SIRACUSA CALCIO

STORIA 

La storia rammenta che prima del 1924, anno in cui nacque ufficialmente il calcio nella città di Archimede, esistevano le prime formazioni calcistiche aretusee; è il caso dell’ Ortigia 1907 e dello Sporting Club Santa Lucia, club fondato nel 1922 dal marinaio siracusano Giuseppe Barcio in onore della Santa Patrona aretusea affinché questa potesse fornire ulteriore sostegno alla squadra la cui esistenza fu breve poiché venne sciolta un anno dopo dalla sua fondazione. Nel frattempo, in città si fecero strada altre realtà calcistiche, tutte realtà di quartiere che davano vita a tornei amatoriali spesso anche in strada. Fra queste, solo due squadre riuscirono ad emergere; si tratta degli azzurri dell’Esperia (quartiere Ortigia) e dei giallorossi dell’ Insuperabile (rione Santa Lucia) divise da una grande rivalità e dalla convenzione reciproca di essere i più forti della città. Il Siracusa Calcio nasce comunque il 1 aprile 1924, ad opera di Genesio Pioletti e Luigi Santuccio, i quali misero a punto la fusione tra le due rivali Esperia ed Insuperabile. A determinare la fusione delle due squadre, e la conseguente nascita del Siracusa, fu un quadrangolare organizzato da una rappresentativa del Circolo Sportivo Tommaso Gargallo, dall’ Esperia e dall’ Insuperabile che vide vincere il Circolo Sportivo Tommaso Gargallo che batté gli ortigiani dell’ Esperia con l’altisonante punteggio di 9-0, facendo recedere la formazione dell’ isola di Ortigia dalla loro convizione di essere i più forti. La prima uscita ufficiale del Siracusa Calcio è attestata nell’autunno del 1924, contro la Centurion, formazione in cui militavano i marinai inglesi sbarcati a Siracusa. La gara si disputò all’impianto sportivo Coloniale, abbandonato nell’ottobre del 1932 a seguito dell’ inaugurazione del nuovo e attuale stadio Vittorio Emanuele III (dal 1979 ribattezzato stadio “Nicola De Simone”). La prima vittoria è attestata nel 1925 al Coloniale, nel derby con il Megara Augusta battuto 1-0, derby caratterizzato tra l’altro da violenti scontri fra i militanti di entrambe le squadre, scontri che coinvolgeranno anche i tifosi che si renderanno protagonisti di una concitata invasione di campo.

Sempre nel 1925 gli aretusei vinsero il torneo interregionale Sicilia-Calabria. La squadra, con alterne fortune, militò dalla stagione 1928/1929 sino alla stagione 1945/1946, in I divisione ed in Serie C (le attuali II Divisione e I Divisione), fino al salto, nella stagione 1945/1946, in serie B.

La Serie B

Il Siracusa della B (1947-48)

Nel 1945-46 il Siracusa fu ammesso in Serie B, dove rimase per sette stagioni. Gli azzurri ottennero un quinto posto nel 1950-51 andando vicini a quello che sarebbe stato il più grande risultato raggiunto dal sodalizio azzurro oltre che dalla città aretusea; la promozione in serie A. Il club calcistico per eccellenza della città ebbe modo di confrontarsi con squadre come Genoa, Napoli, Roma (storico lo 0-0 inflitto ai capitolini al De Simone), Venezia, Parma, Verona, Brescia, Cagliari e altri.

Di nuovo C

Dal ritorno in Serie C, avvenuto nel 1952-53 dopo lo spareggio casalingo con il Piombino terminato in parità, il Siracusa sfiorò più volte la Serie B, in particolare nel 1960 con Čestmír Vycpálek, zio di Zdenek Zeman, alla guida degli azzurri in quella stagione.

