruguay senza avvisare nessuno a causa dei primi venti di guerra. Nella gara di ritorno un Genoa sfortunato perde Bertoni e subisce per 4 a 0, venendo così eliminato da quelli che divennero i campioni d’Europa.

Gli anni quaranta e cinquanta

Prima della guerra la nazionale si tinge di rossoblu

Il Genoa nel 1939-40. Da sinistra a destra: Fregosi, Villa, Neri, Perazzolo, Sardelli, Marchi, Gabardo, Conti, Arcari IV. Seduti Scarabello e Genta.

Il Genoa guidato da Garbutt e Barbieri aveva importato dalla Gran Bretagna un nuovo schema di gioco cioè il sistema. In breve un centrocampista veniva arretrato e usato come libero mentre 2 attaccanti sui 5 del metodo venivano messi a centrocampo.

Pozzo restio al cambiamento viene comunque invitato a provare i nuovi schemi e così il 26 novembre del 1939 sono ben 7 i rossoblu a giocare a Berlino contro la Germania (Marchi, Sardelli, Genta, Battistoni, Perazzolo, G.Neri e Scarabello). Il risultato è confortante solo fino alla fine del primo tempo e così Pozzo può ritornare, anche se per poco, ai suoi vecchi schemi. Nel campionato 1939-40 succede un altro fatto strano prima della partita tra Genoa e Bologna. I Grifoni vincono a Novara grazie a un gol segnato al 33′ dall’Olimpionico Bertoni e sono, a nove turni dal termine, in testa alla classifica assieme ai felsinei che devono giocare la domenica seguente al Ferraris.

La Federazione decide che la partita non è regolare. L’arbitro nonostante gli avvisi dei giocatori Genoani aveva fatto battere l’inizio della gara e il secondo tempo dai novaresi. Il Genoa torna due punti sotto ma il Ferraris si presenta come un muro compatto di folla che vuole spingere i loro beniamini alla vittoria che manca da troppo tempo. Il Genoa conduce fino al 60′ poi Puricelli pareggia e nei minuti finali beffa i Genoani che perderanno poi anche la ripetizione della partita col Novara. L’anno seguente, il 9 febbraio del 1941, alle 8,15 della mattina Genova viene bombardata per un’ora e mezza dalla flotta inglese. Nonostante i danni e le 144 vittime nel pomeriggio è numerosissimo il pubblico che assiste al Ferraris al 2 a 0 che il Genoa infligge alla Juventus.

Nel 1941-42 arriva un 4° posto ma i Grifoni infliggono la sconfitta, 2 a 0 in casa e 2 a 1 a Roma, alla squadra giallorossa che con solo 4 sconfitte diventerà per la prima volta campione d’Italia. Altri risultati di spicco sono un 6 a 1 all’ambrosiana-Inter e un 6 a 0 al Modena.

Lo stesso anno si disputa uno dei più incredibili derby giocati dal Genoa. Alla fine del primo tempo i rossoblu soccombono per 3 a 1 mentre alla fine della partita la rete di Ispiro messa a segno all’ 86′ fissa il risultato sul 4 a 3 per il Grifone. L’ultimo campionato anteguerra vede trionfare il Torino mentre il 5° posto del Genoa viene contornato da tennistici 6 a 1 al Vicenza e 6 a 5 alla Lazio.

Un primato cittadino/nazionale viene stabilito nel 1945/46, campionato Alta Italia, tre squadre genovesi presenti: Genoa, Andrea Doria, Sampierdarenese.

Il Genoa degli stranieri Verdeal, Boyè, Gren e Abbadie

La formazione del Genoa nel 1947-48, il penultimo in piedi è Verdeal

La formazione del Genoa nel 1949-50, in una gara di campionato contro il Torino

Da sinistra il terzo in piedi è Abbadie. L’ultimo seduto con la fascia di capitano è Carapellese

Il Genoa dell’immediato dopoguerra, pur giocando stabilmente in A, è certamente un Genoa ridimensionato rispetto a quello che gli appassionati di calcio erano abituati a vedere. In effetti dopo la fine della seconda guerra mondiale si può dire che la popolarità del Grifone (pari a quella della Juventus e del Torino almeno fino agli anni sessanta) sia inversamente proporzionale ai risultati che la squadra raggiunse in campo. Nonostante ciò alcuni giocatori, tra cui in particolare tre sudamericani, tra il 45 e il 59 riuscirono a far sognare i tifosi rossoblu.

L’argentino Juan Carlos Verdeal, di cui si diceva riuscisse ad imprimere alla palla traiettorie sovrannaturali, nel campionato 1948-49 portò il Genoa al titolo di campione d’inverno davanti al leggendario Torino. Dopo un 7 a 1 al Padova e un 4 a 1 all’Inter il 26 dicembre del 1948 anche la squadra granata (scomparsa poi nella tragedia di Superga) subiva un rotondo 3 a 0 al Ferraris perdendo così per l’ultima volta una partita in campionato.

Verdeal in una partita contro il Modena, con il campo ridotto ad un pantano per la copiosa pioggia, palleggiando partì quasi da centrocampo arrivando senza far toccar palla a terra fino al gol. La squadra comunque non era competitiva per il titolo e nel girone di ritorno non riuscì a ripetersi. Verdeal, dopo tre anni in rossoblu, lasciò il Genoa a fine stagione e in seguito, tornato in patria, abbandonò definitivamente il mondo calcistico.

Nel 1976, credendosi ormai dimenticato, Verdeal accetterà con sorpresa l’invito ad intervenire alla festa della promozione in serie A. In quell’occasione, sfilerà sotto la Gradinata Nord e l’affetto ricevuto gli farà prendere la decisione di essere sepolto con indosso una cravatta rossoblu che gli era stata donata.

L’anno seguente a Genova giunge un altro argentino Mario Emilio Boyè. Giocatore del Boca e della nazionale arrivato in Italia venne subito paragonato a Levratto. Boyè, da qualunque distanza, prendeva la mira e scagliava delle vere e proprie sassate contro la porta avversaria.

Da ricordare una rete segnata quasi da centrocampo contro la Triestina e un siluro su punizione messo sotto all’incrocio della porta dell’Inter. Tuttavia, Boyè giocò solo 18 partite mettendo a segno 12 reti poiché, per problemi di ambientamento della moglie, decise di approfittare della trasferta contro la Roma per prendere l’aereo e tornare in patria.

