AREZZO CALCIO

STORIA 

Data storica per i tifosi aretini è il 10 settembre 1923, giorno in cui presso il “Caffè del Vapore” della città toscana un gruppo di giovani amanti del calcio fonda la Juventus Foot Ball Club Arezzo (così chiamata in onore proprio della Juventus di Torino, di cui due dei fondatori, i fratelli Arpino, erano tifosi). La prima divisa è arancione con calzoncini neri. Giuseppe Giannini è il primo presidente (oltre che allenatore, cassiere, segretario e pure elettricista), mentre viene disposto che i giocatori versino 50 centesimi al mese a testa per mantenere la squadra.

L’U.S. Arezzo

Nonostante gli scarsissimi mezzi iniziali, l’entusiasmo non manca. Negli anni a seguire la squadra guadagna discreti piazzamenti nei campionati inferiori e vi si aggregano alcune compagini locali (Esperia, Etruria, Fulgor, Libertas, Olimpia e Petrarca): così il 9 settembre 1930 nasce l’Unione Sportiva Arezzo, con Umberto Bondi quale presidente. L’U.S. milita alcune stagioni in II e III divisione, ma nel 193334 la squadra viene sciolta per le dimissioni del presidente Bianconi e ricostituita in III divisione col nuovo nome di Fascio Giovanile Arezzo. Nel 1935 la squadra viene ribattezzata Littoria e viene inquadrata nella appena creata serie C, in seguito alla riorganizzazione del campionato. Al tradizionale nome di U.S. Arezzo si torna solo dopo la fine del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.

Il primo dopoguerra si apre ottimamente per l’Arezzo. Nel campionato di Serie C 1947-48 gli amaranto, allenati dall’ungherese Harpad Hajos, stravincono con ruolino di marcia impressionante (41 punti, frutto di 17 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte con 61 gol fatti e 26 subiti) il girone N, staccando di 4 punti le inseguitrici Vigor Fucecchio e Monsummanese. Beffardamente il risultato non qualifica l’Arezzo in serie B (a inizio stagione era stata disposta una nuova riforma dei campionati, prevedendo il blocco delle promozioni in serie B), ma la forza della squadra di Hajos è stata messa in evidenza in modo eclatante, grazie anche ad una strepitosa partita con la Nazionale.
Il
3 marzo 1948 l’Arezzo gioca al Comunale di Firenze un’amichevole contro gli azzurri, per quella che sarà ricordata come una delle più belle gare della storia degli amaranto. L’Italia, allenata all’epoca da Vittorio Pozzo, vanta nelle proprie file pressoché l’intero squadrone del “Grande Torino” (che di lì a un anno sarebbe tragicamente scomparso a Superga), coi vari Valentino Mazzola, Valerio Bacigalupo e Romeo Menti. Eppure in campo l’Arezzo sfodera un coraggio straordinario, bloccando la Nazionale su un roboante 4-4. Negli annali del calcio quella gara è ricordata come un 7-4 per l’Italia, ma solo perché l’incredulo Pozzo chiede al direttore di gara di giocare un tempo supplementare, inizialmente non previsto, nel quale gli azzurri siglano 3 reti.

Gli anni seguenti sono più modesti e l’Arezzo cade in una grave crisi economica, culminata nel 1953 con la retrocessione in Promozione (all’epoca la quarta serie del campionato di calcio italiano). Tre anni dopo, tuttavia, la storia degli amaranto entrerà in uno dei suoi periodi migliori. Nel 1956 viene infatti eletto presidente Simeone Golia, storico dirigente amaranto, che costruisce un organico capace, nel 1958 di tornare in serie C. Nel 1961, con l’affiancamento a Golia sulla poltrona presidenziale del noto industriale aretino Mario Lebole, l’Arezzo si dota del nuovo Stadio Comunale: si tratta dello stesso impianto dove oggi l’Arezzo gioca, che il 18 novembre 2006 è stato ribattezzato “Città di Arezzo“.