In Serie D

Il lancio della monetina sancisce la promozione in C dei siracusani nel 1971

Nel 1969, dopo 45 anni trascorsi fra la B e la C, il Siracusa retrocede per la prima volta in Serie D (l’attuale serie C2). In quegli anni si giocarono inediti derby con club della Provincia come Avola, Floridia e Netina. Il Siracusa tornò in C tre anni dopo, nel 1970/71, dopo un campionato condotto testa a testa con il Cantieri Navali Palermo, conclusosi con un primo posto a pari merito e poi con i due spareggi: a Messina (0-0), e a Napoli dove, dopo i tempi supplementari terminati 1-1, la vittoria fu assegnata al Siracusa dal tiro a sorte con lancio di moneta (formazione tipo di quella stagione: Fazzino, Degl’Innocenti, Corvino, Schiavo, Conti, Di Matteo, Anastasio, Bagnaschi, Lo Bascio, Vegna, Paterlini). Gli anni 70 vedono il Siracusa ben comportarsi nella terza serie, con parentesi entusiasmanti negli anni 74/75 e 76/77 con Gennaro Rambone prima ed Ulderico Sacchella poi alla guida tecnica della squadra. In quelle due stagioni il Siracusa lottò seriamente per la B trovandosi più volte in testa alla classifica come ad esempio il 30/10/76 quando fu battuto in casa il Bari di Giacomo Losi, vincitore poi del campionato, con un perentorio 2-0, firmato dal fantastico Angelo Labellarte e da Siro D’Alessandro, che proiettò il Siracusa in vetta alla classifica (questa la formazione del Siracusa 76/77: Bellavia, Gobbi, D’Alessandro, Torrisi, Filipponi, Bragatto, Rappa, Piacenti, Labellarte, Brunetti, Mangiapane).

Nella stagione successiva 1977/78 vi fu lo sdoppiamento della serie C in C2 e C1 ed il Siracusa, non riuscendo a classificarsi entro le prime 8, venne destinata alla C2. Inutile dire che la società e la tifoseria presero questo evento come una “retrocessione”.

Il ritorno in Serie C1 e la Coppa Italia Semiprofessionisti

Il Siracusa che vinse campionato e coppa

1 Bellavia, 2 Favero, 3 Restivo, 4 Agosti, 5 De Simone, 6.Crippa (capitano), 7 Petraccini, 8 Biasiolo, 9 Biagetti, 10 De Pasquale, 11 Ballarin con allenatore Carlo Facchin. Questo fu il Siracusa che nell’ unico anno di permanenza in C2 vinse il campionato (17 reti di Ballarin) e partecipò al primo trofeo per una squadra siciliana: la coppa Italia serie C. Il 17 giugno 1979 il Siracusa, per l’occasione con un’inusuale maglia granata, battè la Biellese 1-0 con rete allo scadere di Ballarin. Oltre alla coppa conquistò il primato di primo club siciliano ad aggiudicarsi un trofeo (solo il Palermo riusci ad eguagliare questo primato vincendo la Coppa Italia di C nel 1993). Nicola De Simone morì, a Palma Campania, in seguito di un violento colpo alla testa in uno scontro con un avversario durante un’azione di gioco. Da li a poco lo stadio fu dedicato alla sua memoria, e da quel triste episodio, nacque il gemellaggio con la tifoseria ma anche con la città di Castellammare di Stabia dove lo sfortunato calciatore nacque e visse per molto tempo.

L’anno dopo il Siracusa intraprese e perse un emozionante duello con i cugini catanesi, i quali nello scontro diretto in terra aretusea, ebbero la meglio (vittoria rossazzurra per 0-1 con rete del futuro bomber azzurro Marco Piga) e si assicurarono buona parte del campionato, poi puntualmente vinto. Da quel momento in poi, gli azzurri risentirono pesantemente della sconfitta contro la principale antagonista e non si ripresero più terminando in posizione di centro-classifica. La stagione successiva vennero tradite tutte le attese di una possibile rivincita e si tornò in C2. Nella stagione 1982/83 il Siracusa tentò da subito, ma senza successo, la scalata alla terza serie in quanto non andò oltre il terzo posto dietro Messina e Akragas. In molti ricordano ancora lo scontro diretto con i peloritani disputato al De Simone nel girone di ritorno (01/05/1983) che vide il vantaggio azzurro, il pareggio messinese (con gol dell’allora sconosciuto Totò Schillaci) e i violenti scontri fra le due tifoserie, ripresi persino dai tg nazionali. Dopo questo campionato all’ insegna dell’ entusiasmo, le restanti stagioni vennero caratterizzate da alti e bassi oltre che da continui cambi ai vertici tecnici e dirigenziali.