Doveroso è aprire una piccola parentesi per quel che riguarda il campionato 1955-56. Nelle file del Genoa, in cui è già presente Ragnar Larsen (forse il più bravo norvegese sbarcato in italia), arrivano altri due stranieri di cui uno sudamericano che è, per la precisione, il secondo brasiliano a vestire la maglia rossoblu dopo Gabardo.

Il carioca in questione è Maurinho Di Pietro che arriva a Genova. con la fama di vero goleador e sul quale naturalmente si fa grande affidamento. Per lui, certo più accostabile ad Eloi che a Gabardo, solo 8 presenze e 2 reti (di cui una in acrobazia) che entrano nella storia perché risultano decisive per la vittoria rossoblu nel derby ma che certo non bastano per evitare di essere rispedito al mittente a termine della stagione.

Il secondo giocatore è svedese e si chiama Gunnar Gren . “Il professore” giunge dalla Svezia in rossoblu in tutta fretta visto che la Fiorentina, forse ritenendolo ormai troppo vecchio, aveva deciso di privarsene lasciandolo tornare in patria. Naturalmente Gunnar Gren non è d’accordo e vuole dimostrare di poter ancora illuminare gli stadi coi suoi perfetti assist come faceva ai vecchi tempi nel Milan dove formava un famoso terzetto con Liedholm e Nordahl. Il Genoa disputa un discreto campionato piazzandosi a centro classifica ma oltre al derby si toglie diverse soddisfazioni.

A cadere al Ferraris infatti sono in fila le prime tre classificate Fiorentina, Milan e Inter. Il Milan viene superato 3 a 1, i nerazzurri 4 a 3 con una rete di Carapellese segnata all’ 88′ quando fino al 65′ i rossoblu soccombevano per 1 a 3 ma il capolavoro avviene l’ultima giornata quando a Genova arriva ancora imbattuta la Fiorentina fresca Campione d’Italia. Passati in svantaggio proprio Gunnar Gren al 76′ pareggia la partita e nel finale Frizzi e Carapellese tolgono la soddisfazione ai viola di terminare il campionato senza sconfitta.

Julio Cesar Abbadie, messosi in luce ai mondiali svizzeri, proveniva dall’Uruguay dove aveva vinto tutto con il Peñarol sua squadra d’origine. Arrivato in una squadra che poteva contare sull’esperto Becattini e la sorpresa Barison ma che non poteva che ambire alla zona bassa della classifica trascinò nel 1957-58 i suoi compagni ad una miracolosa salvezza. Il Genoa, ribaltando i pronostici e il risultato che si stava verificando sul campo, si aggiudicò, grazie a tre suoi assist vincenti, il derby per 3 a 1. Seppur non segnando sui giornali venne riportato che l’uruguaiano si era aggiudicato la partita da solo.

Terminato fanalino di coda con solo 11 punti il Genoa sfoderò un girone di ritorno sfavillante riportando vittorie su Napoli, Roma, Vicenza, Udinese con un gol di testa di Abbadie segnato al 90′, Verona dove l’uruguaiano sfoderò una prestazione pari a quella nel derby, Lazio e Milan che venne superato 5 a 1 a San Siro.

Abbadie ebbe gravi problemi di salute e la sua avventura a Genova si concluse due anni dopo con la retrocessione dei rossoblu in Serie B ma la classe con cui superava gli avversari come fossero birilli non fu mai dimenticata e come Verdeal nel 2004 fu invitato a sfilare sotto la Gradinata Nord prima della sfida contro l’Empoli.

Gli anni settanta

1972-73 La Gradinata Nord festeggia il ritorno del Grifone in Serie A (Al tempo la Gradinata poteva ospitare fino a 15.000 spettatori)

La città, tra le più importanti ed operose d’Italia, raggiunge il punto di massimo sviluppo toccando quasi il milione di abitanti. La squadra rossoblu tocca il fondo retrocedendo per la prima volta in Serie C (1969-70).

In soccorso del Genoa, oltre ai suoi tifosi, arriva sulla panchina Arturo Silvestri e il 13 giugno del 1971 per Genoa-Rimini al Ferraris 55.000 rossoblu festeggiano il ritorno del Grifone in Serie B (1970-71). La cosa si ripete due anni dopo il 17 giugno del 1973 quando uno stadio stipato all’inverosimile, nella partita contro il Lecco, questa volta saluta il ritorno del glorioso Grifone in Serie A (1972-73).

Tra i protagonisti di quegli anni vanno ricordati tra gli altri Corradi, Turone, Simoni, Maselli e Perotti che in futuro rientreranno a far parte con diversi ruoli della storia genoana. Lo stesso anno a Monza fa la sua prima comparsa uno dei gruppi Ultrà che farà parlar di se in Italia e nel Mondo cioè la Fossa dei Grifoni.

I problemi finanziari non consentono la formazione di una squadra competitiva e il 1973-74 concluso con un mesto ritorno in cadetteria va menzionato se non altro per i quasi 30.000 genoani che escono la prima giornata di campionato da San Siro soddisfatti per un buon pareggio e per un ragazzino di Crocefieschi, tal Roberto Pruzzo, che colleziona una sfilza di pali e traverse.

Passano 2 anni e il 3 a 0 casalingo col Modena sancisce l’ennesimo primo posto in Serie B con conseguente promozione per i rossoblu guidati da Luigi Simoni (1975-76).

Il Genoa 1975-76. Da sinistra: Campidonico, Girardi, Rosato, Mosti, Pruzzo, Rossetti. Castronaro, Arcoleo, Rizzo, B.Conti, Bonci

Il campionato 1976-77 inizia male, il Genoa dopo 6 giornate è ultimo in classifica poi Roberto Pruzzo e Oscar Damiani iniziano a segnare e il Grifone a vincere una partita dopo l’altra. Si arriva alla ventesima, dove è in programma il derby, con il Genoa a centro classifica e con la Sampdoria al penultimo posto.

I Grifoni sognano di contribuire a spedire i rivali in Serie B ma dopo solo 3 minuti Zecchini porta in vantaggio i blucerchiati. Allo scadere del primo tempo Damiani raccoglie una respinta del portiere doriano e con un tocco sotto la palla lo supera pareggiando l’incontro.

Nel secondo tempo i rossoblu si disperano per un calcio di rigore fallito da Pruzzo, ma al 78′ lo stesso attaccante si rifà quando, per raccogliere un traversone partito dalla sinistra, vola alto sul cielo del Ferraris e spedisce la palla alle spalle del portiere tra il tripudio della folla.

