CITTA’ NAPOLI

« Per la sua bellezza e per la sua fecondità, gli Dei si contendono il possesso della città. »
(Polibio)

La città di Napoli è situata in posizione pressoché centrale sull’omonimo golfo, tra il Vesuvio e l’area vulcanica dei Campi Flegrei in uno scenario definito “tra i più celebrati e incantevoli al mondo”[3]. Il suo vasto patrimonio artistico ed architettonico è tutelato dall’UNESCO, le cui commissioni hanno incluso il centro storico di Napoli tra i siti del patrimonio mondiale dell’umanità[4].

Nel suo primo insediamento di Partenope sulla collina di Pizzofalcone, fu fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata come Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., essa viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia [5] [6].

Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.

Napoli in una antica mappa del XVIII secolo

Dopo l’impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall’Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del più grande stato italiano preunitario, che comprendeva tutta l’Italia meridionale peninsulare e, in alcuni periodi, anche la Sicilia. Da Napoli, Ladislao I di Durazzo, agli inizi del XV secolo tentò di riunificare tutta la penisola italiana mentre, successivamente, la città divenne il centro politico dell’Impero Aragonese [7].

Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali fu, dal basso medioevo fino all’Unità, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente [8][9] [10].

Con l’annessione al Regno d’Italia la città e, in generale, tutto il meridione d’Italia, caddero in un relativo declino socio-economico[11] [12]; la Napoli contemporanea rimane tuttavia tra le più grandi e popolose metropoli italiane e mediterranee [13], conservando ancora la sua storica vocazione di importante centro culturale, scientifico e universitario di livello internazionale. La città di Napoli si è aggiudicata l’organizzazione del Forum Universale delle Culture 2013 [14]. A Napoli si trova Villa Rosebery, una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.

Nel mondo esistono infine oltre 20 città e/o villaggi che si chiamano Napoli (o Naples, Nàpoles, Neapolis).

Castelli

Scorcio del Castello Aselmeyer.

La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un’eccellente protezione da parte della capitale dell’Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest’ultima), al passaggio dall’età classica al medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell’entroterra, (ma anche destinata ad assumere un ruolo di rilievo), fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.

I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant’Elmo, Castel dell’Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mo’ di castello fortificato), e l’altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre strutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato artistico e decorativo della struttura.

Il Maschio Angioino

Castel Nuovo

I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d’Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, ma del nuovo rifacimento nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l’entrata di Alfonso I d’Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d’Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l’edificio ospita l’omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 -come ricorda Dante – «fece per viltade il gran rifiuto» aprendo la strada all’ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.

Castel dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell’edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull’isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile.

Castel Capuano

Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l’entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l’avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d’accesso alla città da terra. Fino all’avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d’epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d’Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.

Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino

Castel Sant’Elmo (o Castel Sant’Erasmo)

Il Castel Sant’Elmo, all’epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d’armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d’Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l’attuale pianta a stella. Il castello è attualmente raggiungibile attraverso l’antica via Bonito.

Residenze reali moderne

La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).

La facciata del Palazzo Reale da Piazza del Plebiscito

Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946.

Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sono lo scalone d’onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso I d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.

Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un’importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell’illuminismo.

La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat, infine nel 1950 fu adibita a sede dell’omonimo Museo Nazionale. Le opere d’arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell’Impressionismo francese.

Reggia di Capodimonte.

In linea con le pianificazioni urbanistiche della capitale, Carlo III di Borbone estese il progetto di modernizzazione territoriale alla Terra di Lavoro, dove concentrò le spese statali nel tentativo di costituire una moderna corte reale sul modello di quella francese di Versailles, disponendo la costruzione a Caserta dell’omonima reggia: il progetto, fortemente dispendioso[41], fu poi seguito da Ferdinando IV di Napoli che in Terra di Lavoro favorì l’insediamento dei primi sistemi industriali moderni del regno di Napoli.

Un’altra reggia periferica, di minor peso urbanistico, è la Reggia di Portici.

