CITTA’ GELA

Gela è un comune di 77.051 abitanti (fonte ISTAT, giugno 2007), in provincia di Caltanissetta si trova sulla costa meridionale della Sicilia; è, per numero di abitanti, il sesto comune siciliano, la 72.ma città più grande d’Italia [1], nonché il maggior centro agricolo, industriale e commerciale della provincia di Caltanissetta. Punto di riferimento per un vasto comprensorio di quasi 250.000 abitanti, Gela attende da decenni l’elevazione a capoluogo di provincia .

Gela è una città plurimillenaria che nel corso dei secoli ha cambiato più volte denominazione:

  • Lindioi:è il nome del primo insediamento coloniale risalente al secolo VIII a.C
  • Ghelas: è il toponimo della gloriosa colonia dorica fondata nel 689 a. C. e distrutta definitivamente nel 288 a.C. Deriva dal nome indigeno del Gela che sfocia ad est e che significa probabilmente “vorticoso” o gelido
  • Massa Ghelas: uno degli appellativi attribuito dai romani alla zona dell’antica Gela
  • Colonnario: nome dato alla località perché caratterizzata dai ruderi dei templi
  • Eraclea o Heraclea: nome del borgo arabo-medievale fondato prima dell’anno 1000 nella parte centrale della collina gelese
  • Terranova (Terra nuova): denominazione della città fondata nel 1233 dal re Federico II di Svevia detta anche Eraclea (Registri Vaticani);
  • Terranova di Sicilia: nel 1862 venne aggiunta la specificazione “di Sicilia” per differenziare questo dagli altri centri italiani col medesimo nome;
  • Gela: il toponimo restituito nel 1927 alla città per ricordare i fasti dell’antica città classica

Gela, dopo le tre aree metropolitane siciliane, è uno dei più estesi centri urbani siciliani a livello demografico. Il compatto tessuto urbano presenta un impianto a scacchiera di derivazione ippodamea che ricalca il sottostante impianto della polis greca. I nuovi quartieri residenziali sorti ad ovest della collina (Macchitella e Scavone) presentano invece lo schema urbano della “città-giardino”. La cittadina arabo-medievale di Eraclea (o Heraclea) costituì il primo nucleo urbano ad essere fondato dopo la distruzione greca del 282 a.C. Posizionata nella zona compresa tra il cimitero Monumentale e la chiesa di S. Giacomo Maggiore, pare che fosse dotata di numerose chiese e perfino di rete fognaria. Nel 1233 il re Federico II di Svevia decise di fondare sui ruderi della città greca un nuovo centro che sarebbe diventato punto di riferimento per l’economia circostante: Terranova. Il primo nucleo terranovese, di forma quadrata, presentava un’estensione di oltre 20 ettari, un possente sistema di fortificazioni con castello all’angolo sud-est ed un porto caricatore. Lo schema urbano si rifaceva a quello romano in quanto incentrato su due assi principali ortogonali (il corso e l’attuale via Marconi) che collegavano le quattro porte (più una quinta verso il mare) e dividevano la città in quattro rioni. Tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 Terranova vide raddoppiare la propria estensione, espandendosi verso ovest con uno schema urbano conforme al precedente e mura. Infatti il corso principale venne prolungato mentre l’asse nord-sud venne sostituito dall’attuale via Bresmes (già Marina). La città contava ben 22 chiese e perciò appariva dall’alto ricca di campanili e cupole, come emerge chiaramente dalle raffigurazioni dell’epoca. Sino al 1800 la città rimase dentro le mura. L’esigenza di nuove abitazioni portò all’espansione verso ovest con la creazione del “Borgo” e del “Rabatello”. Più tardi vennero creati i quartieri “Orto Buget” (sud-est), “Mulino a vento” (est) e “Stazione” (nord-est). Fino alla prima metà del ‘900 vennero creati ulteriori quartieri verso ovest (San Giacomo, Pignatelli, Loco Barone), verso sud (Bastione, Toselli e Ospizio Marino), lungo la via Nazionale (oggi G. Cascino), la via Verga e la via Tevere. A partire dagli anni ’60, in corrispondenza dell’attivazione del Petrolchimico, la città venne sconvolta da una disordinata e abnorme espansione urbana in tutte le direzioni che minacciò perfino la parte storica. I quartieri più grandi oggi sono: Caposoprano (zona occidentale della collina), Macchitella e Scavone, Fondo Iozza, villaggio Aldisio e la grande periferia abusiva di Margi e Settefarine (nord).

