CITTA’ COSENZA

Il propagandismo fascista a Cosenza si intensificò solo sul finire degli anni ’30, fino ad allora il capoluogo bruzio si era mostrato ad esso ostile. Essenzialmente i fascisti fecero si che i più giovani fossero educati alla cultura del regime e allontanati dalla Chiesa oppositrice. Tutto ciò portò ad una nuova mentalità cittadina che la vide appoggiare il Duce nella sua idea di partecipare alla seconda Guerra mondiale, lasciatisi abbagliare dalle mire del colonialismo fascista. Mussolini arrivò in città nel 1939. La visita venne pubblicizzata e presentata in pompa magna, attirando migliaia di persone dalla provincia e dalla Calabria intera, ma che non lasciò nulla di concreto per Cosenza che non ne trasse alcun vantaggio. La visata in effetti fu, per certi versi, controproducente.

Infatti nell’immediato allargò la popolarità degli oppositori che si fecero sentire su argomenti quali l’alleanza con la Germania o l’entrata in guerra dell’Italia al loro fianco. Durante la guerra Cosenza fu bombardata massicciamente solo nel 1943 dagli anglo-americano.

Monumento ai caduti in guerra in Piazza della Vittoria

Quell’anno Cosenza subì nuove incursioni che causarono 136 vittime, mentre la situazione socio-economica portò la città verso una catastrofica paralisi. La fine della guera lasciò la città priva di un ordine amministrativo e politico che colmarono gli inglesi designando Prefetto Pietro Mancini, il quale diede la carica di Primo Cittadino al compagno di partito Francesco Vaccaro. Come per il resto della nazione, nelle elezioni del 1946, la città elesse a sindaco il democristiano Maurizio Quintieri. La città, però, continuava a vivere una situazione economica disastrata, tanto che nel 1950 le famiglie senza tetto erano 1307 e 436 quelle che vivevano in baracche.

E’ ancora possibile osservare, in vari punti del centro storico, scritte celebranti il fascismo sulle mura dei palazzi (in piazza dei Valdesi la scritta <Chi si ferma è perduto>, sul lungo Busento Oberdan la scritta <Duce, duce, duce, duce>).

Dal dopo guerra al XX secolo

Cosenza durante il boom economico italiano

Corso Plebiscito in una foto d’epoca

Dal 1951 al 1961, grazie al boom economico che investì l’intera penisola, Cosenza iniziò una veloce risalita economico-finanziaria. Il decennio si caratterizzò per la notevole espansione edilizia benché la città fosse priva un piano regolatore funzionale. In questo clima la speculazione edilizia richiamò in città grossi e piccoli proprietari terrieri che, intuendo il grosso guadagno, utilizzarono i propri terreni per la costruzione della città nuova, facendo così quasi scomparire l’attività agricola cittadina. Politicamente la città era governata, quasi senza una opposizione dalla Dc. l’opposizione, di sinistra, era guidata da Giacomo Mancini, figlio di Pietro, Prefetto designato nell’immediato dopo guerra dagli inglesi. Giacomo Mancini, sotto lo pseudonimo di Gino Verità iniziò a scrivere una serie di articoli contro l’allora attuale potere politico di palazzo dei Bruzi, suscitarono velenose polemiche nella Dc cosentina. Nel 1958 le elezioni politiche videro vincitore , Riccardo Misasi, forte anche dell’appoggio clericale cittadino.

Urbanizzazione, grandi infrastrutture viarie, e Università della Calabria

Sede RAI regionale

Nel 1971 la popolazione superò i 100.000 abitanti, moltissimi se si pensa che la città verso nord non era ancora stata sviluppata del tutto. Come per il resto d’Italia, nacque una giunta comunale Dc-Psi.