In C1

L’ incantesimo negativo si ruppe soltanto nel campionato 1988/89, con presidente Giuseppe Imbesi, tornato a dirigere la società ceduta nel 1983, e con allenatore Paolo Lombardo. Grazie a loro e ad una squadra ben collaudata, il Siracusa tornò in C1, iniziando un periodo di sei anni nel girone meridionale, caratterizzato dai molti derby con Palermo, Acireale, Atletico Catania (ex Atletico Leonzio), Licata, Giarre, Messina, Catania e Trapani, i quali furono costellati dalle vittorie del 1991 con il Palermo battuto in casa per 3-1 e con l’exploit al vecchio Cibali sconfiggendo sonoramente il Catania per 4-1; ma segnato anche dalle difficoltà economiche societarie che non consentirono di allestire una squadra competitiva per il ritorno in B. Nel 1992 e nel 1993 la salvezza non fu conquistata sul campo bensì sui Tribunali giudiziari grazie alla retrocessione a tavolino del Licata prima e alle esclusioni del Catania e del Messina poi.

Nel 1994, invece, la salvezza fu ottenuta sul campo al termine del doppio spareggio con il Nola.

Ad un passo dalla B

Al contrario delle precedenti, quella del 1994/95 fu una stagione che riservò molte sorprese. Una squadra che non era minimamente attrezzata per un campionato di vertice riuscì comunque a dire la sua disputando un campionato di alta classifica, rifacendo sognare una intera città che dopo 42 anni poteva ripronunciare la parola B. Tali sogni, però, furono destinati a rimanere nell’ immaginario collettivo del tifoso siracusano poiché la società praticamente non esisteva più, per cui i giocatori non percepivano gli stipendi da mesi e non si era nemmeno in condizione di acquistare il materiale necessario per scendere in campo; questo, fino alla fine della stagione, fu fatto dalla tifoseria che, mediante vere e proprie collette, riforniva i giocatori dell’occorrente calcistico. Giocatori che, malgrado le seguenti difficoltà, cercarono di raggiungere ugualmente la B guadagnandosi dalla tifoseria l’appellativo di 11 leoni, restando oltretutto orfani del capitano Giorgio Di Bari venuto a mancare alla fine della stagione regolare.

Il Siracusa arrivò comunque al doppio spareggio con l’Avellino disputato all’andata sul neutro di Reggio Calabria per indisponibilità del De Simone inizialmente vinto per 2-1 con reti di Logarzo e Scaringella, ma poi perso in Irpinia con un gol di scarto.

Finiva cosi il “sogno azzurro”, ma ben presto oltre al danno si aggiunse anche la beffa; il mese successivo (luglio 1995)l’ AS.Siracusa 1924, martoriato da tredici miliardi di debiti accumulati dalle precedenti gestioni, non mantenne il proprio titolo e fu irradiato da tutti i campionati e il calcio e siracusa fu costretta a ripartire dalla promozione siciliana

I campionati dilettanti dal 1995 ad oggi

Siracusa non volle accettare l’idea di restare senza calcio, e per scongiurare questo pericolo, l’allora sindaco Marco Fatuzzo convinse la famiglia Lanza, proprietaria della US Marcozzi Siracusa 1956 storica secondogenita del calcio aretuseo militante in Promozione siciliana , a contribuire alla rinascita del calcio nella città di Archimede.

Però fu soltanto nel 1996 che si ritornò all’autentico nome di Siracusa Calcio, grazie all’azione di personaggi sportivi, di ultras e dei siracusani in generale. Il nuovo Siracusa edizione 1996/97, ripartito dal torneo di Eccellenza siciliana conquistò il secondo posto alle spalle del Vittoria disputando cosi i play-off, venendone eliminata della Folgore di Castelvetrano.

L’anno successivo (1997/98), una squadra composta prevalentemente da giocatori siracusani guidati dall’allora emergente Mauro Zampollini, “stritolò” letteralmente il campionato ottenendo la tanto attesa promozione in Serie D, arricchita dalla vittoria della Coppa Sicilia ai danni degli storici rivali del Giarre, già principale antagonista degli azzurri in campionato, sul neutro di Caltanissetta. La permanenza in D durò però solo una stagione: si partì con l’entusiasmo a mille, la dirigenza applicò una faraonica campagna abbonamenti appellata Verso la C2, non fu cosi per la squadra, che si dimostrò l’esatto contrario di quella vista nel precedente e trionfale campionato, per cui dopo un campionato disastroso arrivò quasi puntuale il verdetto della retrocessione nel massimo torneo regionale. In quella stagione si batterono tutti i record negativi, su tutti le innumerevoli sconfitte (specialmente fuori casa) e il magro bottino di punti conquistati, con in più i quattro esoneri di quattro allenatori diversi.

