ATALANTA CALCIO

STORIA 

Agli albori del calcio

L’Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla Giovane Orobia 1901. La prima società di calcio a Bergamo fu comunque il Foot Ball Club Bergamo, fondato da emigranti svizzeri nel 1903, che prese parte a campionati lombardi F.I.F. fino al 1910 (dal 1909-10 campionati FIGC).

Fondata il il 17 ottobre 1907 da Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici “Atalanta”, l’Atalanta deriva il suo nome dall’omonima atleta della mitologia greca. Nel 1913 crea la sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914 all’atto dell’inaugurazione e collaudo del campo.

Stagione 1913-14

Il primo campo, situato in via Maglio del lotto, provvisto di tribuna con 500 posti a sedere era a ridosso della ferrovia, tanto che all’inaugurazione nel maggio 1914 un treno in fase di ingresso in stazione rallentò ulteriormente per permettere ai viaggiatori di assistere ad alcune fasi della partita. Nel 191415 partecipa alle eliminatorie del campionato di promozione lombarda classificandosi seconda nel girone B e riportando un lusinghiero quarto posto nel girone finale.

Dopo la sospensione dell’attività dovuta alla Grande Guerra, la società ripartì di slancio impegnandosi alla ristrutturazione di un vecchio ippodromo in disuso la Clementina, in zona Daste, vicino al confine con Seriate, per affrontare nel migliore dei modi l’ammissione alla massima categoria FIGC dell’epoca. Nel 1911 la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma assorbe il Football Club Bergamo e nel marzo 1913 inizia l’attività ufficiale.

Dopo aver battuto per 2-0 i concittadini della Bergamasca in uno spareggio disputato a Brescia il 5 ottobre 1919, l’Atalanta si guadagna l’accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-20, dove si classifica terza nel girone B Lombardo.

Nel febbraio 1920, dopo una assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma, poi semplificata nell’attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Come divisa ufficiale vengono adottati i colori nero (portato in dote dalla precedente maglia dell’Atalanta, che era bianco-nera) ed azzurro (dalla Bergamasca, che aveva una colorazione bianco-blu).[1]

Le prime sfide

Atalanta-Dominante Genova, 23-12-1928, inaugurazione stadio Mario Brumana

L’Atalanta, disputa vari anni nei gironi interregionali e nel 1925 assume Cesare Lovati (ex giocatore del Milan) come primo allenatore professionista. Nel tentativo di arrivare nelle categorie nazionali, in quello stesso anno arrivano anche i primi stranieri: gli ungheresi Lukacs e Hauser. Due anni più tardi viene ingaggiato anche il primo allenatore straniero (Imre Payer) ed il primo massaggiatore (Sala).

Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito uno stadio molto più grande, intitolato all’eroe fascista Brumana. In quei tempi venne considerato uno dei più belli in assoluto, con due tribune contrapposte, di cui una addirittura coperta. Quello stadio, dopo ampliamenti ed adattamenti è tutt’ora utilizzato con il nome “Atleti Azzurri d’Italia” anche se, per la verità, dimostra tutti i suoi anni, tant’è che è al centro di un annoso dibattito sull’eventualità di un totale restyling o di un suo “pensionamento”. Nel 1929-30, con l’istituzione del girone unico italiano, l’Atalanta, fallita l’ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-29, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B per la prima volta.

Seguono campionati in cui la squadra milita dignitosamente nel campionato cadetto, anni in cui si distinguono numerosi giocatori bergamaschi come Vittorio Casati, Francesco Simonetti, i fratelli Riccardo e Giacomo Cornolti, Francesco Bettoni, Giulio Panzeri e Luigi Tentorio.

Un sussulto lo si ha al termine della stagione 1932/33, quando, per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato. Ne seguirà una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, l’elemento più rappresentativo, all’Ambrosiana-Inter. Come vedremo il privarsi dei “pezzi pregiati” per sanare il bilancio, negli anni seguenti diventerà una costante.

Nel calcio che conta

Finalmente nel 1936-37, con l’allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi, raggiunge la Serie A. La partita d’esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l’occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l’entusiasmo, si concluse con l’immediata retrocessione. Nell’estate seguente, la dirigenza cedette Bonomi alla Roma per una cifra sbalorditiva per l’epoca: 120.000 lire.