L’anno seguente invece inverte i fattori, l’inizio sfolgorante vede i rossoblu in testa dopo 5 giornate mentre il finale è amaro con il Genoa retrocesso in B per 1 solo gol di svantaggio nella differenza reti con la Fiorentina.

E dire che la penultima giornata di campionato contro l’Inter il Genoa si era fatto raggiungere sul pari a 10 minuti dalla fine e proprio bomber Pruzzo, cinque minuti dopo, sotto una copiosa pioggia si era fatto parare da Bordon un calcio di rigore. Alcuni risultati delle dirette concorenti, Lazio, Bologna e Fiorentina nelle ultime giornate sembravano piuttosto sospetti mentre meno sospetta fu la decisione di non punire con la sconfitta a tavolino l’Inter per aver schierato contro il Genoa Giuseppe Baresi che risultava squalificato.

Ceduto Pruzzo alla Roma, nella quale assieme ad altri ex genoani come Nela e Conti vincerà lo scudetto, gli anni settanta si concludono con una doppietta di Damiani nel derby vinto per 2 a 0 e un 12° posto finale in Serie B.

Gli anni ottanta [modifica]

La formazione del Genoa nel 1980-81. In piedi: Sala, Manfrin, Caneo, Onofri, Russo, Martina. Seduti: Nela, Odorizzi, Boito, Corti, Testoni.

Il campionato di Serie B 1980-81 si presentò in veste fortemente anomala in quanto, in seguito a indagini sul calcioscommesse, il Milan e la Lazio avevano subito la retrocessione d’ufficio.

Sulla panchina del Genoa era intanto tornato Luigi Simoni, fresco di una promozione con il Brescia ottenuta l’anno precedente. Il Grifone iniziò il campionato con grandi difficoltà e raccogliendo pochi punti ma riuscì presto a recuperare il distacco, mantenendosi sulla scia del terzo posto e terminando il girone d’andata a soli 2 punti da Cesena e Sampdoria.

La svolta definitiva della stagione giunse dopo la terza giornata di ritorno, quando i rossoblu pareggiarono 0 a 0 col Milan al Ferraris. Nelle restanti 16 giornate il Grifone di Martina, Onofri, Claudio Sala e dei giovanissimi Sebino Nela, Russo e Boito uscì sconfitto una sola volta, riuscendo a ottenere punti preziosi nel derby e in una decisiva partita all’Olimpico contro la Lazio.

Dopo le vittorie nello scontro diretto contro il Cesena e poi nella penultima giornata a Bergamo, il Genoa riuscì a sorpassare la Lazio, che aveva terminato la propria gara casalinga pareggiando con il Vicenza dopo aver sprecato due rigori. Le sirene al porto festeggiarono l’evento e l’insperata promozione fu definitivamente raggiunta allo Stadio Luigi Ferraris la domenica seguente, quando il Grifone concluse la partita con un 2 a 0 sul Rimini.

La campagna acquisti per la nuova stagione deluse fortemente i tifosi genoani. Infatti il talentuoso Sebino Nela andò a fare compagnia a Roberto Pruzzo e Bruno Conti a Roma mentre al Genoa venne ceduto in cambio Vincenzo Romano. Come unico straniero tesserabile venne acquistato Renè Vandereycken, capitano della nazionale del Belgio e giocatore d’indubbio valore ma spesso perseguitato dagli infortuni.

Il Grifone riuscì comunque a disputare un buon girone d’andata, simbolizzato dall’ottimo pareggio a Milano con l’Inter e dal 2 a 1 rifilato al Ferraris alla Juventus. Da ricordare in negativo lo scontro, nel mezzo della partita di Firenze, tra Martina e il nazionale Antognoni, con quest’ultimo che rischiò la vita in seguito a un forte trauma.

Proprio il portiere rossoblu e Briaschi risultarono poi decisivi per la salvezza della squadra di Luigi Simoni che, dopo un girone di ritorno sciagurato e ricco di sconfitte, sembrò ormai destinata alla retrocessione. A cinque giornate dal termine il Genoa, meglio posizionato in classifica, dovette affrontare di fila le sue tre dirette concorrenti, perdendo le prime due partite con il Milan e il Cagliari entrambe con un risultato di 2 a 1, ma vincendo con il Bologna, condannandolo di fatto alla retrocessione.

La domenica seguente i Grifoni sconfissero con un 2 a 0 (reti di Russo e Briaschi) il Catanzaro, portando la classifica a un turno dal termine con questi punteggi: Cagliari e Genoa a 24, Bologna a 23, Milan a 22 e Como ormai già retrocesso.

I rossoneri incontrarono il Cesena mentre i rossoblu il Napoli. A fine primo tempo il Genoa concluse in vantaggio con rete di Briaschi mentre il Milan era al momento sconfitto in Romagna. Nel secondo tempo il Grifone incassò due reti ma la situazione non apparve preoccupante poiché poco prima era giunto il 2 a 0 per il Cesena.

In quattordici minuti i milanesi capovolsero il risultato e a fine partita i tifosi poterono entrare in campo festanti. Nello stesso momento Castellini, portiere del Napoli, nel gesto di passare la palla con la mano ad un compagno, gettò la stessa all’indietro in angolo. Sulla battuta s’avventò Faccenda che in scivolata segnò. Gli ultimi 5 minuti trascorsero con falli di mano a ripetizione e palle scagliate in tribuna.

Il Genoa ottenne nell’83 un’altra salvezza con un po’ meno sofferenza. I ragazzi di Simoni giocarono un buon calcio e nel girone di ritorno, dopo un 4 a 1 al Catanzaro, si ritrovarono a tre punti dalla quarta posizione. Sopraggiunse però un calo fisico che costrinse i rossoblu a centrare il traguardo della salvezza matematica “solo” alla penultima giornata, festeggiando in simultanea con lo scudetto della Roma.

L’anno seguente il Grifone conobbe nuovamente l’onta della retrocessione, in seguito anche a una sconfitta in uno scontro diretto con la Lazio, finita poi a pari punti al terz’ultimo posto, nel quale il Genoa contestò un decisivo rigore concesso agli avversari. Così i rossoblu, nonostante un’esaltante rincorsa finale che non riuscì a compensare i punti persi in precedenza, retrocessero.