Nel 1999/00, la squadra ritrovatisi in Eccellenza, e con il secondo abbandono di massa della tifoseria dopo il primo avvenuto in occasione della radiazione di cinque anni addietro (se ne uscì persino il gruppo storico della tifoseria azzurra, i Blue Boys Supporters 1979 di cui si avrà modo di parlare più sotto), disputò un girone di andata mediocre, riuscendo però a rifarsi nella seconda parte di campionato, complice una vera e propria inversione di tendenza che portò in primis all’avvento del tecnico Lorenzo Alacqua (che qualche anno dopo avrebbe conosciuto la C1 con il Taranto) in sostituzione dell’esonerato Loreno Cassia, scalando quasi per intero la classifica giungendo al terzo posto finale dopo un emozionante duello portato avanti per tutto il girone di ritorno con i messinesi del Villafranca Tirrena i quali parteciparono, per un solo punto di vantaggio sugli aretusei, agli spareggi valevoli per la promozione in D.

Nel 2000/01 si costruì una squadra abbastanza competitiva. Il Siracusa fece cose egregie nel girone di andata racimolando un filotto considerevole di vittorie e pareggi, perdendo però l’imbattibilità prima della fine dell’anno in quel di Comiso, tale sconfitta però non vanificò la corsa al primato che venne conquistato a gennaio e perso a marzo dopo la sconfitta nello scontro diretto casalingo con il Belpasso, sconfitta che costrinse il Siracusa ad abbandonare definitivamente ogni possibilità di lottare ancora per la promozione diretta , per cui ci si dovette accontentare del secondo posto e dei play-off. Superata la prima fase (quella dove a tutt’oggi si affrontano i club dello stesso girone) e dopo aver eliminato Real Messina ed Adrano in due gare secche disputate entrambe in campo neutro, si arrivò nella seconda fase di tipo regionale, affrontando l’ Alcamo stavolta in due gare ad eliminazione diretta; anche stavolta gli spareggi non furono benevoli con gli aretusei i quali vennero ancora eliminati, non essendo riusciti a rimontare la sconfitta rimediata nella gara di andata in terra trapanese.

L’anno successivo, il 2001/02, il Siracusa si ripresentò con una formazione di gran lunga più forte di quella vista precedentemente, e in un torneo che in barba alla scadente reputazione, registrò la presenza di molte nobili decadute, quali Akragas, Atletico Catania, Enna, Giarre, Licata e Nissa, contendendo per un lungo periodo il primato alla meteora Misterbianco, mollando poi nella parte finale del campionato, in special modo dopo la sconfitta di Agrigento con l’Akragas che appose definitivamente la parola fine sulle speranze di vittoria diretta del torneo. Anche quell’ anno, si raggiunse il secondo posto e si partecipò ai play-off, con nuova ed immediata eliminazione al primo turno, stavolta per mano del Licata sul neutro del “Selvaggio” di Ragusa. Già all’indomani della scottante eliminazione si iniziò a parlare di “ripescaggio”, in quanto esso rappresentava l’unica ancora di salvezza per sperare ancora nella D. E nell’ agosto 2002, in un periodo già abbastanza tormentato per il calcio a causa della radiazione di molti club fra cui la Fiorentina, e dove lo scetticismo generale della piazza la faceva da padrone, giunse l’ inaspettato ripescaggio in serie D.