Ma il ritorno nella massima serie non si fece attendere, tant’è che nel 1939-40 l’allora presidente Nando Bertoncini affidò all’allenatore Ivo Fiorentini un’ottima squadra che centrò nuovamente la promozione in serie A. L’anno successivo la squadra si tolse grandi soddisfazioni, rifilando tre gol a Juventus e Milan, sconfiggendo il Bologna campione d’Italia e classificandosi al 5° posto finale. L’Atalanta continua la sua esperienza in serie A, con alla guida l’allenatore ungherese Nehadoma, fino al 1942/43, quando i campionati vengono sospesi per lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Al termine del conflitto, il presidente Turani, con una cordata di illustri personaggi del tempo, mette mano al portafogli per risanare un buco nel bilancio della società e, alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar, i cui nomi vennero ricordati più per le grandi bevute che non per le prestazioni sul campo.

In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile. Sono gli anni del portiere Bepi Casari, ma anche degli stranieri svedesi e danesi. Tra questi diedero un ottimo contributo Bertil Nordahl (fratello del più celebre giocatore del Milan Gunnar), Leschly Soerensen e Karl Hansen, poi ceduto alla Juventus grazie ad un blitz dell’avv.Agnelli. Ma ciò che fece scalpore fu l’acquisto, da parte di Achille Lauro, armatore e sindaco di Napoli, dell’attaccante Hasse Jeppson per la cifra di 105 milioni di lire. Ci furono addirittura interpellanze parlamentari per via della cifra spesa, giudicata scandalosa e fuori da ogni logica.

Nane Bassetto, autore di 56 reti con l’Atalanta

Gli anni ’50 videro stabilmente l’Atalanta in Serie A, e numerosi furono i giocatori rappresentativi: Rasmussen, Nane Bassetto, Angeleri (tutt’ora recordman di presenze in maglia neroazzurra), Longoni, Rota e Severo Cominelli, giocatore con il maggior numero di marcature fino al 2006-07, superato da Cristiano Doni.

Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: al comunale contro la Triestina la RAI mandò in onda quello che decenni più tardi sarebbe diventato un lucroso businness. Due anni più tardi l’Atalanta fu protagonista di un campionato vissuto nei bassifondi e quando si salvò, all’ultima giornata, espugnando il campo di Padova, fu accusata di combine e quindi retrocessa. Un’onta che venne cancellata un anno più tardi quando i presunti testimoni ed accusatori, tra cui Giovanni Azzini, confessarono di avere inventato tutto, e la società venne riabilitata. Nel frattempo però la squadra, guidata dall’allenatore Karl Adamek, si era conquistata sul campo l’immediato ritorno in serie A.

La coppa Italia

2 giugno 1963, l’Atalanta conquista la Coppa Italia

Gli anni ’60 videro l’acquisto di stranieri che diedero importanti contributi (Humberto Maschio, Flemming Nielsen e Gustavsson), l’udienza concessa da Papa Giovanni XXIII (bergamasco pure lui), e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup.

Ma l’apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra conquistò la coppa Italia. Questo trofeo,che tutt’ora è l’unico trofeo di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arrivò a Bergamo dopo una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta dell’attaccante bergamasco Angelo Domenghini. La storica formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. Di questi, ben sette erano bergamaschi. L’anno seguente vi fu il debutto in coppa delle Coppe, dove però l’Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio.

Gli anni dell’incertezza

Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito dall’Ing.Luigi Tentorio. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-69 quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci anni. Alla presidenza Baracchi subentra a Tentorio, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti.

Dopo un anno di purgatorio ritorna in A grazie all’allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (tra tutti Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Purtroppo, dopo una salvezza risicata, nel 1972-73 l’Atalanta incappa in un’altra stagione-no, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti, nonostante fosse sufficiente raccogliere soltanto un punto nelle ultime 3 giornate per salvarsi.

Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant’è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all’anno 1976/77, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L’anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978/79, a causa dell’inconsistenza del parco giocatori, si ritorna in B. L’anno seguente viene mancata la promozione e nell’anno 1980/81 l’Atalanta sprofonda addirittura in serie C1.

