CITTA’ BARLETTA

Le prime testimonianze su Bardulos risagono al IV secolo a.C. “Bardulos” è citata nella Tavola peutingeriana. In età romana essa fu porto di Canosa, i cui abitanti vi si rifugiarono dopo la distruzione della loro città.

Fiorì nel Medioevo come fortezza dei Normanni. Diventò una tappa importante dei Crociati e di tutto il traffico verso la Terra Santa. Nel 1291, in seguito alla caduta in mano musulmana di San Giovanni d’Acri di Palestina, ospitò il Patriarca di Gerusalemme, Randolfo. Nel 1228 Federico II di Svevia, adunato il parlamento dei baroni nel castello di Barletta, annunciò la partenza per la sesta crociata. Lo stesso imperatore, nel 1234, concesse alla chiesa barlettana di santa Maria Maggiore la Fiera dell’Assunta, una delle otto più importanti fiere del Regno, che arricchì notevolmente l’economia della città.

Dal 1327, in seguito alla distruzione della cittadina palestinese di Nazaret, gli Arcivescovi Nazareni si trasferirono a Barletta, che ne divenne sede definitiva fino alla soppressione del titolo episcopale, attuata da papa Pio VII nel 1818.

Nel XIV secolo Barletta s’ingrandì ulteriormente con l’arrivo degli abitanti della vicina Canne, in fuga dal loro centro ormai decadente. Raggiunse il suo maggior splendore sotto gli Angioini.

All’inizio del XVI secolo, durante la seconda guerra italiana che vedeva coinvolte Francia e Spagna, la città fu teatro di storiche vicende, di cui è rimasta memorabile la nota Disfida di Barletta del 13 febbraio 1503. Divenne così roccaforte degli spagnoli, che ne potenziarono le mura e il castello. Se il controllo spagnolo rappresentava una speranza di potere, attirava tuttavia l’interesse conquistatore dei nemici francesi. Nel 1528, infatti, la città – anche a causa di fazioni interne – subì il saccheggio delle truppe francesi del Lautrec. Da quel momento cominciò il declino di Barletta, favorito dal malgoverno spagnolo, dai saccheggi e dalle calamità naturali (peste e terremoti). Elementi di rinascita si verificarono solo alla fine del XVIII secolo.

Attivo centro culturale e religioso, fu elevata a diocesi da papa Pio IX nel 1860, col nome di Barletta-Nazareth.

Durante la seconda guerra mondiale la città fu teatro del primo episodio della Resistenza italiana contro le truppe naziste, meritando così – unica in Italia – la Medaglia d’Oro al Valor Militare ed al Merito Civile. Inoltre, con 11 medaglie d’oro e 215 medaglie d’argento Barletta è la città più decorata d’Italia.

Nuova provincia

Barletta, assieme alle città di Andria e Trani, formerà presto la sesta provincia della Puglia, denominata BT. La nuova Provincia di Barletta-Andria-Trani, istituita dalla legge 148/2004 dell’11 giugno 2004, sarà operativa dal 2008, a causa della necessità di organizzare le strutture amministrative. Nel dicembre 2004 è stato nominato il Commissario di Governo, Giuseppe Capriulo. Nel febbraio 2006, con decreto governativo, la sigla automobilistica della Provincia è diventata ufficialmente BT.

Onorificenze

La città è stata insignita della Medaglia d’oro al merito civile, l’8 maggio 1998, e della Medaglia d’oro al valor militare, il 7 luglio 2003.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’oro al valor militare

«L’8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell’onore e della fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche e infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto il 12 settembre, dopo l’arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche, occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d’Italia, consegna alle generazioni future il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della patria e dalla conquista della democrazia e della pace.[6]»

— Barletta 8-13 settembre 1943

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’oro al merito civile

«Occupata dalle truppe tedesche all’indomani dell’armistizio, la città si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul luogo ove attendevano alle quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio.»

— 12 – 24 settembre 1943.

 

Monumenti e luoghi d’interesse

La città gode di un lunghissimo litorale, suddiviso tra ponente e levante dal porto commerciale. Lungo i litorali si trovano vari lidi attrezzati (sia a ponente che a levante) ed alberghi (a levante) che offrono una discreta ricettività turistica.

I principali monumenti della città sono l’imponente Castello normanno-svevo-angioino (sede del Museo civico, del Museo della Memoria e della biblioteca comunale), il Colosso Eraclio (enorme statua in bronzo risalente al V secolo), posto vicino alla Basilica del Santo Sepolcro (chiesa romanica costruita dai crociati), la Cattedrale, magnifico esempio di fusione tra stile romanico e gotico, la Cantina della sfida, il Palazzo della Marra (unico esempio di barocco leccese al di fuori del Salento e sede della pinacoteca “De Nittis“), il Teatro Curci e il sito archeologico di Canne della Battaglia, famoso luogo di scontro, nel 216 a.C., tra le truppe romane e Annibale, capo cartaginese.