Cosenza, che già aveva subito una cementificazione selvaggia, quasi del tutto non regolata, vide crescere enormi quartieri staccati dal centro urbano, quasi tutti di carattere popolare e senza preoccuparsi troppo di integrarli con strade e infrastrutture. La nuova urbanizzazione cosentina portò ad una divisione classista, la quale si avverte anche nella città vecchia, in cui la storica cittadinanza si riversò nella città nuova, vendendo o affittando le vecchie dimore alle famiglie di immigrati. Si può affermare che, pur avendo risolto il problema per la quasi totalità delle famiglie senza tetto, si creo altresì, una situazione di emarginazione sociale che venne risolto, anche se non del tutto, solo 25 anni dopo, durante l’ultima amministrazione Mancini.

Veduta interna della stazione ferroviaria di Vaglio Lise

Come duemila anni prima, sotto i romani, Cosenza torna ad essere una importante stazione di una grande infrastruttura viaria del sud Italia: la Salerno-Reggio Calabria, fatta passare nei pressi della città grazie anche al contributo dell’allora Ministro ai Lavori Pubblici Giacomo Mancini (1964). Importante fu anche la scelta di dotare la città di importanti assi viarie, urbane ed extraurbane. Il collegamento tra lo svincolo autostradale e la superstrada Crotone-Paola; il ponte Mancini, che collegava la città nuova alla vecchia; la nuova ferrovia Cosenza-Paola e il progetto della nuova stazione ferroviaria (Vaglio lise). Durante questo periodo di sconvolgimento urbano, nasceva l’idea di far sorgere un’ università a Cosenza. L’idea era quella di impostarla sulla residenzialità di docenti e allievi e che agevolasse l’ingresso agli studenti più meritevoli ed ai meno abbienti, su una aggregazione dipartimentale della ricerca e della didattica, la prima del tipo in Italia, con corsi di laurea innovativi e legati alla realtà territoriale. Le principali idee di luogo di edificazione erano due e provenivano entrambe dallo stesso partito, quello socialista. La prima corrente era quella di Francesco Principe e dell’allora Ministro alla Pubblica Istruzione Misasi , che volevano edificarla a nord del capoluogo, indirizzando così anche lo sviluppo urbano verso la cittadina di Rende nella quale venne materialmente costruita l’Università.

Veduta di uno dei numerosi cubi dell’Università della Calabria

Rende dunque iniziò ad espandersi verso Sud, trasformando le due distinte città, in un’unica area urbana senza alcuna zona di discontinuità e che oggi sta aprendo ad una lenta ma inesorabile corsa verso il comune unico. La seconda corrente, quella di Mancini, proponeva una collocazione a sud della città nella valle del Savuto. Ciò avrebbe probabilmente consentito l’accentramento della città vecchia e la sua rinascita.

Residenze universitarie nel centro storico

Corso Telesio

È stato raggiunto nel mese di giugno 2008 un importante accordo tra il comune di Cosenza, l’Aterp e l’Unical per le residenze universitarie nel centro storico della città dei Bruzi a partire dall’anno accademico 2008/2009 [29]. I primi alloggi disponibili saranno quelli di palazzo Bombini su Lungo Crati, già restaurato dall’Aterp mentre gli altri edicifici storici in via di ristrutturazione con lo scopo di essere adibiti a residenze universitarie sono i palazzi Bombini alla Giostra vecchia, Catizone, De Luca, Stancati-Palma, Francini, Leonetti, Piccolo, Cosentini, tutti di proprietà dell’Aterp. Il comune attraverso l’Amaco fornirà un efficente e continuo servizio navetta verso l’Università in collaborazione con gli imprenditori privati che svolgeranno altre importanti funzioni di supporto.

