TERNANA CALCIO

STORIA

Il calcio a Terni nasce nei primi anni del 1900, quando un gruppo di giovani studenti si riunisce settimanalmente, per sfidare alcune compagini dell’hinterland umbro. Viene costituita una società, non affiliata alla Federazione Italiana del Football, e si gioca senza stilare calendari o programmi, presso l’area del Foro Boario, accanto al Ponte Romano, zona oggi cantiere per i lavori di Corso del Popolo. Sono gli anni del pionerismo, quando bisognava aspettare la fine della fiera per utilizzare lo spiazzo disponibile. Spesso i giocatori erano gli atleti della Palestra Garibaldi, che lasciavano gli attrezzi e si dedicavano a questa nuova moda. Tra gli altri si ricordano Filippo Mangiavecchi e Emiliano Abate, che anni dopo saranno tra i promotori della nascita di una vera e propria società, che viene creata però solo nel 1915, e porta il nome di Interamna Football Club, in onore del nome latino della città. Tra i giocatori della rosa, c’è da segnalare anche Carlo Farini, che poi diventerà parlamentare nel secondo dopoguerra. Con l’avvento della I guerra mondiale la possibilità di giocare questo nuovo sport si ferma, per riprendere subito dopo la fine delle ostilità. La passione è tanta, nascono due società: l’ Unione Calcistica Ternana nel 1918 e il Terni Football Club nel 1920 che per la prima volta adotta le maglie a strisce rosse e verdi. Per cinque anni si giocano partite amichevoli e tornei locali, fino al 1925 quando il Terni FC gioca il primo torneo ufficiale, la Terza Divisione regionale, che i rossoverdi vincono e insieme alla Tiferno di Città di Castello vengono promossi alla Seconda Divisione, attuale Lega Pro. L’entusiamo porta in quello stesso anno alla costruzione dell’impianto di Viale Brin, ad opera della Società Terni, che viene inaugurato il 19 luglio con la partita Terni FC-Tiferno, finita 1-1 che darà la promozione ad entrambe le squadre. Il 2 ottobre dello stesso anno, 1925, avviene quindi l’inevitabile accorpamento del Terni FC e dell’UC Ternana nella squadra dell’Unione Sportiva Terni, evento che viene indicato come atto di nascita dell’odierna Ternana (2 ottobre 1925). Sono le origini del sodalizio rossoverde, sceso per la prima volta in campo in un torneo regolare il 18 aprile del 1926 (Perugia-Terni FC 1-3). La squadra vince subito il girone e viene promossa nel campionato di Seconda Divisione, l’attuale Prima Divisione. Nel 1926-27 altro campionato d’avanguardia, con spareggio finale a Roma contro il Savoia, che viene battuto 1-0 con conseguente promozione nel campionato di Prima Divisione (attuale Serie B); in questa occasione la squadra gioca con una divisa giallo-azzurra, per celebrare l’istituzione della Provincia di Terni, i cui colori raffigurati nello stemma sono appunto il giallo e l’azzurro. Nel campionato seguente la Ternana stupisce ancora arrivando in seconda posizione a pari merito con la Fiorentina, dovrebbe disputare uno spareggio per la promozione in Serie A, ma deve rinunciare a giocare la partita per una sopraggiunta crisi economica e rimane così in Prima Divisione. Dopo pochi anni, l’US Terni si scioglie, lasciando liberi i propri giocatori. Sembra la fine prematura del calcio a Terni, e invece l’anno successivo si riparte grazie ai fratelli Bosco, nomi mitici per l’industria ternana. Con il Thyrus sul petto, la squadra riparte dalla Prima Divisione. La stagione seguente, 1929-30, si cambia denominazione: Polisportiva Fascista Ternana; si mettono a segno quelli che oggi si chiamano “colpi di mercato”, sembra l’inizio di una stagione sfolgorante e invece a metà del suo svolgimento il consiglio direttivo si dimette, e anche nell’anno dopo la crisi si acuirà, nonostante un nuovo cambio di nome (questa volta Associazione Calcistica Ternana). Come avverrà più di una volta nel corso della sua storia, si arriva a quello che oggi chiameremmo fallimento e per due anni, dal 1933 al 1935, non si gioca se non qualche amichevole.