Da quella stagione il Siracusa ha sempre presentato squadre competitive con il dichiarato intento di tornare nel calcio professionistico, ma non è mai riuscita a conquistare la promozione. Nel 2002/03 la squadra disputò un buon girone d’andata capace di fare sognare sul serio i siracusani , ma la stagione fu macchiata da un girone di ritorno a dir poco disastroso e da ben due esoneri: Lorenzo Alacqua prima (fra lo stupore generale della tifoseria, venne esonerato negli spogliatoi dello stadio Giraud di Torre Annunziata dopo la prima sconfitta stagionale con il Savoia), ed Angelo Busetta dopo, con lui infatti la squadra racimolò il magro bottino di una vittoria e di due sconfitte, fra cui quella rimediata con la capolista Cavese, gara tra l’altro culminata da pesantissimi tafferugli fra ultras siracusani e polizia, disordini che costarono cari al Siracusa che fu costretto a rinunciare allo stadio amico per ben tre giornate, nonché ai propri ultras con più di 70 diffide. In un clima di dismissione e di pesante contestazione, la squadra venne affidata fino alla fine della stagione al duo Pannitteri-Modicano. Si giunse al terzo posto alle spalle di Cavese e Vigor Lamezia e si partecipò ai play-off assieme alla stessa Vigor Lamezia e al Vittoria. Fu proprio quest’ultima a spegnere definitivamente ogni possibilità di tornare in C, segnando un gol nello scontro diretto in un De Simone strapieno all’inverosimile, che permise agli iblei di entrare a fare parte della griglia dei ripescaggi in C2 grazie alla migliore differenza reti, ripescaggio che puntualmente arrivò qualche mese dopo. L’anno successivo, in un campionato abbastanza anomalo, il Siracusa, a causa di un andamento altalenante, ottenne un inedito sesto posto finale. Durante quella stagione, inoltre, dopo sette anni di gestione Lanza, anche a causa della contestazione della tifoseria nei confronti della dirigenza a loro parere ritenuta incompetente, avvenne il cambio di presidenza dalla famiglia Lanza a Tino Longo, giovane imprenditore aretuseo proprietario di una catena di trasporti in città.

Gaetano Auteri

Nella stagione 2004/05, almeno a livello societario, venne segnata dall’ennesima svolta; una cordata composta da quattro imprenditori aretusei (scesi a due dal 2006) capeggiati dal costruttore Luigi Salvoldi, decide di scendere in campo e di rilevare il club calcistico per eccellenza della città, prefissandosi diversi obiettivi, su tutti quello di raggiungere i piani alti del calcio in tre anni. Per quanto riguarda la rosa, non si può non evidenziare il ritorno nella città natia del bomber nonché capitano azzurro Giovanni Pisano (ex Genoa, Salernitana e Pescara). Il Siracusa quell’anno disputò un campionato dai due volti ; la prima parte, che costò l’allontanamento al riconfermato Apuzzo rimpiazzato dal siracusano Gaetano Auteri, venne anch’essa caratterizzata da un andamento altalenante. Soltanto nel girone di ritorno la squadra, che nel frattempo non poteva più contare della disponibilità del difensore Bucciarelli del centrocampista Anastasi allontanati dalla società per “scarso attaccamento alla maglia” e momentaneamente e stavolta per motivi più tecnici del capitano Pisano poi reintegrato in occasione della prima gara di ritorno (persa per la cronaca) a Modica, riebbe segnali di vita, dimostrando rispetto alla prima parte di stagione più compattezza e più decisione, intraprendendo subito dopo la sconfitta con la capolista Modica un filotto di sette vittorie consecutive succedute poi da alcuni piccoli momenti di smarrimento che comunque non impedirono agli azzurri di raggiungere il quarto posto finale e soprattutto di giocarsi gli spareggi con Paganese prima (vittoria aretusea al De Simone per 3-1 e sconfitta con 4-2 in Campania, poi annullata per aggressione alla squadra e per altre irregolarità svolte dentro e fuori il terreno di gioco), e con Sapri dopo in finale. Gara di andata vinta a Siracusa al cospetto di 7000 spettatori grazie al gol di Pisano in pieno recupero, e la successiva di ritorno persa a Sapri partita che come unico aspetto positivo registrò la presenza di oltre 500 siracusani che con quattro bus e con altri mezzi raggiunsero il piccolo centro salernitano. È anche vero che comunque sarebbero potuti essere molti di più se si fosse giocato in uno stadio più capiente; proprio per questo, durante quella settimana, venne fuori la disponibilità dalla vicina Salerno di disputare la gara allo stadio Arechi ma, complice anche la pressione della tifoseria saprese la quale teneva alla disputa della finale nel proprio stadio, alla fine non se ne fece niente.