Al di fuori del centro urbano di una certa dimensione sono gli insediamenti urbani sulla costa occidentale compresa tra la collina di Montelungo e la foce del Comunelli, e la zona industriale col Petrolchimico e i due nuclei dell’Asi (Azienda di Sviluppo Industriale).

Archeologia

Gela è uno dei più importanti siti storici, archeologici e culturali del Mediterraneo, essendo stata tra VI° e V° secolo a.C. la maggiore città-stato siceliota e vantando un patrimonio unico al mondo. Infatti basta scavare qualche metro per trovare ruderi e reperti di ogni epoca e frequenti sono le interruzioni di lavori pubblici per tale motivo. In epoca medievale per l’edificazione della città vennero sfruttati i maestosi ruderi della polis, eliminando fra le altre cose numerosi templi e lunghi tratti delle possenti fortificazioni greche. Già durante il XVIII° sec. Terranova divenne meta dei tombaroli più famosi al mondo che, attirati dalla fama del sito, molto spesso compravano a basso prezzo un terreno, eseguivano le loro indagini (clandestine) per poi rivenderlo e fuggire via con reperti inestimabili che sistematicamente finivano nelle vetrine dei più prestigiosi musei del mondo. Lo stesso Evans fu a Terranova. Le prime indagini legali risalgono al 1900, le quali furono condotte dal celebre archeologo Paolo Orsi sotto incarico della Sovrintendenza di Siracusa. Egli individuò l’Athenaion presso l’Acropoli ed eseguì indagini sulla vastissima necropoli greca compresa tra l’Orto Pasqualello e il Cimitero Monumentale, dalla quale provengono alcune fra le più raffinate ceramiche al mondo classico. La grande stagione dell’archeologia gelese è comunque quella compresa tra il 1948 e tutti gli anni ’60 durante la quale ritornarono alla luce numerosissime e importantissime testimonianze greche ma non solo.

l’acropoli in contrada Molino a Vento

La città e il territorio sono costellati di siti archeologici che, nella maggioranza dei casi, sono stati esplorati e nuovamente interrati. Le zone oggi visitabili sono tre: Capo Soprano, l’Acropoli e il sito di Bosco Littorio. Presso il parco archeologico di Capo Soprano si ammira l’esempio meglio conservato al mondo di architettura militare greca: le fortificazioni greche (Mura Timoleontee) di Gela. Il tratto messo in luce (quasi 400 m.) risale al IV° secolo a.C. Dell’originario complesso sono ancora visibili: il basamento di un torrione d’avvistamento, le gradinate d’accesso ai camminamenti di ronda, l’impianto di scolo delle acque meteoriche, i possenti contrafforti della fiancata sud-est. Ma la particolarità che rende unico il monumento è il materiale utilizzato per la sua costruzione: grossi blocchi squadrati di pietra arenaria nella parte inferiore e uno spesso strato di mattoni d’argilla crudi o “cotti al sole” che si sono perfettamente conservati e necessitano di un’adeguata protezione dall’azione delle intemperie e del tempo. Sempre nel parco si possono visitare: due forni di epoca medievale, i ruderi di un accampamento militare e quelli di un vasto quartiere residenziale del IV° secolo a.C. Poco distante dal parco, alle spalle dell’ospedale Vittorio Emanuele, si trovano i resti del complesso delle Terme Ellenistiche (IV° secolo a.C.), l’impianto termale più antico finora scoperto in Italia. Questo era composto da una quarantina di vasche ed era dotato di un sofisticato impianto di riscaldamento sotterraneo e di scarico delle acque. Le terme andarono probabilmente distrutte in un incendio durante la distruzione del 282 a.C. Nella parte opposta della città, in località Mulino a Vento e adiacente alla sede del Museo Archeologico, si estendono gli scavi dell’Acropoli arcaica. La parte scavata rappresenta una minima porzione della città arcaica, estesa tra la foce del Gela e il vallone Pasqualello. Dalla passeggiata archeologica si ammirano verso nord ruderi di case, sacelli, botteghe e mura, con chiare tracce del sistema viario ippodameo (con la plateia e gli stenopoi). Purtoppo attualmente gli scavi non sono accessibili al pubblico, come accadeva in passato, e sono in evidente stato di abbandono.