Vico Padolisi nel centro storico

L’accordo siglato tra le tre istituzioni pone solidi basi affinché il centro storico di Cosenza, uno dei più apprezzati del mezzogiorno d’Italia, torni ad essere un punto di riferimento importante dell’area urbana tornando agli antichi splendori di qualche anno fa quando rappresentava il cuore pulsante della movida cosentina, attraverso la presenza continua e non sporadica di giovani e studenti universitari in grado di creare nuove forme di aggregazione giovanile e culturale . La città di Cosenza inoltre mira attraverso un rapporto di collaborazione tra le forze pubbliche e private presenti sul territorio a connotarsi sempre di più come città universitaria, contribuendo a migliorare la qualità dei servizi dell’ateneo di Arcavacata di Rende che si conferma nei primissimi posti in Italia (classificazione Censis – La Repubblica) e contribuendo in maniera decisiva al processo d’integrazione tra la zona a nord (in cui sorge l’Università) e quella a sud (il centro storico di Cosenza) dell’area urbana, una città ancora divisa solo dal punto di vista amministrativo ma ormai unica nella vita quotidiana dei cittadini.

Musei e gallerie Museo dei Brettii (e degli Enotri) – ex Museo Civico Archeologico

(ubicato nell’ex Convento di Sant’Agostino, quartiere detto della Massa – Centro Storico)

  • Museo delle Rimembranze
  • Museo all’aperto Bilotti (MAB)

Fontana di Giuno su Corso Mazzini

Il Museo dei Brettii (e degli Enotri) è il polo culturale della città. Esso contiene una importante collezione numismatica, reperti provenienti dagli scavi cittadini (c.da Villanello, c.da Moio), i corredi della necropoli enotra di Torre Mordillo (i reperti della città enotra sono conservati presso il Museo della Sibaritide), reperti arcaici da edifici sacri di S. Mauro (Corigliano Cal.), più di un centinaio di lucerne romane dalla sorgente votiva della Grotta delle Ninfe di Cerchiara e altri reperti da scavi nel territorio della provincia. Il corso principale della città, Corso Mazzini, è diventato isola pedonale ed ospita adesso una galleria d’arte “en plein air”, il Museo all’aperto (MAB – Museo all’Aperto Bilotto, dove l’ultima lettera ricorda il nome del suo ideatore). Si tratta di una serie di sculture di artisti di calibro internazionale donate alla città da un facoltoso collezionista (Carlo Bilotti, morto a New York nel dicembre del 2006 ). Il percorso, che ingloba anche alcune sculture già presenti e quindi estranee alla donazione, inizia in Piazza dei Bruzi e termina in Piazza Bilotti (già Piazza Fera) ed al momento è possibile ammirarvi, tra gli altri, i Bronzi di Sacha Sosno, la Grande Bagnante di Emilio Greco, San Giorgio e il Drago di Salvador Dalì, Ettore e Andromaca di Giorgio De Chirico, Il Cardinale di Giacomo Manzù, quattro Paracarri e la Bifrontale di Pietro Consagra, nonché da dicembre 2007 anche il Lupo della Sila di Mimmo Rotella.

Uno scorcio di Portale Via Gaetano Argento nel centro storico, meglio noto come “Archi di Ciaccio”

Nel mese di novembre 2008 sono state collocate nel tratto sud dell’area pedonale Le Tre Colonne di Sasha Sosno [30], mentre a dicembre dello stesso anno è stata inaugurata la tredicisima scultura del Museo all’aperto donata dalla famiglia Bilotti ai cosentini, la Testa di Medusa di Giacomo Manzù [31]. Ultima in ordine temporale (gennaio 2009) e quattordicesima donazione in assoluto è l’opera Gli Archeologi, la seconda di Giorgio De Chirico presente nel MAB [32].

  • Galleria Nazionale di Cosenza “Palazzo Arnone”:La Galleria Nazionale di Cosenza ha sede nell’antico Palazzo Arnone, situato sul colle Triglio, in via G. V. Gravina.