Iniziò così un nuovo periodo buio per la squadra, un quinquennio tra i cadetti. Cinque anni in B che portarono a una rivoluzione societaria con l’abbandono dell’ormai contestato Fossati e l’arrivo di Spinelli, un continuo cambio di allenatori, dirigenti e giocatori, e una promozione sfiorata e persa all’ultima giornata nel 1987.

Il Genoa, allenato da mister Perotti, perse a Lecce, in campo neutro contro il Taranto. Un anno dopo giunse invece una quasi retrocessione in serie C, con il Grifone che si salva a Modena dopo uno spareggio terminato 3-1 davanti a 7mila tifosi.

L’incubo della serie B finì con il ritorno di Sogliano come direttore generale e con l’approdo di Scoglio in panchina. La solidità della difesa, capitanata da Signorini, la rapidità del centrocampo guidato dall’estroso Eranio e le reti segnate dalla coppia d’attacco Nappi e Fontolan, portarono la promozione in casa rossoblu, ottenuta anche grazie a un esaltante girone di andata.

L’anno seguente il Genoa riuscì ad ottenere una meritata salvezza ma al termine del campionato Scoglio lasciò la squadra, causa attriti con Spinelli, poco prima della finale della Mitropa Cup, disputata in Puglia, dal Genoa e dal Bari (conclusasi con una sconfitta di 1 a 0).

Anni novanta: dall’Europa allo spareggio di Firenze [modifica]

La storia più recente del Genoa è stata caratterizzata, a partire dalla fine degli anni ottanta e dai primi anni novanta (fino, cioè, alla nuova retrocessione in Serie B avvenuta nel 1995) da un ritorno a valori di eccellenza. Questo periodo di storia del Grifone va dal campionato in serie A del Professor Scoglio, al grande Genoa di Bagnoli, agli altri miracoli del Professore, all’arrivo di Miura, alla tragedia di Vincenzo Spagnolo, fino alla triste retrocessione ai rigori di Firenze contro il Padova.

1990/91 Il Genoa in Europa

Osvaldo Bagnoli portò il Genoa al 4° posto in classifica

Il nuovo mister, Bagnoli, sostituì il professor Scoglio. Bagnoli era un allenatore che vantava una recente promozione in serie A nel Cesena ma soprattutto un ottimo ciclo a Verona con una scalata in A seguita da campionati importanti, finali di Coppa Italia, presenze in Europa e uno storico scudetto (chiuse tuttavia il ciclo con una retrocessione in serie B).

L’arrivo di Bagnoli non fu però acclamato dalla tifoseria genoana, nonostante un mercato che vide la partenza di Fontolan e l’arrivo del vicebomber dei mondiali, Tomas Skuhravy, che comporrà, dopo un avvio zoppicante, una storica coppia con Aguilera. Il Genoa salì, dopo una stagione trionfale, alla vetta più alta del Dopoguerra, il 4° posto, ottenendo la qualificazione alla Coppa UEFA.

Quella formazione che col tempo divenne mitica dovette però passare attraverso una contestazione a inizio campionato, il Genoa non decollava, in Coppa Italia fu eliminato dalla Roma per un rigore sbagliato da Mario Bortolazzi, che venne preso di mira dai tifosi rossoblu. A fine partita Osvaldo Bagnoli per primo nella storia del Genoa tirò le orecchie alla Gradinata Nord, accusandola di immaturità. Quell’episodio poteva far pensare a una disfatta dell’ambiente e dello spogliatoio, ma c’era il derby alle porte, e nessuno voleva sfigurare contro i temibili “cugini”. Nei pronostici il Genoa era dato per spacciato, ma non fu così: il Grifone entrò in campo deciso e determinato, il genovese Eranio dopo una aver dribblato diversi avversari calciò un tiro imprendibile sotto al sette della porta difesa da Pagliuca. Un rigore concesso alla squadra blucerchiata e trasformato da Vialli, sembrava togliere le speranze dell’impresa, ma a pochi minuti dalla fine, una magistrale punizione del futuro campione del mondo Claudio Branco mise al tappeto la squadra allenata da Boskov, e da li iniziò una grande rimonta, che a fine anno vide il Grifone tornare in Europa attraverso il 4° posto in classifica e spegnere le speranze juventine di approdare alla coppa Uefa. Fu una grande festa, dopo anni il Genoa tornava ai fasti di un tempo, e ad aspettarlo c’era una grande vetrina: la Coppa UEFA.

1991/92 La splendida cavalcata in Europa

Il Genoa visse così l’anno seguente un campionato di grande livello che chiuderà, dopo un tracollo, con il raggiungimento della salvezza. In Coppa Italia il Grifone giunse ai quarti di finale mentre in Coppa Uefa, rischiata l’eliminazione al primo turno con l’Oviedo, i rossoblu eliminarono prima la Dinamo Bucarest, poi la Steaua Bucarest ed infine il Liverpool, dopo due storiche imprese con gli Inglesi che assicurarono al Genoa il titolo di prima squadra italiana a superare (risultato 2-1) all’ Anfield Road il Liverpool in un turno di quarti di finale di Coppa UEFA.

Arrivato ai quarti di finale il Grifone si trovò di fronte il Liverpool. Nella partita di andata Genoa mette sotto gli avversari e va in vantaggio con Fiorin su passaggio di tacco di Pato Aguilera, i Reds non riescono a reagire, e verso il termine della partita Claudio Branco, su punizione, segna il 2-0 conclusivo. Nella partita di ritorno in Inghilterra i Reds per 90 minuti mettono sotto assedio il Genoa di Bagnoli, ma con un’azione di contropiede nata da Gennaro Ruotolo, Aguilera riesce a segnare la rete dell’1-0. Gli inglesi pareggiano subito con Rush, ma al 72° minuto di gioco, Eranio triangola a centrocampo con Skuhravy, portandosi avanti verso la porta difesa da Hooper che nel frattempo esce dai pali, il genoano la passa ad Aguilera che aveva seguito l’azione e l’appoggia in rete. Il Genoa diventa così la prima squadra italiana a vincere all’Anfield Road in una gara ufficiale.

Questo trionfo chiuderà di fatto un altro miniciclo rossoblu poiché la squadra, alla vigilia della semifinale Uefa con l’Ajax, ruppe con la società per una questione relativa ai premi, mentre il mister si accordò con l’Inter per la stagione successiva e Aguilera venne ceduto dal Presidente Spinelli al Torino.