Palazzi monumentali

Palazzo Caravita di Sirignano, uno dei palazzi monumentali di Napoli

L’edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell’incertezza politica del periodo, molto più dell’architettura religiosa; poco o nulla resta in città dei palazzi edificati nel periodo ducale e vescovile. Successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l’instaurarsi della monarchia, e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l’avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l’intento di prender parte più strettamente alla vita di corte. Nel periodo dell’Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo più marcata fu invece l’impronta toscana caratteristica dell’edilizia civile rinascimentale. Numerose e di valore sono anche le testimonianze artistiche di epoca barocca e neoclassica.

Uno degli interni di Palazzo Serra di Cassano

Sono diverse centinaia i palazzi di valore artistico monumentale della città, molti dei quali in rovina (come nel caso del rinascimentale Palazzo Penne, importante esempio di architettura civile quattrocentesca). Altri palazzi mostrano il proprio originario splendore: tra questi spiccano per importanza storico-architettonica il Palazzo Gravina, a tipico modello tosco-romano, il Palazzo Casamassima ai Banchi Nuovi, il Palazzo Cellamare a Chiaia, il Palazzo Carafa di Maddaloni nel suo imponente stile barocco. Di rilevo per la ottima conservazione degli ambienti interni vanno segnalati invece il Palazzo Doria d’Angri nei pressi di Piazza Dante e il Palazzo Corigliano in Piazza San Domenico Maggiore. Altri edifici civili di interesse, nonostante siano quotidianamente visitati, difettano di un periodico piano di restauro e di salvaguardia, come ad esempio nel caso del rococò Palazzo Tarsia.

I palazzi ai numeri 20 e al 22 di via Nilo rappresentano, anche se molto rimaneggiati con le sopraelevazioni e le nuove decorazioni, esempi di architettura quattrocentesca in cui è evidente il passaggio tra lo stile catalano del numero 22 e quello rinascimentale al 20.

Edifici di culto

Veduta della Certosa di San Martino

Cattedrale

La facciata della basilica di San Francesco di Paola

La facciata della chiesa del Gesù Nuovo

Esterno dell’abside di San Domenico Maggiore visto dall’omonima piazza

Basilica di San Paolo Maggiore

Le numerose catacombe cristiane che sorsero fuori le mura, testimoniano sì l’arte, la storia e l’architettura della primissima Napoli cristiana, ma rappresentano anche l’inizio di un’accentuata fede nella nuova dottrina, che per secoli ha caratterizzato la vita socio-religiosa della città; allo stesso modo può essere valutato l’eccessivo numero di luoghi sacri (tra basiliche, chiese, monasteri, ritiri, conventi, ecc..). Per spiegare ciò, vi è da tener conto non solo di questa “predisposizione”, ma anche di fondamentali riferimenti storici.

Le varie dominazioni straniere che hanno caratterizzato la storia di Napoli, influenzarono notevolmente anche la religiosità della città: come nel caso dei regnanti Angioini ed Aragonesi (dinastie anch’esse cristiane che diedero maggior credito alla già latente devozione al cattolicesimo); mentre, per i secoli successivi la città fu ancora saldamente nel campo della controriforma, direttamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna [42].

Questi, dunque, furono tra i principali motivi che forgiarono l’etica religiosa della città e giustificano le numerose costruzioni di edifici di culto: nel XVIII secolo Napoli raggiunse il numero record di 100 fra conventi e monasteri, e 500 chiese, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole[43]. In epoca più moderna, il periodo del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese; ma, nonostante tutto, Napoli continua a possedere il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture di culto [44]. Anche se si considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità [45].

Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco) [46]. Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatesi nell’arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.