Quattro anni dopo, la stagione 1965-66 regala finalmente la prima promozione in Serie B dell’Arezzo. Gli amaranto, allenati da Cesare Meucci, vincono il girone B della terza serie dopo un appassionante testa a testa con il Prato, staccato di appena un punto. Presidente è ancora Golia, che nel frattempo trasforma l’Arezzo in Società per azioni. La gioia della promozione coinvolge l’intera città e gli amaranto, per celebrare l’evento, giocano e vincono (2-1) una prestigiosa partita amichevole contro i brasiliani del Vasco da Gama. La permanenza tra i cadetti dura però una sola stagione.

Ma già nel 1968-69 giunge la seconda promozione, con l’allenatore Omero Tognon. L’anno dopo la salvezza arriva per un soffio, con l’Arezzo che giunge 14° dopo aver collezionato ben 24 pareggi, dei quali 17 per 0-0. Gli anni a seguire sono più interessanti: nel 1970-71 la squadra si piazza addirittura 7°; l’anno dopo giunge uno degli uomini più importanti per l’Arezzo, Francesco Graziani, che trascina la comitiva a suon di gol. Nel 1974-75 l’Arezzo torna in serie C, tra la delusione e l’incredulità dei tifosi: a inizio stagione, infatti, la società annuncia di avere allestito una squadra capace di guadagnarsi facilmente la promozione in serie A, ma una serie di problemi tecnici e soprattutto societari (ben tre presidenti avvicendatisi) fanno naufragare la comitiva aretina.

Il ritorno tra i cadetti arriva solo sette anni dopo, al termine della stagione 1981-82, con la squadra allenata dall’ex-goleador interista Antonio Valentin Angelillo e trascinata dal bomber Tullio Gritti. La stagione è preceduta dalla conquista della Coppa Italia di Serie C, nel giugno 1981, dove l’Arezzo supera in finale la Ternana (0-1 a Terni e 2-0 dopo i tempi supplementari ad Arezzo).
L’
anno dopo gli amaranto guadagnano un’ottima salvezza, ma la stagione d’oro è il 1983-84, quando l’Arezzo giunge quinto, a soli 5 punti dalla zona promozione.
Nel
1987-88 l’ennesima delusione: la società costruisce un organico da A e alla fine l’Arezzo sprofonda in C1.

Negli anni seguenti, nonostante tutti gli sforzi e gli acquisti di calciatori di buon livello come Briaschi, Zoppis, Strukely, Tovalieri e Dell’Anno, l’U.S. Arezzo non riesce a riconquistare la Serie B.

Il fallimento

L’U.S. Arezzo disputa la sua ultima stagione sportiva nel 1992-93 che culmina con il fallimento e l’esclusione dal campionato in corso.

Lista Presidenti U.S. e A.C. Arezzo dal dopoguerra a oggi
Lista Presidenti U.S. e A.C. Arezzo dal dopoguerra a oggi

  • 1945 Elio Bottarelli
  • 1946 Battello Lucioli
  • 1950 Fausto Bianconi
  • 1951 Battello Lucioli
  • 1953 Giuseppe Peruzzi
  • 1956 Simeone Golia
  • 1961 Simeone Golia e Mario Lebole
  • 1962 Mario Lebole
  • 1964 Simeone Golia
  • 1970 Luigi Montaini
  • 1974 Luigi Montaini, Silvano Canti e Gustavo Braconi
  • 1975 Gustavo Braconi
  • 1978 Gustavo Braconi, Donato Geppetti e Narciso Terziani
  • 1979 Narciso Terziani
  • 1986 Vittorio Nofri
  • 1987 Benito Butali
  • 1988 Benito Butali e Alberto Farsetti
  • 1989 Alberto Farsetti
  • 1990 Mauro Bianchini
  • 1992 Mauro Bianchini e Piero Mancini
  • 1993 Francesco Graziani
  • 1998 Francesco Graziani e Giovanni Bovini
  • 1999 Giovanni Bovini
  • 2000 Giovanni Bovini e Piero Mancini
  • 2001 Piero Mancini

Nell’estate 1992, date le difficoltà gestionali incontrate dall’allora presidente Michele Bianchini, il club viene acquistato da una pseudo-cordata di imprenditori romani che si appoggia al direttore sportivo Enzo Nucifora. L’organico è affidato a Domenico Neri detto “Menchino” (che aveva guidato l’Arezzo nel 1990-91 e nel 1991-92 con buoni risultati) e pur contando elementi di buon livello come Fulvio Bonomi, Daniele Berti e il fedelissimo Giovanni Francesco Pozza (179 presenze con la maglia amaranto), si rivela inadeguato alla situazione, sprofondando rapidamente in classifica. Bersaglio dei sempre più irritati ultras sono il portiere Mirco Guerrieri, l’attaccante Clementi prelevato dal Vicenza e l’incontrista Cristiano Patta.