Seguirono così due tormentate stagioni che videro Spinelli contestato dalla piazza, l’arrivo di giocatori importanti come Van’t Schip e Padovano che non incidono, giovani che esplodono e partono come Panucci e Fortunato, periodi terminati con il ritorno di Scoglio che riuscì a salvare la squadra nel 1993.

1993/94 ritorna Scoglio, salvezza, e Uefa sfiorata

Il Genoa di Claudio Maselli non decolla e si trova pericolosamente al penultimo posto della classifica di serie A. A Gennaio viene richiamato sulla panchina rossoblu il Professor Scoglio,a lui viene affidata la sorte della squadra che riesce a rimettere in sesto,perdendo solo due partite,pareggiando senza subire reti con Juventus e Milan e andando persino a vincere 3-1 a Milano contro l’Inter. I numeri sono da squadra di vertice,infatti contando solo il girone di ritorno,il Genoa sarebbe 5° in classifica. A fine campionato il Genoa quindi si classifica all’11 posto sfiorando per soli 3 punti la Coppa Uefa.

1994/95 Kazu Miura e la retrocessione

L’anno seguente però il Professore fu nuovamente esonerato a causa di un battibecco col Presidente Spinelli per il poco impiego da parte di Scoglio del nuovo arrivo Kazuyoshi Miura, primo calciatore nipponico ad essere ingaggiagiato da un club europeo che deluse le aspettative, riuscì infatti a segnare un’unica rete durante il derby. Senza il Professore la squadra retrocesse. L’ultima stagione del Genoa in Serie A fu così quella del 1994-1995, quando retrocedette in Serie B perdendo a Firenze lo spareggio con il Padova, pur collezionando un così alto numero di punti (40)tale che ha sempre permesso a tutte le squadre che lo hanno raggiunto nei campionati successivi a quello del 1994/1995 la permanenza nella massima serie in tutti i campionati da quando è stata introdotta la regola dei 3 punti a vittoria. Proprio a Firenze, inconsapevolmente, si aprì il periodo più buio dell’intera storia genoana.

1995/97 Fallisce la promozione, il torneo Anglo-Italiano

Il Genoa caduto in B viene affidato al tecnico Luigi Radice, dall’Empoli arriva il giovane promettente Vincenzo Montella e ritorna Marco Nappi. Il girone d’andata sarà strepitoso, il Genoa vince anche per 7 a 0 contro la Reggina, Montella e Nappi segnano a ripetizione, ma nel girone di ritorno qualcosa non quadra, i risultati non sono più positivi e a fine stagione il Genoa arriverà solamente ottavo. L’unica cosa positiva sarà la vittoria del torneo anglo-italiano a Wembley ma in estate il nuovo idolo Montella passerà nelle file dell’altra squadra genovese scatenando l’ira dei tifosi rossoblu.

A far da controcanto, in questo lungo periodo il Genoa vinse un trofeo europeo, ottenuto a Wembley, visto dalla tifoseria come un piccolo seguito del trionfo di Liverpool. Nel 1996 il Grifone vinse la finale del Torneo Anglo-Italiano battendo il Port Vale 5-2, con una tripletta di Gennarino Ruotolo.

Comunque, in quello stesso anno, il primo della serie nera, il Genoa non andrà oltre a un mediocre centroclassifica.

Stagione 1996/97, nonostante aver totalizzato il miglior attacco e la miglior difesa, ottenne, con Perotti allenatore, il 5° posto, perdendo la serie A di un soffio a Ravenna alla penultima giornata con un inutile pareggio davanti a 9mila tifosi al seguito.

Anni 2000 [modifica]

L’epopea Scerni e Dalla Costa, il Genoa rischia il fallimento

Inizia il nuovo millennio, ma le sorti del Genoa non cambiano, anzi peggiorano. Il Genoa passa nelle mani di Gianni Scerni, ma i risultati scarseggiano e le contestazioni arrivano presto, così Scerni lascia la presidenza a Massimo Mauro, ex calciatore di Juventus e Napoli, ma il Genoa va ancora peggio. Scerni si riprende l’incarico di presidente, per poi lasciare il pacchetto di maggioranza a Luigi Dalla Costa. Dalla Costa diventerà poi l’unico proprietario, e, dopo aver investito male tanti soldi nella società, svenderà molti i giocatori, portando il Genoa ad un passo dal fallimento, comunque non avvenuto grazie all’aiuto della Costa Crociere prima e di Enrico Preziosi dopo.

2002/03 Genoa retrocesso in C e ripescato

Nel 2003 Onofri lascia la panchina rossoblu nel precampionato a causa del troppo stress dovuto alle grandi pressioni di una piazza come il Genoa e alla recente scomparsa del grande amico ed ex bandiera del Genoa, Fabrizio Gorin. La panchina viene lasciata nelle mani di Vincenzo Torrente, ma non essendo ancora allenatore professionista sarà affiancato da Rino Lavezzini. La squadra naviga nelle zone basse della classifica, a gennaio vengono venduti i migliori giocatori e arriva la retrocessione in Serie C. Durante l’estate, grazie al “Caso Catania” il Genoa verrà ripescato in B assieme a Catania e Salernitana, mentre la Fiorentina, dopo aver vinto il campionato di C2 passerà direttamente nel campionato cadetto.

2003/04 inizia l’era Preziosi

La stagione 2003-2004, iniziata con Donadoni in panchina e proseguita con l’ingaggio di De Canio, servì per porre le basi per la promozione dell’anno seguente, con un Genoa che prima rischiò la retrocessione per tutto il girone di andata e poi risorse, grazie al mercato di gennaio, con l’arrivo di calciatori come Milito, Tedesco e Scarpi. Il primo in particolare, un attaccante argentino proveniente dal Racing Avellaneda con cui aveva appena vinto il campionato nazionale, dette un grande apporto alla squadra con i suoi gol.

Campionato serie B 2004/05

Nell’estate successiva il nuovo patron lavorò meticolosamente per la promozione, portando altri innesti importanti e ripartendo dalla precedente gestione De Canio.

Un deludente precampionato e la precoce eliminazione dalla Coppa Italia portarono però all’esonero del mister e al successivo arrivo di Serse Cosmi. Il girone di andata, dopo un inizio altalenante, si concluse con 46 punti, primo posto e molti record stagionali. Preziosi non riuscì però a soddisfare le esigenze del mister nel mercato di gennaio, portando alla rottura dei rapporti tra Cosmi e a società e la squadra.

Molti episodi lasciarono perplessi e la difesa invalicabile di inizio stagione lasciò spazio a un reparto di basso livello, principale causa di un periodo buio caratterizzato da molti pareggi e sconfitte.