La colonna dorica presso l’Acropoli

Verso nord si estendeva la zona sacra: oggi sono visibili solamente i basamenti di tre templi. Del più grande, il tempio C o Athenaion, è rimasta in piedi una colonna in stile dorico (alta quasi 8 m) che è uno dei simboli cittadini. A sud dell’Acropoli, all’interno del bosco littorio, è stato rimesso in luce e restaurato recentemente il complesso dell’Emporio Greco Arcaico (VII°-VI° secolo a.C.).Molto esteso e collocato nei pressi del sito portuale (foce del Gela), l’Emporio cittadino comprendeva officine, magazzini e botteghe, collegati anche qui attraverso un impianto a maglia ippodamea (scacchiera). Anche in quest’ultimo monumento è riscontrabile la particolare tecnica costruttiva a mattoni crudi. Numerosi altri siti sono chiusi al pubblico ma interessantissimi per lo storico e l’archeologo; tra questi si ricordano: il Tesmophorion di contrada Betlemme; il quartiere residenziale ellenistico della Stazione vecchia; i quartieri ellenistici di Capo Soprano (via Meli); la necropoli di Piano Notaro; il santuario di via Istria; la necropoli di Mànfria; la grandiosa villa ellenistica di via Romagnoli (predio Iacona). Gli scavi continuano anche all’interno dei tre siti archeologici aperti.

Tra le ultime scoperte nel territorio gelese, il cui inestimabile patrimonio storico e archeologico non finisce mai di stupire, si segnalano: il completamento del recupero del più grande e meglio conservato relitto greco del Mediterraneo (500 a.C.) che dopo il restauro a Portsmouth verrà esposto nel Museo della Navigazione Greca di Gela, unico nel suo genere; la scoperta delle fondazioni di altri due templi greci: il primo, molto grande, accanto alle cripte della Chiesa Madre; il secondo nei pressi del nuovo parcheggio multipiano di via Istria.

Musei

Gela è sede di uno dei musei più interessanti d’Italia per ciò che concerne l’arte greca, quella preistorica, la ceramica normanna (“tipo Gela”) e la numismatica antica: il Museo Archeologico Regionale di Gela sito in corso Vittorio Emanuele 1. Il Museo ha sede in un edificio razionalista del 1958, ampliato nel corso dei decenni. Nelle sue vetrine sono custoditi numerosi reperti preziosissimi, tra i quali: le antefisse di Sileno e di Gorgone, le ceramiche della collezione Navarra, i reperti recuperati nelle tre navi greche affondate nel V° secolo a.C. sulla costa gelese, i reperti scoperti nelle necropoli preistoriche e greche di Gela ed hinterland.

Museo Archeologico, ingresso

Pezzi unici al mondo sono: le tre arule fittili scoperte presso il sito di bosco littorio e le quasi 1000 monete del Monetiere di Gela, il più ricco del mondo greco occidentale.

In attesa del ritorno della prima nave greca di Gela, dal 2003 in Inghilterra per il complesso lavoro di restauro che la sta interessando, è in corso di realizzazione a bosco littorio il Museo della Navigazione Antica che esporrà in maniera adeguata le tre navi greche gelesi, uniche al mondo anche per datazione, dimensioni, tecnica costruttiva e per l’eccezionale stato di conservazione. Da ricordare, infatti, che il Golfo di Gela è pieno di relitti antichi in quanto sede sin dall’antichità di intensi traffici commerciali e di grandi battaglie.