La dirigenza e il “Comitato di Sostegno” che sorreggono la pericolante compagine amaranto cercano di risollevare la squadra chiamando in panchina Aldo Cerantola che però lascia dopo appena una giornata, vista la sconfortante sconfitta per 2-0 subita per mano della Sambenedettese.

Neri torna per poche e deludenti giornate, poi Nucifora tenta la “carta” Antonio Pasinato: nonostante i buoni propositi il cambio di allenatore non porta nessun buon risultato e, dopo un litigio con Patta, Pasinato lascia Arezzo prima dell’incontro in trasferta, poi perso nettamente, con la Vis Pesaro. Il campionato pare ormai compromesso e il nuovo allenatore, il locale Mario Rossi detto “Pinella“, può far ben poco per risollevare una situazione ormai critica.

A poche giornate dalla fine viene presentata, da parte di un ristorante, un’istanza di fallimento ai danni dell’U.S. Arezzo per la somma (che oggi sarebbe stata irrisoria) di 150 milioni di lire. Nonostante i tentativi dell’ex-presidente Benito Butali di salvare la situazione, il 17 aprile 1993 è decretato il fallimento della gloriosa società amaranto.

Nessuno si presenta per chiedere l’esercizio provvisorio (concesso negli anni seguenti ad altre squadre come Monza, Como e Taranto) e la FIGC revoca immediatamente l’affiliazione alla società amaranto, che viene esclusa dalla Serie C1 a 7 giornate dalla conclusione. All’Arezzo (in quel momento già virtualmente condannato alla retrocessione in Serie C2) sono revocati tutti i risultati ottenuti sino ad allora.

Alla notizia della radiazione, quasi tutti i giocatori non perdono tempo nel trasferirsi altrove (subendo gli inevitabili strali del tecnico Rossi) a parte poche eccezioni. Tra esse quella di Daniele Berti, che annuncia immediatamente il ritiro dall’attività agonistica.

La tifoseria reagisce con dolore, ma anche con grande compostezza e senza intemperanze, alla cancellazione del sodalizio amaranto. In città vengono suonate le campane a morto e affissi annunci mortuari. Al posto dell’incontro di Serie C1 Vicenza– Arezzo, annullato per via della radiazione dei toscani, l’emittente locale Teletruria, attraverso le voci dei telecronisti dell’epoca (Nedo Settimelli, Luca Tosi, Giovanni Melani e Antonio Morelli), ripropone lo storico match di Serie B 198283 Arezzo-Milan (finito 2-2) con la scritta «Addio Arezzo, noi ti ricordiamo così».

A Montevarchi (la cui formazione, il Montevarchi Calcio Aquila 1902 milita all’epoca in serie C2 e lotta per la promozione in terza serie) la notizia della scomparsa degli acerrimi avversari dell’US Arezzo viene accolta diversamente: i tifosi rossoblu organizzano pure una piccola festa con tanto di mini-carosello di auto e champagne generosamente distribuito dagli ultrà riunitisi allo stadio Brilli Peri. Circola anche la notizia, rivelatasi poi infondata, di una maglia amaranto data alle fiamme.

La notizia del fallimento trova risalto, sia pur per breve tempo, su tutti i supporti mediatici dell’epoca, dato l’indiscutibile prestigio acquisito dalla società nei suoi 70 anni di storia.

La nascita dell’A.C. Arezzo e il ritorno nei professionisti

Torna allora alla ribalta “Ciccio” Graziani, che con altri soci fonda l’Associazione Calcio Arezzo e riesce ad iscriverla al Campionato Nazionale Dilettanti.