Il palazzo, iniziato a costruire agli inizi del XVI secolo da Bartolo Arnone, fu venduto allo stato prima del suo completamento. Fu prima sede del Tribunale e della Regia Udienza, e col tempo assunse la funzione di carcere. Dopo il trasferimento del carcere, ed un periodo di abbandono, iniziarono i lavori per l’adattamento della struttura a sede museale. Vi trova collocazione permanente una pinacoteca, con opere di Pietro Negroni, Mattia Preti, Luca Giordano e altri, ed è sede di varie mostre temporanee di alto profilo.

Mostre

  • Mostra permanente del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza dei Beni Culturali, ospita temporaneamente opere del Battistello, di Francesco Solimena e di Mattia Preti.

Monumenti

Duomo di Cosenza

Il centro storico di Cosenza è degno d’essere visitato. Dalla fontana dei 13 canali si può assaggiare l’acqua proveniente dall’acquedotto dello Zumpo in Sila, leggera e dissetante; lungo il corso Telesio si trovano la Casa delle Culture e il Duomo del 1100, mentre su uno dei sette colli (il Pancrazio) si staglia la figura del Castello Svevo, imponente fortezza anch’essa millenaria che fu roccaforte di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, imperatore-magnate profondamente innamorato della città.

Di rilievo anche la biblioteca nazionale e i conventi di San Gaetano e San Domenico con le relative chiese. Interessante è anche Palazzo Arnone sul colle Triglio, ex sede del Tribunale, e del carcere, ora restituito all’antico splendore e trasformato in sede della Galleria Nazionale, presso la quale è possibile ammirare l’originale icona della Madonna del Pilerio protettrice di Cosenza e la Stauroteca, preziosissima croce-reliquiario donata da Federico II alla città in occasione della riconsacrazione della Cattedrale (1222), oltre che opere di vari pittori meridionali tra cui Pietro Negroni, Mattia Preti e Luca Giordano. Ancora in corso i lavori al Complesso Monumentale di Sant’Agostino, che ha già ospitato la mostra Opere della Collezione Bilotti – da Picasso a Warhol e che sarà la sede del costruendo Museo dei Bruzi.

Fontana “13 Canali”

Altri monumenti

Statua Italia all’ingresso della Villa Vecchia

Altri luoghi da visitare del Centro Storico e dei suoi immediati dintorni:

  • Palazzo Arnone (XVI secolo);
  • Arenella (area di mercato, oggi utilizzata per il mercatino delle pulci, per l’ officina delle donne e per concerti)
  • Prefettura o Palazzo del Governo (XVII secolo);
  • Villa Vecchia (giardino comunale)
  • Museo Civico,
  • Teatro di tradizione A. Rendano (XIX secolo)
  • Piazzetta Toscano (sito archeologico all’aperto) e Biblioteca Nazionale
  • Castello Normanno-Svevo (X secolo)
  • Vallone di Rovito (luogo dell’uccisione dei Fratelli Bandiera)
  • Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio”
  • Ruderi e Scavi Romani (in Piazzetta Toscano)
  • Antica Chiesa del Carmine (in Piazza XX settembre)

Cucina

Specialità gastronomica tipica cosentina sono i cuddrurieddri (ciambelle salate preparate per la ricorrenza dell’Immacolata e successivamente in tutto il periodo natalizio), turdiddri e scaliddre (dolci natalizi, il primo, dolce fritto a base di farina, anice e olio, solitamente ricoperto di miele di fichi e di api mescolati, i secondi di glassa di zucchero), Pitta ‘mpigliata, fusilli (pasta fresca), pasta e patate ara tijeddra, patate e pipareddre (peperoni) fritte, broccoli di rapa e salsiccia, lagane e ciciari (tagliatelle larghe e ceci). Da provare la pasta fresca con funghi della Sila. Rari i piatti a base di pesce, essendo Cosenza una città dalla tradizione culinaria contadino-montanara: baccalà fritto e spaghetti con alici e mollica di pane fritta sono i più noti. Altri dolci tipici del periodo primaverile (Festa di San Giuseppe) sono i mostaccioli, focacce a base di miele d’api o di fichi, mosto cotto, farina e mandorle, dalle tipiche forme alcune delle quali, come il paniere con fiori, derivanti dalle antiche offerte alle divinità.