In città sono attivi altri piccoli musei di livello scolastico o amatoriale: il museo dell’arte contadina presso la scuola di 1° grado “Enrico Solito” e il museo mondiale della scarpa in miniatura.

Centro Storico

Il centro storico di Gela, seppur vittima della caotica espansione edilizia dell’ultimo cinquantennio, è ricchissimo di monumenti e testimonianze storiche. In piazza San Giacomo è esposto il portale con arco ogivale dell’antica chiesetta di S. Giacomo (XIV secolo). Lungo corso Aldisio prospetta il neoclassico Ex Convitto Pignatelli (1878). A sud della Villa Garibaldi (1878) si trova la Chiesa dei Cappuccini, risalente al 1300 ma rimodulata e ampliata nel corso del 1900. Presenta un prospetto in stile neo-gotico e, al suo interno, un pregiato polittico in legno intarsiato. Tutt’attorno il centro storico federiciano e secentesco (1233-1578) sopravvivono le vestigia dell’antico sistema difensivo con tratti di mura, torrioni e porte incastonati nei prospetti delle moderne abitazioni. In particolare risultano interessanti: i tratti di mura cinquecentesche di via Matteotti angolo via Verga (ex carcere) e via Miramare con tre torrioni (di cui uno in via Colombo); il tratto duecentesco di viale Mediterraneo con il bastione di Porta Marina e almeno due torrioni; i ruderi del Castello federiciano o Palazzo ducale in piazza Calvario (coi ex granai); altri tratti di mura in via Porta Vittoria. In piazza Roma è sita la Chiesa del Carmine risalente al ‘700 che custodisce un crocifisso ligneo quattrocentesco ritenuto miracoloso dai gelesi. Sul corso Vittorio Emanuele, la via più elegante della città, si erge la Chiesa del Rosario (1796-1838) che esternamente presenta un’alta torre campanaria con cuspide maiolicata e tre bei portali, mentre l’interno si presenta in linee tardo-barocche. Nel cuore cittadino, piazza Umberto I°, spicca con la sua imponente ed elegante mole la Chiesa Madre (1766-1844), bellissimo esempio di neoclassico. Il prospetto è caratterizzato dai due ordini di colonne doriche e ioniche (due delle quali provenienti dall’Athenaion). Interessanti anche la torre campanaria e la cupola. L’elegante interno a schema basilicale con croce latina, conserva bei dipinti, tra cui: quello bizantino che ritrae la patrona Maria SS. dell’Alemanna, e poi il Transito di Maria e l’Assunzione della Madonna, opere rispettivamente di Deodato Guinaccia e del Tresca. Elementi degni di nota sono anche il prezioso altare principale in marmo policromo misto a vetro e il monumento funerario marmoreo al Mallia, opera di Filippo Pennino. Sotto la chiesa è stata scoperta la cripta trecentesca appartenente alla precedente chiesetta di S. Maria dè Platea.

piazza Umberto I° (sud-ovest)