Polisportiva Mario Umberto Borzacchini fu il nome assunto dalla Ternana nel periodo compreso tra le stagioni calcistiche 1935-36 e 1942-43. La scelta derivò dalla volontà di dedicare al campione di automobilismo ternano Mario Umberto Baconin Borzacchini la squadra di football cittadina dopo la morte del pilota sul circuito di Monza, avvenuta nel 1933. Promossa in Serie C nella stagione 1937-38, sotto la guida dell’allenatore ungherese Béla Károly, la squadra sfiorò poi per due volte la Serie B nelle stagioni 1940-41 e 1942-43, rispettivamente con Guido Gianfardoni, morto prematuramente, e Gino Rossetti nel ruolo di allenatore. Da segnalare come, sotto tale denominazione, la Ternana si aggiudicò la Coppa Italia Centrale nella stagione 1937-38 battendo in finale la Sambenedettese con il risultato di 2-1 (gara disputata sul neutro di Ancona il 24 luglio 1938). La squadra disputava le proprie partite interne presso lo stadio Viale Brin. Da sottolineare inoltre la vittoria in amichevole contro la Roma proprio nell’anno in cui i giallorossi vinsero il loro primo scudetto. E poi arriva la II guerra mondiale, i 108 bombardamenti che distruggono Terni e molte vite e il pallone è solo l’ultimo dei pensieri.

Dopoguerra e Serie B

Nell’estate del 1945 si tenta la ricostruzione e la società viene ripescata in Serie B dopo aver ben figurato nella stagione 1945-46. Nel 1946-47 la Ternana manca la Serie A di un soffio, preceduta in classifica solo dalla Salernitana di Gipo Viani, mentre l’anno successivo si vede retrocedere in Serie C in seguito alla riduzione dei quadri per il torneo cadetto. È l’inizio di una crisi dalla quale non sarà facile uscire, che sfocia nella stagione 1949-50 con la caduta in IV Serie, nonostante un nome prestigioso in panchina come quello di Gino Colaussi. Si pensa che sia la fine dell’attività agonistica, ma l’anno dopo si dà mandato al sindaco, Luigi Michiorri (in una sorta di Lodo Petrucci ante litteram) di formare una nuova società. Il peggio sembra passato, ci si arrangia con volenterosi giovani locali e la stagione è salva. L’anno successivo si decide di vendere i migliori e si allestisce una squadra giovanissima, con il capitano Orlando Strinati che subentra in corsa nel doppio ruolo di allenatore-giocatore, ma talmente inesperta e arrangiata da finire addirittura in Promozione regionale. Sono due anni di inferno, segnati addirittura da un derby cittadino con la Bacigalupo del quartiere Matteotti, cosicché bisogna aspettare il 1954-55 per riassaporare la IV Serie e far tornare un po’ di entusiasmo intorno ai rossoverdi. Si ricostituisce una buona società, allenata da Rodolfo Latini e Corrado De Sio, si allestisce una buona squadra anche se poi alla fine ci si salva vincendo il doppio spareggio con i sardi del Calangianus, grazie anche ad un rigore parato dal portiere Mariano Pazzi nella prima sfida disputata a Civitavecchia. Nel 1956-57 si respira aria nuova, la squadra è buona ma non si va più in là di un’onesta metà classifica. È sempre Corrado De Sio a guidare il sodalizio rossoverde, ma le difficoltà non riescono ad essere superate e nel 1959 si trova costretto a rimettere il tutto nelle mani del sindaco Ezio Ottaviani. Dopo un anno di transizione, con l’aiuto di Renato Alpini la squadra riesce a confermarsi nella IV Serie. Una prima svolta avviene nel 1961-62, quando è l’onorevole Filippo Micheli ad affidare la presidenza a Renzo Nicolini, allora giovane avvocato, che poi diventerà Presidente dell’Istituto per il credito sportivo. Nel 1964 arriva così la promozione in Serie C, grazie alla vittoria all’ultima giornata contro la Jesina: tecnico di quell’impresa è Riccardo Carapellese. È in quel periodo che viene coniato il soprannome Fere. L’anno successivo la matricola Ternana sfiora la Serie B, che arriverà finalmente il 23 giugno del 1968. Artefici di quella impresa furono, tra gli altri, Germano, Bonassin, Pandrin, Liguori, Marinai, Nicolini, Meregalli, Cardillo, Sciarretta, con alla guida tecnica il “maestro”, Corrado Viciani. Finalmente nel calcio che conta (la Serie B raggiunta nel dopoguerra non poteva essere paragonata al torneo raggiunto ora), la prima cosa da fare era trasformare la Ternana in Società per Azioni, fatto avvenuto il 25 giugno 1968. L’anno successivo, l’altro grande evento: l’inaugurazione dello Stadio Libero Liberati con la partita disputata il 24 agosto 1969 tra Ternana e i brasiliani del Palmeiras, vinta dai sudamericani per 3-1.