Le prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l’editto di tolleranza costantiniano di Milano del 313. In città vi si trovano differenti tipi di “tracce” paleocristiane, le più eclatanti sono: quelle in cui resti absidali, affreschi e quant’altro, sono locati ad esempio negli ipogei delle ben più recenti barocche; oppure, quelle in cui l’architettura paleocristiana si è fusa con le successive correnti artistiche (un mescolamento che ha poi dato vita a delle vere e proprie chiese “ibride”). Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane “pure” e/o pressoché integre, sono riscontrabili invece in alcune catacombe. Tra le più antiche chiese paleocristiane vi è sicuramente la basilica di San Pietro ad Aram; l’edificio, seppur rifatto secondo altri stilemi, possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è la chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro esempio di abside antica completa [47].

Per quanto riguarda le chiese gotiche ricordiamo la basilica di Santa Chiara che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa 130 metri ed alta 45, è la maggiore opera gotica cittadina: al suo interno, inoltre, vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie o famiglie nobiliari dell’epoca oltre ad altri riferimenti artistici e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la chiesa di San Domenico Maggiore, eretta secondo i classici canoni del gotico; venne rimaneggiata nel Rinascimento (a causa soprattutto dei terremoti e incendi che imperversarono in questo periodo), successivamente, fu rimaneggiata anche secondo gli stilemi del barocco. Altro esempio gotico è la San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l’aspetto sfoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La chiesa di San Lorenzo Maggiore, invece, rappresenta una pregevole mescolanza in stile gotico francese con quello francescano; anch’essa, subì poi dei ritocchi barocchi.

Il Rinascimento si impose grazie alla presenza di Alfonso d’Aragona, il quale trasformò Napoli in una delle principali città rinascimentali del tempo [48] . In realtà i legami artistici e culturali con Firenze avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico della città; lo dimostra soprattutto la chiesa del Gesù Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altro esempio rilevante di questa corrente è Sant’Anna dei Lombardi che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con l’avvento del manierismo, infine, il rinascimento a Napoli è in piena caduta ma ciò nonostante, l’ultimo cinquantennio produce la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.

Le chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una veste barocca. La loro pittura, soprattutto quella del XVII secolo, è stata influenzata direttamente o indirettamente da Caravaggio [49]; mentre, l’architettura ha rispettato i canoni del barocco romano solo per trent’anni circa. In seguito, saranno riconoscibili le sgargianti decorazioni marmoree e di stucchi, tipiche del barocco napoletano.

La certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali e religiosi di Napoli, costituisce in assoluto, uno dei maggiori esempi di questa corrente. Un altro importante esempio barocco della città e non, è la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro della cattedrale di Napoli: uno dei gioielli universali dell’arte, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d’arte dei migliori artisti dell’epoca è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l’insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura.

Tra le più “recenti” chiese monumentali della città, vi sono quelle partorite dal neoclassicismo; queste, si possono dividere in due categorie distinte, ovvero: nella prima appartengono le chiese che sono ancora vicine al tardo barocco, conservando ancora un’impronta tipica di quest’ultimo periodo; mentre, nella seconda tipologia appartengono le chiese caratterizzate da interni e/o da facciate severe, che preludono al neoclassico puro. La maggiore opera inerente a questo periodo, nonché uno dei monumenti più celebri della città è la basilica di San Francesco di Paola realizzata da Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell’opera e dall’intelligenza delle soluzioni tecniche [50].

Fontane

Le fontane di Napoli venivano costruite anzitutto allo scopo di distribuire le acque (provenienti da acquedotti ed acque sorgive) al popolo; l’altro motivo è invece prettamente politico: i sovrani succeduti al trono, molto spesso, “regalavano” al popolo nuove e maestose fontane, a dimostrazione della loro generosità o simbolo del loro potere. Napoli sul finire del XVIII secolo, possedeva un gran numero di fontane; nel tempo, molte di queste, sono state spostate, modificate o nel peggiore dei casi, razziate. Oggi, il loro numero è comunque elevato, ma, molte di quelle visibili, versano in stato di degrado; mentre, altre ancora, sono rinchiuse nei depositi comunali del Chiatamone, in attesa di restauro e di visibilità [51]

Ville

Villa Pignatelli

Napoli, nel corso della sua storia, per la sua felice posizione e il suo clima mite, è stata più volte scelta anche come luogo di villeggiatura.