Alle spalle della chiesa Madre è ubicato l’ex Monastero di clausura femminile con annessa chiesa di S. Benedetto (XV° secolo). Il complesso ha ospitato sino al 1969 l’Ospedale civile. La chiesa prima di essere parzialmente distrutta da un incendio conservava una stupenda cantoria lignea ornata d’oro zecchino e recante l’aquila sveva, stemma di Gela. Il Monastero è sorto sul sito di un antichissimo palazzo nobiliare di cui rimane un grande torrione con stemma nobiliare all’angolo sud-est. Accanto al moderno Palazzo di Città (1951), sorto dove un tempo vi era il convento quattrocentesco dei padri Francescani, c’è la chiesa di San Francesco d’Assisi (1659) che vanta nell’interno un ricchissimo soffitto a cassettoni lignei ornati d’oro zecchino e dipinti. Nella piazza S. Agostino, la più bella della città e un tempo ornata da ben cinque chiese d’epoche diverse, si possono oggi ammirare: la chiesa e il convento di S. Agostino (1439-1783); il Teatro Eschilo (1931); la chiesa di San Francesco di Paola con l’annesso convento dei padri Minimi poi divenuto Educatorio, entrambi in stile tardo-barocco. Infine, poco distante dal centro, si può visitare un esempio d’arte bizantina: la chiesetta di San Biagio (1099) con l’annessa ex Commenda dei Templari, la più antica rimasta in città dopo la distruzione della vicina chiesetta di S. Ippolito sempre dell’XI° secolo. Alle spalle di San Biagio si trova un’altra piccola chiesa, San Nicola da Tolentino (XIX° secolo), il cui campanile neoclassico è crollato alcuni anni addietro. Nelle adiacenze si trova l’ingresso del Cimitero Monumentale nel cui viale principale si possono ammirare diverse cappelle e mausolei ottocenteschi e novecenteschi negli stili neoclassico, barocco, gotico e liberty.

Il liberty Gelese

Un aspetto caratteristico dell’assetto urbanistico ed architettonico della vecchia Gela fu l’ampia diffusione dello stile liberty o “floreal” protagonista nella progettazione dei più importanti palazzi signorili della città. Infatti sino ai primi anni ’60 dello scorso secolo tutte le principali piazze e vie cittadine erano adornate da queste architetture semplici e al contempo eleganti che donavano alla cittadina del Golfo un aspetto civile ed ordinato, oggi purtroppo andato perduto.

Se a Palermo e in altre realtà minori dell’isola primeggiava per notorietà l’esimio architetto Ernesto Basile, a Gela un nome in particolare viene legato ancora oggi ai maggiori esempi di liberty: Giuseppe Di Bartolo, docente in Architettura presso l’Università di Torino e vissuto nell’Ottocento.

Particolare del centro storico (Rosario)

Come già accennato, la città di Terranova (Gela) tra il XVIII° e i primi anni del XX° secolo andò incontro ad un rinnovamento generale dal punto di vista urbanistico ed architettonico che vide la sistemazione del corso principale, la ricostruzione di numerose chiese e la realizzazione di nuovi sontuosi palazzi signorili. In questo preciso disegno di miglioramento estetico della città (collegato anche ad una discreta crescita civile e sociale rappresentata dalla nascita nello stesso periodo di un teatro e del Liceo Ginnasio) rientra la progettazione dei prospetti dei nuovi edifici che dovevano apparire coordinati tra di loro in modo da assicurare un’architettura unitaria a tutto il centro. Elementi caratterizzanti della nuova architettura furono: timpani, archetti ribassati e cornicioni, tutti contenenti un piccolo fregio, posti nella parte superiore delle finestre a volte delineate da colonnine in stile corinzio; balconi con mensoloni in pietra intagliata nei palazzi più ricchi o in ferro battuto; lesene e cornicioni con andamento rettilineo regolare a volte ornati da festoni e altri ornamenti; portali in pietra arenaria con raffigurazioni in corrispondenza della chiave di volta e portoni in legno massiccio con anelloni decorati in ferro battuto. Tali elementi sono presenti negli esempi più significativi, qui di seguito elencati:

  • Palazzo Rosso, via Bresmes angolo piazza Umberto I°
  • Palazzo Giusto Nocera*, piazza Umberto I°
  • Palazzo Tedeschi, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo De Maria, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Presti, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Giunta, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Damaggio, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Ventura, corso Vittorio Emanuele angolo via Marconi
  • Palazzo Ex Sottoprefettura, via Marconi angolo via Cairoli
  • Palazzo Vella, piazza San Francesco angolo via Cairoli
  • Palazzo Moscato, via Bresmes angolo via S. Damaggio
  • Palazzo Vella, via Bresmes angolo via Cairoli
  • Palazzo Aliotta-Papotto, via Cairoli
  • Palazzo Di Bona, via Trieste angolo corso V. Emanuele
  • Palazzo Maida, corso Vittorio Emanuele angolo vc. Ingurdo
  • Palazzo Mattina, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Guccioni, corso Vittorio Emanuele angolo via Fischetti
  • Palazzo S. Maria di Gesù, via Ventura angolo via Matteotti
  • Ex Convitto Pignatelli Roviano, corso S. Aldisio
  • Palazzina della Dogana, viale lungomare Federico II°
  • Villa Panebianco, via Ettore Romagnoli
  • La Casina, contrada Settefarine
  • Ex Ospizio Marino, piazza Trento

Altre facciate molto belle si possono notare lungo la via Aretusa, in via Navarra, in via Rossini, in via Ventura, in via Pisa angolo via Morello, in via Colombo, ecc…

Questo patrimonio poco conosciuto della città, spesso e volentieri degradato o distrutto, andrebbe recuperato e valorizzato, anche con la realizzazione di un possibile itinerario delle città liberty che potrebbe includere oltre che Gela anche le vicine cittadine di Licata, Vittoria e Niscemi.

Monumenti nei dintorni

Il territorio gelese oltre ad essere costellato di siti archeologici, lo è anche di torri, castelli e altri monumenti. In località Manfria, zona balneare della costa occidentale ad 8 km da Gela, sorge sulla cima dell’omonima collina, la torre d’avvistamento risalente al XVI° secolo e progettata da Camillo Camilliani.

La torre di Mànfria

Su uno sperone roccioso notabile dalla statale Gela-Catania si erge il Castelluccio di Gela, maniero risalente al XII° secolo e rimaneggiato nel 1230 e ancora dopo. Nelle vicinanze del Castelluccio si trovano in contrada Grotticelle due interessantissimi monumenti: la diga delle Grotticelle (XVI° secolo) che coi suoi contrafforti rappresenta la prima opera d’ingegneria idraulica in Sicilia; la Catacomba paleocristiana con tombe poste in un ambiente a raggiera scavato nella roccia calcarea di una grotta. Interessanti infine risultano i casali sparsi nelle zone adiacenti la città, come: quello dei Principi Pignatelli sulle rive del lago Biviere e quello dei Mattina presso il parco di Montelungo.

Architettura moderna

Gela viene spesso ricordata come uno dei centri dove si nota maggiormente il carattere abusivo dell’espansione edilizia. Ma è anche vero che, seppur in pochi casi, la città ha visto grandi interventi d’architettura moderna che la rendono un modello almeno nel contesto regionale. Fra questi sono sicuramente da sottolineare:

  • il Palazzo di Città (1951) in stile razionalista opera di Salvatore Cardella;
  • la Chiesa e la piazza S. Giacomo (1956) in stile razionalista e opera di Salvatore Cardella;
  • il Museo Archeologico (1958) in stile razionalista progettato da Luigi Pasquarelli;
  • il Lido La Conchiglia (1958) progettato da Filippo Trobia e grande esempio d’architettura balneare;
  • il villaggio residenziale A.N.I.C. (1961-63) progettato da Marcello Nizzoli;
  • il complesso parrocchiale San Giovanni Evangelista in Macchitella (1969) progettato daIgnazio Gardella.


Piazza e Chiesa San Giacomo

Interessanti anche alcune parrocchie cittadine, come San Domenico Savio (1951) ideata da Giuseppe Caronia al villaggio Aldisio e la razionalista S. Antonio di Padova (1989) a Caposoprano, e alcuni interventi recenti (il Palazzo di Giustizia e Palasport provinciale, entrambi in corso di completamento e progettati da un architetto gelese). In progetto ci sono due grandi opere di riqualificazione: il Parco della Gorgone firmato da Enzo Mari per il quartiere abusivo di Settefarine e il progetto di recupero denominato “Una via, tre piazze a Gela” disegnato da Roberto Collovà e associati. Quest’ultimo progetto nasce da un concorso nazionale bandito dal Comune di Gela nel 1990 per il recupero di alcuni dei punti focali del centro storico cittadino