Caratteristico è il centro storico, costellato da numerose chiese e palazzi di notevole interesse storico e artistico (quali Palazzo Bonelli o Palazzo Gentile), con il borgo medievale nei pressi della Cattedrale e delimitato perimetralmente dai Giardini del Castello e dai tre corsi principali della città: corso Vittorio Emanuele (anticamente “via della Cordoneria”), corso Garibaldi e via Cavour (anticamente via del Cambio).

Il Colosso

Il Colosso di Barletta

La gigantesca statua in bronzo si erge, in corso Vittorio Emanuele, nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro su un basamento alto circa un metro. Restaurata durante il medioevo, è caratterizzata da un uomo in vesti imperiali tardo-romane e bizantine, come mostrano il diadema e l’indumento circolare tipico dei militari di alto rango, presenti sul capo. La statua, meglio nota a livello cittadino come Eraclio, in realtà è di incerta identificazione. Quelle finora proposte sono state Valentiniano I, Teodosio I, Arcadio di Bisanzio, Onorio, Marciano di Bisanzio e Giustiniano I. Recentemente si è anche parlato dell’imperatore Teodosio II, all’età di quarant’anni, nel suo massimo momento di splendore, mentre il committente sarebbe Valentiniano III. Le indagini storiche effettuate fanno risalire le sue origini alla prima metà del V secolo[10] e sostengono la costruzione della statua a Ravenna, eretta da Valentiniano III. L’imperatore Federico II avrebbe intorno al 1231 ritrovato la statua e nel 1240 avrebbe ordinato che venisse trasportata in Puglia, insieme ad altre opere d’arte, diretta verso Melfi ma il declino prima e la sua morte poi avrebbero causato un improvviso blocco, che avrebbe lasciato per sempre il gigante nella città di Barletta. In contrasto con chi sostiene che la statua sia stata costruita a trafugata durante il sacco di Costantinopoli nel 1204 e lasciata sulle spiaggie di Barletta, analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato alcun segno di un’eventuale presenza in mare della statua.

Architetture religiose

Cattedrale Santa Maria Maggiore

Interno della cattedrale di Barletta

La Cattedrale Santa Maria Maggiore è oggi, come nell’antichità, il fulcro principale della vita religiosa della città, nonché il suo cardine urbanistico: lo stesso primitivo disegno del tessuto urbano di Barletta dimostra la forza centripeta della sua chiesa madre. La chiesa infatti risulta posta su quello che sembrerebbe il tracciato direttore principale del primo nucleo cittadino. E’ situata nei pressi del Castello, a cui volge gli absidi gotici retrostanti. L’edificio attuale si presenta come un organismo complesso e non unitario costruito nei secoli. Si distingue in una parte sotterranea ed una all’odierno livello stradale e risulta essere il frutto di stratificazioni millenarie, che hanno visto il sovrapporsi di una basilica preromana del III secolo, una basilica paleocristiana del VI secolo con ampliamenti di epoca altomedievale, risalenti al IX secolo, romanica nel XII secolo ed infine gotica risalente al XIV secolo. L’edificio attuale si eleva sui resti di queste antiche costruzioni. L’inizio dei lavori ha avuto luogo nel 1126 e, così come la vediamo oggi, la cattedrale è composta da due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica, e quella posteriore realizzata in forme gotiche. Il campanile ha origine invece nel XII secolo. Questa chiesa è perciò ritenuta uno dei pochi esempi di armoniosa commistione tra romanico e gotico. La chiesa ha raggiunto il suo massimo splendore durante le crociate, fungendo da punto di transito per i pellegrini che si recavano in Terra santa. La chiesa in realtà oggi non più cattedrale, continua a conservare nell’uso comune tale denominazione. Risulta disposta secondo un orientamento est-ovest, con absidi rivolte ad oriente. Divisa in tre navate con cappelle laterali nell’ala meridionale, presenta nell’area presbiteriale un ciborio dietro cui si apre il coro. La cattedrale risulta oggi tornata al suo antico fasto dopo una lunga serie di lavori di restauro durati prima dal 1955 al 1981 e in una seconda fase dal 1981 al 1996.