Nel 1995-96 arriva sulla panchina amaranto il pressoché sconosciuto Serse Cosmi. Il nuovo mister compie un autentico miracolo: a fine stagione l’Arezzo ha stravinto il proprio girone volando in C2, mentre nel 1997-98 si aggiudica i play-off (eliminando il Teramo in semifinale e lo Spezia in finale a Pistoia) del girone B e torna in C1. Il gruppo di Cosmi è una squadra tonica, forte, guidata dal bomber Corrado Pilleddu, dall’indimenticabile capitano Lauro Minghelli (stroncato nel 2004, a 31 anni, dal Morbo di Gehrig e a cui i tifosi dell’Arezzo hanno recentemente dedicato la curva sud), dal trequartista ex-Lazio Roberto Bacci, e punta decisamente in alto.

Nel 1999-2000, trascinato dai goal del felsineo Fabio Bazzani, fallisce la promozione in B ai play-off (fermato dall’Ancona in semifinale) e per la stagione successiva, mentre Cosmi si è accasato al Perugia, chiama l’ex campione del mondo Antonio Cabrini in panchina, e al posto di Bazzani (ceduto al Venezia) si affida alla formidabile punta del Liechtenstein Mario Frick. Anche in questo caso ottimo campionato terminato con la sconfitta ai play-off (ancora in semifinale, stavolta contro il Livorno), che lascia ben sperare per le stagioni seguenti.

Stagioni che invece saranno a dir poco sciagurate, con l’Arezzo salvo ai play-out nel 2001-02 (vittoria sulla Carrarese 1-2 e 3-0) e ripescato, dopo essersi piazzato ultimo, nel 2002-03.

Il ritorno in serie B

Prima del ripescaggio il presidente Piero Mancini dichiarava di voler costruire un organico per il pronto ritorno in serie C1. Chiama così in panchina Mario Somma, che zittisce chiunque lo giudicava troppo poco esperto: l’Arezzo, guidata dal nuovo bomber Elvis Abbruscato e dal capitano Matteo Serafini, stravince il girone A della Serie C1 e dopo 16 anni torna in Serie B. Formazione tipo di quella stagione: Pagotto, Ogliari, Scotti, Venturelli, Pasqual, Teodorani (Vendrame), Gelsi, Passiglia, Vigna (Barbagli), Serafini, Abbruscato. A fine stagione l’Arezzo si incontra col Catanzaro, vincitore del girone B, per la Supercoppa di Lega Serie C1, e vince rifilando un 3-0 agli avversari in casa e un 1-0 in Calabria.

La stagione 2004-05, con Pasquale Marino (salvo una breve parentesi di Marco Tardelli) in panchina, permette all’Arezzo una pur difficile salvezza, grazie al 3-0 imposto al Vicenza nell’ultima di campionato.

Nella stagione 2005-06 l’Arezzo, passato sotto la guida di Elio Gustinetti e guidato dai goal di Antonio Floro Flores, guadagna ben presto la matematica salvezza (obiettivo principale) e conclude brillantemente il campionato al settimo posto, mancando unicamente per la differenza reti l’accesso ai play-off.

Calciopoli e il ritorno in serie C1

L’ottima stagione 2005-06 fa nascere logiche ambizioni presso gli sportivi amaranto in vista dell’annata seguente. Invece le speranze aretine vengono a breve travolte dallo scandalo di Calciopoli, che sconvolge il calcio italiano nell’estate 2006. Come un fulmine a ciel sereno, il 14 agosto 2006 viene appresa la notizia che il procuratore della FIGC Stefano Palazzi ha richiesto il deferimento della società amaranto a seguito di un’intercettazione telefonica relativa all’incontro di serie B 2004-05 Arezzo-Salernitana (giocata il 14 maggio 2005 e vinta dall’Arezzo 1-0 con rete di Gionatha Spinesi al 10′). Uno dei guardalinee di quella partita, Stefano Titomanlio, dichiarava nel colloquio telefonico a Leonardo Meani (addetto agli arbitri del Milan) di aver aiutato gli amaranto in un momento di maggior pressione dei campani. Palazzi chiede e ottiene così il deferimento dell’Arezzo per “presunta responsabilità in illecito”, in quanto «non vi è fondato dubbio che la società Arezzo non fosse a conoscenza del tentativo di illecito posto in essere attraverso il tentativo di alterare il risultato di Arezzo-Salernitana». A tal proposito Palazzi chiede la retrocessione dell’Arezzo in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.