La promozione in A

18 giugno 1972, le Fere vanno in A

l’invasione festosa dei tifosi

Seguiranno quattro anni di gavetta tra i cadetti, e in una di queste stagioni la squadra sarà guidata,sotto la presidenza di Giorgio Taddei, da Luis Vinicio che iniziava allora la sua carriera di allenatore, prima della storica ascesa alla massima serie, ottenuta con la netta vittoria ottenuta sul Novara (3-1), il 18 giugno 1972, che spalanca ai rosso-verdi le porte della Serie A, storico traguardo mai raggiunto fino allora da nessuna squadra del comprensorio umbro. I meriti del prestigioso risultato, oltre alla bravura dei 18 atleti che compongono l’organico, sono principalmente da attribuire al credo tattico del tecnico Corrado Viciani, profeta di quel “gioco corto” che ubriaca gli avversari e manda in tripudio un’intera città. I principali protagonisti di quella storica impresa: Migliorini, Geromel,Cardillo, Marinai, Cucchi, Mastropasqua, Benatti, Rosa, Jacolino, Zeli, Russo, Valle. È una stagione trionfale, dall’ottava giornata si ritrova sola in testa e ci resterà fino a fine campionato. I tifosi sono in tripudio, dopo anni di bocconi amari finalmente si respirerà aria di Serie A, di grande calcio. Ma l’euforia durerà solo una stagione, visto che il campionato seguente si chiude mestamente all’ultimo posto, troppo inesperta era la squadra. Ma è da ricordare sicuramente la prima partita di quella stagione 1972-73, che vedeva scendere al Liberati il Milan di Gianni Rivera. Finì 0-0 con la Ternana più volte vicina ad una clamorosa vittoria, e i rossoneri ubriacati dal “Gioco Corto” del Maestro. Però nel volgere di dodici mesi la compagine tornò di nuovo nel calcio che conta. Guidata da Enzo Riccomini, presidente Giorgio Taddei, con Salvatore Garritano in squadra, seguita sempre da un gran numero di tifosi (in 10.000 a Firenze per giocare in campo neutro contro il Como), arriverà nelle prime tre piazze, valide per la promozione in compagnia dell’Ascoli e del Varese. Ma anche questo secondo e ultimo campionato si concluderà con un’amarissima retrocessione, con la vana consolazione di aver affrontato tutte le grandi sempre a viso aperto. Si riprova la risalita, ma i campionati seguenti non saranno forieri di successi, nemmeno quando alla guida della squadra viene chiamato Edmondo Fabbri, nel 1976. Visto il non brillante cammino della squadra, a sostituire il Coreano arriverà addirittura Cesare Maldini. Ma gli ex allenatori azzurri non portano bene ai rossoverdi che si ritrovano ad un passo dalla retrocessione. Il “Cesarone” nazionale viene sostituito da un tecnico locale, Omero Andreani, ex della Ternana operaia anni Cinquanta-Sessanta che si dimenava in IV Serie al Viale Brin. A tre giornate dalla fine, il Catania vanta cinque punti di vantaggio, ha due partite esterne e lo scontro diretto contro le Fere. Le perderà tutte, la Ternana riesce a vincere proprio al Cibali, oltre che le due gare interne, e si salva per un punto. L’anno dopo la squadra è guidata da Rino Marchesi, e a fine campionato è quarta per due punti. L’anno successivo la squadra è guidata da Renzo Ulivieri, in porta gioca Giulio Nuciari. È una stagione di transizione, visto che l’anno dopo la società passa nelle mani di Adriano Garofoli (che sarà anche presidente della Confindustria Umbra negli anni Duemila), e la guida tecnica è affidata a Pietro Santin prima e Omero Andreani poi. Ma questo sarà considerato l’anno più bizzarro, visto che la squadra retrocede in Serie C1, contestualmente arriva in semifinale di Coppa Italia sconfitta solo dalla Roma, dopo aver eliminato, nell’ordine, Fiorentina, Hellas Verona e Napoli, e a fine stagione diversi giocatori vengono ceduti proprio a società di Serie A.