Il rilancio

È il punto più basso nella storia della società bergamasca. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare. Questo adotta una politica lungimirante e centra l’immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall’allenatore Ottavio Bianchi. L’anno successivo serve come assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983/84 vince il campionato riportando la città ai livelli che le competono.

Il 1984/85 vede nella serie A italiana molti campioni stranieri del calibro di Michel Platini, Diego Armando Maradona, Hans Peter Briegel, Karl-Heinz Rummenigge, Zico e Socrates quindi l’Atalanta, per non sfigurare, acquista gli svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Se il primo non lascerà il segno, il secondo diventa un pilastro insostituibile del centrocampo nerazzurro, dove resterà per molti anni, tanto da diventare capitano della squadra. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, destinato ad una grande carriera.

La permanenza nella categoria prosegue fino alla stagione 1986/87 quando, complice la sfortuna, l’Atalanta retrocede all’ultima giornata. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d’Italia. Si qualifica quindi di diritto per la coppa delle Coppe.

Le avventure continentali

Glenn Peter Stromberg, bandiera degli anni ’80

Ed è proprio il 1987/88 l’anno della svolta con il giovane e rampante allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove viene raggiunta la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina, l’Atalanta elimina nell’ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell’Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con lo storico gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana.

E, apertesi le porte della semifinale, l’Italia si accorge della bella favola di questa squadra provinciale, rimasta sola a difendere l’onore dell’Italia nelle competizioni continentali. Ma il sogno s’infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), poi vincitori del trofeo, che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo stracolmo che rende onore ad entrambe le squadre in una grande giornata di sport.

L’anno successivo, vede l’Atalanta ai nastri di partenza con una squadra di tutto rispetto, che annovera il centrocampo probabilmente più forte della propria storia: Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz. E le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la qualificazione in coppa UEFA. L’avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l’eliminazione arriva al primo turno per mano dei russi dello Spartak Mosca. Ma il campionato 1989/90 vede di nuovo l’Atalanta tra i protagonisti (anche grazie all’acquisto dell’ argentino Claudio Paul Caniggia), la quale, con un bel 7° posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell’anno precedente.

Ma i festeggiamenti per la bella stagione sono smorzati dalla notizia della morte, avvenuta in un incidente stradale, del proprio presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all’acquisto del pacchetto azionario da parte dell’immobiliarista Antonio Percassi.

Il Trofeo Bortolotti
Il Trofeo Achille e Cesare Bortolotti è un torneo calcistico amichevole organizzato dalla società Atalanta in memoria dei suoi presidenti Achille Bortolotti e Cesare Bortolotti.

Consiste in una partita di 90 minuti tra la formazione orobica e una ospite che si affrontano a Bergamo.

Introdotto nel 1992, al trofeo hanno preso parte squadre note del panorama calcistico, come le brasiliane Vasco da Gama, San Paolo e Gremio, nonché Juventus, Olympique Marsiglia, Milan, Real Sociedad, IFK Göteborg e Borussia Dortmund.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella coppa UEFA 90/91, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l’ Inter nei quarti di finale. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di tranquillo centro classifica. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di serie A, senza però centrare altre qualificazioni in coppa UEFA.

L’era Ruggeri

L’anno 1993/94 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto “calcio-spettacolo” a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista dell’Olympique Marsiglia campione d’Europa. Ma qualcosa non funzionò e la squadra retrocesse al penultimo posto, nonostante l’avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico delle giovanili), a conclusione di una stagione disastrosa.

Il presidente decise di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A. Negli anni successivi, nel massimo campionato, arrivano a Bergamo giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest’ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri. L’annata viene però funestata dalla tragica fine dell’attaccante Federico Pisani, vittima di un incidente stradale nel febbraio 1997. A lui viene di diritto intitolata la curva Nord dello stadio di Bergamo, quella riservata ai tifosi atalantini. L’anno successivo la squadra non tiene fede alle attese e retrocede nuovamente tra i cadetti.

Ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni ’80, ma la promozione non arriva. Per l’anno 1999/2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile. Ed i risultati arrivano, dato che centra la seria A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L’entusiasmo è talmente alto che l’anno successivo, il 2000/01, l’Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole 7° posto.

Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama quali Comandini (30 miliardi di lire per il suo acquisto, il più caro della storia atalantina), Saudati, Sala, Dabo e Taibi. Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con una posizione anonima. Si evita la retrocessione con i gol di uno strepitoso Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002. Ma il miracolo non si ripete, e l’anno seguente la “banda” allenata da Vavassori retrocede al termine di una stagione difficile, culminata con l’esonero dell’allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini, e l’impresa riesce nuovamente, anche se non senza sofferenze.

Ma l’altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell’anno prima, nonostante un’incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l’Atalanta si regala un ottimo ottavo posto, a ridosso della zona-Uefa, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie.

Al termine della stagione però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società decide di puntare su Luigi Del Neri, reduce da una retrocessione in B con il ChievoVerona. Al tecnico di Aquileia viene affidata una squadra competitiva per ottenere una tranquilla salvezza: tra gli arrivi più importanti ci sono quelli di Padoin, Floccari, Costinha, Muslimovic, Simone Inzaghi, Langella e l’argentino Pellegrino.

A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, ad aprile dello stesso anno, viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vice-presidente, e dal figlio Alessandro in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo la squadra si mantiene in una tranquilla posizione di centro classifica, dando talvolta la sensazione di poter addirittura conquistare un posto in coppa UEFA. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan e un ottimo nono posto in classifica.
Il
3 settembre 2008 viene nominato presidente il figlio Alessandro [2].

I successi del settore giovanile

Molti di più sono i successi a livello giovanile, essendo il vivaio dell’Atalanta, gestito da Mino Favini, uno dei più stimati d’Europa: secondo una classifica stilata dal Centro studi di Coverciano, la società bergamasca possiede il migliore settore giovanile d’Italia ed il sesto in Europa, dietro a Real Madrid, Barcellona e tre squadre francesi. Il parametro utilizzato è quello dei giocatori di prima divisione prodotti dal vivaio.

Fra i vari giocatori provenienti dalle giovanili atalantine si possono ricordare, in tempi recenti, Roberto Donadoni, Gianpaolo Bellini, Alessio Tacchinardi, Domenico Morfeo, Tomas Locatelli, Ivan Pelizzoli, i gemelli Cristian e Damiano Zenoni, Marco Zanchi, Luciano Zauri, Paolo Foglio, Cesare Natali, Michele Canini, Massimo Donati, Alex Pinardi, Riccardo Montolivo, Marco Motta, Samuele Dalla Bona, Rolando Bianchi, Filippo Carobbio, Fausto Rossini, Andrea Lazzari, Simone Padoin, Giampaolo Pazzini, Inácio Piá, Inácio Joelson, Massimo Mutarelli, Marino Defendi e molti altri ancora, tanto che quasi tutte le squadre delle prime due divisioni calcistiche hanno in rosa qualche giocatore uscito da questo florido vivaio.

Nonostante frequentemente si privi dei suoi giovani più promettenti, la società riusce sempre a trovare nuova linfa nel settore giovanile ed a lanciare nuovi promettenti volti nel mondo del calcio, molti dei quali bergamaschi d’origine, cosa assai rara nelle squadre professionistiche.

Christian Vieri storico bomber nerazzurro

Il Centenario

Il 17 ottobre 2006, presso la sala Congressi Papa Giovanni XXIII a Bergamo, sono state presentate le iniziative per celebrare i cento anni di storia della cosiddetta “regina delle provinciali”. Tra i vari eventi si è svolta una notte bianca a Bergamo, denominata Notte NerAzzurra, con spettacoli, apparizioni di ex calciatori atalantini, concerti e fuochi d’artificio.

I festeggiamenti sono terminati il 17 ottobre 2007[3] con un programma di appuntamenti musicali e sportivi, tra cui soprattutto un prestigioso triangolare con Porto e Stella Rossa (vinto dai lusitani con i bergamaschi al secondo posto) e la partecipazione al Trofeo Teresa Herrera con Real Madrid, Deportivo La Coruña e Belenenses, cui si aggiungono mostre dedicate alla Dea.

ATALANTA CALCIOultima modifica: 2009-01-16T14:57:06+01:00da lucchese1905
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