Tuttavia la sentenza emanata il 18 agosto 2006 dalla Commissione di Appello Federale è più lieve per l’Arezzo, confermandolo in Serie B, ma penalizzandolo in un primo momento di 9 punti nella classifica del campionato cadetto 2006-07. La società amaranto ricorre a quel punto in appello, riuscendo però ad ottenere solo una diminuzione dei punti di penalizzazione da 9 a 6.

Presentatosi così ai nastri di partenza del campionato cadetto 2006-2007 con una penalizzazione di certo non lieve per una squadra che mira in primo luogo alla salvezza, l’Arezzo fatica all’avvio di stagione. Alla guida di Antonio Conte (alla sua prima esperienza da allenatore), la squadra amaranto parte male, con 5 pareggi e ben 4 sconfitte nelle prime 9 giornate. Il 31 ottobre Conte viene addirittura esonerato e sostituito da Maurizio Sarri. Nemmeno l’esordio del nuovo mister è confortante, con tre sconfitte consecutive. Il 2 dicembre contro il Pescara giunge la prima vittoria: un 4-1 che, per quanto conseguito contro una squadra anch’essa in crisi (Arezzo a -1, ma che senza penalità sarebbe a 5 punti; Pescara a 4), restituisce fiducia alla compagine toscana, permettendole di abbandonare la zona con il “segno meno”. La vittoria rilancia l’Arezzo che, dopo aver perso con la capolista Piacenza, espugna il Bentegodi (1-0 al Verona) e pareggia con il Crotone. Il 23 dicembre all’Olimpico di Torino gli amaranto riescono a rimontare 2 gol (doppietta di Martinetti) alla Juventus, costringendola al primo pareggio in casa della stagione.

Al recupero in campionato dell’Arezzo, fa eco il cammino in Coppa Italia. Eliminate ai primi due turni due compagini di Serie C1 quali Perugia e Venezia, l’Arezzo estromette dalla competizione due squadre di Serie A, l’Udinese e il Livorno. Contro i labronici l’Arezzo ottiene, per la prima volta nella sua storia, l’accesso ai quarti di finale, dove è l’unica squadra di Serie B rimasta. La partita di andata contro il Milan, giocata al “Meazza”, si conclude con una sconfitta per 2-0. Nella partita di ritorno, disputata allo Stadio “Città di Arezzo”, la squadra aretina è eliminata, ma consegue comunque una prestigiosa vittoria per 1-0 (gol di Antonio Floro Flores e con una incredibile traversa colpita da Goretti).