La crisi

Gli anni Ottanta saranno ricordati come gli anni più difficili: era strano piombare di nuovo nei campi della provincia dopo aver calcato i palcoscenici più importanti. La squadra si dimena tra la C1 e la C2, e ogni stagione è caratterizzata da repentini cambiamenti di allenatori, giocatori e dirigenti. Tornano sulla panchina sia Viciani sia Andreani, ma i risultati stentano ad arrivare. Torna anche Giorgio Taddei, presidente ai tempi della Serie A, in squadra gioca un giovane Stefano Colantuono ma sono campionati mediocri, sempre sull’orlo della retrocessione, che alla fine arrivò nel 1985-86. Dopo anni di successi, la società è allo sbando, i tifosi sfiduciati, la città distante dalla squadra. Quando sembra che non sia possibile l’iscrizione al torneo successivo, arriva a Terni un imprenditore romano, Domenico Migliucci. La fiducia sembra tornare, la campagna acquisti è di tutto rispetto, arrivano a Terni nomi del calibro di Paolo Di Canio, Vincenzo D’Amico e Domenico Di Carlo, ma alla penultima di campionato la sconfitta a Pesaro contro la Vis relega i rossoverdi al terzo posto. L’anno dopo si rischia di precipitare nei dilettanti, e solo con una vittoria sul Martina il rischio è evitato. Migliucci minaccia di abbandonare, si vivono momenti di angoscia dovuta al malgoverno calcistico cittadino, basato su debiti, mancate promesse e comportamenti che definire curiosi è riduttivo: basti pensare all’organizzazione di un pranzo al sacco allo stadio prima di un incontro o al servizio di nursery da offire alle mamme-tifose. Il fallimento avviene il 12 dicembre 1987, e il campionato è concluso grazie alla curatela fallimentare di Alfiero Vagnarelli, che tra l’altro permette alla squadra di salvarsi dalla retrocessione.