Eventi e manifestazioni

  • Capodanno Cosentino Da diversi anni il Capodanno cosentino è uno dei più apprezzati e affollati d’Italia poiché ha richiamato artisti di levatura internazionale tra i quali Franco Battiato, Lucio Dalla, Jovanotti, Khaled, Noa e Blues Brothers, Goran Bregović, Gianna Nannini, Irene Grandi, Renzo Arbore, Gigi D’Alessio, Pino Daniele : il tema dei concerti e delle iniziative collaterali è la pace.
  • Fiera di San Giuseppe A marzo, per una decina di giorni, alcune strade della città vicino al centro storico e i lungofiumi accolgono la grande Fiera di San Giuseppe, sempre attesa e amata dai cosentini; questa si sviluppa partendo dalle strade ai piedi del centro storico fino ad arrivare al Viale Parco di recente costruzione (ora viale Giacomo Mancini). Nel 2006 si è avuto un record del numero di espositori con la presenza di circa 750 bancarelle.
    • San Giuseppe Rock In occasione della Fiera di San Giuseppe, inoltre, si tiene un festival musicale chiamato San Giuseppe Rock.
    • Fiera Inmensa o “festa dell’accoglienza”, è dedicata ai migranti ed extracomunitari) che nei giorni della Fiera di San Giuseppe giungono numerosi in città per vendere la loro mercanzia.
  • Cupole Geodetiche Cosenza è inoltre dotata di un “quartiere fieristico”, le cosiddette Cupole Geodetiche, che ospitano durante l’anno diverse fiere e mostre-mercato importanti per il territorio; l’appuntamento più consolidato è quello con la Fiera Campionaria Nazionale che si tiene nella settimana del 1° maggio.
  • Festa delle Invasioni Si svolge nel mese di luglio nel centro storico. Tra gli ospiti più importanti pervenuti in passato vi sono Patti Smith e Lou Reed.
  • Fiera del Cioccolato Nel mese di ottobre, l’isola pedonale di Corso Mazzini si riempie di stand che espongono cioccolato artigianale, sia locale che nazionale.
  • Sagra del Vino D.O.C Ogni anno si svolge nella frazione di Donnici una sagra del vino D.O.C., animata da bands emergenti,giocolieri di prestigio e vari stands gastronomici.
  • Calabria film festival Si svolge ad ottobre nel capoluogo bruzio.
  • Per la prima settimana di Settembre 2007 Cosenza ha avuto ospite Vasco Rossi all’hotel “Holiday Inn” per presentare la Data Zero della seconda parte del suo tour 2007.

Vita notturna nell’area urbana cosentina

Piazza Kennedy oggi

Durante gli anni ’80 e fino alla metà degli anni ’90 nel fine settimana i giovani cosentini si ritrovavano a centinaia nella centrale Piazza Kennedy (attualmente isola pedonale insieme a corso Mazzini) riversandosi su Viale degli Alimena e i locali del centro fino a tarda notte. Nel 1993 con l’elezione a sindaco di Giacomo Mancini che resterà in carica fino al 2002 [33] , anno della sua scomparsa, il comune di Cosenza si pone l’obbiettivo di rivitalizzare con numerosi iniziative non solo pubbliche ma anche private il centro storico della città dei Bruzi, fiore all’occhiello del territorio per storia e bellezze artistiche. Nel giro di pochi anni nel centro storico rinato a nuova vita dopo l’abbondono degli anni precedenti sorgono numerosissime attività e numerosi pub, ristoranti, pizzerie, locali notturni e iniziative che per circa un decennio fanno della città vecchia il cuore della movida cosentina. In questo periodo il popolo della notte inizia ad affollare dal giovedi sera in poi la centrale Corso Telesio e i suoi locali, la Villa Vecchia soprattutto nel periodo estivo con le sue numerose bancarelle e Piazza Duomo, dalle 22 circa fino alle 4 del mattino animando i vecchi vicoli e le piazze un tempo teatro di tanti eventi che hanno caratterizzato la città. In questi anni di rinascita “Cosenza vecchia” viene dotata di una serie di scale mobili e tapis-roulant per collegare il quartiere dello Spirito Santo a piazza XV Marzo.