Nel 2005/06 la rosa, nuovamente competitiva anche se con livelli meno elevati rispetto alle passate stagioni, fece cose egregie nella prima parte di stagione (storica fu la data del 27 novembre 2005 quando a Vibo Valentia dopo aver battuto i diretti antagonisti calabresi, dopo anni si riconquistò il solitario primo posto alle spese del Sorrento il quale però lo riprese la domenica successiva nello scontro diretto in costiera). Successivamente il Siracusa, sebbene per una giornata e complice lo stop momentaneo del Sorrento nel derby con la Turris, tornò al comando del proprio girone, per poi “consegnarlo” definitivamente ai rossoneri costieri che lo mantennero fino alla fine del torneo. Furono cosi vanificati i successi dell’andata con autentici sfracelli, in senso negativo, nel girone di ritorno, causando l’allontanamento al tecnico Santino Bellinvia sostituito dal futuro due volte Campione d’Italia del Siracusa juniores Giancarlo Betta che prese in consegna gli azzurri quando ormai ogni speranza di tornare al primato era vana, portandoli nonostante la pesante contestazione inscenata dalla tifoseria e le mille insidie al quarto posto finale in graduatoria e quindi ai play-off, con l’ennesima sconfitta al primo turno dal Cosenza ai rigori (fatale fu l’errore di Intagliata dal dischetto) al termine di 90 concitatissimi minuti terminati sull’ 1-1 e tra l’altro con il vantaggio siracusano firmato da Di Sabato.

La stagione successiva, la 2006/07, il Siracusa, forse con una delle formazioni più competitive mai allestite in 84 anni di storia, venne affidato alle cure dell’allenatore Domenico Giacomarro (a marzo venne sostituito da Paolo Lombardo, più volte trainer azzurro in passato) in quanto la squadra non rendeva per come avrebbe dovuto, abbandonando anche stavolta ogni possibilità di lottare per la promozione diretta addirittura ben prima di Natale. Per l’ennesima volta, l’unica ancora di salvezza era rappresentata dalla Coppa Italia, dove al contrario di quanto avvenne in campionato, gli azzurri scalarono quasi per intero la competizione giungendo sino in semifinale da dove vennero eliminati dai bresciani del Rodengo Saiano dell’ex bomber del Piacenza Piovani, e ancora una volta dai play-off, dove anche in questo caso si mise in moto una vera e propria galoppata anche qui fino all’ eliminazione dalla semifinale nazionale per mano della Sibilla Cuma (oggi Sibilla Bacoli Flegrea) la quale si affermò a Siracusa per 0-1 e impose il pareggio in Campania per 2-2.

Siracusa Calcio 1924, formazione 2007-2008.

Nella stagione 2007/08 il Siracusa Calcio, riaffidato dopo due anni a Gaetano Auteri, è stato ammesso a disputare la Coppa Italia di Serie C, per i meriti acquisiti nella stagione passata, venendone eliminata sebbene a testa alta, in quanto il bottino racimolato è di due vittorie, un pareggio ed una sconfitta. Dopo questa breve ma tutto sommato piacevole esperienza professionistica, il Siracusa si è ricalato sulla realtà della D apprestandosi a disputare la Coppa Italia di pertinenza prima (da dove ne è uscito dopo il doppio confronto con il Vittoria), e il campionato di serie D girone I assieme a club di categoria superiore come Casertana, Cosenza, Nocerina e Turris dominando inizialmente il torneo, guidando fino alla quarta giornata il torneo a punteggio pieno (12 punti) sino alla mazzata perpetrata dalla giustizia sportiva la quale ha annullato la precedente sentenza di assoluzione del sodalizio azzurro e dei suoi tesserati dall’ accusa di tentata combine nel vittorioso derby del 31 marzo 2007 a Ragusa infliggendo 6 punti di penalizzazione e la conseguente perdita del primato. Da quel momento, fra alti e bassi, il Siracusa ha condotto un campionato più che dignitoso, contendendo il primato alle due battistrada Cosenza e Sibilla Bacoli gettando però la spugna nella parte finale della stagione arrivando quarto e qualificandosi, per l’ ennesimo anno, ai play-off dove dapprima ha eliminato la Nocerina al San Francesco di Nocera per poi essere nuovamente eliminato dalla Sibilla Bacoli, riconfermandosi bestia nera degli azzurri.