Mercati e Fiere

Gela è sede del più grande mercato all’aperto della Sicilia: quasi mille bancarelle che formano un serpentone lungo oltre un chilometro. Il giorno di mercato è il martedì e le bancarelle vengono allestite lungo la via Recanati e parte della via Pozzillo. Il mercato attira gente anche dai comuni limitrofi, rappresentando un possibilità di risparmio e assortimento maggiori. L’amministrazione comunale pensa da diverso tempo di spostare l’area mercatale in una zona più adeguata dotata di tutti i servizi (compreso il parcheggio) fuori dal centro urbano.

Presenti anche diversi mercatini rionali, mercati nei periodi festivi, mercatini etnici. Ecco le principali fiere e mercati in Gela:

  • Mercato settimanale del martedì: via Recanati;
  • Mercatino di via XXIV° maggio (Centro)
  • Mercatino di piazza Valsè (Macchitella)
  • Mercatino di piazza Quasimodo (Caposoprano)
  • Mercatino etnico: Lungomare Federico II°
  • Mercatino della rotonda Est: piazza delle Tre Porte (Macchitella)
  • Mercato delle festività (Patrona, Madonna delle Grazie): via Mare
  • Sperone Arte”, mercatino artigianale ed artistico: via Pisa (Festività patronali).
  • Fiera di Gela (senza scadenza fissa): cittadella direzionale ASI presso la zona industriale.


Ambiente

Il territorio di Gela dal punto di vista ambientale è molto variegato e va comunque considerato come parte di una più vasta regione coincidente con la Piana di Gela, seconda per estensione nell’isola. Di estrema importanza ed interesse, la zona gelese è pesantemente minacciata da un industria invasiva ed inquinante, dal carattere caotico dell’espansione edilizia degli ultimi decenni, da diffuse discariche abusive di rifiuti di ogni genere. Le maggiori emergenze naturalistiche del territorio sono da individuare nelle zone umide costiere tra le formazioni dunali, e nei paesaggi dei dintorni tutelati da vincoli Sic e Zps che in questo territorio hanno la loro maggiore estensione nel quadro della regione siciliana.

Siti naturali

Durante le migrazioni tra il continente africano e quello europeo, milioni di volatili si spostano cercando durante il loro lungo viaggio dei luoghi in cui possano riposarsi trovando al contempo cibo e acqua a sufficienza. Quale migliore sito di uno stagno tra dune ricoperte di macchia mediterranea con un micro-clima eccezionale come quello della fascia costiera di Gela? Ed infatti la Convenzione di Rasmar ha dichiarato il Lago Biviere di Gela sito di interesse comunitario e nel 1997 la LIPU, per tutelare questo eccezionale patrimonio naturale, ha istituito la Riserva naturale orientata Biviere di Gela. In questo sito, piccolo ma importante, sono state registrate ben oltre 200 specie diverse di volatili, molte delle quali in via di estinzione, nonché numerose specie vegetali molto rare. Stretto e lungo, il lago Biviere si dispone parallelamente alla costa sabbiosa ed è separato da questa da una fascia di dune ricoperte di macchia mediterranea. E’ alimentato dal torrente Valletorta Monacella e, attraverso uno sbarramento mobile, dal fiume Dirillo che permette nel suo tratto finale, quando rimane asciutto, l’ingresso di acqua marina nel lago. Piccole formazioni lacustri si formano alla foce di altri torrenti che sfociano nel Golfo di Gela come il Comunelli e il Rabbìto: anche in questi siti molti volatili trovano ristoro. Accanto alla foce del Rabbito, ad esempio, si trova una collinetta (Poggio Arena) interamente ricoperta di vegetazione che costituisce un vero e proprio paradiso per volatili, insetti e altri tipi di animali. La collina di Manfria, a poca distanza dalla foce del Comunelli, invece, costituisce un sito dalle peculiari caratteristiche climatiche e geo-morfologiche tanto che nel 2007 il Dipartimento di Botanica dell’Università degli Studi di Catania vi ha scoperto una nuova specie vegetale non riscontrabile in nessuna altra parte del pianeta e altre specie rarissime. Altra zona interessante sono gli acquitrini di Piana del Signore, a nord della SS 115 per Vittoria. Questi si formano durante la stagione delle piogge e costituiscono un importante zona non solo per la sosta di volatili ma soprattutto perché costituiscono un vero e proprio nido per vari tipi di insetti e anfibi. Lungo la costa gelese sono da notare i cosiddetti “macconi”, cioè le dune di sabbia . Queste, alte sino a circa 5 metri e sempre più rare, sono ricoperte dalla tipica vegetazione appartenente alla macchia mediterranea. Di particolare bellezza alcune piante che producono dei fiori veramente belli di varie tonalità (fuxia, viola, bianco), il che colpisce visto l’ambiente arido e salmastro.