La ripresa e il fallimento

spareggio sul neutro di Cesena, le Fere battono ai rigori il Chieti

Nel 1988-89 appare all’orizzonte una nuova cordata, portata in città da Ernesto Bronzetti e guidata da Gaspare Gambino. Con Claudio Tobia come allenatore e una squadra costruita all’ultimo momento con molti giocatori, almeno sulla carta, sul viale del tramonto avviene il miracolo; il campionato è dominato da tre squadre: Ternana, Fidelis Andria e Chieti, che impattano a 48 punti a fine stagione. Si ricorre alla classifica avulsa, per la quale i puglesi sono subito promossi, mentre i rossoverdi e i teatini dovranno giocarsela con un’ulteriore partita. Può così chiudersi in grande il decennio con lo spareggio tra la Ternana e il Chieti, giocato allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena che, di fronte a 2.000 Teatini e 14.000 Ternani impazziti di gioia, regala la C1 ai rossoverdi dopo i calci di rigore. La stagione seguente inizia con la solita suspance, la squadra si iscrive all’ultimo momento confermando però in blocco gli eroi di Cesena. La squadra parte bene, è terza quando mancano poche giornate al termine, ma la “misteriosa” sconfitta casalinga per 2-6 contro la Casertana mina un ambiente che sembrava troppo tranquillo. Il campionato 1990-91 è ugualmente denso di successi nella prima parte, poi il giocattolo si rompe di nuovo sempre a causa di una sconfitta “strana” contro una campana: è il Nola a rifilare cinque gol ai rossoverdi e a scatenare una crisi dietro la quale probabilmente c’era dell’altro. Gambino lascia, e nel 1991-92 passa la mano a Rinaldo Gelfusa, imprenditore ciociaro che non lesina finanze per mettere in piedi una società competitiva. Allenatore è Roberto Clagluna, la squadra viene radicalmente cambiata con l’arrivo di quasi tutti nuovi giocatori. La piazza è esaltata dalle vittorie contro il Perugia in entrambi i derby e la Ternana non lascia il primo posto fino alla fine. Con un gioco abbastanza difensivo (tutte le vittorie, tranne quelle con Barletta e Andria, avverranno per 1-0) ma che fa impazzire i tifosi (Clagluna lasciava sfogare gli avversari e poi quando calavano le difese, arrivava puntuale il gol dei rossoverdi), il 17 maggio 1992 arriva la Serie B grazie alla vittoria contro il Catania. In più, al termine del campionato, l’Andria precede il Perugia e per i tifosi la festa è doppia. Sembra l’inizio di un cammino radioso ed invece giunge come una mazzata il fallimento, questa volta definitivo.

Il fallimento giunge durante il campionato 1992-93; una stagione a dir poco disastrosa, sebbene iniziata benissimo: arrivano in rossoverde Giuseppe Taglialatela e Sandro Tovalieri, i tifosi iniziano a sognare. Una sera d’agosto, mentre la squadra è in ritiro a Norcia, arriva la notizia tremenda: i bonifici dei giocatori neo-acquistati non sono mai neanche partiti da Terni, in più esce fuori un debito di 100 milioni di lire e dunque tutti i nuovi giocatori vengono rispediti alle vecchie società di appartenenza. Il campionato comunque inizia, ma la squadra è condannata sin dal principio al ritorno in C1. I rossoverdi ottengono appena 4 vittorie e solo un contributo del comune di Terni per garantire l’esercizio provvisorio consentirà alla Ternana di terminare il campionato e di evitare la radiazione a torneo in corso come accaduto nello stesso anno all’Arezzo. Il gruppo di imprenditori che rileverà dall’asta fallimentare il team rossoverde nonostante avesse fornito garanzie sul riequilibrio economico della Ternana si vide costretto a farla iscrivere dalla Serie D. Nel 1993-94, dunque, la Ternana affronterà squadre del comprensorio umbro, laziale e abruzzese. Da ricordare i “derby” contro le squadre dei comuni dell’hinterland perugino (spesso giocati allo Stadio Renato Curi) e la quasi stracittadina contro la Narnese. Sostenuta da un pubblico comunque numeroso, non riuscirà, pur partendo con i favori del pronostico, a vincere il campionato e dunque assicurarsi la promozione. Anzi, dietro al Teramo giungerà proprio la Narnese e la Ternana dovrà subire l’onta di non essere nemmeno la prima squadra della Provincia. L’anno successivo, sotto la presidenza Fedeli, con un pubblico che nonostante le vicissitudini seguirà sempre le sorti dei rossoverdi, è la Viterbese a sbarrare la strada alla Ternana e di quella stagione è da ricordare l’altro derby provinciale con l’Orvietana. A fine stagione però, grazie al ripescaggio, arriva comunque la promozione in Serie C2. Nel 1995-96 la squadra fa un gran campionato, arriva terza dietro Treviso e Livorno, ma deve arrendersi ai play-off contro la Fermana (al termine della partita di ritorno a Terni ci saranno gravi incidenti fuori dallo stadio, con un ragazzino di dieci anni ferito).
L’anno successivo, con la presidenza di Alberto Gianni e Luigi Del Neri come allenatore, arriva il salto in Serie C1. È un campionato dominato dalla Ternana che viene inseguita inutilmente prima dalla Maceratese e poi dal Livorno, con sorpassi al vertice e tesi scontri diretti. La svolta arriva dopo la sconfitta subita a Macerata per 3-2, alla quale seguiranno ben otto vittorie consecutive, tra cui quella contro l’Iperzola che, contestualmente al pari del Livorno nel derby contro il Pisa, permetterà ai rossoversi di agganciare il primo posto e non lasciarlo più fino alla vittoria finale sul campo del Fano, con ottomila ternani in festa.