Basilica del Santo Sepolcro

Facciata della Basilica del Santo Sepolcro

Interno della Basilica del Santo Sepolcro

La Basilica del Santo Sepolcro sorge al centro della città di Barletta, allo sbocco di corso Vittorio Emanuele in corso Garibaldi, ove si leva il famoso Colosso di Barletta. L’edificio fu eretto in forme gotico-borgognone alla fine del XII secolo e ne sono stati completati i restauri recentemente. La facciata barocca denota una porta ogivale, due archi ciechi e resti del pronao. Caratteristica è la fiancata sinistra caratterizzata da profonde arcate cieche con un portale gotico a baldacchino. Altrettanto interessanti le tre absidi cinte da arcature. All’interno peculiari sono un nartece sormontato da una tribuna che precede le tre navate su pilastri, con archi e volte ogivali risalenti alla fine del XIV secolo, una cupola all’incrocio dei bracci e tre absidi semicircolari. A sinistra dell’ingresso è posto un fonte battesimale del XIII secolo. Presso l’altare dell’abside destro interessante una Madonna bizantineggiante del XVI secolo. Nella cappella sovrastante il nartece è sistemato il tesoro tra cui preziose le icone cinquecentesche e svariati affreschi.

Chiese

Chiesa di San Giacomo

La Chiesa di San Giacomo

La Chiesa di San Giacomo, sita su corso Vittorio Emanuele, risalente all’XI secolo, si erige dove in antichità vi sarebbe stato un luogo per il culto pagano. Risulta disposta lungo l’asse est-ovest, parallelamente al corso, con altare ad oriente. L’accesso principale in origine non corrispondeva a quello attuale ma doveva essere posto sul fronte occidentale. In seguito però la costruzione di edifici vicini e l’occupazione del suolo ad ovest della chiesa hanno portato a spostare l’accesso sul lato nord, dove è oggi, nel portale che prende il nome di Porta maggiore. Il prospetto che si affaccia sul corso vede la presenza nel mezzo dell’obelisco con l’orologio, posto su un corpo avanzato rispetto a quello della chiesa. Nel 2001 la chiesa ha subito ingenti lavori di restauro e consolidamento, che hanno riportato in luce le linee architettoniche originarie dell’edificio. Sono state ripristinate monofore di varie epoche, il soffitto a capriate del XVIII secolo, nonché la cappella del Santissimo Salvatore con la duecentesca volta a crociera. La chiesa possiede un ricco patrimonio di tavole, tele, oggetti liturgici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XIII e il XX secolo.

Chiesa di San Gaetano

La Chiesa di San Gaetano

La Chiesa di San Gaetano risale al XVII secolo e conserva al suo interno una reliquia della Sacra Spina. E’ stata fondata nel XVII secolo dall’ordine dei Teatini, giunto a Barletta nei primi anni del secolo. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a San Giuseppe. Chiesa e convento sono stati poi trasformati, prendendo la denominazione attuale nel 1667. La chiesa è situata lungo via Cialdini, strada su cui si trovano numerosi altri edifici conventuali, quali quello di San Ruggiero, Santa Maria della Vittoria e il Monte di Pietà. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l’edificazione dell’attuale chiesa; lavori poi sospesi per due anni a causa della peste sopraggiunta durante quello stesso anno e che terminarono nel 1667. Quando l’ordine dei Teatini fu soppresso la chiesa fu affidata ai confratelli della Santissima Trinità. I confratelli portarono con loro la preziosa reliquia della Sacra Spina della quale erano divenuti custodi con il compito di solennizzarla nella quinta domenica di quaresima.

Chiesa di Sant’Andrea

Il bassorilievo presente sul portale principale della Chiesa di Sant’Andrea

La Chiesa di Sant’Andrea è una delle chiese più antiche della città. Le prime testimonianze documentate risalirebbero al XII secolo ed individuano nell’area un tempio dedicato al San Salvatore. Nel XVI secolo i Della Marra, che erano proprietari dell’edificio religioso, lo donarono ai frati Minore Osservanti, la cui chiesa di Sant’Andrea fuori le Mura era stata distrutta nel 1528 da Renzo de Ceri. La distruzione portò gli Osservanti con il loro complesso conventuale all’interno delle mura. La chiesa ha subito più fasi di costruzione e successivi ampliamenti, che si sono susseguiti fino al novecento, quanto è stato realizzata l’apertura di una nuova strada a levante della fabbrica, denominato vicoletto Sant’Andrea, oggi via Bruno Marino. La chiesa, divisa in tre navate con cappelle laterali, oggi ha due accessi di cui uno principale rivolto verso ovest e a cui si accede attraverso una ripida scalinata, posta su via Sant’Andrea, e uno secondario posto a sud, che si apre su uno slargo posto alla medesima quota altimetrica. La chiesa è attualmente sottoposta a restauro conservativo.

CITTA’ BARLETTAultima modifica: 2010-12-14T20:35:00+00:00da lucchese1905
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