Con il 2007, invece, la squadra incontra nuovamente delle difficoltà. Dopo prove poco confortanti, l’Arezzo torna in fondo alla classifica e il 14 marzo, all’indomani dell’ennesima sconfitta (0-2 in casa della Triestina), il presidente Mancini richiama in panchina Antonio Conte. Le cose inizialmente continuano ad andare male: nelle successive 4 partite l’Arezzo esce sconfitto dal campo ben 3 volte, guadagnando solo 1 pareggio (il 31 marzo contro il Bologna). Tuttavia il 13 aprile c’è il primo sussulto: l’Arezzo batte in casa il Vicenza e una settimana dopo espugna l’Adriatico di Pescara (2-1 ai sempre più inguaiati padroni di casa). L’incredibile momento di grazia degli amaranto continua: il 28 aprile cade al Città di Arezzo anche il Piacenza e il 1° maggio (recupero della 30° giornata) gli amaranto travolgono 3-0 il Cesena. Trascinato dai goal delle punte Floro Flores, Martinetti e Volpato, l’Arezzo scavalca anche il Crotone e si porta al terz’ultimo posto in classifica, a ridosso di Verona, Spezia, Modena e Triestina, in piena lotta per la salvezza. Come d’incanto, il sorriso e la speranza tornano sul volto dei tifosi aretini, che il 5 maggio vedono la propria squadra incamerare la quinta vittoria consecutiva, rifilando un secco 3-1 al Verona. Una settimana dopo, sul campo del già retrocesso Crotone, gli amaranto vincono nuovamente (2-1), portandosi a ridosso della zona play-out. Il 19 maggio (39° di campionato) l’Arezzo deve momentaneamente arrestare la propria rincorsa, trovandosi di fronte, al Città di Arezzo, la Juventus, che deve vincere per tornare in Serie A. La gara non ha storia (nonostante un buon avvio degli amaranto) e la Juventus vince per 5-1. La sconfitta era comunque inevitabile e non demoralizza l’Arezzo: il 26 maggio gli amaranto vincono nuovamente, stavolta contro il Rimini al Neri per 2-0. A 180 minuti dalla fine del campionato gli amaranto hanno tutte le carte in regola per sperare di agguantare i play-out. Ma il 3 giugno i piani aretini sono scombussolati da un deludente pareggio interno per 0-0 contro il Modena (anch’esso in lotta per la salvezza). La vittoria del Verona e la sconfitta dello Spezia (1-2 in casa contro il Treviso) rendono il finale di campionato cadetto un autentico thrilling. L’Arezzo gioca proprio contro il Treviso, al Tenni, e deve assolutamente vincere per raggiungere il Verona ai play-out, sperando che lo Spezia non vada oltre il pari a Torino contro la Juventus. Le cose paiono mettersi bene: gli amaranto vincono agevolmente (3-1) in casa di un Treviso già salvo, mentre lo Spezia sta pareggiando per 2-2 in casa della Juventus. Ma al 44′ del secondo tempo giunge da Torino la notizia che i supporters amaranto non avrebbero mai voluto sentire: Nicola Padoin ha infatti segnato la terza rete per lo Spezia, che chiude vittorioso il match contro la Juventus e costringe l’Arezzo alla retrocessione. La delusione per gli amaranto è cocente (specie per lo strepitoso recupero di fine campionato, con ben 8 vittorie, 1 pareggio e 1 sola sconfitta): il più provato è il mister Antonio Conte, che critica aspramente la sua ex-squadra, la Juventus, per la clamorosa sconfitta in casa contro lo Spezia.

L’Arezzo, tuttavia, non è ancora definitivamente condannato alla C1: già da mesi, infatti, la squadra amaranto aveva presentato ricorso al T.A.R. del Lazio contro i 6 punti di penalizzazione. Dopo diversi rinvii, il tribunale amministrativo pronuncia la propria sentenza il 13 giugno 2007: è un verdetto amaro per l’Arezzo, cui viene respinto il ricorso. Stavolta la retrocessione è cosa certa. Comunque, il sodalizio amaranto lascia la cadetteria in maniera assolutamente onorevole. Senza la penalizzazione, il club avrebbe conquistato la salvezza immediata.

Il presente

Nella stagione 2007-08 l’Arezzo ha militato nel girone B del campionato di serie C1. Allenati inizialmente da Luciano De Paola, gli amaranto sono passati poi sotto la guida di Stefano Cuoghi e quindi di Fabio Fraschetti. A fine stagione la squadra si è piazzata al sesto posto con 53 punti, a pari merito con Perugia e Pescara, e mancando la qualificazione ai play-off unicamente per la differenza reti.
Il
9 ottobre 2007, intanto, l’Arezzo aveva subito una nuova penalizzazione, stavolta di 3 punti: accogliendo le richieste del procuratore Palazzi (penalizzazione di 3 punti, nonché inibizione del presidente Mancini per 1 anno e ammenda di 15.000 euro), la Commissione Disciplinare della FIGC ha punito la società toscana per essersi rivolta, durante la stagione precedente, alla giustizia sportiva in un momento in cui i regolamenti lo vietavano[1].
La società ha presentato ricorso, accolto il
6 dicembre dalla Corte di Giustizia Federale, che ha restituito i tre punti in classifica e annullato sia la multa di 15.000 euro sia l’inibizione al Presidente Piero Mancini[2].

Il 19 giugno 2008, tuttavia, è piovuta una nuova tegola sull’Arezzo: il presidente Piero Mancini è stato infatti arrestato per presunta frode informatica e telefonica, a causa di addebiti in bolletta dei numeri speciali 899, 166, 892, 0088. A Mancini il pubblico ministero di Arezzo ha contestato il reato di riciclaggio e concorso esterno in associazione per delinquere[3].

AREZZO CALCIOultima modifica: 2009-01-16T18:27:12+01:00da lucchese1905
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