La sconfitta in terra campana e l’ennesima eliminazione dagli spareggi, ha condotto il Siracusa in una fase di incertezza, che ha quasi costretto la dirigenza alle dimissioni (poi rientrate dopo qualche settimana) a causa della scarsa considerazione della classe politica ed imprenditoriale aretusea nei confronti del calcio nella città di Archimede. Dopo questo breve periodo di “black-out”, i dirigenti sono tornati in sella per una questione di “difesa della siracusanità”, e si sono rimessi ancora una volta in moto per affrontare al meglio la stagione 2008/09 che vede il Siracusa disputare il suo sesto campionato consecutivo in serie D. I risultati di questo scossone causato dalla dirigenza, ha prodotto risultati eccellenti, anche grazie all’ausilio di collaboratori esperti e fidati quali i ds Antonello Laneri e Nicola Pannone, la riconferma di buona parte della rosa 20078 (allenatore compreso) e con l’acquisto di pedine pregiate che stanno permettendo al Siracusa di disputare un campionato memorabile culminato con il primato assoluto e 41 punti in 16 gare. Un punteggio considerevole se si considera che gli azzurri sono distanti ben 12 lunghezze dalla Nissa, la principale antagonista degli aretusei.

Dopo ben 13 anni di buio e di cocenti delusioni, dunque, a Siracusa si risente l’invitante profumo di C2 e di professionisti. Guardando in quest’ottica, il presidente azzurro Luigi Salvoldi a breve presenterà il progetto di un nuovo stadio che possa sostituire al più presto il vecchio e vetusto “Nicola De Simone”, e permettere di disputare i campionati professionistici in un impianto grande, moderno e a norma con tutte le normative vigenti.

Gli azzurrini, sintesi di un miracolo calcistico

Gli azzurrini, il soprannome affibbiato agli juniores del Siracusa Calcio, in queste ultime due stagioni (2006/07 e 2007/08) si sono resi protagonisti di un vero e proprio miracolo calcistico, specie se si pensa che sin dall’ avvento della gestione Salvoldi il Siracusa non aveva nemmeno un settore giovanile, raccogliendo i frutti del lavoro della società e di personaggi storici del calcio siracusano vincendo due scudetti nazionali e regalando ai siracusani quelle soddisfazioni che la prima squadra non è riuscita a dare negli ultimi tempi. In ordine di tempo, gli azzurrini si sono aggiudicati il primo scudetto della propria storia il 9 giugno 2007 a Città Sant’ Angelo contro il Como dopo la lotteria dei rigori ; il secondo è arrivato il 2 giugno 2008 a Tolentino battendo per 3-1 i toscani del Figline.

Rimane indelebile la figura di Corrado Siringo, punta di diamante della juniores azzurra prematuramente scomparso in un incidente stradale nel giugno 2007. Recentemente, la tribuna dello stadio De Simone è stata intitolata in sua memoria.

I gradini più alti

Siracusa e Inter a centrocampo nel 1985.

Nel corso della sua lunga storia il Siracusa Calcio ha avuto modo di affrontare anche squadre più blasonate, ma solo in amichevoli disputate tutte nell’impianto siracusano: negli anni Trenta affrontò il Torino; nel 1971 addirittura arrivò a confrontarsi con tre grandi in un anno: la Juventus (affermazione bianconera per 4-1), l’Inter (1-0 per i milanesi) e la Fiorentina (0-0); nel 1985 nuovamente con Inter (2-1 a favore degli ospiti) con conseguente bagno di folla per campioni come Zenga, Beppe Baresi, “Spillo” Altobelli, Brady, Rumenigge e successivamente con la Roma di Bruno Conti, Falcao, Giannini e Ciccio Graziani (vittoria giallorossa per 6-3); nel 2005 con il Messina, incontro conclusosi sul 4-1 per i peloritani in una amichevole che rievocò uno dei principali derby dell’isola e per di più con una squadra di serie A; e due anni dopo (settembre 2007) sempre con una formazione della massima serie, la Reggina che a distanza di 12 anni ha riaffrontato il Siracusa nel Centro sportivo Sant’Agata di Reggio (5-0 per gli amaranto). Gli azzurri hanno anche avuto modo di partecipare, nell’estate 1976, ad un torneo anglo-italiano denominato “Anglo-Italian Cup 1976” affrontando le italiane Monza, Pistoiese, Teramo ed Udinese e le inglesi Enfield, Nuneaton Borough, Scarborough, Stafford Rangers, Wimbledon e Wycombe Wanderers. Il Siracusa uscì dal torneo dopo una vittoria con il Wimbledon e un pareggio con il Nuneaton in casa e due sconfitte in Inghilterra sempre con Wimbledon e Nuneaton.

SIRACUSA CALCIOultima modifica: 2010-12-08T15:10:00+00:00da lucchese1905
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