Il ritorno in B

Nella stagione successiva, sempre con Del Neri e, dapprima con Gianni e poi con Luigi Agarini come presidenti, arriva la promozione dalla Serie C1 alla Serie B. In due anni dunque, la Ternana ha compiuto il doppio salto. Il campionato era partito con l’intenzione di arrivare il più possibile vicino ai play-off, senza pretendere troppo. Ma la squadra si rivelò essere di prim’ordine: Giacomo Modica, Cristian Stellini, Cristian Silvestri, Massimo Borgobello e Giovanni Cornacchini formano l’intelaiatura di quella formazione che se la batte alla pari con il Cosenza e con i cugini del Gualdo, ma che a causa dell’inopinata sconfitta di Catania alla terzultima giornata, dà il via libera ai calabresi e lascia ai rossoverdi la lotteria dei play-off. Poco male però, la promozione viene sancita dalla vittoria nella finale di Ancona contro la Nocerina, davanti a 8.000 Nocerini e 12.000 Ternani, con un gol di Arcadio nei tempi supplementari.

Il ritorno in Serie B cementa ancor di più l’entusiasmo intorno alle Fere, rispetto all’ultima disastrosa apparizione c’è la consapevolezza che ci sono le possibilità per salvarsi. Del Neri intanto è andato all’Empoli e a Terni arriva Antonello Cuccureddu. L’avvio di campionato è buono, arrivano le vittorie storiche contro Torino e Napoli, c’è chi inizia a sognare un triplo salto fino in Serie A ma la sconfitta di Pescara per 5-1 fa tornare tutti con i piedi per terra: Cuccureddu viene esonerato e al suo posto torna Del Neri che non aveva trovato spazio nello spogliatoio toscano. Ma le cose peggiorano: in nove partite arrivano solo cinque pareggi, Del Neri viene allontanato e al suo posto arriva Vincenzo Guerini. Si lotta fino all’ultimo, e grazie ad una sofferta vittoria con l’Andria proprio all’ultima di campionato arriva la salvezza. Da ricordare l’esodo dei cinquemila ternani a Cesena e degli ottomila a Montevarchi per giocare in campo neutro a seguito della squalifica per il lancio di un oggetto che colpì il medico del Brescia, e di nuovo, il ferimento dell’allenatore dell’Andria colpito da un bullone lanciato dall curva che provocò strascichi che fecero temere per la salvezza stessa. Quell’anno, arrivò in rossoverde un giovane salentino: Fabrizio Miccoli. Il campionato seguente, proprio per non rischiare fino all’ultima giornata, viene riconfermato Guerini e gran parte della squadra. Arrivano Daniele Balli e Fabio Artico e dopo quattro giornate addirittura la squadra è prima in solitudine. Il resto della stagione seguirà tra alti e bassi, ci sarà l’intermezzo della Coppa Italia contro il Perugia e alla fine dopo aver sofferto forse un po’ troppo arriverà la salvezza. Intanto Luigi Agarini possiede tutte le quote, e per l’anno successivo si inizia a parlare di scalata alla Serie A. C’è il ritorno di Corrado Grabbi e di Massimo Borgobello, la squadra allenata da Andrea Agostinelli lotta sempre al vertice e grazie al gioco spumeggiante si ritrova ben presto tra le favorite del torneo. Ma le due sconfitte interne contro Torino e Piacenza, che lasciarenno un mare di polemiche a causa di due arbitraggi un po’ dubbi relegheranno i rossoverdi al sesto posto. Il 2001-02 è un anno tra i più turbolenti: la squadra, pur vendendo Grabbi agli inglesi del Blackburn Rovers parte come favorita del torneo. Ma non riesce mai ad imporsi e alla fine con una assurda sconfitta a Bari si vede retrocessa. Le polemiche divampano, anche perché le dirette concorrenti, il Siena, il Messina e il Cosenza vengono accusate di aver vinto “troppo” facilmente mentre la Ternana si è trovata di fronte un Bari in serata di grazia. Ma le polemiche finiscono presto, poiché visto il fallimento della Fiorentina, la Ternana viene ripescata. L’anno successivo, dunque, si riparte dalla Serie B con un nuovo allenatore, Mario Beretta e dopo un campionato più che dignitoso, nel quale i rossoverdi arrivano a ridosso delle prime, si gettano le basi per un grande progetto: per la stagione 2003-04 arriva Riccardo Zampagna, viene confermato Mario Frick, torna Ezio Brevi. Si comincia anche a parlare di “Città dello Sport”, ovvero di tutta una radicale trasformazione dello Stadio, ma anche della piscina e della costruzione del Palazzetto Sportivo, tutto nei pressi dello Stadio Liberati. Sembra il preludio ad una stagione trionfale, a luglio avviene una grande festa presso la Piazza della Repubblica e alla fine del girone d’andata la Ternana è seconda ad un punto dall’Atalanta. Dietro, distaccate di molto tutte le altre. È il campionato successivo al Caso Catania, i posti disponibili per la promozione sono ben cinque, più uno che uscirà dallo spareggio contro la quartultima di Serie A. Sembra ormai fatta, e invece succede qualcosa che ancora gli sportivi ternani non hanno ben capito: la squadra inizia a perdere colpi, non vince più, si susseguono le più varie ipotesi, a marzo Agarini lascia tutto all’imprenditore marchigiano Edoardo Longarini, e la squadra, che ormai si sta facendo sorpassare da tutte quelle di vertice, termina il campionato al settimo posto, a soli 4 punti dalla Fiorentina. Ironia della sorte, la squadra che i Viola affronteranno nello spareggio sarà il Perugia. Per i rossoverdi dunque al danno si somma la beffa. Della gestione Agarini, non rimane nulla: il progetto della Città dello Sport naufraga anche a causa del parere contrario del TAR dell’Umbria. In quegli anni comunque, maturano giovani interessanti: il cileno Jiménez e il franco-marocchino Houssine Kharja. La stagione successiva parte negativamente. La squadra si ritrova penultima (ironia della sorte, ultimo era il Treviso che, dopo una vigorosa rimonta, approderà ai play-off, e dopo il fallimento del Torino e del Perugia, e il declassamento del Genoa, si ritroverà in Serie A), poi inizia a migliorare grazie anche all’arrivo di Gianni Comandini che risolleva le sorti e fa anche sperare in qualcosa di più di una semplice metà-classifica. Ma dopo una bruttissima sconfitta nel derby, il nono posto è il meglio che si può ottenere.