Dopo la vittoria con il Catanzaro alla terz’ultima giornata, il Grifone, quasi matematicamente in A, affrontò la sfida con il Piacenza, che portò ad un pareggio 2 a 2 di fronte a 18mila tifosi seguito da una rissa e da maxi-squalifiche. All’ultima giornata, di fronte a 40mila supporters, il Genoa affrontò il Venezia, già matematicamente retrocesso, ottenendo la vittoria promozione, seppur soffrendo ancora almeno per tre quarti di partita, per 3-2.

La retrocessione del 2005
la discussa vicenda
Il Genoa si classifica al primo posto del campionato di serie B, ma per la giustizia sportiva la società di Preziosi ha commesso un illecito sportivo, presumendo secondo gli atti prodotti ufficialmente un accordo col Venezia (squadra in quel momento già retrocessa) riguardo alla normalizzazione (ovvero una pressione per evitare che l’incontro sia truccato da parte di terzi interessati) della partita Genoa-Venezia dell’ultima giornata di campionato, decisivo per la promozione dei liguri. Tesi rafforzata da intercettazioni telefoniche e dal ritrovamento di una valigetta contenente 250.000 euro. Presso la sede dell’azienda di Preziosi, a Cogliate, in provincia di Milano, la Guardia di Finanza blocca infatti Pino Pagliara, consulente del Venezia e procuratore FIFA, rinvenendo nell’auto, come risulta dagli atti ufficiali dei Carabinieri, assieme al contratto di cessione di un giocatore sudamericano (Ruben Maldonado) due buste regolarmente intestate alla società Genoa Cricket & Football Club contenenti 250.000 euro in contanti. Al termine di un processo sportivo, a Preziosi è riconosciuta la responsabilità diretta dell’illecito per la normalizzazione dell’incontro e il Genoa è retrocesso in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione (poi inaspriti per aver utilizzato un giocatore sotto squalifica). Fu poi ipotizzato che la sentenza fosse già stata scritta prima del processo stesso, ma tutto ciò non venne tenuto in considerazione e il processo venne ritenuto valido. Nel processo ordinario (per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva) il reato viene derubricato e Prezioni è riconosciuto innocente riguardo all’imputazione di associazione a delinquere, mentre il 2 marzo 2007 viene riconosciuto colpevole nel processo di primo grado per illecito sportivo e condannato a 4 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Preziosi reclama giustizia, in particolar modo, oltre al merito della questione, sul metodo utilizzato dalla Procura di Genova per acquisire le intercettazioni telefoniche, e costituenti base fondante del successivo processo sportivo; sulla mancata indagine riguardo altre diramazioni della vicenda (in una delle intercettazioni si fa riferimento ad un’auto diretta da Torino, concorrente diretto del Genoa per la A, verso Venezia, alludendo ad un incentivo ai lagunari da parte della dirigenza granata); ma anche e soprattutto dai metodi e dai comportamenti tenuti dai giudici sportivi nel corso dei procedimenti. Sull’operato della Commissione Disciplinare e della CAF aleggiano infatti ombre e lacune: una grottesca vicenda di bigliettini scritti dai giudici durante l’arringa della difesa, diretti a schernire e offendere l’imputato Preziosi e il suo collegio difensivo, e accertamenti in corso da parte della Procura, corredati da perizie di specialisti Microsoft, per verificare la data della sentenza che ha condannato il Genoa, la quale risulta scritta tre giorni prima dell’inizio del processo.

In seguito però, il club venne coinvolto in un caso di illecito sportivo relativo a quest’ultima partita e, al termine del procedimento sportivo, venne declassato all’ultimo posto del campionato di Serie B 2004-2005 con conseguente retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione da scontare nella stagione 2005-2006. Si è trattata della seconda retrocessione in C nella storia rosso-blu dopo quella avvenuta nel 1970.

2005/06 l’immediato ritorno in B

Nella stagione 20052006, si verifica un ulteriore inasprimento della punizione a carico del Genoa con altri tre punti di penalità (ed un ulteriore anno di interdizione al presidente Preziosi) per aver presentato ricorso in appello ad un Tribunale civile (quello di Genova), violando così per la prima volta nella storia del calcio il lodo che attribuisce questo tipo di vertenze al TAR del Lazio. Questa sanzione non è stata confermata; pertanto i punti di penalizzazione sono rimasti i tre iniziali.

Successivamente viene revocata la vittoria con il Ravenna per avere schierato un giocatore squalificato (assegnando i tre punti a tavolino all’avversaria): tutto ciò ha concorso a demoralizzare i giocatori rossoblu, che a poche giornate dalla fine del campionato, vengono raggiunti e superati dallo Spezia.

Il 3 ottobre 2005 Franco Scoglio, ospite di una trasmissione televisiva locale in onda su Primocanale, muore a causa di un infarto dopo un vivace confronto telefonico con il presidente del Genoa Enrico Preziosi. La trasmissione viene sospesa per consentire l’intervento dei soccorritori del 118. Tutti i tentativi di rianimazione risultano tuttavia vani. Il conduttore, Giovanni Porcella, e gli ospiti in studio, tra cui Claudio Onofri e il giornalista Nino Pirito, cercano in ogni modo di rianimare Scoglio prima dell’arrivo del 118, ma non riescono nel loro intento. Scoglio era molto amato e stimato dai sostenitori rossoblu. Al suo funerale a Genova ben 8.000 persone gli hanno tributato l’ultimo saluto. I suoi modi di fare in campo e fuori divennero celebri sin dai primi periodi al Genoa, tante le frasi famose, alcune delle quali entrate nel gergo comune, come l’esclamazione: “ad minchiam”. Una delle sue ultime frasi, detta pochi giorni prima di morire ad un amico ha dell’incredibile: Scoglio disse che sarebbe morto parlando del suo Genoa. Così fu.

« Morirò parlando del Genoa »
(Franco Scoglio)
La nascita della Fondazione Genoa

Nel novembre 2005 il presidente e maggiore azionista, Enrico Preziosi – con una mossa in controtendenza rispetto al mondo del calcio professionistico italiano, considerato da molti osservatori basato su logiche di mercato, anziché di carattere meramente sportivo – decide di cedere a titolo gratuito il 25% delle proprie azioni alla neo costituita Fondazione Genoa 1893, che si affianca alla Società Genoa CFC. I primi Reggenti della Fondazione sono Sergio Maria Carbone e Andrea D’Angelo, avvocati e professori universitari di diritto internazionale il primo, e di diritto privato il secondo.