Secondo gli esami storici, i primi a “scoprirla” sotto questo punto di vista furono i romani (anche se alcune ricerche archeologiche hanno fatto intuire che zone della città furono individuate come “zone di ozio” anche dai greci); successivamente, anche tutte le altre dominazioni straniere videro in Napoli un luogo di vacanza, incrementando l’edificazione di sontuose ville entro e fuori le mura.

Ricordiamo che queste architetture hanno assunto anche una “veste reale” (come Villa Rosebery che fu residenza dei Borboni, o Villa Pignatelli che dapprima di proprietà di Ferdinando IV di Borbone, ne fece dono alla sua seconda moglie). Le ville napoletane rappresentano pregevoli ed importanti testimonianze architettoniche; esse spaziano dal periodo romano (ruderi) ai primi del XX secolo; sono più di cento le ville entro il territorio di Napoli e sono situate maggiormente in zone panoramiche o nelle immediate vicinanze della costa.

Le costruzioni più rilevanti si ebbero nel 700 e nell’800; infatti, in questo periodo, le famiglie nobiliari napoletane si appellarono ai migliori architetti ed artisti provenienti dal resto d’Italia e non solo, affinché venissero costruite le loro residenze estive e non. Le ville napoletane del miglio d’oro, molte delle quali volute anche da stranieri residenti in città, sono riconducibili proprio a questo lasso di tempo. Nel XX secolo, invece, si susseguirono in gran numero le costruzioni di ville in stile Liberty; mentre, in seguito, con le speculazioni edilizie e le demolizioni di massa degli anni cinquanta, il numero di queste strutture subì un brusco calo.

Generalmente, molte delle ville in questione versano in assoluto degrado, mentre, altre sono visitabili o sono in fase di restauro.

Cimiteri monumentali

Cimitero delle Fontanelle – Ingresso

Cimitero delle Fontanelle – Interno

La città possiede numerose aree cimiteriali monumentali, quelle più vaste e quelle che rappresentano meglio il “culto dei morti” in città, sono: Il Cimitero delle Fontanelle ed il Cimitero di Poggioreale.

Realizzato in una cavità ubicata all’interno del Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle fu per secoli oggetto di culto da parte del popolo napoletano. All’interno vi sono depositati migliaia di resti di ossa umane delle persone decedute a causa dell’epidemia di colera che investì Napoli nel XVII secolo (circa quarantamila teschi che venivano venerati, adottati, curati con l’auspicio di ottenerne delle grazie). Questo culto venne interrotto a causa del naturale contrasto della Chiesa verso i riti pagani, intorno agli inizi degli anni settanta. Dopo 20 anni di chiusura il cimitero è stato restaurato e recentemente riaperto al pubblico.

Il cimitero di Poggioreale consta di diverse parti distaccate che si arrampicano sulle colline partenopee da Poggioreale fino a San Carlo all’Arena. La parte principale è il cimitero monumentale che data la ricchezza di statue, lapidi, chiese e cappelle è da considerarsi un museo a cielo aperto e sicuramente uno dei posti meno conosciuti artisticamente (Il cimitero contiene circa 1.000 statue). Uno dei posti più interessanti è il Quadrato degli uomini illustri dove riposano tutte le personalità che hanno dato lustro alla città: Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, E. A. Mario, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, Luigi Giura, Tito Angelini, Gilda Mignonette e tanti altri. Un’altra parte importante da segnalare è quella della chiesa di Santa Maria del Pianto dalla quale diparte un vialetto a zig zag che scende dalla collina e dove si possono incontrare le cappelle di private di Antonio de Curtis ed Enrico Caruso. Recandosi di persona alla cappella privata di Totò, si può notare che quest’ultimo riceve tutt’ora, inserite all’interno della cappella, lettere da ammiratori che recano in molti casi l’intestazione “Antonio De Curtis – Cimitero di Napoli”.[53]