L’era Longarini

Nel campionato 2005-06 la Ternana retrocede in Serie C1, i tifosi accusano la Presidenza dei recenti fallimenti sportivi secondo loro causati dal continuo cambio di Dirigenti, Amministratori, Allenatori, Direttori Sportivi e dalla messa fuori rosa dei giocatori migliori. Il campionato è pessimo e i tifosi iniziano ad abbandonare lo stadio. La società si è trovata anche in contrasto con l’Amministrazione Comunale per il rinnovo della concessione dello stadio. Il Comune di Terni ha negato più volte il suo benestare per la concessione del Liberati. Nella gara casalinga contro la Salernitana, valida per la quarta giornata di campionato, che si sarebbe dovuta disputare il 25 settembre 2006, i cancelli dello stadio rimasero chiusi: ciò ha determinato per la Ternana la sconfitta a tavolino per 3-0, decisione poi annullata dagli organi sportivi. La ripetizione della partita, disputata più di sei mesi dopo, il 28 marzo 2007, addirittura dopo la gara di ritorno (giocata un paio di settimane prima), vide infine la vittoria della squadra rossoverde. Il sindacato calciatori minacciò di ritardare l’inizio delle partite dei campionati di Serie A e B per protestare contro l’atteggiamento della dirigenza della Ternana nei confronti dei giocatori messi fuori rosa.