La Fondazione avrà prerogative di promozione, collaborazione e controllo dell’operato dei maggiori azionisti. La Fondazione è dotata di un patrimonio iniziale in denaro, e sarà affrancata da ogni eventuale perdita per un periodo non inferiore ai 10 anni.

In posizione di diritto di prelazione sulla vendita di quote della società, è amministrata da un Consiglio di reggenza composto da cinque persone; la tifoseria vi partecipa con la cessione del 7% di un qualsiasi abbonamento annuale, oppure versando una donazione ed acquisendo il diritto di voto in proporzione al proprio apporto economico. Al 1° ottobre 2006, hanno aderito alla Fondazione 1.805 sottoscrittori e oltre 1.400 abbonati.

Tra le prime iniziative vi è la costituzione di un Museo della Storia del Genoa, articolato intorno alla mostra allestita nell’estate 2008 Football. L’età dei Pionieri (1898-1908) – Viaggio nelle origini del calcio.

Nell’intendimento del presidente Preziosi, vi è che il Genoa divenga a termine una società posseduta direttamente ed interamente dai suoi sostenitori; una cosa analoga è già avvenuta negli Stati Uniti per la squadra di football americano dei Green Bay Packers.

Nel medio termine, scopo realistico della Fondazione è di riconoscere ai tifosi genoani una partecipazione anche formale nella vita della società, fornendo uno strumento per tutelare i valori storici e tradizionali della genoanità.

Quella incredibile stagione in terza serie si apre con l’immutato amore dei tifosi (15mila abbonati, 4mila a Ravenna per la prima di campionato, in migliaia in casa e in trasferta), ma naturalmente con una rosa adattata alla categoria da affrontare, smantellando giocoforza la squadra che era stata allestita per la promozione in Serie A (restano Scarpi, Lamacchi, Giovanni Tedesco, Rossi, Caccia, tra gli altri), soprattutto rinunciando a giocatori come Abbiati ed a Milito che avrebbero dovuto comporre l’organico per un ambizioso campionato in serie A. Ad una partenza al rallentatore, segue una sequenza di vittorie, con il mister Giovanni Vavassori. Dopo si verifica però una flessione importante, che costa il posto al tecnico bergamasco (sostituito dal “solito” Perotti), salvo ritornare una volta fallito l’obiettivo della promozione immediata.

A fine campionato, infatti, il distacco tra il Genoa e la principale avversaria, lo Spezia Calcio, era tale (sette punti) che, al netto delle penalizzazioni, e considerando solo i risultati maturati “sul campo”, la squadra spezzina sarebbe comunque risultata prima in classifica. Ma la società rossoblu ha lamentato un danno dovuto alle decisioni tardive riguardanti i punti tolti, poi restituiti e infine nuovamente tolti, che avrebbero condizionato il campionato del Genoa.

Il Genoa conquista comunque la promozione in Serie B ai play-off, battendo la Salernitana (1-2, 2-1, miglior piazzamento in classifica) in una semifinale, e il Monza (2-0, 0-1) in finale. Soffrendo e rischiando come sempre, specie con i campani, sia all’andata allo stadio Stadio Arechi di Salerno davanti a oltre 25mila spettatori, perdendo per 2-1 con rigore contestatissimo dai padroni di casa, sia al ritorno, quando il gol-vittoria decisivo, davanti a 35mila tifosi genoani, arriva a soli cinque minuti dal fischio finale con Dante Lopez, rendendo vana la prodezza di Magliocco, facendo esultare il Ferraris.

2006/07 Il Genoa riconquista la serie A

Estate 2006, resettato tutto, si riparte. Resettato tutto sotto il profilo sportivo, perché per Preziosi e per alcuni protagonisti della stagione 2004/05 (il figlio Matteo, il ds Capozucca soprattutto) rimangono strascichi in ambito penale, per i processi di presunta combine, ma anche per quella di presunta frode in fase di processo alla Federcalcio.

Nuova squadra importante, ma da completare (arrivano gli esperti De Rosa, Bega, Juric, Milanetto, Adailton), giocatori di prestigio che però rimangono ai box (l’argentino Luciano Figueroa), giovani interessanti (Criscito, prodotto delle giovanili rossoblu, ma reduce dall’esperienza alla Juve Primavera, comproprietaria del cartellino), elementi da rilanciare (tra cui Sculli, che verrà squalificato per un presunto caso di calcio-scommesse, quando ormai erano passati quasi 5 anni e quindi c’era prescrizione, peraltro unico a pagare di quella vicenda relativa ad un CrotoneMessina) e il mister Gian Piero Gasperini, reduce dai successi nel settore giovanile della Juve ed a Crotone.

Due promozioni dirette, una ai play-off: il format non cambia, ma è il campionato più duro della storia: con la Juve decapitata da Calciopoli, con Bologna, Napoli e altre squadre di buon livello a contendere l’ormai sempre più agognato ritorno nella massima serie. Il Genoa di Gasperini parte a mille, il brasiliano Adailton segna una rete dopo l’altra, e per un certo tempo rimane al comando della classifica. Ma come spesso capita alle squadre di Gasperini, dopo la grande partenza dei primi mesi, verso novembre-dicembre inizia una flessione, che vedrà il Grifone soccombere contro Spezia e Bologna. Alle porte bussa Genoa-Juventus; il Grifo parte sfavorito, soprattutto per il periodo di crisi, ma una prestazione attenta dei giocatori permette al Genoa di comandare in campo, sbagliando un rigore con Adailton, andando in svantaggio con la rete su punizione di Pavel Nedved, infine pareggiando i conti con un bellissimo gol di Ivan Juric.

Dopo l’ottima prestazione contro la Juventus, il Genoa mette in saccoccia vari risultati positivi, superando il momento difficile patito a novembre, ed aspetta il mercato di gennaio, in cui arriveranno l’attaccante Marco Di Vaio, Julio Cesar Leon, Gasparetto, Carobbio e Galeoto. Marco Di Vaio e Julio Cesar Leon furono un regalo che Preziosi fece ai tifosi e alla squadra, poiché da anni il Genoa non poteva vantare nelle proprie file dei giocatori di alto livello, per via degli anni di permanenza in serie B e delle scandalose presidenze passate. Enrico Preziosi iniziò a far capire di che pasta fosse fatto sin dal suo arrivo, con acquisti importanti come Aldair, Caccia, Tedesco e Milito. Di Vaio e Leon, con gli altri neoarrivi come Gasparetto, saranno determinanti per il girone di ritorno del Genoa, e Leon metterà in bacheca un goal nel suo esordio con la maglia del Genoa, il 29 gennaio a Napoli, dopo che il Napoli era passato in vantaggio con un rigore trasformato da Emanuele Calaiò, in una partita con pochissime emozioni e tanta paura di perdere.