La città e il suo doppio: Napoli Sotterranea

Napoli sotterranea ha quasi la stessa estensione della città che è sorta in superficie e rappresenta un’importante testimonianza archeologica e storica; è possibile effettuare visite guidate nel sottosuolo che mostrano la stratificazione del territorio della città nel corso della storia. È un percorso guidato attraverso vecchie cisterne sotterranee, risalenti in gran parte all’epoca greco-romana e che furono attive fino all’Ottocento: Napoli era l’unica grande città europea ad avere l’acqua potabile nelle case, attraverso un sistema di pozzi collegati direttamente alle cisterne dell’acquedotto sotterraneo. Tali cisterne sono state ricavate mediante scavi nel sottosuolo di tufo, la tipica roccia vulcanica sulla quale e con la quale la città è stata costruita.

L’esame delle cavità, alcune di gigantesche proporzioni, ha permesso di stabilire che il tufo per costruzione è stato estratto sin dai primordi della città (è presente dello stucco greco lungo le pareti che serviva come impermeabilizzante). In pratica si può dire che gli edifici venivano costruiti con materiale estratto sotto gli stessi. Circa un chilometro di gallerie, delle decine presenti sotto la città, è visitabile. In diversi luoghi della città e dei dintorni sono presenti anche diverse catacombe.

Tra le arterie principali di Napoli vi è di certo Via Toledo, (denominata “Via Roma” durante il ventennio fascista) voluta dal viceré Pedro de Toledo che la edificò nel 1536. Grazie alla pedonalizzazione, la lunga strada è ora il fulcro dello shopping cittadino con i suoi numerosi negozi (soprattutto di abbigliamento) e del turismo con i suoi palazzi storici che vi si affacciano: il Banco di Napoli, Palazzo Doria d’Angri, palazzo Colonna di Stigliano, la la chiesa Spirito Santo, Piazzetta Augusteo, l’accesso est della Galleria Umberto I. Sfocia su Piazza Trieste e Trento dove è presente la San Ferdinando e su Piazza del Plebiscito.

Palazzo Reale, scalone

Tra le piazze maggiori di Napoli vi è Piazza del Plebiscito. Su di essa si affacciano due importanti monumenti : il Palazzo Reale e la basilica di San Francesco di Paola, che con il suo colonnato forma un’ellisse nei cui fuochi sono poste due statue equestri in bronzo: una di Antonio Canova raffigurante Carlo III e l’altra di Antonio Calì raffigurante Ferdinando IV. Sono da segnalare le statue dei leoni sul basamento ai lati del colonnato: nel cuore della piazza ogni anno nel periodo natalizio vengono realizzate opere d’arte contemporanea da artisti internazionali, concerti ed eventi di grande richiamo come il Concorso ippico internazionale di Napoli. Quest’ultimo concorso si è svolto nelle più grandi piazze del mondo fin quando la produzione dello stesso ha deciso di rendere Napoli il luogo fisso in cui svolgerlo.

Più antica è Piazza Dante: tra il Cinquecento e il Seicento era detto “Mercatello” perché vi si tenevano i mercati ‘periferici’, ma tra il 1757 e il 1765 fu completamente ricostruita sotto Carlo III da Luigi Vanvitelli, che edificò l’emiciclo sulla cui sommità eresse ventisei statue raffiguranti le virtù del sovrano. Al centro della piazza la statua equestre di Carlo non fu mai posta poiché venne occupata dall’albero della libertà durante la Repubblica napoletana e poi dalla statua di Napoleone Bonaparte durante il regno di Murat. L’attuale statua di Dante Alighieri che dà il nome alla piazza fu posta dopo l’unità d’Italia. Al lato nord vi è Port’Alba col suo mercato dei libri e al lato sud la chiesa di San Michele. Nel 2002 è stata ristrutturata su progetto dell’architetto Gae Aulenti e resa ancora più spaziosa per ospitare l’omonima fermata della metropolitana. L’edificio vanvitelliano ospita il Convitto e Liceo Vittorio Emanuele.