Paesaggio

Quando si pensa al paesaggio di Gela vengono subito in mente le ciminiere del petrolchimico o l’enorme distesa di case incomplete della periferia. Che questi due elementi offuschino e caratterizzino il paesaggio cittadino non c’è dubbio, ma dimenticare ciò che sta attorno è sbagliato! Ad esempio, prima che la città si espandesse verso nord, dai due belvedere cittadini (piazza Mercato e Parco delle Rimembranze) si ammiravano gli estesi Campi Geloi intensamente coltivati soprattutto a grano e cotone, e, alle spalle, la caratteristica corona di monti che la precede coi paesi di Butera e Niscemi sullo sfondo. Questo panorama è ancora oggi godibile dalle zone più elevate della città (come Piano Notaro) o dai piani alti degli edifici. Ma il panorama gelese che più colpisce per la sua straordinaria bellezza è quello costiero. Ammirare il tramonto da Gela è un’esperienza indimenticabile descrivibile con queste parole: “una palla di fuoco che coi suoi infiniti raggi fa splendere le onde spumeggianti del golfo, dipinge d’arancio ogni contrada apprestandosi a svanire infondendo calma e meraviglia col misterioso fascino della natura”.

Gela al tramonto

Sorvolando la costa con un aeroplano si incontrano ambienti diversi (e a volte stridenti fra loro) che rendono questo lembo di Sicilia ricco e variegato paesaggsiticamente: dapprima un grande stagno circondato da canneti e protetto da una fascia di dune che precedono la spiaggia, è seguito da un’enorme sito industriale che preclude alle attività turistiche un lungo tratto di fascia costiera, a sua volta seguito dalla foce del mitico fiume Gela e da un boschetto di eucalipto che nasconde la città, grande e urbanisticamente compatta, le cui case si allontanano dalla battigia proseguendo verso un porticciolo turistico. Da qui in poi la costa ritorna bella e selvaggia, con un Lungomare che attraversa una spiaggia ricca di dune naturali con alle spalle il parco archeologico di Capo Soprano occupato da un altro boschetto di eucalipto e poi il moderno e verdeggiante quartiere residenziale di Macchitella con le sue casette basse lontane dalla battigia. Poi la gemella collina di Montelungo che, con le sue alte pareti argillose che sovrastano una sottile lingua di sabbia, scivola sino alla pianura sottostante con la laguna del torrente Rabbito e l’adiacente collinetta di Poggio dell’Arena ricca di vegetazione. Poi Roccazzelle, tante case alle spalle della spiaggia, e, oltre, la collina di Manfria con la torre circondata da arse terre che celano tesori millenari. Oltrepassata la collina, ancora la pianura con tante case sparse e la foce del Comunelli che segna il confine comunale a poca distanza da moderni villaggi turistici rispettosi dell’ambiente circostante.

CITTA’ GELAultima modifica: 2010-09-22T15:25:00+00:00da lucchese1905
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