I Grifoncini di Mister Torrente si aggiudicano la 59° edizione del torneo Mondiale di calcio – Coppa Carnevale battendo in finale la Roma per 2-1. Protagonisti del torneo i giovani Matteo Siligato (autore di una doppietta in finale), Silvano Raggio Garibaldi mediano che ricorda Mario Bortolazzi e quello che qualcuno chiama “il nuovo Messi o Maradona Fernando Forestieri, che con le sue giocate, i suoi dribbling ha estasiato ogni spettatore presente, ed è stato premiato come il miglior giocatore del torneo. I tifosi rossoblu, come sempre erano presenti in massa anche a Viareggio e assieme ai ragazzi in campo hanno riconquistato quella Coppa che gli era stata “scippata” malamente due anni prima dalla Juventus e dall’arbitro Messina.

Il tabellino della finale di Viareggio.

Genoa-Roma 2-1

Reti: 20′ pt Okaka Chuka (R), 2′ st rig. e 30′ st Siligato (G).

Genoa: Russo, D’Alessandro, Dos Santos, Di Maio, Rondinara, Cotellessa (42′ st Pasqui), Raggio Garibaldi, Rivaldo, Ledesma (35′ pt Martucci), Siligato (47′ st Moschella), Forestieri. All.: Torrente.

Roma: Pipolo, Cafiero, Polverini, Ianniciello, Freddi, Suppa (18’st Della Penna), Virga, Marsili, Okaka Chuka, Palermo, Rosi. All.: De Rossi.

Genova: la fontana di Piazza De Ferrari sommersa di tifosi

A fine campionato il Genoa di Gasperini si ritrova tra le prime tre squadre in classifica, c’è la concorrenza del Napoli da battere, e il fiato sul collo delle pretendenti ad almeno una qualificazione ai play-off. Così il vecchio balordo supera se stesso realizzando un filotto di risultati utili straordinario, ma il Napoli non è da meno, e dopo una sconfitta all’ultimo secondo del Genoa a Mantova, tutto si gioca nell’ultima giornata con Genoa e Napoli a confronto. Genoa e Napoli si danno battaglia, Sosa colpisce una traversa, il Genoa un palo, Rubinho è miracoloso in più interventi, ma ad un tratto la Triestina ha segnato e in quel momento Genoa e Napoli sono matematicamente in serie A. Ma le partite dovevano ancora finire. A Genova, a partita ancora in corso – mentre a Piacenza si doveva ancora dare il recupero -, ci fu la prima invasione di campo dei tifosi del Napoli. Ma al Ferraris c’erano ancora 6 minuti d’incontro da disputare, ed i giocatori del Genoa, rimasti senza maglia, dovettero correre negli spogliatoi, a recuperarne qualcuna di riserva per terminare l’incontro. A Piacenza la partita finì, ed a Marassi, chi con una maglia al contrario, chi in mutande, i giocatori terminarono la partita, e Genoa e Napoli esplosero di gioia, con una definitiva invasione di campo, seguita da una festa durata tutta la notte per le vie di Genova, con migliaia di persone a festeggiare ed a cantare.

Quell’anno il Genoa conclude campionato 2006/2007 al terzo posto in classifica dietro Juventus e Napoli, con 10 punti più del Piacenza (riuscendo così ad evitare i play-off), e aggiudicandosi la promozione in Serie A, in cui torna dopo dodici anni.

Campionato Serie A 2007/08

Marco Borriello, tra i protagonisti del campionato di Serie A 2007-2008

La prima partita che il Genoa ha disputato nel campionato 2007/08 è stata con il Milan. Per motivi d’ordine pubblico è stato interdetto l’ingresso allo stadio ai tifosi del Milan, per via dei dissapori fra le due tifoserie, dovuti a fatti legati alla tragica morte di Vincenzo Spagnolo, avvenuta il 29 gennaio 1995.

Domenica 7 ottobre, la compagine rossoblu batte il Cagliari al Ferraris per 2-0 e s’innalza così al quarto posto in classifica, piazzamento mai più raggiunto dai tempi di “Pato” Aguilera e compagni, nell’anno che portò il Genoa in Coppa UEFA. Successivamente, dalla vittoria in rimonta per 2 a 1 sulla Lazio di Delio Rossi, il Genoa si assesta al dodicesimo posto a quota 22 punti, e da quel momento in poi tenterà a lungo di aggiudicarsi un piazzamento valido per la Coppa Uefa.

Dopo la delusione del derby di ritorno, perso per 1 a 0 contro la Sampdoria al termine di una partita tesa e nervosa – all’andata era finita in parità -, e dopo belle vittorie, in particolare in casa sull’Atalanta, con rete del 2 a 1 di Lucho Figueroa, il 24 febbraio il Genoa sbanca il Friuli, stadio dell’Udinese, vincendo per 5 a 3, grazie alla tripletta determinante del suo bomber riscoperto Marco Borriello, che guiderà la classifica cannonieri per buona parte dell’ultimo scorcio di campionato, finendo a 19 reti.

La compagine rossoblu, che nel corso della stagione si è tolta molte soddisfazioni – vittoria in casa del Palermo, pareggio in rimonta con l’Inter in casa, la mancata vittoria a Roma coi giallorossi, con strascichi polemici sull’arbitraggio, dopo aver recuperato due gol di svantaggio -, conclude il proprio campionato con quattro sconfitte consecutive, rispettivamente con Empoli, Parma, Lazio e Atalanta attestandosi alla decima posizione.

La società decide di consolidare l’ottima posizione raggiunta, e d’investire in nuovi giocatori, con l’obiettivo di potenziare la squadra.

A fine luglio 2008 la società assume Rino Foschi, ds proveniente dal Palermo. Nel corso della campagna acquisti, il figlio del presidente Preziosi, Fabrizio, affianca il padre nella gestione operativa della società.

GENOA CALCIOultima modifica: 2009-01-16T14:26:53+01:00da lucchese1905
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