La zona di San Gregorio Armeno è nota ai più poiché vi si tiene il mercato del presepe, una grande tradizione natalizia napoletana. Le botteghe espongono i modelli più raffinati e più singolari di pastori, santi, Gesù bambini e altre amenità (come i personaggi dell’anno o personalità legate a Napoli come Totò, Massimo Troisi o Eduardo de Filippo. La via prende il nome dalla chiesa di San Gregorio Armeno, costruita tra il 1574 e il 1580 affrescata all’interno da Luca Giordano. Ogni martedì vi si tiene il miracolo della liquefazione del sangue del dente di Santa Patrizia.

San Gregorio Armeno, strada al di sotto del campanile

Da Piazza del Gesù Nuovo a Piazza San Domenico si distende Via Benedetto Croce tratto centrale della cosiddetta Spaccanapoli, il Decumano inferiore della Napoli greco-romana, che nel suo sviluppo assume diverse denominazioni. Su Piazza del Gesù Nuovo si affaccia la chiesa del Gesù Nuovo mentre al centro si erge un obelisco, noto come Guglia dell’Immacolata, alto 34 metri sulla cui cima è posta la statua bronzea della Madonna Immacolata eretta nel 1747. L’8 dicembre di ogni anno vi si tiene una cerimonia che consiste nella posa di una corona di fiori sulla statua in cima alla colonna. Via Benedetto Croce, invece, prende invece il nome dall’omonimo filosofo napoletano d’origini abruzzesi che in quella strada – e precisamente a Palazzo Filomarino – abitò per gran parte della sua vita e fondò l’Istituto Italiano per gli Studi Storici.

Il lungomare di Napoli prende il nome di Via Caracciolo, in onore dell’ammiraglio Francesco Caracciolo fatto impiccare da Orazio Nelson sulla nave Minerva (già da lui comandata) nel golfo della città, per la sua adesione alla Repubblica Napoletana. La strada in realtà è recente, risale alla fine dell’Ottocento quando sostituì l’arenile che la Villa Reale (con l’Unità, Villa Comunale) separava dalla Riviera di Chiaia[54]. Il lungomare si snoda per chilometri di passeggiata con vista e, dopo Castel dell’Ovo prende il nome di Via Partenope, strada realizzata con riempimenti a mare. Negli ultimi anni sono state rese balneabili le sottili spiagge vicino alle scogliere artificiali.

Parchi, oasi protette e boschi

Villa Comunale, ingresso da Piazza Vittoria

Napoli possiede 33 giardini storici e parchi aperti al pubblico: la Villa Comunale di Napoli (prima dell’Unità denominata “Villa Reale”) fu fatta realizzare da Ferdinando IV su disegno del Vanvitelli nel 1780 per dare alla nobiltà napoletana un’oasi di gran ricercatezza sull’allora lungomare, impreziosendola di statue, fontane e alberi esotici ma proibita al popolo. Al suo interno di primaria importanza è la Stazione Zoologica Anton Dohrn, aperta al pubblico nel 1874, istituzione scientifica e di ricerca sita in un edificio neoclassico e ospitante, fra l’altro, l’acquario cittadino: il più antico del mondo[55] (fu aperto al pubblico il 12 gennaio 1874).

Una estesa vista su Napoli e le sue coste a nord e a sud si può osservare dalla Collina dei Camaldoli e dal Parco del Poggio.

Oltre al già citato parco di Capodimonte, la cui pianta odierna fu realizzata dal tedesco Friedrich Dehnhardt nel 1833, è da citare la Villa Floridiana. Il parco prende il nome da Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, moglie morganatica di Ferdinando IV, che appunto abitò in questa villa del Vomero il cui parco fu realizzato nel 1817 da Dehnhardt e Antonio Niccolini in stile neoclassico con statue, finte rovine, boschetti, anfratti e un teatrino di verzura all’aperto. Nella villa attualmente ha sede il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina e la zona panoramica sul golfo.