A questo proposito, il 19 gennaio del 2007, la trasmissione televisiva de LA7 Le Partite non Finiscono Mai trasmise un lungo servizio in cui si è tentato di dare una spiegazione a questa strana situazione. Dopo qualche tempo alcuni giocatori come Joseph Dayo Oshadogan e Houssine Kharja si sono svincolati dalla società per accasarsi altrove. L’ennesima travagliata stagione (durante la quale si avvicendano in panchina ben quattro allenatori: Favarin, Raggi, D’Urso, Marino) si conclude con la Ternana che riesce a salvarsi all’ultima partita con il Teramo, unica gioia insieme alla vittoria nel derby di una stagione pessima.

La stagione 2007-08 parte con la concessione dello stadio rinnovate per parte dell’Amministrazione Comunale, che ha visto in disaccordo gran parte della cittadinanza, e la Ternana nel Girone A della Serie C1. La prima parte del campionato trascorre tra tante difficoltà. La squadra, la cui guida tecnica è affidata a Francesco Giorgini, non imbocca la strada giusta. Arriva, anzi, alla fine del girone di andata all’ultimo posto in classifica. Il girone di ritorno registra un deciso cambio di rotta, con i rossoverdi che iniziano una incredibile serie positiva rimanendo imbattuti fino alla fine del campionato, il che consente loro di rimontare su Lecco, Manfredonia, Paganese e sull’inizialmente ritenuta irraggiungibile Pro Patria, raggiungendo una inaspettata salvezza diretta.

La stagione 2008-09 parte con progetti di promozione, grazie anche agli arrivi di Christian Riganò, Fabio Concas, Giorgio Noviello e alle conferme di Romano Tozzi Borsoi, Marco Rigoni e Luigi Sartor. Ma la squadra vede un periodo di crisi nel girone di andata (che peraltro era cominciato molto bene, addirittura nelle prime posizioni in classifica). La maggior parte del campionato viene comunque giocata con la squadra a centro classifica.

Il 29 maggio 2009 l’amministratore unico Stefano Dominicis si dimette lasciando così le redini amministrative, per il momento, al Direttore Amministrativo Simone Montemari. Dopo un mese, nel Giugno 2009, Dominicis torna misteriosamente in carica come amministratore unico firmando anche i vari colpi di mercato. Con Baldassari in panchina, la Ternana parte bene ma poi a fine girone d’andata, la squadra avrà un momento buio con 3 sconfitte e un pareggio. Baldassari si dimette sostituito da Domenicali. Nella campagna acquisti di gennaio arrivano Quondamatteo, Hurtado, Negrini, Pietro Balistrieri, Imburgia, Procida, Gabriel Enzo Ferrari.

Il 7 marzo 2010 la società ufficializza l’esonero del tecnico Manuele Domenicali. Il 9 marzo viene ufficializzato il ritorno del tecnico Francesco Giorgini, con un contratto fino al 30 giugno 2010, un anno e mezzo dopo le sue dimissioni. Il suo compito è di riportare la Ternana in Serie B, ma la società conclude la stagione perdendo il posto utile per i play off all’ultima giornata della stagione, contro la Reggiana a Reggio Emilia, dopo aver occupato le prime cinque posizioni per tutte le giornate.

Il nuovo allenatore è Renzo Gobbo neovincitore della serie D alla guida del Montichiari. Il calciomercato estivo inizia con il botto: la Ternana strappa l’attaccante cileno Luis Antonio Jiménez all’Inter, risolvendo a proprio favore la comproprietà tramite le buste offrendo poco più di 3.000.000 di euro contro i 2.000.000 offerti dal club campione d’Europa. Altri arrivi sono il difensore Grieco e i centrocampisti Nitride e Arrigoni. Il 25 agosto 2010 Edoardo Longarini cede la società ad Angelo Deodati che diventà il nuovo patron della Ternana.

Il passaggio della società ad Angelo Deodati

Dopo 7 anni, mercoledì 25 agosto 2010, l’intero pacchetto azionario della Ternana Calcio S.p.A. passa da Edoardo Longarini ad Angelo Deodati dopo quasi un mese di trattative.

TERNANA CALCIOultima modifica: 2011-01-10T20:30:00+00:00da lucchese1905
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