Scalinata nel centro storico

È storia recentissima del triennio 2006-2008 il progressivo spopolamento dalla zona a sud dell’area urbana per vari motivi tra i quali la moda, gli standard qualitativi forniti dal comune non più eccellenti come prima (parcheggi, libera circolazione delle macchine nel centro storico di notte, poca organizzazione ect) e lo spostamento del popolo della notte verso la zona nord dell’area urbana. Attualmente il vero cuore della movida cosentina fatta eccezione per alcune zone come Via Caloprese e i locali annessi che pullulano di giovani nel week-end o la zona adiacente alla ss19 bis, è rappresentato dal quartiere Roges di Rende affollato da mezzanotte in poi ma è in voga anche la zona di Quattromiglia di Rende con i suoi numerosi locali notturni che fanno gola ai giovani cosentini e in generale ai giovani di gran parte dell’hinterland cosentino e della regione intera.

Santa Patrona

Madonna del Pilerio

La Madonna del Pilerio è la Patrona protettrice della città di Cosenza, deve il suo nome alla parola greca “puleros” che vuol dire guardiano. La Madonna del Pilerio è raffigurata in una icona risalente al XII secolo che si trova dal 1607 nella cappella appositamente costruita all’interno del duomo di Cosenza, voluta da Mons. Giovan Battista Costanzo (1591-1617), per favorire l’afflusso dei pellegrini. Il 10 maggio 1981 il duomo di Cosenza venne elevato a santuario della Madonna del Pilerio dall’arcivescovo mons. Dino Trabalzini. Il titolo di Madonna del Pilerio risale al sec. XII dal quadro omonimo, di cui venne riconosciuta l’autenticità tra il 1971 ed il 1979, grazie alla volontà di mons. Enea Selis, che delegò alcuni esperti per un restauro e che ne riconobbero l’autenticità e lo datarono, appunto, al sec. XII. Da questa scoperta si capì che il nome doveva provenire dalla parola greca “puleros” che vuol dire guardiano.

Processione della Madonna del Pilerio

Il culto alla Madonna del Pilerio risale all’anno 1576, quando una devastante epidemia di peste si accanì sulla città di Cosenza facendo numerose vittime. La popolazione ormai allo stremo, visti gli infruttuosi tentativi umani di arginare l’epidemia, si rivolse al Divino. Si narra che un devoto che pregava dinanzi all’antica icona della vergine Maria, posta all’interno del Duomo cittadino, si accorse che sul viso della Madonna si era formato un bubbone di peste. Allertato il Vicario generale dell’epoca, si sparse immediatamente la notizia ed una grande folla si recò ad ammirare con i proprio occhi lo strano evento che venne interpretato come volontà della Vergine di accollarsi la malattia, per liberare la popolazione. La regressione della peste nella città, che avvenne nei mesi successivi, venne interpretata dalla città come vero e proprio miracolo, e la Madonna venne eletta a Patrona Protettrice di Cosenza. La festa patronale di Cosenza non viene celebrata l’ 8 settembre, data alla quale viene riconosciuta la Natività della Madonna, ma il 12 febbraio, per ricordare il rovinoso terremoto che colpì la Calabria proprio in quella data nel 1854.

CITTA’ COSENZAultima modifica: 2011-01-24T15:30:00+00:00da lucchese1905
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