Le coste settentrionali della Provincia di Napoli ospitano il Parco sommerso di Baia e di Gaiola, esempi unici nel Mediterraneo di Parchi archeologici sommersi. Il Parco sommerso di Gaiola (istituito congiuntamente dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali), localizzato all’apice del promontorio di Posillipo intorno agli isolotti della Gaiola incorpora considerevoli valori ambientali a reperti archeologici di età Romana, sommersi nel corso dei secoli da un fenomeno di bradisismo negativo che ha causato l’affondamento della costa di circa 6/8 metri. Più periferica è l’Oasi degli Astroni, diretta dal WWF, che si trova in una grande conca vulcanica risalente a 3.700 anni fa nei Campi Flegrei. Riserva di caccia aragonese, poi di Carlo III, fu arricchita di alcune torri e casini di caccia ancora esistenti. Immersa completamente nel verde, l’oasi si distingue per il grande lago, la ricca flora e la presenza di numerose specie di uccelli oltre che piccoli animali.

Complessi architettonici moderni

Centro direzionale di Napoli di notte

L’aspetto meno noto del panorama dell’architettura partenopea è la nuova concezione architettonica novecentesca, nata dopo la maniera del Liberty e dell’eclettismo.

In questo periodo, gli architetti napoletani si schierano tra i Razionalisti e tra i Monumentalisti mentre, la presenza di architetti venuti da fuori, progettano importanti edifici: come ad esempio Marcello Piacentini che progetterà la sede del Banco di Napoli in Via Toledo e Armando Brasini che opererà nella zona del rione CaritàSan Giuseppe; o ancora, Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi che vinceranno il concorso per il nuovo Palazzo delle Poste. Quest’ultimo edificio in particolare, si presenterà come un vero e proprio manifesto dell’architettura funzionalista e razionalista della città.

Altre opere sono invece affidate a valenti architetti che lavorano alle dipendenze della propaganda fascista come Marcello Canino, Ferdinando Chiaromonte e Camillo Guerra mentre, i razionalisti, progettano anche dei complessi periferici; i più noti sono Giulio De Luca, Carlo Cocchia e Luigi Cosenza; quest’ultimo, sarà il più attivo dei tre nel periodo antecedente la guerra. Cosenza progetterà sia edifici pubblici che privati: le sue ville a Posillipo sono soltanto un esempio, mentre, un’altra sua pregevole opera razionalista è il Mercato Ittico nella zona del porto.

Cocchia e De Luca saranno i realizzatori della Mostra d’Oltremare: l’enorme complesso di 720.000 m² comprendente edifici, padiglioni espositivi, teatri, fontane e giardini; la struttura monumentale verrà inaugurata nel 1940 e ripristinata negli anni cinquanta dagli stessi progettisti. Ricordiamo che, nel 1959, l’architetto Cocchia progetterà anche lo Stadio San Paolo, che in seguito sarà deturpato dall’aggiunta di una copertura in ferro durante i Mondiali del 1990.

Luigi Cosenza, sarà anch’egli attivo nel dopoguerra, che lo vedrà impegnato in un piano particolareggiato per l’area industriale e commerciale, situata nella zona compresa tra Fuorigrotta e Bagnoli. Viene di nuovo ricostruita la Mostra d’Oltremare e i complessi industriali di Bagnoli e, con i progetti INA-Casa e IACP viene impiegato, per la ricostruzione delle periferie, un’ingente numero di architetti razionalisti. In questo periodo verranno progettati i migliori esempi di architettura razionale, quelli intervenuti sono: Franz Di Salvo, Eirene Sbrizolo, Alfredo Sbrizolo, Gerardo Mazziotti, Elio Lo Cicero, ecc. sono solo alcuni tra i realizzatori in questione.

Durante la speculazione edilizia di Achille Lauro vengono saccheggiate molte aree agricole destinate a diventare grossi quartieri satelliti dell’estrema periferia di Napoli; i progetti urbanistici vengono redatti dagli architetti sopracitati, che lavorano sempre in gruppo e suddividendo la progettazione in lotti.

Negli anni settanta vengono avviati i nuovi cantieri della metropolitana che, alla sua realizzazione, parteciparono sia ingegneri che architetti. In principio le stazioni dei Colli Aminei, Medaglie d’Oro e Vanvitelli vennero affidate a Michele Capobianco mentre, oggi, i lavori e gli ampliamenti sono affidati ad architetti di fama internazionale.

Inoltre, ricordiamo che negli anni ottanta, nella zona orientale della città, viene realizzato il Centro Direzionale su progetto urbanistico di Kenzo Tange; il resto è invece opera di architetti napoletani della nuova generazione come Massimo Pica Ciamarra, Nicola Pagliara, Alberto Izzo e altri, nel CDN c’è anche un edificio di Renzo Piano e il grattacielo più alto d’Italia: la Torre Telecom Italia.

Da non sottovalutare anche la Zona ospedaliera dove sono riuniti i principali complessi sanitari della metropoli. L’ospedale Cardarelli e il Monaldi rappresentano un’esuberante accademismo degli anni trenta, mentre, il Cutugno di Giulio De Luca è un pregevole esempio di architettura organica. Infine, il Nuovo Policlinico di Carlo Cocchia e aiuti rappresenta un esempio di architettura brutalista.

Strutture ricreative

Stadio San Paolo, interno

Il tempo libero ha un polo di grande attrattiva nel quartiere di Fuorigrotta. Qui sorge lo Stadio San Paolo inaugurato nel 1959 che ospita le partite di calcio del Napoli ed è stato ristrutturato per i mondiali di calcio del 1990, questo stadio è stata la casa del più celebre giocatore del Napoli: Diego Armando Maradona; la Mostra d’Oltremare realizzata nel 1940 dal fascismo per ospitare i prodotti delle colonie e diventata area espositiva di 750.000 metri quadri con 9 padiglioni per mostre e fiere, 30 sale congressuali fino a 2.000 posti, teatro al chiuso e all’aperto per complessivi 3.000 posti, due piscine, quattro campi da tennis, e che ospita numerosi eventi di portata nazionale e internazionale; il parco dei divertimenti Edenlandia più “antico” d’Italia, fondato nel 1965; il Giardino Zoologico altrimenti detto Zoo di Napoli; in più la zona ospita un bowling, un multicinema con 11 sale, fast food, sale giochi, campi di calcio, calcetto e tennis, nonché la Piscina Scandone, olimpionica, utilizzata per le gare di pallanuoto delle squadre napoletane ed utilizzata precedentemente per i Giochi del Mediterraneo del 1964. Nella zona era anche sito il Palazzetto dello Sport “Mario Argento” destinato in particolare alla pallacanestro, abbattuto nel 2005 ed in corso di ricostruzione. Le attività della pallacanestro di vertice si svolgono ora nel PalaBarbuto (5500 posti) costruito di fronte al vecchio palazzetto per permettere alle squadre napoletane di affrontare il massimo campionato e le competizioni europee. A Bagnoli, ha sede dal 1993 la Città della Scienza (museo scientifico sui generis primo in Europa), mentre nei pressi di Piazza Carlo III è presente il Real Albergo dei Poveri – che diverrà Città dei Giovani. Arterie di shopping principali nella città sono, oltre le già citate, quelle che fanno capo a Piazza dei Martiri (Via Chiaja, Via dei Mille, Via Calabritto e Via Carlo Poerio) che insieme formano la zona dello shopping con le più note firme mondiali. Altre vie dello shopping più popolari sono quelle al Vomero di Via Scarlatti, Via Luca Giordano e Via Cilea, e a Soccavo quella di Via Epomeo.

CITTA’ NAPOLIultima modifica: 2009-01-26T15:13:07+00:00da lucchese1905
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